Se vuoi la pace, prepara la pace… da Mattarella a Papa Leone XIV
Fine dell’anno, tempo di bilanci e buoni propositi. Mentre si parla sempre meno
della Striscia di Gaza (e della Cisgiordania) dove, grazie alla finta pace di
Trump (e dell’ONU), si continua a morire sotto il fuoco dell’esercito
israeliano, gli aiuti umanitari sono centellinati e nelle tende, che ospitano
famiglie sfollate da oltre due anni, è impossibile vivere; non passa giorno
senza che si propagandi l’aumento esponenziale delle spese militari, per opporci
a un nemico “ormai alle nostre porte”.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pur riconoscendo che
l’aumento delle spese militari è “poco popolare”, visto che, in tutta evidenza,
la loro crescita sottrae risorse allo stato sociale (sanità, scuola, trasporti),
ha ribadito che tale scelta «poche volte come ora, è necessaria. Anche per dare
il nostro decisivo contributo alla realizzazione della difesa comune europea».
Con l’obiettivo della tutela «della sicurezza e della pace, quella pace che
l’Europa ha costruito coltivando la relazione transatlantica, un patrimonio che
va tutelato e consolidato». Dimentica, il Presidente, che l’Europa è stata la
“protagonista” dei due conflitti mondiali e che il cosiddetto “modello
democratico occidentale”, quantomeno sul piano della politica estera, si è
tradotto in un atteggiamento coloniale nei confronti del resto del mondo,
nell’esportazione delle guerre umanitarie e nella pratica del cosiddetto doppio
standard. Per fare un solo esempio, la Russia che ha invaso l’Ucraina, è
sottoposta a sanzioni, Israele che ha compiuto un genocidio partecipa persino
alle olimpiadi.
In questo clima, «Sebbene non siano poche, oggi, le persone col cuore pronto
alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli
avvenimenti, sempre più incerto. […] Quando trattiamo la pace come un ideale
lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che
persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. […] Non a caso, i ripetuti
appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono
presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui.
[…] Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con
l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche
educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze
maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono
campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così
come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una
nozione meramente armata di difesa e di sicurezza». Così Leone XIV, nel
messaggio per la LIX Giornata mondiale della Pace.
Non è il Papa il garante della nostra Costituzione; ma, senza alcun dubbio, sono
le sue affermazioni e non quelle del Presidente della Repubblica a rispettare,
correttamente e coerentemente, nello spirito e nella lettera, l’art. 11della
nostra Carta.
Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, Catania
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