Lo scempio della distruzione di piazza della Chiesa Nuova
Si affacciavano, armoniosamente affiancati su quella ex-piazza, l’Oratorio dei
Filippini, che è forse il massimo capolavoro del Borromini, la chiesa di S.
Maria in Vallicella (la “Chiesa nuova”), l’antica fontana “della Terrina” (detta
così dal popolo per la sua forma a zuppiera) spostata da Campo de’ Fiori per far
posto alla statua a Giordano Bruno, il monumento a Metastasio (che è nato nel
quartiere) e dei grandi alberi secolari, le paulonie, fra i primi esemplari
importati in Europa, ora sradicate e rimosse ma che fra dieci anni – ci dicono –
saranno rimesse al loro posto (e c’è chi ci crede).
Nel complesso borrominiano, si trova al primo piano la cosiddetta “sala
Borromini”, uno spazio fantastico, chiuso da decenni, di cui fu annunciato in
pompa magna nel lontano 2006 l’imminente riapertura da parte della Regione
(aspettiamo ancora). L’edificio si prolunga indietro fino a Piazza
dell’Orologio, e vi si trovano anche la strepitosa Biblioteca Vallicelliana,
l’Istituto Storico del Medioevo, l’Archivio capitolino e la Casa delle
letterature con un impareggiabile chiostro. Fino alla chiusura, su quella piazza
giocavano o andavano in bicicletta anche dei superstiti bambini romani, data
l’assoluta mancanza di altri spazi aperti nel quartiere (il vecchio indigeno che
scrive può testimoniare che un tempo si poteva giocare a palla o andare in
bicicletta anche a piazza Navona, ma le esigenze dei bar di lusso e dei turisti
hanno prevalso definitivamente su quelle dei bambini del quartiere).
La data prevista per la riapertura di piazza della Chiesa Nuova è il 2036-38, ma
conoscendo la puntualità delle previsioni relative alla metro, è sicuro che ci
sarà una intera generazione che non potrà vedere e godere quella meravigliosa
piazza.
COSA C’È SOTTO LA “VALLICELLA”
Ricordo che “vallicella” allude a una depressione naturale di quel luogo, un
meandro fluviale, in cui esisteva un piccolo lago alimentato da sorgenti
sulfuree. Per questo già gli antichi romani ne fecero un luogo di culto e per la
presenza di fonti calde lo considerarono un luogo collegato agli Inferi e lo
dedicarono al culto di Dite (cioè Plutone) e di Proserpina. Il Puteo albo, un
pozzo di marmo bianco, divenne una “stufa”, o bagno pubblico, e anche un luogo
di meretricio; poi dal XIV secolo la Chiesa obliterò l’antico culto femminile
trasformandolo in un luogo mariano (Santa Maria in Puteo albo); non a caso
proprio in questo luogo massimamente degradato San Filippo Neri a metà del
secolo XVI volle porre il centro della sua attività pastorale promuovendo anche
la costruzione di una “chiesa nuova” nel posto della vecchia S. Maria in Puteo
albo.
I lavori per la metro certamente troveranno mille e mille reperti (è una zona
da sempre costruita in cui dunque non si è mai scavato), e incroceranno di certo
anche quell’originario lago sotterraneo. E se già oggi le case di Corso Vittorio
tremano al passaggio degli autobus, figuriamoci cosa potrà succedere con lo
scavo delle gallerie e con il passaggio dei treni. D’altronde nessuno studio
preliminare di stabilità è stato condotto sui palazzi di Corso Vittorio prima di
procedere allo scavo della voragine. Si parla di un buco nella terra profondo
oltre 50 metri, che poi passerà sotto Corso Vittorio e anche sotto il Tevere.
Ricordo che un voto dell’assemblea capitolina del 30 maggio 2024 aveva chiesto
che la stazione fosse almeno spostata a piazza S. Pantaleo, che peraltro si
sarebbe trovata (al contrario della Chiesa Nuova) in una distanza mediana fra
piazza Venezia e il Tevere, ma neanche questo voto è servito a niente.
SAN FILIPPO NERI SI RIVOLTA NELLA TOMBA
Si parla di una riunione che si sarebbe tenuta a Palazzo Chigi (e perché mai
lì?) fra Comune, Sovraintendenza, Ditte appaltatrici e… rappresentanti della
Congregazione degli Oratoriani di S. Filippo Neri.
Questi ultimi sembra che abbiano finalmente ottenuto (forse in cambio del loro
consenso alla distruzione della piazza?) di poter costruire una inferriata
davanti alla Chiesa Nuova, per impedire che i poveri oltraggino gli scalini
sedendoci sopra!
Di certo S. Filippo Neri si rivolta nella tomba, perché il nucleo della sua
spiritualità consisteva proprio nell’accoglienza indiscriminata dei poveri, e
dei bambini in particolare, che lo spinse addirittura a permettere ai bambini
poveri del quartiere di mangiare e cantare nella biblioteca, giacché la cosa
importante, l’unica cosa per lui veramente importante, era che fossero accolti e
sottratti alla strada. Altro che cancellata di ferro!
Lasciando il povero S. Filippo a fare i conti con i suoi poco degni successori,
a noi indigna che si possa solo pensare di interrompere con una inferriata il
nesso architettonico fra piazza, scalinata e facciata della chiesa, senza dire
che l’inferriata distruggerebbe ogni equilibrio con la splendida facciata in
laterizi del Borromini.
Peraltro un simile scempio è stato già compiuto a piazza S. Agostino, dove da
poco un’assurda inferriata ha separato la piazza, la scalinata e la chiesa. I
successori di S. Filippo forse non lo sanno, o forse non gli interessa, ma nella
Chiesa controriformista i poveri erano previsti, non esclusi con barriere di
ferro, e anche l’architettura di quel periodo prevedeva i poveri e spesso
predisponeva dei posti appositi in cui potessero sedersi i mendicanti alle porte
della chiesa.
LA FOLLE FILOSOFIA URBANISTICA DEL PROGETTO
E quanto costerà tutto ciò? Che ne sarà dell’immenso materiale di riporto? Non
c’erano modi più utili per la città, specie per le sue periferie, di spendere
quei soldi?
Si noti: questa pazzia non serve affatto a migliorare il traffico di Roma, né
(come si dice demagogicamente) a permettere l’accesso dalle periferie al centro
storico, perché questa linea di metro creerebbe solo un perfetto doppione
sotterraneo di autobus già presenti (il 64, il 62 e il 40) che già portano senza
alcun problema dalle stazioni ferroviarie a S. Pietro e, volendo, un tram di
superficie, infinitamente meno costoso e meno impattante, avrebbe potuto
collegare piazza Venezia al Tevere.
Così come appare demagogica la promessa di fare un bel museo con ciò che si
troverà ed eventualmente sopravvivesse alla distruzione degli scavi. Roma è Roma
perché le sue bellezze sono in superficie, alla luce del bel sole romano e
frequentate ogni giorno da uomini e donne, perché insomma Roma è l’esatto
contrario di un museo!
La questione di fondo è proprio la filosofia urbanistica di questo progetto: non
ha alcun senso pretendere di scavare una metro nel centro di una città come Roma
con un sottosuolo storicamente stratificato e preziosissimo, seguendo per giunta
(ancora una volta) dei percorsi radiali e concentrici. Mille volte più utili
sarebbero tratti di metro che collegassero zone semiperiferiche mal collegate, e
senza passare per il centro ma costeggiandolo. E poi, serve davvero alla città
che i turisti si immergano sottoterra a Termini per uscire a S. Pietro, senza
vedere nulla di Roma, senza capire nulla di Roma, senza avere alcun contatto,
culturale commerciale umano, con la città?
Migliaia di firme di protesta (e proposta) sono state raccolte fra i cittadini e
gli stranieri, per non parlare dei residenti dei quartieri interessati, mai
consultati da nessuno e ora impegnati contro lo scempio con le loro associazioni
(Italia Nostra, Assoutenti-Lazio Aps, Associazione Cura, TrasportiAmo, Salviamo
il Paesaggio, Associazione culturale RinascimentiAmo, Associazione Rione Ponte,
Comitato Moretta, Comitato Rinascimento Rioni Ponte Parione e Regola, etc., per
coordinamento luisapiazzi46@gmail.com ).
MA «VUOLSI COSÌ COLÀ DOVE SI PUOTE | CIÒ CHE SI VUOLE, E PIÙ NON DIMANDARE»
Chi è che vuole/puote questo scempio è abbastanza chiaro: la potente convergenza
di “poteri forti” fra palazzinari (proprietari di giornali romani: non guasta),
multinazionali e ceto politico del centrosinistra. La metro di Roma per queste
forze è come il ponte sullo stretto per la destra: entrambe le opere sono
gigantesche, inutili, dannose, costosissime, e però entrambe si debbono
realizzare a qualsiasi costo senza tenere alcun conto del parere dei cittadini
coinvolti.
Resta una domanda: chi ha autorizzato tutto ciò? Esiste ancora una
Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma? E se
esiste, non ha nulla da dire?
La copertina è di Slices of lights (Flickr) e ritrae la piazza di fronte a
Chiesa Nuova prima dell’inizio dei lavori
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