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La scuola è un’impresa – di Cristina Morini
Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi. Noi contadini non ci avete interrogati […] Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi.   Scuola di Barbiana, Don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa, Libera Editrice Fiorentina, 1967, p. 13. Forse il problema potrebbe [...]
May 18, 2026
Effimera
La scuola sciopera contro la riforma dei tecnici che taglia ore e cattedre
«L’istruzione tecnica e professionale è una delle grandi sfide del futuro, uno dei pilastri del sistema formativo italiano, dobbiamo rompere quel pregiudizio in base al quale, talvolta in passato, era considerata una istruzione di serie B. Dobbiamo prendere atto che non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici e professionali». Così chiosava Valditara al Premio Maestro del Made in Italy. Ed è una retorica che ci martella almeno dalla riforma renziana della Buona Scuola. Una vera e propria costruzione linguistica, perché analizzando l’ultima riforma degli istituti tecnici si va esattamente in senso contrario. > Giovedì 7 maggio i sindacati Flc-Cgil, Cobas, Usb e Cub scendono in piazza > contro la riforma degli istituti tecnici, e Cobas, Cub e Sgb hanno chiamato > allo sciopero anche per il giorno precedente contro le prove Invalsi nelle > primarie. E si potrebbero aggiungere le Nuove indicazioni nazionali per i licei, il voto in condotta, il nuovo esame di maturità, il disegno di legge Valditara sul consenso informato per limitare l’educazione sessuo-affettiva, i pessimi rinnovi contrattuali, i terribili concorsi PNRR. E i tanti decreti che compongono una riforma spezzata ma complessiva del comparto scuola: meno risorse, meno ore, meno libertà d’insegnamento, più precarietà per studenti e docenti. Il Decreto Ministeriale che riordina gli indirizzi delle scuole tecniche è stato pubblicato il 25 febbraio ed è l’attuazione degli articoli 26 e 26 bis del Decreto legge del 2022 di attuazione del Piano di Ripresa e Resilienza in materia d’istruzione. Il Decreto del 2022 è uno di quei decreti dove dentro c’è un po’ di tutto: dallo sconto alle aziende per i rincari energetici (art. 1), fino all’istituzione degli Istituti Tecnologici Superiori ITS (art. 25-bis), dalla normativa che fa passare per studentati pubblici quelli che sono invece di fatto hotel privati (art. 25), fino alla previsione della riforma per gli istituti tecnici. Un Decreto legge, quindi adottato con motivazioni di necessità e urgenza, come praticamente tutto durante l’era Covid, che lega la riforma degli istituti tecnici a doppio filo con i fondi PNRR. > Per questo la riforma è stata scritta velocemente e chiusa in poche settimane, > senza grandi consultazioni delle parti sociali, perché il PNRR è in fase > conclusiva. Inscrivere la riforma nel PNRR è già inserirla nelle politiche di > ripresa industriale, più che di riforma della scuola pubblica. Il decreto ministeriale prevede 9 articoli e 4 allegati, con i nuovi piani orari e i profili e risultati di apprendimento e, dietro grandi parole come «potenziamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche» e «flessibilità nell’adeguamento dell’offerta formativa», cela un chiaro tagio orario e quindi di cattedre. Il Ministero organizza i piani orari dividendo in «materie d’istruzione generale» e «materie d’area di indirizzo flessibile». Ma entrambe vengono ridotte, nel primo insieme abbiamo, ad esempio, la riduzione delle ore di italiano al quinto anno che scendono da quattro a tre ore settimanali, e nel secondo insieme, abbiamo l’invenzione di una nuovo ambito disciplinare «scienze sperimentali», che accorpa scienze della terra, biologia, chimica e fisica, materie diverse, con percorsi di formazione diversi per chi le insegna, e che oggi afferiscono a classi di concorso separate. Un collage peggiore di quello di geostoria, che, invece, viene cancellata. Aumentando enormemente le cosiddette ore dell’autonomia, soprattutto al quinto anno, fino a 231 ore, tutte le ore sono ridotte, anche quelle delle materie tecniche. Come evidenzia chiaramente la FLC-CGIL: «Tra le discipline più penalizzate nel settore economico rientrano, tra le altre, geografia (classe di concorso A-21) e le lingue straniere (A-22). Nel settore tecnologico, invece, perdono ore, tra le altre, le scienze sperimentali con una riduzione di 231 ore (classi di concorso A-20, A-34, A-50) e Tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica (classe di concorso A-37) che vengono in pratica dimezzate. In entrambi i settori (economico e tecnologico) perdono ore anche le discipline tecniche e quelle più caratterizzanti e professionalizzanti come diritto, economia politica (classe di concorso A-46), economia aziendale (A-45), complementi di matematica (classe di concorso A-26) e diverse altre». Insomma quando nell’articolo 1 della riforma si parla di «rafforzamento delle competenze generali e delle competenze tecnico-professionali» sostanzialmente che cosa si intende dato che tutte le ore vengono tagliate? > Nella ratio della riforma, le ore di autonomia servono per stringere rapporti > con le aziende del territorio e sviluppare piani di studio integrati con > l’offerta di mercato. Quindi, si diminuiscono le ore del tempo scuola, per > aumentare, non solo le ore di formazione-lavoro, ma il peso diretto delle > aziende nella costruzione dell’offerta formativa. Lo spiega bene la CUB: disarticolazione dei saperi disciplinari, asservimento alle esigenze contingenti delle aziende locali, smantellamento del biennio comune, possibilità di avere curricula diversi di scuola in scuola, si finirà per minare il valore del titolo di studio legale. > Tutto questo viene pubblicato a iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27 già > chiuse, e senza previsioni transitorie, quindi gli e le studenti hanno scelto > sulla base di piani orari che ora risultano completamente stravolti. E le > scuole devono definire come organizzare queste ore dell’autonomia almeno per > il primo anno (66 ore), in meno di un mese, per poter indicare gli organici di > diritto che spettano alle singole scuole. Questa riforma va letta insieme alla sperimentazione del 4+2, perché la prospettiva della filiera tecnica è quella, la riduzione di un anno del tempo scuola, meno ore, meno cattedre, meno spesa pubblica. Infatti, in questo Decreto Ministeriale, già si prevede in via sperimentale, l’erogazione di percorsi di istruzione tecnica da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA). Altro che licealizzazione dei percorsi tecnici, si ritorna invece a una vecchia idea, già presente nella riforma Moratti del 2003, l’unificazione della filiera tecnica, professionale e di formazione professionale. Un’istruzione superiore a due velocità: chi dovrà andare all’università e chi deve essere diretto nel mondo del lavoro. Precario, a basso costo, e in balia delle riorganizzazione aziendali. La copertina è di Renato Ferrantitni: manifestazione “contro il vostro modello di scuola” del 2022 a Roma L'articolo La scuola sciopera contro la riforma dei tecnici che taglia ore e cattedre proviene da DINAMOpress.
May 7, 2026
DINAMOpress
Controriforma della Corte dei conti, un altro provvedimento da rivedere
Dopo l’esito del referendum, con l’ampia bocciatura degli elettori della riforma della magistratura voluta dalla maggioranza di centro destra, l’Associazione magistrati della Corte dei conti ha chiesto al Governo di rimettere mano alla parallela riforma della magistratura contabile* che presenta numerose criticità. Pubblichiamo l’intervento di Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti, tratto dal libro di Carteinregola “Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli” (in calce la registrazione video) LA CONTRORIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI, UN ULTERIORE TASSELLO DEL PROGRESSIVO E SISTEMATICO INDEBOLIMENTO DELLE ISTITUZIONI DI GARANZIA E DI CONTROLLO Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti inetrvistata da Giancarlo Storto, vice presidente di Carteinregola Giancarlo Storto Nel dibattito sulla giustizia acquista interesse anche la recente riforma della Corte dei conti , vuole spiegarci brevemente  quali sono le funzioni di questa magistratura e quali le linee della riforma? Maria Teresa Pòlito La Corte dei conti è una magistratura speciale che garantisce con le sue funzioni del controllo e della giurisdizione la legalità della spesa pubblica secondo i dettati degli artt 100 e 103 cost. E’un organo di garanzia affinché il denaro pubblico, cioè quello che tutti i cittadini versano pagando le tasse, sia gestito seguendo le regole ed i procedimenti previsti dalle leggi e per le finalità specificamente individuate per realizzare interessi meritevoli di tutela. Vigila per impedire i danni e gli sprechi derivanti dalla cattiva gestione di quel denaro pubblico che tutti noi pagando le tasse affidiamo agli amministratori pubblici per fornire servizi essenziali ai cittadini. La riforma Foti che il Parlamento ha approvato in gran fretta, il 27 dicembre 2025, è una riforma radicale con un unico obiettivo, quello di deresponsabilizzare gli amministratori ed i politici, per questi ultimi è prevista addirittura una presunzione di buona fede fino a prova contraria. Prima della “riforma Foti”, Legge n. 1/2026[1], per gli sprechi, le opere incompiute o fatte male, o per danni causati per finalità distorte o indirizzate ad interessi personali, l’amministratore pubblico rispondeva nei casi di colpa grave per l’intero ammontare del danno, seppure con dei correttivi individuati dalla giurisprudenza. La riforma arriva dopo un quinquennio in cui è rimasto in vigore il c.d. scudo erariale, disposizione che ha escluso la responsabilità per colpa grave, prevista dal governo Conte-2 nel 2020, durante la pandemia (art. 21 d.l. n. 76/2020), e poi prorogata ogni anno, ritenendo tale misura indispensabile per la gestione dei progetti del PNRR. Così i cattivi amministratori hanno potuto essere perseguiti per le sole azioni dolose. Lo scudo ha avuto termine il 31 dicembre 2025. Con la legge FotiXXXIII , approvata  il 27 dicembre  2025, nei rari casi in cui si potrà intervenire con l’azione di responsabilità, (la difficoltà è connessa ad altre norme impeditive, compreso un regime più favorevole agli amministratori in materia di prescrizione) il politico ed il funzionario saranno chiamati a rispondere per una minima parte: il 30 % del danno o in alternativa 2 annualità di stipendio. E’ evidente che si tratta di una parte irrisoria rispetto alla entità dei danni arrecati, mentre la restante parte sarà a carico della collettività. I cittadini, quindi, non solo subiranno i disservizi, ma dovranno accollarsi la maggior parte dei danni causati da politici o funzionari negligenti, non accorti e inidonei. Se nessuno vigila sulla spesa pubblica è evidente il rischio di un incremento degli sprechi e, quindi, il conseguente danno per i cittadini in termini di minori servizi, su sanità, scuola, trasporti, e di minore tutela di diritti fondamentali soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Giancarlo Storto Quali ulteriori profili della riforma della Corte dei conti destano preoccupazione ? Maria Teresa Pòlito La riforma prevede un aumento dei controlli preventivi di  legittimità sulle gare di appalto, ma il risultato non è quello di rendere l’amministrazione migliore, più efficiente, quanto piuttosto quello di creare forme di deresponsabilizzazione ulteriore per gli amministratori, considerato che se la Corte non riesce ad esaminare, entro 30 giorni , atti complessi, accompagnati da voluminosa documentazione, opera il silenzio assenso con l’esonero da responsabilità degli amministratori come se gli stessi  fossero stati controllati positivamente. Ugualmente si prevede un’attività consultiva generalizzata per questioni il cui valore supera il milione di euro, (art. 2 della legge in esame) e come per l’esito del controllo preventivo, anche in questo caso il parere va reso entro 30 giorni dalla richiesta : «in caso di mancata espressione del parere nel termine » di 30 giorni, – «lo stesso si intende reso in senso conforme a quanto prospettato dall’amministrazione richiedente, ai fini dell’esclusione della gravità della colpa ………ovvero in senso negativo, qualora l’amministrazione richiedente non abbia prospettato alcuna soluzione. In tal modo è prevedibile che gli atti che saranno sottoposti a controllo preventivo saranno decine e decine di migliaia, e la prospettiva di ottenere una sorta di salvacondotto preventivo suggerirà ad amministratori e dirigenti pubblici di inondare le sezioni territoriali della Corte dei conti di migliaia e migliaia di richieste di pareri,  non più su questioni generiche e astratte, ma concrete o di atti di controllo, al fine di ottenere l’esimente da responsabilità. Si tratta di un sistema che rischia di ingolfare le Sezioni di controllo e di paralizzare la Corte dei conti i cui magistrati sono un numero limitato, circa 500, distribuiti su tutte le Regioni,  per svolgere le 3 funzioni (Procura, controllo, giurisdizione), non consentendo di effettuare altri controlli , fra cui quelli importantissimi sui bilanci di Comuni, Regioni, Aziende sanitarie per prevenire i disavanzi. In tal modo l’irresponsabilità diffusa oltre ad essere antitetica alla deterrenza, non valorizza e stimola i funzionari onesti e coscienziosi che in osservanza degli artt 54 e 97 della Costituzione cercano di svolgere al meglio le loro funzioni. Preoccupa ancora nella riforma la previsione di una delega, che, ad esempio, fra gli altri interventi demolitori, accresce le competenze del procuratore generale, il quale non solo esercita “poteri di indirizzo e di coordinamento” ma può “accedere in tempo reale, anche tramite strumenti informatici, agli atti dei procedimenti istruttori svolti anche in sede territoriale”. Questo passaggio, contenuto nell’art 3, comma 1 punto 1 della legge di riforma (Legge n 1/2026), significa che il procuratore generale della Corte dei Corti potrà entrare nei fascicoli delle istruttorie dei singoli magistrati e visionare il loro lavoro. E se le istruttorie trovate vedono il PG dissenziente, quali saranno le conseguenze? Sarà consentito al procuratore generale di far partire o di fermare qualsiasi giudizio nell’ intero territorio nazionale ? E ancora, in caso di “inerzia nell’ istruttoria in sede territoriale” o di “violazione delle disposizioni di indirizzo” lo stesso PG ha il potere (recita il punto 2), di ” avocazione delle istruttorie”. Inoltre ” in caso di istruttorie che si caratterizzino per particolare rilevanza” o “per particolare complessità o novità delle questioni” (termini assolutamente generici ed ampi) il PG è tenuto a “sottoscrivere congiuntamente con il procuratore territoriale, a pena di nullità, gli atti di invito a dedurre, di citazione a giudizio e di disposizioni di misure cautelari” ed ha anche il potere di “affiancare al magistrato assegnatario del fascicolo in sede territoriale uno o più magistrati addetti all’ufficio della procura generale”, in tal modo ponendoli sotto la propria diretta tutela. Quindi al procuratore generale viene dato un potere immenso: entrare nei fascicoli dei pubblici ministeri contabili, avocare a sé o sottrarre i fascicoli se non ritiene che il lavoro in corso sia coerente con le indicazioni date; addirittura, in casi di “particolare complessità” lo stesso PG ha il potere di firma sui provvedimenti come gli inviti a dedurre. Si crea quindi uno stretto rapporto gerarchico fra Procuratore generale e procuratori Regionali, imponendo, a pena di nullità, la sottoscrizione delle citazioni dei procuratori regionali da parte del PG; in contrasto con l’indipendenza di cui essi, ai sensi dell’art 108 Cost, dovrebbero essere dotati. Si deve, inoltre, segnalare con allarme, che, a poco più di un mese dall’approvazione della Riforma (legge Foti) nell’iter di conversione del decreto mille proroghe alla Camera dei Deputati, in Commissione Affari costituzionali e Bilancio, è stato scrutinato positivamente un emendamento (1226) per reintrodurre fino al 31 dicembre 2026 lo scudo erariale, cioè l’esenzione generalizzata dalla responsabilità per colpa grave. Si persegue l’idea che per gli sprechi nella gestione delle pubbliche risorse si possa perpetuare una licenza illimitata di produrre danni senza mai risponderne. Ci sono quindi fondate ragioni per essere preoccupati, non nell’interesse dei magistrati, ma per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, azione che richiede anche la garanzia di una corretta gestione delle finanze raccolte con la tassazione a cui ognuno faticosamente contribuisce. E’ grave che per la gestione del denaro pubblico non valga più il principio basilare di responsabilità. Giancarlo Storto Nel recente dibattito la politica ha attaccato la Corte dei conti  per i provvedimenti  relativi al Ponte sullo stretto di  Messina, ci vuole spiegare meglio  la questione ? Maria Teresa Pòlito L’esercizio dell’attività di controllo di legittimità sul “Ponte sullo Stretto” è costata alla Corte dei conti l’accusa di “intollerabile ingerenza “. Ma alla Corte dei conti non competono valutazioni nel merito dell’opera, solo sul procedimento e sulla sua legittimità. E’ necessario fare un po’ di chiarezza sullo stato della procedura. L’iter del controllo della Corte dei conti si è chiuso con le due deliberazioni, che hanno dichiarato la non legittimità della deliberazione del CIPES e del III atto aggiuntivo alla Convenzione sottoscritta il 30/12/2003, quindi tali atti, in assenza di visto di legittimità, non producono effetti. Una delle illegittimità più consistenti rimarcata nell’atto di controllo è stata l’assegnazione dei lavori in assenza di gara, in violazione anche di norme eurounitarie (Direttiva appalti 2014/24 UE art 72), considerato l’incremento superiore al 50%, ciò in ragione delle rilevanti variazioni sia dei costi (3,5 miliardi originari rispetto agli attuali 13,5 miliardi, per altro costo dell’opera ancora non definitivo) che delle modalità di realizzazione (all’inizio l’opera era a carico prevalentemente dei privati attraverso il projet financing ora è completamente finanziata dal pubblico). L’amministrazione qualora consideri l’opera di primaria importanza ha uno strumento previsto dall’ordinamento, che è quello di richiedere la registrazione con riserva; infatti, trattandosi di atto politico, la Corte sarebbe tenuta a dare esecuzione. L’atto così registrato comunque diventerebbe efficace ma sarebbe sempre illegittimo. In tale caso, però, oltre alla responsabilità politica, rimarrebbe in capo al Governo anche la responsabilità erariale per tutti i danni che potrebbero eventualmente derivare. Ma il Governo non sembra volersi assumere tale responsabilità. Ecco perché solo per un deciso intervento del Presidente della Repubblica si è evitata una ulteriore  lesione delle funzioni di un organo di garanzia a cui avevano fatto cenno le informazioni giornalistiche, richiamando per il Ponte uno schema di decreto legge in cui si prevedeva di intervenire su una procedura di controllo già chiusa, riproponendo per una specifica fattispecie, con una legge provvedimento, lo scudo erariale (cioè una responsabilità solo per dolo) e riducendo i poteri di controllo della Corte dei conti ad interventi solo formali. Giancarlo Storto  Quali sono gli elementi comuni fra riforma Foti sulla Corte dei conti  e la riforma Nordio sulla giustizia , oggetto di referendum? Maria Teresa Pòlito  Le due riforme operano su ambiti decisamente diversi anche perché la Corte dei conti è una magistratura speciale (art 108 Cost.) e non ha un Consiglio superiore della magistratura. Ha però un organo di autogoverno sul quale già da tempo il legislatore ha operato un radicale intervento riformatore riducendo il numero dei componenti togati eletti dal corpo dei magistrati, dai due terzi, ad un numero pari a quello dei rappresentanti eletti dal Parlamento (4 e 4). Questo ha già fortemente sbilanciato le decisioni, creando in diversi casi, quanto meno nelle questioni più complesse, una decisione compatta dei componenti laici, con riflessi rilevanti sulle decisioni assunte. Ma si può senz’altro affermare che le due riforme sono accomunate dall’obiettivo di una limitazione degli spazi di autonomia dei magistrati nell’esercizio delle loro funzioni e, nel caso delle funzioni di garanzia come quelle della Corte dei conti, ne consegue una riduzione della tutela dei diritti realizzata attraverso i controlli sulla legalità finanziaria. Soprattutto perché i diritti hanno un costo e se aumentano gli sprechi, riducendosi gli ambiti della responsabilità, sono le fasce più deboli della popolazione a pagarne le conseguenze . “Non disturbare il manovratore“ vuol dire dare a chi governa la possibilità di non essere soggetto ai limiti imposti dalle leggi. Ma la nostra Costituzione non ammette zone d’ombra, siamo tutti uguali davanti alla legge ed i governanti devono rispondere ai cittadini del proprio operato, dimostrando come le risorse, acquisite con le tasse, siano state spese per quello che era stato programmato, assicurando il miglior rapporto fra risorse impiegate e risultati raggiunti, accettando quel bilanciamento dei poteri che è la positiva e irrinunciabile innovazione dello Stato di diritto. Ho un grande rispetto della nostra Costituzione ed ho giurato di difenderla svolgendo il mio lavoro con disciplina ed onore, come ritengo faccia anche la stragrande maggioranza dei magistrati. In conclusione, vorrei sottolineare l’importanza della revisione del quesito referendario ammesso dalla Corte di Cassazione, in tal modo i cittadini avranno la consapevolezza di quanto la riforma incida profondamente sull’impianto costituzionale, con la modifica di ben 7 articoli della Costituzione (art 87 decimo comma art,102, primo comma, artt 104,105.106. terzo comma, art 107, primo comma e art 110) e quindi quanto la riforma proposta possa influire sul mantenimento dello stato di diritto. (intervista registrata l’11 febbraio  2026) Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*)VEDI La REPUBBLICA del 2 aprile 2026 La Corte dei conti attacca: “Il No del referendum boccia la riforma” di Giuseppe Colombo La magistratura contabile chiede al governo di modificare le norme dopo l’esito del voto. Avs e M5s: “Facciamo un altro referendum [1] LEGGE 7 gennaio 2026, n. 1 (Raccolta 2026)   Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, e altre disposizioni nonchè delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale. (25G00211) (GU Serie Generale n.4 del 07-01-2026)  note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/01/2026 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/01/07/25G00211/SG ”
April 11, 2026
carteinregola
Nell’interesse della Repubblica – l’intervento del Presidente Mattarella al CSM
Pubblichiamo da Questione Giustizia il testo dell’Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura del 18 febbraio 2026 Sergio Mattarella: Prima di dare la parola al relatore vorrei aggiungere che sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione. Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario. In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica – più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica. La parola al Consigliere relatore della proposta. Roma, 18/02/2026 23 febbraio 2028 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
February 23, 2026
carteinregola
Votare NO alla “sacrata” riforma
Questa riforma non bisogna più chiamarla della Giustizia, ma riforma della Costituzione. La solennità della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario della magistratura è risultata stridere con il tono tra il risentito e l’aggressivo dell’intervento del ministro Nordio. In tutte e due le volte alla centralità emersa dell’autonomia e indipendenza della magistratura […] L'articolo Votare NO alla “sacrata” riforma su Contropiano.
February 10, 2026
Contropiano
Con la riforma i giudici dipenderanno dalla politica? risponde Enrico Grosso
Necessario fermare l’invadenza della magistratura? risponde Enrico Grosso Presidente del Comitato Giusto dire No – (trascrizione dell’intervento in video pubblicato il 30 gennaio 2026 – in calce) ANNA MARIA BIANCHI MISSAGLIA: Professore Enrico Grosso, Presidente del Comitato Giusto Dire No, le chiediamo subito un commento sul famoso slogan che appare sui manifesti del comitato Giusto dire NO che sono stati affissi, in particolare nelle stazioni italiane: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?” Uno slogan che ha sollevato le contestazioni del fronte del SI,  addirittura con  iniziative legali, perché molti sostengono che la  riforma non tocca l’autonomia della magistratura, che resta  scritta a caratteri cubitali nella Costituzione, e che quindi quello slogan è una fake news dei Comitati del NO. Ma è veramente una fake news? PROF. ENRICO GROSSO: Provo a spiegarlo con le parole più semplici di cui sono capace. E’ ovvio che la Costituzione continuerà a proclamare in astratto “la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere“. Ma questo di per sè non è sufficiente a garantire che lo sia davvero. Perché, vedete, le Costituzioni sono meccanismi complessi, sono impasti di principi e regole. Vengono proclamati dei principi, poi a questi principi si affiancano delle regole che servono a renderli effettivi, perché i principi, finché sono lasciati soli, restano scritti sulla carta. Ai miei studenti faccio sempre questo esempio: durante la Rivoluzione francese, la prima cosa che scrissero gli autori della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 era che la libertà personale doveva essere inviolabile, che nessuno poteva essere arbitrariamente arrestato in mezzo alla strada. Dopodiché, durante il Terrore giacobino, la gente veniva appunto arrestata indiscriminatamente e ghigliottinata il giorno dopo. Mancava un corpo di regole che rendesse effettivo quel principio così solennemente proclamato, e così il potere, di quel principio, poteva farsi beffe allegramente. Che cosa ci insegna tutto ciò? Che i principi non basta proclamarli, bisogna poi garantirne l’effettività con un sistema di regole che li inverino e li difendano nel quotidiano. Allora che cosa ha fatto il Costituente nel 1947? Dopo aver proclamato il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, cioè della separazione e dell’equilibrio dei poteri, ha introdotto una serie di regole che rendessero effettivo quel principio, che scongiurassero il rischio che esso restasse scritto solo sulla carta. La principale di queste regole è stata l’istituzione di un organo costituzionale, che si chiama Consiglio Superiore della Magistratura, al quale è stato affidato il delicatissimo compito di sottrarre alla politica, al potere politico, tutta una serie di decisioni concernenti lo status giuridico (e anche la vita personale) del magistrato che, se assunte da chi è titolare di potere politico, rischiano inevitabilmente di condizionare le decisioni giudiziarie che quel magistrato si troverà ad assumere. I magistrati devono essere liberi di assumere le loro decisioni, in applicazione del diritto, senza timore delle conseguenze che ne potranno derivare. Il giudice davvero “terzo e imparziale” è il giudice che non ha paura, non ha paura di subire un arbitrario trasferimento ad altra sede, di avere un ritardo ingiustificato nella sua progressione in carriera, di vedersi incolpato disciplinarmente senza ragione, e così via. Tutti i provvedimenti amministrativi e disciplinari concernenti i magistrati devono essere assunti senza alcun condizionamento, neppure solo potenziale, da parte della politica. Perché tale condizionamento rischia inevitabilmente di “ricondurre”, per usare un verbo che forse piace ai membri del nostro attuale governo, i magistrati, inducendoli magari a non assumere quelle decisioni scomode e sgradite. E allora che cosa fece il saggio Costituente nel 1947? Disse: tutte queste decisioni – le assunzioni, le assegnazioni, le promozioni, i trasferimenti, i provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati – devono essere assunte da un organo che garantisca piena indipendenza dalla politica. Questo organo si chiama Consiglio Superiore della Magistratura, che non a caso è composto in maggioranza di magistrati eletti dai loro colleghi – ed è importante che siano “eletti” – e da una parte minoritaria di professori universitari in materie giuridiche e avvocati, eletti dal Parlamento in seduta comune. Per inciso, l’idea dei Costituenti era che questi componenti “laici” (ossia individuati tra professori e avvocati e non tra magistrati) sarebbero stati scelti tra i migliori giuristi del Paese, i quali, in perfetta autonomia come dovrebbe garantire il loro status, insieme ai componenti eletti dai magistrati avrebbero garantito un vero “autogoverno” della magistratura. Il che non è avvenuto, da quando la politica ha cominciato a designare al CSM persone che assicurassero il massimo grado di fedeltà alle linee politiche dei partiti che li esprimevano. Che cosa fa la riforma? Smonta il CSM, lo smonta in tre mosse. Primo: lo divide in due, e tutte le volte che tu dividi un organo in due lo indebolisci, perché secondo il noto principio “divide et impera” due consigli tenderanno a confliggere l’uno con l’altro, a prendere decisioni magari in contrasto reciproco, a delegittimarsi a vicenda. In ogni caso i due CSM non rappresenteranno più il complesso della magistratura italiana, ma due corpi separati (che si vorrebbero pure antagonistici) e già solo per questa ragione risulteranno indeboliti. Secondo: si sorteggiano i membri che provengono dalla magistratura. Non è una banalità, perché il sorteggio, oltre a essere umiliante in sé in quanto sembra presupporre che chiunque possa indifferentemente esercitare quella funzione senza badare a competenza, attitudine, carisma, credibilità personale e così via, impedisce che si realizzi quel necessario nesso di responsabilità e fiducia che solo l’elezione produce. Se io eleggo alcuni miei colleghi a svolgere un compito così delicato, quelle persone, che sono state investite con un mandato elettivo, si sentiranno particolarmente responsabili nell’esercitare quel delicatissimo ruolo. Invece si vuole sorteggiarli per sminuirne il ruolo, per banalizzarlo, quasi a dire “tu conti poco, ti sorteggio perché tanto potevo scegliere te come chiunque altro“. In un contesto in cui, invece, i membri laici non sono affatto sorteggiati, ma accuratamente scelti, dalla politica, tra i più fedeli, tra coloro che assicurino che gli interessi politici di coloro che li hanno scelti siano puntualmente perseguiti e realizzati. Una componente organizzata, da un lato, che si fronteggerà con una componente deliberatamente disarticolata, dall’altro. Terzo: si sottrae al Consiglio Superiore la più delicata delle funzioni attualmente svolte dal CSM, e cioè la funzione disciplinare, quella che concerne il controllo deontologico sul corretto esercizio della funzione giurisdizionale, che può costituire la leva più potente per il condizionamento delle decisioni giudiziarie. E questa funzione a chi la si conferisce? La si conferisce a una fantomatica Alta Corte Disciplinare, che solo il nome sembra inventato apposta per intimorire i magistrati, la quale sarà a sua volta composta da magistrati e professori (o avvocati), naturalmente sorteggiati i primi, e invece accuratamente scelti i secondi, con i medesimi meccanismi sopra descritti. Tutto ciò che cosa produce? Produce un aumento del timore da parte dei giudici delle conseguenze che potranno derivare dall’assunzione di determinate decisioni. Essi cominceranno di nuovo a pensare, come avveniva prima che la Costituzione istituisse quel CSM elettivo e autorevole: “ma se io prendo decisioni scomode, che cosa mi succede?” Oggi questo non avviene perché il CSM funge da scudo, da barriera, e difende i magistrati contro i tentativi della politica di condizionarne le decisioni. Il risultato è molto semplice: la Riforma abbassa in concreto le garanzie di indipendenza, che pure continuano ad essere proclamate in astratto. ANNA MARIA BIANCHI MISSAGLIA: Le motivazioni del Sì, che sono anche  in contraddizione tra garantismo e deriva securitaria, parlano di “invadenza della magistratura nelle decisioni della politica“.  PROF. ENRICO GROSSO Questa è una storia veramente curiosa, perché qui dobbiamo metterci d’accordo. I fautori del sì sviluppano due argomenti che sono tra di loro in aperta contraddizione. Da un lato sento dire che i magistrati devono essere ricondotti a un sistema in cui un giudice davvero “terzo” valuti con maggiore imparzialità le richieste del pubblico ministero, così da evitare che vi siano eccessi nella privazione della libertà personale, o che i cittadini siano perseguiti penalmente anche quando non dovrebbero esserlo. Insomma, il sì servirebbe a limitare il potere eccessivo che oggi avrebbero i pubblici ministeri di pregiudicare i diritti dei cittadini innocenti. Si tratta di una narrazione garantistica e liberale, attraverso la quale si vorrebbe far passare il messaggio che la riforma serva a difendere gli individui dalle ingerenze arbitrarie da parte della magistratura sulla loro libertà. Circola però anche la narrazione opposta. Quella secondo cui oggi i magistrati si ribellerebbero alle politiche securitarie del governo, e dunque sarebbe per colpa dei magistrati se circolano nel paese così tanti criminali e così tanti immigrati irregolari, mentre il governo vorrebbe tanto difenderci dai criminali ma non riuscirebbe a farlo per colpa dei giudici che “si mettono di traverso”. Ora, si devono mettere d’accordo tra di loro: il sistema attuale è sbagliato perché è troppo repressivo o è sbagliato perché è troppo liberale e garantista? La verità è che sono erronee entrambe le narrazioni. Ciò che davvero disturba il potere, il potere politico, è una magistratura che si sottragga ai suoi condizionamenti, che assuma decisioni libere, applicando la legge e – soprattutto – la Costituzione senza guardare in faccia a nessuno, anche contro il volere di chi sta al governo, qualunque sia il colore politico di quel governo. Ma vogliamo ricordare quello che è successo nell’ultimo anno? Il Governo è riuscito a litigare con la Corte di Cassazione, con la Corte Costituzionale, con la Corte dei Conti, con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la Corte Europea dei diritti dell’uomo, financo con la Corte Penale Internazionale (vi ricordate il caso Almasri?). Allora, quando un governo comincia a litigare con tutte le massime corti giudiziarie, interne e sovranazionali, c’è qualcosa che non va. Ciò significa che in realtà è il potere politico ad essere sempre più insofferente nei confronti di qualsiasi forma di controllo. Ed è proprio questo lo spirito della riforma: abbassare di fatto l’indipendenza e l’autonomia della magistratura per sottrarre la politica ai controlli cui oggi è per fortuna sottoposta. Questa riforma è figlia dell’insofferenza nei confronti di qualsiasi attività di controllo e di tutela della legalità, che è l’attività tipica di ogni organo di garanzia nello Stato di diritto. Del resto, tutto ciò è stato ampiamente confermato dal Ministro Nordio nel suo libro recentemente pubblicato, quando ha scritto, in un passo che cito sempre, a pagina 122 – ormai mi ricordo pure la pagina – “non vedo perché l’opposizione dovrebbe contrastare questa riforma, in fondo anche l’opposizione quando tornerà al governo con questa riforma recupererà la sua libertà d’azione“. Ecco, è proprio questo che vogliono i sedicenti riformatori, ed è proprio questo che non voglio io. Cioè che la politica abbia una completa libertà d’azione dai controlli giudiziari. La politica non può pretendere, in uno stato costituzionale, di sottrarsi ai controlli giudiziari che qualificano lo Stato, appunto, come Stato costituzionale di diritto. ANNA MARIA BIANCHI MISSAGLIA  Questa riforma della magistratura non finisce qui, se sarà confermata dal  referendum ci saranno ulteriori  sviluppi, forse ancora peggiori.  Il ministro Tajani proprio recentemente ha dichiarato: “Dobbiamo andare avanti, non basta la separazione delle carriere, penso alla responsabilità dei magistrati, penso ad aprire un dibattito se è giusto o meno conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati, discutiamone...” PROF. ENRICO GROSSO : Forse quest’ultimo particolare, rivelato in un impeto di sincerità, dovrebbe far riflettere ancora di più tutti gli italiani sul possibile futuro che ci aspetta se questa riforma dovesse passare. Mi chiedo veramente se quella che hanno lanciato non cominci ad avere l’aspetto di una vera e propria crociata nei confronti del potere giudiziario, additato di tutte le colpe, e al quale si vorrebbe ora addirittura sottrarre la possibilità di disporre della polizia giudiziaria. Vorrei fare presente che oggi, per fortuna, la polizia è sotto il controllo della magistratura, cioè la polizia, nel momento in cui svolge attività di indagine e di controllo sulla commissione di reati, obbedisce agli ordini dei magistrati e non dei politici. Sapete qual è oggi, tra i tanti, il principale Paese in cui organi di polizia rispondono e obbediscono direttamente agli ordini del governo, e sono espressamente sottratti al controllo da parte della magistratura, tanto che quest’ultima non riesce più neppure a incriminare singoli agenti per i loro eccessi di violenza a danno dei cittadini? Sono gli Stati Uniti d’America: a Minneapolis il corpo dell’Immigration and Customs Enforcement, ormai famigerato in tutto il mondo civile, agisce fuori da qualsiasi controllo giudiziario preventivo, e si è messo a sparare per le strade ai cittadini americani inermi. Ovviamente io non sto dicendo che domani in Italia la polizia sparerà sui cittadini italiani inermi, ci mancherebbe! Ma quella è la possibile deriva di una polizia sottratta al controllo dell’autorità giudiziaria e direttamente rispondente ai governi: quando le autorità di polizia non sono più sotto il controllo dei magistrati, ma sono direttamente sotto il controllo del governo, il rischio è che il governo finisca per utilizzare la polizia per i suoi scopi, che oggi magari sono scopi perfettamente compatibili con le regole dello Stato di diritto e con l’amministrazione imparziale della giustizia, ma che non sappiamo se e fino a quando continueranno ad essere intesi nello stesso modo. Ricordiamoci che le leggi (e le costituzioni) sono scritte nei momenti di saggezza, per potersene servire nei momenti di follia. Le leggi (e le costituzioni) sono le corde che legano Ulisse all’albero maestro, per impedirgli di saltare in acqua e inseguire le sirene che lo perderanno. Teniamoci stretta, per favore, almeno la garanzia che l’attività di polizia sia controllata rigorosamente e quotidianamente dall’autorità giudiziaria. Questa è una delle grandi conquiste che il costituzionalismo ha saputo infine realizzare, e che la Costituzione italiana ha voluto prevedere proprio allo scopo di superare definitivamente una fase storica, nella quale credo nessuno di noi vorrebbe essere ricacciato. Quel periodo buio della storia d’Italia, quando la polizia era a disposizione, e a discrezione, del governo. Era il ventennio fascista. Spero che nessuno rimpianga quei tempi. 1 febbraio 2026 vai a I video – Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli con gli altri video della serie e il calendario vedi anche Riforma costituzionale della magistratura, cronologia e materiali Per osservazioni e precisazioni: laboraatoriocarteinregola@gmail.com
February 1, 2026
carteinregola
Cosa cambia con la riforma petrolifera del Venezuela
Dopo l’attacco statunitense e il rapimento del presidente Maduro molti si interrogano su come e quanto il processo socialista bolivariano sia stato “compromesso”. La recente modifica della “legge petrolifera” è diventata sua volta occasione di interpretazioni “liquidazioniste”, sempre sviluppate ignorando il testo e le ragioni della riforma. Questo articolo di […] L'articolo Cosa cambia con la riforma petrolifera del Venezuela su Contropiano.
January 28, 2026
Contropiano
I video – Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli
Serie di video per comprendere cosa c‘è in gioco nel Referendum sulla riforma della magistratura. Ogni martedì e venerdì alle 19 una nuova puntata sulle pagine Facebook e Youtube di Carteinregola Cominciamo il 23 gennaio con un’intervento del costituzionalista Francesco Pallante: Come la Costituzione garantisce la separazione dei poteri e  l’autonomia della magistratura. Tra poche settimane si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura e nonostante lo straordinario risultato delle 500.000 firme raccolte in poche settimane per la richiesta di referendum popolare, le forze del SI continuano ad essere in vantaggio,  seppure con una progressiva riduzione della distanza dal fronte del NO. Il motivo principale è il disinteresse di molti cittadini, che pensano che la riforma non li riguardi, e soprattutto la disinformazione, favorita anche dalla  complessità dell’argomento, che  premia  gli  slogan di facile presa su chi – i più – non ha occasione di informarsi o di essere informato, e penalizza chi vuole  spiegare seriamente le tante ragioni  per opporsi. L’ impegno è quindi, come sempre, sul fronte della comunicazione, per  moltiplicare le occasioni di incontro e di dibattito e per  realizzare e diffondere materiali accessibili a tutti, che facciano comprendere che non si tratta di difendere i magistrati, ma i principi della nostra Costituzione e l’autonomia della magistratura, che sola può tutelare i cittadini – soprattutto i più deboli – dalla prepotenza dei più forti. L’Associazione Carteinregola, come già durante l’iter di approvazione dell’Autonomia regionale differenziata, intende lanciare una serie di puntate di approfondimento dei motivi del NO, con video di 10’ circa, ciascuno dedicato a uno slogan dei sostenitori della riforma trasformato in FAQ (domande frequenti) a cui risponde un esperto/a sul tema, rivelando la realtà che si cela  dietro le trombe della propaganda.  Interventi che possono riguardare gli aspetti giuridici della riforma e le loro ricadute, soprattutto sui diritti dei cittadini, o interventi dei protagonisti di tante realtà della società civile che hanno aderito ai comitati del NO, ciascuna con le motivazioni che scaturiscono dalla storia e dall’identità dell’organizzazione. Sono invitati a intervenire i presidenti dei Comitati del NO, giuristi, magistrati, avvocati, insieme a rappresentanti di tante organizzazioni della società civile che si stanno impegnando nella campagna. Hanno già dato la disponibilità: Silvia Albano, segretaria di Magistratura Democratica, Gaetano Azzariti, costituzionalista, Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’appello di Roma, Marina Boscaino, portavoce Comitati no AD, Christian Ferrari, Cgil nazionale, Enrico Fontana, Segretario di Legambiente nazionale, Elena Granaglia, Forum Disuguaglianze Diversità, Enrico Grosso, Presidente Comitato Giusto Dire NO, Rocco Maruotti segretario dell’associazione nazionale Magistrati, Francesco Pallante, costituzionalista, Maria Teresa Polito, magistrata della Corte dei conti, Emilio Ricci vicepresidente ANPI, Giovanni Salvi, già Procuratore generale della Repubblica. La  serie si aprirà venerdì 23 gennaio dalle 19, con un’intervento del costituzionalista Francesco Pallante sulle basi costituzionali della nostra democrazia, con la separazione dei poteri e l’ordinamento che ha garantito dal 1948 a oggi l’autonomia della magistratura e da alcuni interventi che affrontano  lo scenario  generale delle riforme in atto che si collocano, insieme a quella della magistratura, in un quadro di smantellamento di molti fondamenti e diritti costituzionali: dall’autonomia differenziata al premierato, dal Decreto sicurezza alla riforma della Corte dei Conti, alla riforma della legge elettorale, tutti  indici di un disegno inteso a rafforzare l’esecutivo. Quindi la serie passa in rassegna, in ogni puntata, un argomento specifico delle “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, per rispondere alle principali argomentazioni del SI, indicando per ciascun argomento le ricadute sui cittadini. Di seguito alcuni esempi: Una riforma della giustizia?  (Una giustizia più  efficiente,  più rapida,  più giusta per il cittadino?) Una riforma della separazione delle carriere? (Un giudice più imparziale e indipendente dal PM? Difensore e PM uguali davanti al Giudice? Il cittadino sarà più o  meno tutelato dal nuovo  PM?) La magistratura sarà meno “politicizzata”? (La scelta del sorteggio libererà il Consiglio Superiore della Magistratura dalle correnti ?Le correnti dei magistrati sono un male da eliminare?) L’autonomia della magistratura sarà garantita?  (Il pubblico ministero sarà sottoposto all’esecutivo?  La nuova  speciale corte disciplinare funzionerà meglio dell’attuale CSM? ) Ecc. In  parallelo sono proposte le testimonianze e le ragioni delle tante realtà della società civile che si stanno impegnando per la campagna referendaria Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 21 gennaio 2026
January 22, 2026
carteinregola
Il 1° gennaio 2026 in Liguria si celebra il funerale della riforma sanitaria
Sono nato nel primo dopoguerra in una piccola clinica privata, una delle pochissime a Milano, città dove fino al 1971, quando aprì l’Ospedale San Raffaele, non c’erano praticamente ospedali privati. La clinica era convenzionata con la mutua aziendale Pirelli (dove lavorava mio padre), una delle tantissime casse mutue (i medici della mutua…), unificate nel 1943 nell’INAM, che sono vissute fino al 1978, quando è stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con la Legge 833 del 23 dicembre 1978. Una legge ispirata all’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Dagli anni ’60 era iniziata nel sindacato, nei partiti e nella società, con i contributi di tante personalità (tra cui mi sembra giusto ricordare Giovanardi, Macaccaro e Giovanni Berlinguer), un’analisi sulla salute e l’assistenza sanitaria in Italia, che fino al 1978 era frammentata e gestita da casse mutue di categoria, con forti disuguaglianze nell’accesso alle cure. Di certo sulla nascita della Legge 833, concordata da Dc, Psi e Pci nel clima del “compromesso storico”, hanno assai influito anche le grandi lotte operaie degli anni ’70 contro la nocività in fabbrica, le lotte per l’abolizione dei manicomi (la Legge Basaglia è del maggio 1978) e le numerose lotte ospedaliere (1975-77). Mi pare importante ricordare, in questi nostri anni bui, che l’Articolo 1 della Legge 833 prevedeva che “l’attuazione del SSN compete allo Stato, alle Regioni e agli Enti Locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini.” Il finanziamento del SSN doveva avvenire tramite l’istituzione di un Fondo Sanitario Nazionale (FSN), il cui ammontare veniva determinato annualmente dal governo. Con la 833 si legiferò la riunificazione di Prevenzione, Sanità e Riabilitazione nelle Unità Sanitarie Locali (USL), con la stesura di un Piano Sanitario Nazionale (art. 53), che doveva essere articolato in un Piano Sanitario Regionale dalle Regioni, a cui spettavano anche funzioni di controllo, ma che con l’ Art.13 attribuiva ai Comuni tutte le funzioni amministrative in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera, che non fossero espressamente riservate allo Stato ed alle Regioni. Negli anni ’80, con l’attacco allo Stato Sociale della coppia Reagan-Thatcher e l’esplosione del capitalismo finanziario, iniziò in Italia l’attacco liberista al SSN, realizzatosi in successive leggi, che alterarono del tutto spirito e dettato della 833. Il primo attacco fu l’introduzione dei ticket sanitari nel 1982, in contrasto col fatto che il SSN era finanziato con le entrate fiscali, che dovevano già essere progressive. Ma lo stravolgimento completo fu opera del governo Amato, che per ridurre i costi in aumento del SSN, deliberò la legge di Riforma De Lorenzo N. 502/1992, per cui le Regioni esautorarono i Comuni nella gestione della sanità, con le Usl diventate Asl, cioè Aziende Sanitarie e così pure i grandi ospedali, introducendo la gestione manageriale della Sanità: la legge sostituì nella gestione gli organi politici con organi tecnici, in cima un Direttore Generale nominato dal Presidente della Giunta Regionale. Ai Sindaci restavano solo le misure di emergenza sanitaria e igienica-ambientale. Come ciliegina, si introdusse l’attività libero-professionale all’interno delle strutture pubbliche da parte dei medici dipendenti, una particolarità del SSN italiano. Infine la legge n. 229/1999, la riforma Bindi, «per la razionalizzazione del sistema sanitario», ha consolidato il processo di aziendalizzazione, ridefinendo i principi della sanità pubblica in termini di sostenibilità, appropriatezza ed efficienza. Il decreto ha rafforzato il ruolo programmatorio dello Stato attraverso il Piano Sanitario Nazionale triennale, attribuendo alle Regioni maggiore responsabilità nella gestione dei servizi sanitari locali e imponendo vincoli di bilancio alle Aziende Sanitarie. Questo progressivo accentramento ed esclusione dei Comuni e della partecipazione dei cittadini ha contribuito alla buffonata dilagante di chiamare i Presidenti delle Giunte Regionali Governatori ed anche alla richiesta di Autonomia Differenziata delle Regioni leghiste più ricche del Nord Italia. Nel 2024 in Italia la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del PIL, minore della media europea (6,9%), indecente rispetto alla Germania (10,6% del PIL) . Sempre nel 2024 in Italia la spesa sanitaria pubblica pro-capite si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7, con un valore di $ 3.835, nettamente inferiore alla media dei Paesi europei ($ 4.689) e ridicola rispetto alla Germania ($ 8.080). I dati della Relazione sui servizi pubblici del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) hanno dimostrato che il ruolo della sanità privata in Italia, sempre più preponderante e in aumento, ormai sfiora i 48 miliardi, con un aumento tra il 2023 e il 2024 del 4%, (circa il 25% del totale della spesa sanitaria nazionale) e ha premiato la sanità privata pura, che dal 2016 al 2023 ha raddoppiato gli incassi (da 3,1 a 7,2 miliardi, +137%). A fronte di questa decadenza della Sanità Pubblica, la Regione Liguria, con la popolazione più vecchia d’Europa (età media 49,4 anni), già dal 2018 ha accentrato a livello regionale, sottraendolo alle sue 5 ASL, il Cup per le prenotazioni delle prestazioni sanitarie, rendendo certamente più difficoltoso l’accesso, specie per gli anziani. Dal 1° gennaio 2026 una riforma porterà la Regione Liguria a un’unica Azienda, la ATS-Associazione Tutela Salute, con una nuova gestione guidata da un super-commissario, che centralizza tutti gli aspetti amministrativi e burocratici e “si articola in 5 aree sociosanitarie liguri, corrispondenti ai territori delle attuali 5 aziende sociosanitarie.” Ci sarà un’Azienda Ospedaliera Unica per la città di Genova, a cui risponderanno gli ospedali Villa Scassi, San Martino, Galliera e il futuro ospedale degli Erzelli. Inoltre saranno unificate le centrali del 118. E’ da considerare che la Liguria è una delle regioni più piccole di Italia, con 5,4 mila KM2 di superficie, 350 Km di costa e 1,51 milioni abitanti. E ricordiamoci la decadenza della città di Genova: aveva 800 mila abitanti nel 1971 ora ne ha 525 mila! E le Case di Comunità, cioè i presidi nel territorio? Sono 33 le Case di Comunità previste dal Pnrr in Regione Liguria, da attivare entro il 2026, ma per ora solo 16 hanno almeno un servizio sanitario attivo, mentre il 51,5% non è ancora operativo. La cifra si riduce a 6 se si guarda l’attivazione di tutti i servizi obbligatori (eccetto presenza medica e infermieristica) e addirittura a 2 con tutti i servizi obbligatori attivi, inclusa la presenza medica e infermieristica (il 6%). Solo 2 su 11 ospedali di comunità sono operativi. In compenso aumentano di continuo in Liguria (e Piemonte) le Case della Salute private della famiglia Pesenti, che ha venduto Italcementi e dal 2020 investe nella sanità privata. In Italia hanno una sola ASL solo due Regioni con poca popolazione, Molise e Valle d’Aosta, ma questa riforma della Liguria sarà di esempio per le 9 Regioni con meno di 2 milioni di abitanti, soprattutto quelle gestite dal centrodestra? Penso di sì: la strada verso la ultra-privatizzazione della sanità e alle assicurazioni private, per chi ha i soldi e può farlo, è sempre più larga!. A Genova e in Liguria l’opposizione, pur dichiarando che la riforma era un favore ai privati e uscendo dall’aula al momento della votazione, ha contrastato debolmente questa decisione della Giunta di centrodestra (da anni assai influenzata dalla Lombardia, vedi l’ex Presidente Toti, ex berlusconiano di Mediaset) e l’ANCI non ha difeso l’ulteriore espulsione dei Comuni dalla sanità. I sindacati hanno manifestato durante la votazione con striscioni e fumogeni davanti al Consiglio Regionale e hanno parlato di salto nel buio, ma io ritengo sia ben più di questo: il Direttore Generale diventa il vero padrone e gli operatori sanitari, già insufficienti, potrebbero venire trasferiti a suo giudizio nei vari luoghi di lavoro dell’ATS unica. Antonio Lupo – Referente ISDE -Medici per l’Ambiente Liguria Redazione Italia
December 31, 2025
Pressenza