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“Garibaldini” senza Casale, una battaglia per la città pubblica a Roma Est
Alle 9 e 15 un gruppo di persone inizia a radunarsi in un parcheggio di fronte a un cancello solitamente aperto. Siamo in via Romolo Balzani 87, di fronte al Mercato Casilino 23, al confine tra Centocelle e Torpignattara, a Roma. Il cancello porta a un edificio colorato da vari murales, immerso in un parco verde con alcune panchine: è il Casale Garibaldi. È un lunedì di febbraio e quel cancello viene chiuso. Attiviste, attivisti, cittadine e cittadini non si sono riunite per le solite attività: il corso di pittura su ceramica, il laboratorio di teatro, quello di fotografia, lo studio musicale, la scuola popolare. > Sono qui per andare alla sede della Direzione tecnica del Municipio V, in via > Perlasca: lì si terrà una manifestazione per difendere la sorte > dell’Associazione culturale Casale Garibaldi, che da quarant’anni gestisce > questo spazio e ora rischia di perderlo. L’ingresso dell’edificio è piccolo e affollato: un tavolino con volantini colorati, alcune sedie, un compensato con appiccicati poster di tutte le dimensioni. Si passa poi per un corridoio stretto, con giocattoli sparsi da un lato e la segreteria dall’altro. In fondo, un bancone da bar con davanti un divano, pieno di cuscini e cappotti. Siamo nel cuore del Casale: di fronte al bar c’è un salone vuoto, in continua trasformazione: sala prove per attrici e attori, palco per le band, luogo di riunione e di creazione per i collettivi. Un ritrovo per tutti. «Dal 2017 c’è stato un grande ricambio, abbiamo cercato di mantenere la partecipazione di tutte le componenti storiche, ma allo stesso tempo di svecchiarci», racconta Valeria, attivista del Casale che insieme ad altre e altri ha preso le redini dell’associazione dal 2017, anno in cui è scaduta la prima concessione dello spazio, risalente al 2011. «Negli ultimi anni abbiamo collaborato molto anche con i collettivi studenteschi, perché anche il ricambio generazionale è un tema. Però è difficile tenere assieme tutto, soprattutto in questo clima», conclude Valeria, alludendo all’incertezza di questi mesi. «A metà gennaio, quando esce la graduatoria, scopriamo che non siamo assegnatari. Dagli unici atti disponibili sul sito del comune risultano vincitrici altre due associazioni in combinazione» spiega Emiliano Viccaro, anche lui attivista della prima ora che oggi gestisce l’associazione, oltre a far parte delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap). Casale Garibaldi ha partecipato a un bando relativo all’articolo 42 della delibera 104 del 2022, nata per regolare l’assegnazione di immobili comunali per finalità di interesse generale. La delibera nasce per riconoscere esperienze con una lunga storia di attività sociali, politiche e culturali, senza però procedere con un’assegnazione diretta, ma prevede una «premialità» per le realtà che hanno maturato «esperienza nell’immobile oggetto di concessione». Una sorta di “sanatoria”, dunque, che prevede una finestra pubblica di 30 giorni in cui altre realtà possono manifestare un interesse e partecipare all’avviso. Il bando per l’assegnazione dello spazio di via Romolo Balzani viene indetto a settembre 2025. > L’associazione Casale Garibaldi, già assegnataria, partecipa rispettando i > criteri: è in regola con i pagamenti, ha una concessione scaduta e presenta un > progetto con obiettivi di inclusione sociale. Nel pieno spirito della delibera > 104, che pure sembra essere contraddetto dal risultato. Nel piazzale dell’aula municipale di via Perlasca c’è una folta delegazione dell’associazione. In prima linea le signore del gruppo di pittura su ceramica e porcellana, come Maria, membro dal 1988, con in mano il cartello «la nostra città contro guerra e povertà». Alcune persone sono venute da fuori Roma, come Antonella: «ho frequentato Casale Garibaldi negli anni Novanta, poi mi sono trasferita, ma sono tornata perché ho un ricordo sentimentale legato al Casale». Insieme ai membri storici sono presenti anche alcune bambine e alcuni bambini che hanno decorato cartelli e striscioni coi loro disegni: fanno parte del gruppo di lettura organizzato dai genitori del quartiere. Tra i più giovani ci sono anche le ragazze e i ragazzi del collettivo Francesco d’Assisi, dal nome di un liceo della zona. «Vado al Casale almeno due volte a settimana, per andare a ripetizioni o alle riunioni del collettivo», racconta Rimes, che frequenta il liceo scientifico ed è una presenza fissa del collettivo, oltre che della scuola popolare del Casale. «All’inizio facevamo le riunioni sui tetti dei centri commerciali, nei parchi o dove capitava» spiega Simone, che invece è in quinta e frequenta il collettivo da più tempo. «Il salto di qualità è avvenuto quando abbiamo iniziato a farli al Casale, il che ci consentiva di stare in uno spazio che offre una certa idea di mondo: prima non avevo idea di cosa fosse o cosa facesse un centro sociale». Secondo Flavia, che va in terza ed è tra chi si prepara a prendere le redini del collettivo l’anno prossimo, Casale Garibaldi è un luogo sicuro: «al Casale ci aiutano se c’è una difficoltà politica a scuola, o anche solo con un confronto con persone più grandi che hanno fatto lotte simili. E poi ci riconoscono come parte del quartiere e dell’associazione». > È evidente l’impegno politico e sociale del Casale, caratterizzato da una > partecipazione trasversale. «Rispetto agli altri, l’associazione aveva un > vantaggio accumulato storicamente come radicamento nel quartiere» afferma > Fabio Grimaldi, avvocato militante che con il suo studio difende la causa del > Casale. «Il provvedimento assegna però la gestione a due associazioni senza > questo radicamento sociale: quali criteri di valutazione sono stati > adottati?». Per rispondere, è stata fatta richiesta di accesso agli atti, in modo da poter impugnare la sentenza e fare ricorso al Tar. Sono sospetti anche i tempi con cui la commissione giudicatrice ha analizzato i progetti: il verbale redatto certifica in sette ore, dalle 10 alle 17, il tempo dedicato all’apertura delle buste, l’analisi e la proposta di aggiudicazione della “gara”. Un tempo davvero ridotto per svolgere una valutazione accurata. I dubbi sono legittimi visti i requisiti del bando, gli obiettivi della delibera 104 e il clima che i membri del Casale hanno constatato negli ultimi anni. C’è infatti da considerare il quadro politico. «Quello che è avvenuto in queste settimane è l’apice di un assedio che subiamo dal 2017: da quel momento in poi abbiamo vissuto un vero e proprio calvario politico, burocratico e tecnico», afferma Emiliano. Un assedio che ha condotto a tre processi: il primo per la restituzione dell’immobile in attesa di un nuovo bando, il secondo per le accuse di abuso edilizio e il terzo per il ricalcolo del canone agevolato previsto per le attività del terzo settore. Tre processi, due vittorie del Casale, 20.000 euro spesi per difendersi. I mezzi sono stati di natura tecnica e burocratica, ma le responsabilità sono politiche, insistono le attiviste e gli attivisti. «Nemmeno con l’insediamento della giunta di centro sinistra, nel 2021, è avvenuto un cambio di passo: la nuova amministrazione non è riuscita a portare avanti gli ideali della delibera 104, che ha contribuito a scrivere», conclude Emiliano. Sono le stesse istanze presentate in assemblea il 9 febbraio scorso: «stiamo giocando una partita che parte da uno spazio ma che ambisce a un modello sociale che riguarda tutta la metropoli» – conclude Emiliano come portavoce. In aula, dopo il suo intervento si sentono applausi, fischi, piedi che battono a terra e un tamburo che suona. La riunione si interrompe e i consiglieri del Municipio parlano con alcune attiviste e alcuni attivisti del Casale: i primi si prendono la responsabilità di indagare gli aspetti denunciati, i secondi promettono di portare avanti il ricorso e intensificare la mobilitazione sociale contro il provvedimento. «È importante che ci sia l’impugnazione a livello formale, oltre alla protesta», fa notare l’avvocato Fabio Grimaldi. «Proporremo l’istanza per la sospensione del provvedimento in autotutela e addirittura l’annullamento: speriamo che questo dia la possibilità di ripensare la decisione». > La richiesta è che lo spazio rimanga all’associazione mentre si attende la > pronuncia del Tar. Il processo formale serve anche ad affermare il valore dei > centri sociali, luoghi di elaborazione culturale e politica, avamposti e > strumenti di democrazia partecipata. «Casale Garibaldi si iscrive dentro questa dimensione culturale e politica, che però è anche legale, perché è fatta di conquiste di diritti molto importanti», conclude Grimaldi. Ed è per il riconoscimento di questo patrimonio che oggi attiviste, attivisti, cittadine e cittadini stanno protestando: non è solo per Casale Garibaldi, è per il diritto a esistere degli spazi sociali. La copertina è di Casale Garibaldi SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo “Garibaldini” senza Casale, una battaglia per la città pubblica a Roma Est proviene da DINAMOpress.
March 23, 2026
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“Alza la voce, alza la testa” arriva a Quarticciolo
Venerdì 26 e sabato 27 settembre a Quarticciolo è previsto un festival «per un cambiamento radicale» della storia e del futuro della borgata. Dopo le intense mobilitazioni della primavera scorsa, in reazione a uno specifico progetto finalizzato alla applicazione del decreto Caivano anche a Quarticciolo, il comitato Quarticciolo Ribelle aveva ottenuto che gli interventi previsti non fossero una vendetta contro chi abita il quartiere e nel frattempo ha continuato il suo lavoro, riportando il mercato nella borgata, inaugurando il parco e presentando un piano per il quartiere esposto al padiglione austriaco della Biennale di Venezia. Nel frattempo da parte della politica istituzionale c’è stato solo il silenzio, lasciando in sospeso progetti e istanze portate da chi vive Quarticciolo, come il riavvio della piscina o il recupero dell’immobile della questura e delle scuole. Nel comunicato di lancio dell’iniziativa è scritto: «Hanno gli orologi, possono farli funzionare come cronometri. Loro hanno gli orologi, ma noi abbiamo il tempo, ed è il vostro tempo che chiediamo. Ancora una volta. Vi chiediamo di convergere, di venire in borgata, di portarci più gente possibile. Vi chiediamo di starci a fianco anche in questo tornante per alzare la voce e pretendere che il piano di quartiere sia finalmente attuato». Continuano poi lanciando una domanda aperta per chi si avvicinerà al festival: > «Vi chiediamo di convergere perché abbiamo bisogno di ragionare assieme, > vogliamo mettere all’ordine del giorno un’urgenza che ci tiene svegli la > notte: come si fa ad alzare la voce? Come si fa a farsi sentire?» Ovviamente visto il contesto di urgenza con cui si sta vivendo il viaggio della Global Sumud Flottilla verso Gaza il tema prenderà spazio e tempo durante la due giorni con un collegamento previsto per venerdì 26. Nel comunicato, il comitato conclude dicendo: «Dicono a Gkn che abbiamo bisogno di vincere, dicono in Val di Susa che è questo che fa la storia. Noi proviamo a fare la nostra parte, con Momo edizioni che da anni ci cammina a fianco e vive la stessa nostra urgenza di costruire spazi in cui alzare la voce, con due giorni di festival che viviamo come un momento di lotta». Si inizia venerdì 26 settembre alle 17.00 con l’inaugurazione al Parco Modesto di Veglia curata dalla sezione “Giordano Sangalli” Centocelle dell’ANPI provinciale di Roma con le realtà associative della borgata e con la tavola rotonda “Alza la voce / Alza la testa”. Come vicende specifiche possono contribuire a far sentire la voce di chi oppone alla guerra e al genocidio? Partendo da queste domande il collettivo di fabbrica GKN, le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, la rete Stop Re Arm Europe e altre realtà sociali si confronteranno con Momo e Quarticciolo Ribelle. In serata Michele Riondino affronterà in un talk il tema di come media e cultura mainstream raccontano e rappresentano le nostre periferie, prima di lasciare il palco a Francesco Turbanti, Giuseppe Brigante, Giacomo Ciarrapico, Paola De Crescenzo, Daniele Miglio, Davide Grillo, Gioia Salvatori e Ivan Talarico che si alterneranno in reading e performance. Alle 21.00 ci sarà il collegamento con l’equipaggio della Global Sumud Flottilla per mantenere tutti gli occhi su Gaza, dopo lo straordinario sciopero del 22 settembre. Sabato 26 settembre alle 12.00 Valerio Mastandrea leggerà Gola, monologo di Mattia Torre, durante il mercato di Quartiere, mentre alle 14.00 Guido Farinelli ripercorrerà il legame tra cucina romana e cultura popolare partendo dal suo libro Tanto pe’ magnà. Nel pomeriggio dalle 17.00 il festival si muoverà per le strade della borgata. Un corteo popolare percorrerà i luoghi in cui da troppi anni si aspetta un intervento delle amministrazioni pubbliche: l’asilo in costruzione a via Molfetta, la piscina abbandonata di via Trani, la scuola dimensionata in via Pirotta, le palazzine ATER di via Ugento, i troppi negozi chiusi. Luoghi che attendono di tornare a essere servizi per una borgata che negli anni si è trasformata in una gigantesca piazza di spaccio, dove gli abitanti chiedono un cambiamento radicale. Alle 20.00 Elodie e Zerocalcare chiuderanno la due giorni di iniziative. Partendo dal film Fuori di Mario Martone – in cui Elodie interpreta Barbara, ruolo per cui ha vinto un Nastro d’argento come attrice non protagonista – parleranno di quartieri e periferie, dello stigma che accompagna le biografie di chi nasce e cresce ai margini della città e dai margini trova la strada per emergere. Insieme a loro sul palco Marika del progetto di ristorazione del Quarticciolo che farà da punto di congiunzione tra l’esperienza di Elodie e Zerocalcare e quanto vive quotidianamente la borgata. Per l’intera durata dell’evento sono previsti stand, libreria e banchetti. In un momento in cui Quarticciolo è di nuovo sotto l’attenzione dei media e dei giornali questa due giorni è un invito a venire a vedere in prima persona quanto avviene nella borgata romana. Immagine di copertina di Dinamopress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo “Alza la voce, alza la testa” arriva a Quarticciolo proviene da DINAMOpress.
September 25, 2025
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