Il SIMposio 2026
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Tag - musei
Il SIMposio 2026
Torna l'appuntamento dell'estate! Dal 23 al 26 luglio, SIMposio della
conflittualità sociale. In questa ventesima edizione ci troveremo ancora a
Marzabotto (Bo), ospitati dal Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, a discutere di
pratiche anticoloniali, scuola, lavoro, cronaca nera, scienza e potere ma anche
a giocare, ballare, ridere, camminare…
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FIRENZE: CONTINUA LA MOBILITAZIONE DI PRECARI E PRECARIE DEI MUSEI. OCCUPATA LA GIUNTA REGIONALE TOSCANA
Prosegue la lotta di precari e precarie dei musei di Firenze, che questa
mattina, venerdì 3 aprile dopo più di due mesi di attesa, hanno ottenuto la
convocazione di un tavolo con la Regione, dopo un blitz fin dentro il palazzo
della giunta della Regione Toscana in piazza Duomo a Firenze. “Il tavolo non
basta – dice Valentina di Sudd Cobas ai microfoni di Radio Onda d’Urto – perché
non saranno coinvolte le aziende. Si tratta di un tavolo preliminare per
iniziare a parlare di una soluzione per il rientro al lavoro delle persone
rimaste a casa. Noi chiediamo il rientro al lavoro con contratti indeterminati,
ma abbiamo bisogno che a questo tavolo insieme alla regione si siedano anche le
aziende coinvolte”.
Nel frattempo continuano le sostituzioni con nuovi contratti a chiamata. Al
centro della vertenza c’è il sistema degli appalti che regge gran parte dei
servizi museali: aziende private e cooperative si alternano nella gestione, con
dirette conseguenze su diritti e continuità lavorativa. Il sindacato Sudd Cobas
sta coordinando assemblee e mobilitazioni che si inseriscono in quadro ben più
ampio: “il ricorso agli appalti nei beni culturali – spiega il sindacato
conflittuale toscano – è diffuso a livello nazionale e contribuisce ad
alimentare precarietà lavorativa in un settore che oltre che a rappresentare un
grande vanto per la città, continua a portare turismo e ricchezza a Firenze”.
Continua per tutta la settimana, quindi, la mobilitazione permanente davanti
alle gallerie degli Uffizi, fino al 6 di aprile.
“Per noi la soluzione è una, ed è il ritorno al lavoro con contratti a tempo
indeterminato” ribadiscono precarie, precari e Sudd Cobas.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Valentina, di Sudd Cobas Ascolta o scarica
Musei a Servola: il Comune trovi i fondi per la riapertura
La notizia dell’inagibilità dell’edificio in Via dei Giardini a Trieste, e
quindi della conseguente chiusura dei due musei ivi ospitati – il modellismo
ferroviario e i presepi – suscita preoccupazione a Servola e, di rimando, in
tutta la città. L’edificio fino ad alcuni decenni fa ospitava la Scuola
elementare “Damiano Chiesa” e, prima ancora, un Istituto di avviamento agrario
(fortemente legato ad un territorio all’epoca ancora adibito per una parte
consistente alle attività agricole). Dopo la soppressione della Scuola,
l’edificio divenne sede museale e delle Associazioni che gestiscono i due musei,
le quali contribuiscono allo sviluppo culturale del territorio. Sono piccoli
musei, di nicchia come si suol dire, ma che si occupano di tematiche specifiche,
e unici sul territorio, raggiungendo un pubblico ben al di là dei confini
provinciali.
Servola è per Trieste un rione periferico, ancora più dal punto di vista
politico che da quello geografico. Dagli anni ’60 è stato assorbito nella
cerchia urbana della città e negli ultimi decenni ha subito un declino di
vivibilità che non ha suscitato l’interessamento –se non marginale– della
politica cittadina. Unica eccezione, la Ferriera e l’inquinamento da essa
prodotto, che ha cannibalizzato l’attenzione dei politici di turno, oscurando la
visione (e quindi la risoluzione) di ogni altro problema. Dalla dismissione
della Ferriera le cose non sono cambiate: nel corso delle campagne elettorali si
sono sentite roboanti proposte, poi finite nel dimenticatoio a urne chiuse.
Uniche eccezioni, a piccolo onore degli amministratori della città, un interesse
a promuovere alcune iniziative sul territorio (“Servola sotto le stelle”, i
festeggiamenti per San Martino, un sostegno allo storico Carnevale…) e
l’elaborazione di alcuni progetti di pianificazione territoriale (“Scintille”,
“Fenice”…) che al momento, però, rimangono solo sulla carta. E poco altro.
Il tessuto sociale ha comunque resistito grazie alle organizzazioni presenti,
assieme ai commercianti e agli esercenti (superstiti alle chiusure degli ultimi
anni). I due musei fanno parte di una preziosa rete di operatori del territorio
–sociali, culturali e ricreativi– che fanno di Servola un rione unico, comunque
vivace pur nelle difficoltà. La loro chiusura è un duro colpo e lo sarebbe anche
il loro spostamento in altra sede.
Occorre che il Comune trovi delle risorse per mettere in sicurezza e
ristrutturare l’edificio di Via dei Giardini, che peraltro negli ultimi anni non
è stato interessato da importanti lavori di manutenzione. Occorre che il Comune
sposti la sua attenzione dal centro cittadino ai rioni periferici. A Servola,
oltre a questo dei due musei, sono decine i problemi da risolvere: 35 di questi
sono stati raccolti nel dossier “Un’idea per una Servola migliore”, illustrato
in un sopralluogo del Sindaco Dipiazza il 19 febbraio 2021. Al di là delle buone
intenzioni, è rimasto praticamente tutto lettera morta. Occorre un interesse
serio e un impegno produttivo per lo sviluppo di Servola.
Circolo PRC di Servola – Chiarbola “Jure Canciani”
Krožek SKP za Škedenj in Čarbolo “Jure Canciani”
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Multimage a Bookcity. Le porte dell’arte: i musei, luoghi di cultura e costruzione di pace
Bookcity 2025, il tema proposto questa “Il potere delle parole / le parole del
potere”. Mi sembra appropriato pensando all’incontro che si è svolto il 14
novembre al Centro Nonviolenza Attiva (via Mazzali 5, Milano). Melina Scalise
(Casa Museo Tadini, membro del Tavolo della Nonviolenza del Municipio 3-Milano)
ha conversato con Gianmarco Pisa autore de “Le porte dell’arte. I musei come
luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della
pace”.
Gianmarco (Formatore e operatore di pace, impegnato in iniziative e in progetti
di ricerca-azione per la trasformazione dei conflitti, nell’ambito di IPRI-CCP)
ha cercato innanzitutto di chiarire la definizione di Museo. Secondo ICOM
(Consiglio Internazionale dei Musei) nel 2022 un Museo é “un’istituzione
permanente, senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie
ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale,
materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, promuovono
la diversità e la sostenibilità”.
Quando parliamo di Museo della Pace ritroviamo l’istituzione “senza scopo di
lucro, pubbliche, inserite nell’ambiente circostante, al servizio della
comunità, custodi di beni culturali creativi, interrativi per l’educazione, la
riflessione, la conoscenza”. Pensiamo al Museo della Pace di Bradford. E’
l’unico museo del Regno Unito dedicato alle storie e ai movimenti per la pace.
Fondato nel 1994, esplora la storia non raccontate degli operatori di pace delle
riforme sociali con un’ampia collezione di documenti originali, tra cui poster,
libri, articoli, bandiere, dipinti, cartoline e filmati legati ai movimenti e
all’obiezione di coscienza.
Quando ci riferiamo invece a un Museo della Guerra deve essere chiaro che ci
troviamo difronte a un’istituzione che raccoglie, conserva, studia ed espone
testimonianze materiali. Discorso ben diverso è quello del Museo della guerra
per la pace “Diego de Henriquez” a Trieste. non è solo quello di conservare
reperti bellici, ma è un’espressione del desiderio di trasformare la tragica
esperienza della guerra in un monito per educare alla pace. La sua collezione
include armi, divise e mezzi risalenti da varie epoche, con un focus particolare
sulla Prima e Seconda Guerra Mondiale e sulla storia di Trieste. L’intento del
fondatore era di usare questi oggetti per promuovere la cultura della pace,
collegando la storia della città alle vicende belliche che l’hanno segnata.
Esistono Musei che non sono propriamente “della Pace” ma hanno tutta una serie
di caratteristiche che li portano a essere tali. Pensiamo al Museo Olimpico a
Sarajevo (le Olimpiadi invernali del 1994), che non è propriamente un Museo di
Pace ma rispecchia il valore dello sport nel promuovere i valori olimpici e i
diritti umani. Sempre a Sarajevo il Museo della letteratura e del Teatro della
Bosnia-Erzegovina che raccoglie opere da parte di tutte le etnie della regione.
E le nuove tecnologie? Possono costituire una risorsa. I musei possono
utilizzare ChatGPT per generare didascalie per le mostre, fornire informazioni
degli oggetti esposti ai visitatori, creare cataloghi. MART (Museo di Arte
moderna e contemporanea di Trento e di Rovereto) é un museo interattivo ed
educativo rappresenta un vero e proprio “paesaggio contemporaneo” ospita opere
dei maggiori artisti dell’arte italiana del XX secolo.
Museo letteralmente vuol dire “luogo delle Muse”, “luogo delle arti” che
dovrebbe ben inserire nel contesto dove sorge (la via, la piazza, quei luoghi
aperti dove ci si incontra e si creano rapporti tra esseri umani. Una piazza non
è solo quello spazio più ampio dove iniziano o concludono le varie vie, Una
piazza con un monumento è quel luogo da dove alla memoria della storia si
incrocia la memoria individuale, la memoria sociale. Luoghi di cultura, spazi di
memoria, relazioni umani: tutto importante per creare percorsi di costruzione di
pace.
Foto Multimage:
Tiziana Volta
4 novembre: musei gratis e militarizzazione delle scuole, la denuncia da Pisa
Mentre il MIM con un atto di censura senza precedenti vieta il convegno
nazionale sul 4 novembre che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università aveva organizzato insieme al CESTES (clicca qui), di
fatto demolendo il diritto alla formazione del personale scolastico, leggiamo
sul sito del Ministero della Cultura dell’apertura gratuita nella data in
questione di diversi musei nella nostra città.
L’evento viene presentato come la “grande occasione per visitare gratuitamente
il patrimonio dei musei statali” quali il Museo Nazionale di Palazzo Reale, Le
navi antiche di Pisa e la Certosa Monumentale di Calci (clicca qui per la
notizia).
Con un incredibile gioco di prestigio il 4 novembre diventa così da una parte
uno strumento potente e chiaro di repressione del dissenso e di restrizione
degli spazi di libertà di pensiero e di formazione, dall’altro un mezzo di
propaganda delle forze armate proprio sul terreno culturale.
Da una lato, quindi, la mano dura contro chi da anni si oppone alla cultura
della guerra e delle armi nelle scuole, dall’altro un messaggio di “generosità”
elargita dall’alto in realtà funzionale alla celebrazione di una data che per
noi è tutt’altro che una festa.
La presunta “non conformità” del corso di formazione è in buona sostanza
puramente strumentale poiché le ragioni reali di quanto successo risiedono nella
necessità da parte del Governo di tacitare con tutti i mezzi le voci,
fortunatamente sempre più numerose, che si oppongono alla militarizzazione di
scuola e università.
Dal canto nostro rilanciamo pertanto le iniziative organizzate in città (clicca
qui) e invitiamo docenti, famiglie, studenti e studentesse ad affiancarci in
questa opera di resistenza quotidiana e a disertare tutte le iniziative connesse
con la celebrazione della giornata del 4 novembre.
Ricordiamo infine che il convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università, pur non essendo coperto dalla possibilità di
usufruire dei permessi per la formazione, sarà ugualmente in piedi, perché noi
il convegno lo facciamo lo stesso (clicca qui).
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa
Firenze culla dello sfruttamento. Cena a sostegno dei e delle lavoratrici in appalto della cultura
I servizi di pulizia, la sicurezza ai metal detector, l’accoglienza della
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e di ben sedici musei statali
fiorentini sono prevalentemente esternalizzati, e vengono gestiti dall’azienda
tedesca Dussman.
Alcun* lavoratrici e lavoratori in appalto della Biblioteca … Leggi tutto
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