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2 Giugno: la Repubblica è del popolo, non degli eserciti
Pubblichiamo il comunicato di USB – Unione Sindacale di Base – FEDERAZIONE REGIONALE SARDEGNA Il 2 giugno è il giorno in cui il popolo italiano scelse la Repubblica contro la monarchia, aprendo la strada alla Costituzione antifascista nata dalla Resistenza e dalla lotta di donne e uomini che volevano pace, democrazia, lavoro e giustizia sociale. Per questo non accettiamo che la Festa della Repubblica venga trasformata in una celebrazione delle armi, delle parate militari e della cultura della guerra. Mentre sfilano carri armati e reparti militari, chi celebra le conquiste dei lavoratori? Chi ricorda le lotte che hanno conquistato il diritto alla salute, alla pensione, all’istruzione pubblica, a un lavoro dignitoso? Quelle conquiste vengono smantellate ogni giorno. La sanità pubblica viene impoverita e privatizzata. Le liste d’attesa diventano infinite e chi può paga, chi non può rinuncia alle cure. Il sistema pensionistico pubblico viene progressivamente indebolito per favorire i fondi pensione privati. I salari perdono potere d’acquisto, cresce la precarietà, aumentano le disuguaglianze e la povertà. Ai giovani si offre un futuro di lavoro povero, precarietà e migrazione. In compenso si trovano sempre più soldi per le spese militari, per il riarmo e per alimentare una pericolosa economia di guerra. Miliardi per le armi. Briciole per la sanità. Tagli ai servizi. Sacrifici per lavoratori e pensionati. Questa nonèla Repubblica immaginata da chi ha sconfitto il fascismo. In Sardegna questa realtà assume un significato ancora più grave. La nostra terra continua a essere sempre più colonizzata e gravata da servitù militari tra le più pesanti d’Europa. Interi territori vengono sottratti alle comunità, all’ambiente e alle attività produttive. Mentre si parla di pace e sviluppo, la Sardegna continua a essere utilizzata come piattaforma militare. * Basta con una Repubblica che investe nelle armi e taglia i diritti. * Basta con la retorica militarista che vuole far passare la guerra come inevitabile. * Basta con le politiche che impoveriscono il lavoro e arricchiscono i grandi interessi economici. * Difendere la Repubblica significa difendere la pace. * Difendere la Repubblica significa difendere la sanità pubblica. * Difendere la Repubblica significa garantire pensioni dignitose. * Difendere la Repubblica significa investire nel lavoro, nella scuola, nella casa e nella giustizia sociale. Non servono più soldati nelle parate ma servono più medici negli ospedali. Non servono più armamenti, ma servono salari più alti e pensioni al passo col costo della vita. Non servono economie di guerra, ma serve una società fondata sulla solidarietà, sull’uguaglianza e sui diritti. Il 2 giugno riprendiamoci il significato autentico della Festa della Repubblica. Contro il riarmo e la guerra. Contro le servitù militari in Sardegna. Per il lavoro, la pace e la giustizia sociale. Foto di Pierpaolo Loi * LE NOSTRE BANDIERE SONO LA PACE, IL LAVORO E I DIRITTI * MENO ARMI, PIÙ SANITÀ * MENO SPESE MILITARI, PIÙ SALARI E PENSIONI * FUORI LA GUERRA DALLA FESTA DELLA REPUBBLICA * LA REPUBBLICA È DEL POPOLO, NON DEGLI ESERCITI!   Redazione Sardigna
June 1, 2026
Pressenza
Cagliari. Martedì 2 giugno corteo contro l’occupazione militare della Sardegna
Siamo di fronte a un’intensificazione con pochi precedenti della guerra imperialista.  L’entità sionista, braccio armato dell’impero statunitense, ha esteso le sue politiche genocidiarie al Libano e all’Iran, con la complicità dell’Europa e in particolare dell’Italia, che a più riprese è stata definita dal governo sionista come uno dei maggiori alleati […] L'articolo Cagliari. Martedì 2 giugno corteo contro l’occupazione militare della Sardegna su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
Per un 2 giugno No Base: Fine settimana lungo di mobilitazione contro la Guerra e la militarizzazione dei territori
.Come movimento No Base abbiamo partecipato alla Critical Mass contro il riarmo che da Livorno è arrivata davanti ai cancelli della base americana di Camp Darby. Insieme a centinaia di biciclette abbiamo tracciato il segno di una mobilità sostenibile e alternativa sulle strade che troppo spesso sono attraversate da armi e materiale bellico che dagli Stati Uniti di America giungono al porto di Livorno per rifornire il deposito militare che da 50 anni occupa la Tenuta del Tombolo. Poco più di un mese fa proprio da Camp Darby eravamo partiti per una passeggiata di Liberazione che aveva riaperto il presidio dei Tre Pini adiacente all’area Cisam dove il Ministero della Difesa vuole cementificare un importante pezzo della ‘Selva Toscana’ – zona naturale protetta – per dare spazio ad una nuova base per i Gruppi di Intervento Speciale e per il Tuscania. In contemporanea in questo fine settimana partecipiamo alla due giorni “Disertare la guerra, costruire la pace” che si svolge a Pontremoli dove abbiamo contribuito al dibattito su Economia di guerra e Territori in Divisa portando l’esperienza e i contenuti raccolti nel Bollettino HUB – lavoro collettaneo che racconta nel dettaglio militarizzazione del Territorio Toscano Ligure. Incontri che aprono un fine settimana lungo di iniziative antimilitariste diffuse su tutto il territorio nazionale volte a mostrare che esiste una Italia che ripudia la guerra ed è pronta a lottare per difendere il territorio da cemento e militarizzazione. Dalla Sardegna al Veneto, dalla Sicilia alla Toscana, non siamo né un grande campo di addestramento militare, né una base logistica della Nato che alimenta la guerra Globale.  Il 2 giugno saremo a Pontedera  alle 10 in piazza Cavour, da dove partirà il corteo contro la guerra e  il progetto che vorrebbe trasformare anche Pontedera in un avamposto logistico per reparti d’élite dei Carabinieri impegnati in scenari di guerra internazionali. Nel giorno della Festa della Repubblica abbiamo deciso di ripudiare la guerra, come vuole la Costituzione, in maniera concreta e visibile, anziché celebrare le Forze Armate. Dopo lo stanziamento di quasi 4 milioni di euro per il potenziamento del Binario 4 della stazione di Pontedera per favorire la sosta e il passaggio di treni carichi di armamenti, esplosivi e munizioni, non possiamo accettare che un bene comune come i 170 ettari di aree verdi individuate per la base di Pisa e Pontedera, vengano sacrificati per poligoni di tiro e basi di addestramento militari al servizio della guerra. Allo stesso modo rifiutiamo che il costo previsto per la nuova base di 520 milioni di euro sia impiegato per infrastrutture militari anziché per servizi sociali: è una scelta folle e insensata. Fuori Pontedera dalle logiche di guerra! All’appello lanciato dal Movimento No Base, hanno già risposto numerose realtà associative, i comitati, i sindacati. Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini a unirsi alla manifestazione. Movimento No Base Pontedera Le adesioni  ad oggi: Appello completo: https://movimentonobase.it/appello-alla-mobilitazione-il-2-giugno-pontedera-dice-no/ ANPI Sezione Calcinaia – Fornacette, Associazione La Rossa, BreakNow, Cantiere San Bernardo, Caritas Ponsacco, Cascina Oltre, Chicco di Senape, Circolo Arci il Botteghino, Circolo Arci L’Ortaccio, Circolo Arci Operaio Fornacette, Circolo Arci Pace e Lavoro, Circolo Italia-Cuba di Pisa, Circolo Laudato Sì Pontedera Valdera, Circolo Legambiente Valdera, Collettivo Universitario Autonomo Pisa, Comitato 25 Aprile, Comitato Arci Valdera, Comitato Attac Livorno, Confederazione Cobas Pisa, Coordinamento antimilitarista Livorno, Coordinamento No Valdera avvelenata, Coordinamento Versilia per la Palestina, Distretto di Economia Solidale Altro Tirreno, Emergency Pisa, Ferrovieri Contro la Guerra, Forum della Pace di Lucca, Forum della Pace Viareggio, Freedom Flotilla Italia- Viareggio, Fronte della Gioventù Comunista, Greenpeace Pisa, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Partito dei CARC – Federazione Toscana, Partito dei Carc sez. Pisa, Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa, Pax Christi Valdera, Potere al Popolo Pisa, Rete dei comunisti Pisa, Rete nazionale “La Scuola per la Palestina”, Rifondazione comunista – Circolo Karl Marx Pontedera, Rifondazione Comunista Toscana, RSU Ceva Lavoratori e delegati Piaggio iscritti al Sial Cobas, Stop Rearm Pisa, Stop Rearm Valdera, Studentə per la Palestina Pisa, Un ponte per – Comitato Toscano, Una città in comune, USB Pisa.  Programma della Giornata del 2 giugno a Pontedera: Ore 10:00 Concentramento In Piazza Cavour. Percorso di circa 2 km del Corteo: Corso Matteotti, Via Ranieri Gotti, Via della Misericordia, Via Dante Alighieri, via Brigate Partigiane, Via XXIV Maggio, arrivo in via Hangar. Soste tematiche: Comune di Pontedera, Duomo, Scuole Pacinotti, Stazione Ferroviaria, Case Popolari, Stabilimento della Piaggio. Ore 13:00 Ritrovo alla Tenuta Isabella, per pranzo e Assemblea nel pomeriggio. Info Logistiche: Per chi arriva in treno, sarà garantito un servizio navetta dall’arrivo della manifestazione alla tenuta Isabella e ritorno alla stazione di Pontedera. Altri appuntamenti diffusi sul territorio nazionale per un’Italia Antimilitarista: Toscana: Pontedera dice No a alla Base e alla guerra, ore 10:00 Piazza Cavour |  Festa della Repubblica e delle forze disarmate- Ore 10:30 davanti alla Caserma Predieri, Firenze|  Sardegna:  A Foras is bases Po is gherras allenas,  ore 16, Marina Piccola – Cagliari| Veneto: Dal Del Din a Gaza: disarmiamo la guerra Ore 15.30, Via Ferrarin 71 – Vicenza| Sicilia: Presidio No Mous Ore 10, Piazza V. Emanuele – Niscemi |  Presidio “No benzina sul genocidio“ davanti ISAB Nord, ore 10:30, tra Augusta e Priolo| Presidio No F35  Ore 18:00 Piazzetta Saturno, Trapani. Redazione Italia
May 31, 2026
Pressenza
Cagliari, 2 giugno: A foras is bases po is gherras allenas
Corteo contro l’occupazione militare della Sardegna 2 Giugno 2026, h16:00  Cagliari, Marina Piccola Siamo di fronte a un’intensificazione con pochi precedenti della guerra imperialista. L’entità sionista, braccio armato dell’impero statunitense, ha esteso le sue politiche genocidiarie al Libano e all’Iran, con la complicità dell’Europa e in particolare dell’Italia, che a più riprese è stata definita dal governo sionista come uno
Sardegna: non siamo in guerra, “siamo” la guerra
Noi in retrovia: il caso Sardegna Un veloce dossier su recenti e attuali traffici e movimenti guerreschi dal Porto di Cagliari a Capo Frasca, a Decimomannu e a Quirra   Denuncia Il porto di Cagliari pare venga usato per attività illecite La normativa italiana, a partire dalla legge 185/90, vieta esplicitamente l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili
Ribaltiamo il 4 novembre e la finta pace!
Anche questo 4 novembre ci ritroveremo circondati dalle celebrazioni muscolari della forza militare italiana, tra fanfare e parate di mezzi corazzati. Anche quest’anno i militari saranno osannati come grandi eroi della patria e, in un ribaltamento totale della realtà, indicati come l’unica via per il raggiungimento della pace. Anche quest’anno la retorica bellica nazionalista proverà a convincerci che i militari inviati in Iraq e Afganistan ieri, in Libano oggi e a Gaza forse domani, non sono andati in guerra, ma in “missioni di pace”. Una pace coloniale, costruita su tonnellate di macerie e centinaia di migliaia di cadaveri, nella totale impunità di criminali di guerra come Blair, Bush e Netanyahu. Fortunatamente anche quest’anno il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna e soprattutto il grande movimento popolare di solidarietà nei confronti del Popolo Palestinese non cascheranno in questo vecchio giochetto. Le piazze per la Palestina che da ormai due mesi affollano le nostre città e i nostri paesi sanno bene che la pace non si costruisce con la forza e con le armi (e gli eserciti) occidentali. Sanno che lo stato italiano ha interessi economici da difendere (o conquistare): vedi ENI e WeBuild; alleanze militari imposte dall’alto da rispettare: vedi NATO; industrie “strategiche” da difendere: vedi LEONARDO. Le piazze auto organizzate che hanno superato le grandi organizzazioni partitiche e sindacali sanno anche che la pace non nascerà certo dall’alto grazie ai patti mafiosi di Trump, ma si costruisce tutti i giorni dal basso. Qua in Sardegna la pace si costruisce chiudendo le basi militari dove si preparano le guerre e il genocidio palestinese per mano dell’Israel Defence Force, che qui è di casa a Decimo, come lo è stata per anni a Capo Frasca e Quirra. Si costruisce bloccando gli accordi di ricerca tra università sarde e israeliane. Si costruisce chiudendo la fabbrica di bombe RWM di Domusnovas che produce i droni israeliani. Si costruisce dicendo un forte NO alla sua espansione, decisione che ora è in mano a una Regione governata da forze che a parole si dicono contro il genocidio, e speriamo che ai gesti simbolici ne segua ora uno effettivo e reale. La pace si costruisce banalmente smettendo di vendere armi a Israele, oltre che isolandola diplomaticamente ed economicamente. Liberandoci della filiera bellica sarda e del suo conseguente sottosviluppo contribuiremo alla liberazione della Palestina e di tutti gli altri popoli oppressi dall’occidente, oltre che alla nostra. Ma ad essere liberate devono essere prima di tutto le nostre menti. Liberiamoci dalla narrazione dominante che celebra ogni anno la forza e l’onore militare, la stessa che chiama eroi i militari morti durante le missioni coloniali in Medio Oriente. Ad ammazzare i militari sardi e italiani a Nassirya non sono state le forze locali di resistenza irachena, ma gli interessi politici e industriali italiani che li hanno mandati in un posto in cui non dovevano essere. Esattamente come i sardi mandati sul fronte austriaco nella prima guerra mondiale non sono morti per l’italia, ma per la sua borghesia industriale. Ora, come cento anni fa, l’Europa tutta si sta riarmando, e il motivo è sempre lo stesso: dar fiato a un complesso industriale in crisi, la cui unica via d’uscita paventata è la riconversione bellica, e soprattutto a una classe dirigente priva di una direzione politica, incapace di dare risposte a qualsiasi esigenza sociale, in cerca di un nemico per compensare la sua crescente mancanza di legittimità democratica. La narrazione bellica e l’aria di guerra stanno ormai invadendo tutta la società, a partire dalla scuola. Il Ministero dell’istruzione, mentre spinge sempre più i programmi di propaganda e arruolamento interni agli orari curricolari degli istituti scolastici, ha infatti appena annullato la formazione per docenti “4 novembre, la scuola non si arruola”, tentando di delegittimare l’esercizio della critica alla deriva in atto da parte del personale scolastico. Anche per questo il 4 novembre dobbiamo stringerci vicini a tutti i docenti e gli studenti che si oppongono a tutto ciò. Per tutte queste ragioni invitiamo a disertare e boicottare tutte le manifestazioni militari del 4 di novembre e invece partecipare alle piazze che resistono, per la Palestina e per una Sardegna e una scuola libere dalla narrazione bellica dominante. A FORAS!
November 4, 2025
A FORAS
Ricomincia la stagione delle bombe
Come ogni autunno, dagli uffici marittimi delle capitanerie di porto cominciano a fioccare gli ordini di evacuazione delle zone a mare in prossimità dei poligoni sardi. Un altro anno in cui si dissemineranno aria, acqua e suolo di contaminanti che silenziosamente ammazzano ecosistemi e persone. Un altro anno in cui senza autorizzazione ambientale si continuerà a svolgere attività inquinanti e distruttive in prossimità o dentro zone protette. Un altro anno in cui si perpetuerà la marginalità e la disperazione di comunità prive di sbocchi economici che non siano la servitù e l’assistenzialismo militare. Un altro anno in cui si coltiveranno i rapporti criminali tra assassini che caratterizzano il mercato internazionale delle armi e dei sistemi di sorveglianza. Un altro anno in cui si addestreranno gli eserciti di mezzo mondo a perpetuare un sistema di violenza e sopraffazione su scala globale. Un altro anno in cui si addestreranno le forze armate italiane a operare contro la loro stessa cittadinanza, con sistemi di sorveglianza e tecniche di repressione del dissenso sempre più sofisticati. Quando chiudiamo gli occhi dinnanzi a questo orrore, sopraffatti dalla sua enormità, assuefatti dalla sua riproduzione quotidiana, ricordiamoci che questa è la macchina che rende possibile il genocidio. Palestina, Sudan, Myanmar, Ucraina, Libia, Repubblica Democratica del Congo, Kurdistan… I fili che uniscono gli orrori del genocidio e della guerra all’occupazione militare della Sardegna sono infiniti, passano dalle complicità politiche dello stato italiano, dagli accordi di collaborazione delle forze armate, dai rapporti di affari del complesso militare industriale, dalla compromissione degli ambiti della ricerca scientifica e tecnologica con l’industria bellica. I poligoni militari sardi sono un perno di questo sistema di morte. Dai poligoni militari, questo sistema si estende all’economia, all’istruzione, alla ricerca, alla società tutta, come un tumore, nel tentativo di legittimare un sistema che si fonda sull’assassinio, la minaccia, la prepotenza, il disconoscimento totale dei principi democratici. Combattere contro l’occupazione militare della Sardegna è combattere contro la macchina del genocidio odierno e di quelli venturi. È una responsabilità storica che ci tocca in prima persona. Mobilitiamoci!
October 1, 2025
A FORAS
Riprenderci il territorio: un’escursione nel territorio del PISQ
Domenica scorsa con alcunə compagnə di A Foras abbiamo partecipato ad un’ escursione naturalistica nel Poligono di Quirra, col desiderio di iniziare a riprenderci la Sardegna a partire dalla conoscenza dei suoi monumenti storici e delle sue bellezze ambientali, proprio dove sono maggiormente minacciate. Questa volta abbiamo iniziato dalla zona del “Poligono a mare” del PISQ. Siamo partiti da Quirra, una frazione del comune di Villaputzu costituita da case sparse, che confina con il “Distaccamento di Capo San Lorenzo” e la fabbrica di armi della Leonardo S.P.A. In questa zona ci sono moltissimi resti archeologici di tutte le epoche, fra cui diversi nuraghi, domus de janas, alcune chiesette romaniche e il castello medievale che si affaccia sull’entroterra e domina la valle alluvionale che scende al mare di Murtas. Il castello di Quirra fu costruito dai giudici di Càlaris nel XII secolo e in seguito fu proprietà di Nino Visconti prima di essere incamerato nei domini di Pisa in Sardegna verso il 1296. Fu conquistato dagli aragonesi dopo un lungo assedio nel 1324 e fu teatro di diversi scontri con i giudici di Arborea. Appena sotto il castello inizia la zona del Poligono Militare, che coincide per oltre due terzi con il Sito di Interesse Comunitario “Stagni di Murtas e S’àcua durci”. Questa zona, con la spiaggia di Murtas è interdetta dal 1 ottobre al 1 giugno. In seguito all’accordo fra la Regione e il Ministero della Difesa, erano stati aperti alcuni chioschi lungo la spiaggia che sembravano poter contribuire a creare un’ economia alternativa, dove in passato c’era solo l’indotto legato alla base, che soffoca l’economia locale e al tempo stesso illude i sardi di tenerli in vita. Purtroppo la scorsa estate non sono state più rilasciate concessioni e quindi al momento non esiste nessuna struttura di ristorazione nella zona, eccetto quella che serve i militari e gli operai della Leonardo. La nostra escursione è terminata alla Torre Spagnola di Murtas, da dove si può vedere la rampa su cui vengono testati i vettori aerospaziali, con la dispersione nell’ ambiente di enormi quantità di sostanze inquinanti. Da lì purtroppo siamo dovuti tornare indietro, ma siamo sempre più convinti che dobbiamo vedere nostra terra libera, senza più filo spinato e stagioni delle bombe.
September 29, 2025
A FORAS
A Foras contro i fogli di via: “I militari israeliani non sono benvenuti”
Ieri mattina sono stati notificati ad alcunə compagnə, fra cui attivistə di A Foras, svariati “fogli di via” dal Comune di Olbia motivandoli con accuse di pericolosità sociale in seguito alla manifestazione del 31 agosto presso l’Aeroporto Costa Smeralda, durante la quale decine di manifestanti hanno contestato e rallentato lo sbarco dei turisti sionisti in terra sarda pacificamente e senza che venisse contestato loro alcun reato o comportamento illecito. Ne parliamo con una compagna di A Foras.
September 13, 2025
Radio Onda Rossa
Al Lago Omodeo si continua a sparare
Abbiamo visto nelle scorse settimane come le attività militari, nonostante gli accordi Stato-Regione del 2017, abbiano continuato incessantemente durante i mesi estivi con il semplice escamotage di evitare le attività a fuoco. Ma mentre gli accordi del 2017 quantomeno vincolano i militari per quanto riguarda le attività a fuoco, lo stesso non si può dire per le altre forze armate. Il Centro Addestramento Istruzione Professionale (CAIP) della Polizia di Stato di Abbasanta, infatti, continua a svolgere “esercitazioni di tiro con armi portatili individuali a tiro teso” nel poligono del Lago Omodeo. Queste attività, svolte tutte le mattine dei giorni feriali (dalle 7:00 alle 14:00) sono continuate per tutto l’anno, con una pausa solo nel mese di agosto. Tra marzo e aprile a queste attività si è affiancata quella dei guastatori direttamente operata dentro il lago. Le persone che vivono nel territorio segnalano il costante rumore delle scariche di munizioni, ma anche rumori più forti, legati probabilmente all’uso di ordigni esplosivi, come già denunciato dai sindaci del circondario in un documento del 2015. Nel poligono non si addestra solo la polizia, ma anche le altre forze armate e contingenti provenienti da paesi esteri. Da un articolo celebrativo del Corriere della Sera del marzo 2024 apprendiamo che in loco si sono addestrate polizie di regime provenienti da mezzo Mediterraneo: Libia, Serbia, Tunisia, Egitto, Emirati Arabi Uniti. Evidentemente il servizio di scorta, punta di diamante delle attività addestrative del CAIP, è un servizio molto richiesto da oligarchi e dittatori. Attualmente la mancanza di trasparenza sul tipo di attività che vengono svolte nel CAIP (chi si addestra, quando, il tipo di strumentazione e munizioni utilizzato, i rischi per l’ambiente) è pressoché totale, e riflette il consueto disinteresse verso il territorio e le garanzie di controllo democratico delle forze armate tutte. Anche l’utilizzo e la devastazione di spazi del territorio, come ad esempio il villaggio ex-ENEL di Santa Chiara, non risulta formalizzato in alcuna maniera. Le servitù legate al CAIP sono tante e variabili a seconda delle esigenze della Polizia di Stato, insomma, in un contesto di totale mancanza di trasparenza. Il poligono all’aperto del CAIP, considerato il “fiore all’occhiello” della struttura, si trova nei pressi del comune di Soddì, su un promontorio che domina la costa del Lago Omodeo, e offre una visuale su gran parte della sua area. L’area è situata dentro la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) ITB031104 “Media Valle del Tirso e Altopiano di Abbasanta-Rio Siddu”, che ricomprende tutto il Lago Omodeo. Come per Capo Teulada, Capo Frasca, l’area di Capo San Lorenzo, La Maddalena, la sovrapposizione tra aree militarizzate e zone di protezione ambientale è una regola dell’occupazione militare della Sardegna. L’attuale poligono è dotato di parapalle, dune di sabbia che dovrebbero garantire la mancata dispersione dei bossoli nell’ambiente. Secondo l’articolo del Corriere citato in precedenza, i bossoli verrebbero contati uno per uno per essere recuperati. Ci permettiamo di esprimere quantomeno scetticismo su questa evenienza: la zona interdetta al passaggio dei civili durante l’addestramento è infatti molto più ampia del poligono, questo perché evidentemente esiste la possibilità della dispersione di proiettili fuori bersaglio, i quali sono destinati a ricadere sulla superficie del lago. Non conoscendo nel dettaglio le attività poste in essere dentro il poligono, non abbiamo modo di sapere quanto sia grave e reiterata questa forma inevitabile di inquinamento. Va da sé che il Lago Omodeo è il principale bacino idrico della Sardegna, la sua importanza è enorme dal punto di vista dell’approvvigionamento di tutta la Sardegna centro-occidentale, e il fatto che si sia sparato e si spari dentro e intorno a questo bacino è una palese assurdità e mancanza di buonsenso. La distesa di bossoli che riemerge nei periodi di secca dal fondale del Lago Omodeo L’attuale poligono ne sostituisce uno precedente situato sulla sponda opposta del Lago Omodeo, nei territori dei comuni di Sorradile e Bidonì. Questo poligono è stato chiuso nel 2004, ma l’eredità ambientale dei rifiuti abbandonati o sepolti sul fondo del lago permane ancora oggi. Occasionalmente lo scandalo della distesa di bossoli e ogive che riemerge dal fondo del lago in secca riemerge sui media, ma ancora ad oggi nessuna procedura di bonifica è stata attuata. Per decenni non si è adottata nessuna azione di mitigazione del danno ambientale, e anzi si è lasciato i rifiuti delle attività addestrative in loco, confidando di averli sepelliti per sempre nel fondo del lago. Il lago infatti è rimasto in collaudo per decenni, e ancora oggi non raggiunge la capienza che avrebbe in teoria dovuto raggiungere con la costruzione della nuova diga. Fosse stato sfruttato a pieno regime, oggi non avremmo modo di raccogliere testimonianza delle attività svolte nel poligono del CAIP tra gli anni sessanta e il 2004. Per svolgere in ZSC attività con un rischio elevato di impatto ambientale, quali sono quelle addestrative a fuoco delle forze armate, bisognerebbe svolgere una Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) che tenga conto degli impatti cumulati dall’attività in oggetto nel tempo e nello spazio. Ad oggi non è mai stata presentata nessuna richiesta di VINCA da parte delle autorità competenti per le attività nel poligono Nel Piano di Gestione della ZSC, aggiornato con decreto dell’Assessore per la difesa dell’ambiente della Regione Sardegna del 9 novembre 2023, i due poligoni sul Lago Omodeo sono citati come elementi di impatto per la “riduzione e/o perdita di qualità dell’habitat di specie”, con riferimento particolare al rischio di inquinamento delle acque del lago dovuto alla dispersione di bossoli e materiali utilizzati durante le esercitazioni. Un elemento invece sottovalutato, e che pensiamo dovrebbe avere una valutazione propria, è quello dell’inquinamento acustico dovuto all’attività di fuoco pressoché ininterrotta per tutte le ore mattutine dei giorni feriali, la quale comporta sicuro stress per tutte le specie animali, compresa la specie umana. Come azioni per mitigare gli impatti dovuti alle attività del CAIP nella ZSC, sono previste dal Piano di gestione due azioni differenti: per l’area del vecchio poligono si prevede di procedere con le operazioni di bonifica dell’area inquinata, per il nuovo poligono si prevede di stilare un disciplinare d’uso condiviso con le amministrazioni locali, che consideri anche l’uso di siti alternativi per le esercitazioni. Ambedue queste azioni non sono state ancora attivate, nonostante siano previste come prioritarie e inserite in un cronoprogramma di rispettivamente due e tre anni dall’approvazione del Piano di Gestione. L’ostacolo principale a queste azioni è la necessità di interfacciarsi con il Ministero dell’Interno e la mancanza di una previsione di spesa utile a reperire risorse nei bilanci dello stato. L’inerzia politica dell’ente regionale probabilmente costituisce un altro ostacolo. Come A Foras mettiamo in questione l’utilità di strutture come il CAIP e il suo poligono, o la necessità di avere quel tipo di struttura in quello spazio preciso. Da troppo tempo l’utilità e la necessità di queste strutture è totalmente sottratta al discorso politico, per essere abbandonata al monologo delle istituzioni interessate: ministeri, prefetture e corpi delle forze armate. Certamente, visto la limitata dimensione del poligono, il suo spostamento in area più idonea sarebbe anche un fatto facile. Ma per noi la questione va oltre un semplice spostamento, che sposterebbe solamente i problemi altrove. Riteniamo che ci sia una grave questione politica a monte, quella della trasparenza e del controllo democratico sull’operato delle forze armate. È assurdo che anche fatti di minimo buonsenso risultino totalmente estranei al dibattito pubblico, quando si tratta delle forze armate. Non è normale che si rischi di inquinare a casaccio un bacino idrico strategico per la popolazione, che non si pulisca lo schifo lasciato in 40 anni di attività irresponsabili, che non ci si senta minimamente in dovere di sanare e risarcire il danno fatto. Non dovrebbe essere normale che le attività delle forze armate si svolgano al di sopra e aldilà della legge che vige per il resto della popolazione. Pretendiamo che vengano svolte le procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale per l’attività del poligono del CAIP, e che queste procedure vengano svolte non come pro-forma, ma con attenzione alla sostanza delle necessità di protezione ambientale che presiedono all’istituzione delle Zone Speciali di Conservazione. Pensiamo che in generale si debba aprire un dibattito complessivo e aperto sul ruolo e la presenza delle forze armate in Sardegna: se l’occupazione militare e l’ipertrofia degli apparati legati alla Difesa è un fenomeno abbastanza conosciuto e dibattuto, manca consapevolezza e dibattito sulla presenza e il ruolo degli apparati di sicurezza legati al Ministero degli Interni, spesso non meno ingombrante e fuori luogo.
September 8, 2025
A FORAS