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Milano, studenti del Tito Livio occupato: “Vogliamo essere protagonisti del nostro presente e artefici del nostro futuro”
Oggi, martedì 27 ottobre, noi studenti del Liceo Classico Tito Livio, in seguito a una votazione, abbiamo deciso di occupare. In tutte le scuole italiane si sta risvegliando una rinnovata coscienza della necessità di un cambiamento radicale nel nostro sistema scolastico. Siamo qui, dunque, per esprimere il nostro dissenso e la nostra rabbia nei confronti di uno Stato che non ci ascolta e ignora le esigenze e i bisogni dei giovani del suo Paese. Il Tito Livio è una realtà fortunata e privilegiata, che offre spazi sicuri e accoglienti, un’ampia ed efficiente dotazione di materiali didattici e un clima di ascolto e rispetto reciproco tra studenti, corpo docente e dirigenza scolastica. La nostra protesta, pertanto, non nasce tanto dalla nostra identità di studenti del Liceo Tito Livio, quanto dalla consapevolezza di essere cittadini italiani, parte di una più ampia comunità che ogni giorno si trova a fare i conti con un sistema scolastico fallimentare, le cui contraddizioni e carenze strutturali non possono più essere ignorate. Una più ampia comunità che da anni cerca di portare all’attenzione delle istituzioni i numerosi problemi della scuola italiana, ricevendo in risposta, nel migliore dei casi, indifferenza e, nel peggiore, repressione. La nostra condizione privilegiata non può, dunque, e non deve indurci a volgere lo sguardo altrove; non può e non deve impedirci di dare voce alla nostra rabbia e alla nostra frustrazione di fronte a problemi sistemici tangibili a noi studenti del Tito Livio; non può e non deve impedirci di unirci alle proteste degli altri studenti italiani in atto in questo momento, anche quando le rivendicazioni avanzate non riguardano direttamente la nostra scuola. Infatti, in quasi quattro anni di governo, non solo non è stata deliberata nessuna politica per risolvere i disagi che abbiamo espresso, ma, al contrario, ne sono state approvate altre che hanno peggiorato la nostra già critica situazione. L’Italia continua a relegare l’istruzione ai margini delle proprie priorità politiche ed economiche, destinandole appena il 4% del PIL, contro una media europea del 4,8%, e soltanto l’8% della spesa pubblica complessiva: una percentuale che ci colloca all’ultimo posto nell’Unione Europea e che testimonia un grave sotto-finanziamento, perpetuato da governi di ogni colore politico e tuttora irrisolto. Un sotto-finanziamento che contribuisce ad alimentare una crisi infrastrutturale ormai impossibile da ignorare: è stato rilevato, pertanto, che su 40mila scuole statali, 36mila risultano non a norma; l’80% delle scuole milanesi. Soltanto tra settembre 2025 e agosto 2026 sono stati registrati 68 episodi di crollo e distacco di elementi edilizi nelle scuole italiane. Garantire un luogo sicuro in cui studiare non dovrebbe essere un privilegio, ma un presupposto imprescindibile del diritto all’istruzione. Questo sotto-finanziamento non ha come vittime solo noi studenti, ma anche i professori: lo stipendio di un docente italiano con 15 anni di carriera è infatti di soli 1.600 euro al mese, il più basso in tutta l’Europa occidentale e a questa problematica va ad aggiungersi anche quella del precariato: nell’anno scolastico 2026/27, il sistema scolastico italiano ha fatto ricorso a oltre 155.000 incarichi a tempo determinato, mentre migliaia di posti sono rimasti senza assegnazione per mancanza di candidati nelle graduatorie. Una crisi che investe tanto le condizioni lavorative degli insegnanti quanto la continuità didattica degli studenti. Motivo per cui molte scuole sono inoltre sprovviste di educatori e insegnanti di sostegno per gli alunni più in difficoltà; il 60% degli alunni con disabilità è costretto a cambiare insegnante di sostegno almeno una volta nel proprio percorso scolastico. Come possiamo pretendere un’istruzione di qualità se non siamo disposti a riconoscere, anche economicamente, il valore di chi ha il compito di garantirla? Ma le criticità della scuola italiana non si esauriscono nel sotto-finanziamento: ci troviamo di fronte a un sistema scolastico ancora profondamente classista, che troppo spesso, anziché contrastare le disuguaglianze sociali, finisce per riprodurle. Una gerarchizzazione dei percorsi di istruzione che si riflette anche nelle opportunità formative. Infatti, secondo i dati INVALSI 2026, mentre il 77% degli studenti dei licei classici, scientifici e linguistici raggiunge competenze adeguate in italiano, negli istituti tecnici la percentuale scende al 41% e nei professionali al 20%. La scuola non può e non deve limitarsi a preparare lavoratori, né permettere che la provenienza sociale condizioni le opportunità culturali di ciascuno: deve essere, prima di tutto, uno strumento di emancipazione. Una scuola che, del resto, continua a portare con sé l’eredità di un modello concepito oltre un secolo fa. Infatti, era il 1923 quando, in pieno ventennio fascista, la riforma Gentile consolidava un sistema d’istruzione rigidamente gerarchizzato, pensato per una società profondamente diversa dalla nostra. L’impostazione didattica attuale è innegabilmente ancora basata sulla trasmissione passiva delle conoscenze, sulla memorizzazione e sulle lezioni frontali che non stimolano lo studente al ragionamento e non lo invogliano a imparare, focalizzandosi unicamente sulla valutazione del risultato. Questo sistema così rigido, soffocante e privo di sguardo sul futuro non solo ha un evidente riscontro negativo sul benessere psicologico degli studenti di oggi, ma non compie nemmeno il suo dovere di prepararci al mondo esterno alla scuola e di fornirci gli strumenti per capire la realtà: l’educazione civica, anziché costituire una disciplina autonoma e strutturata, affidata a docenti specificamente formati, viene frammentata tra materie e insegnanti diversi, rischiando di ridursi a interventi occasionali e disorganici. Eppure, secondo lo studio internazionale ICCS 2022, che ha coinvolto circa 82.000 studenti, le competenze civiche sono ancora profondamente condizionate dalla provenienza socioeconomica. Conoscere le istituzioni, comprendere i propri diritti e sviluppare una coscienza politica non può essere un privilegio di chi dispone già degli strumenti culturali per farlo: deve essere un diritto garantito a tutti. E non è l’unica disciplina a essere stata messa da parte: la necessità di un’educazione sessuale e sessuo-affettiva obbligatoria, continuativa e scientificamente fondata, fin dai primi anni di scuola, è più forte che mai. Le 97 donne uccise solo lo scorso anno a causa di femminicidio, infatti, non sono state solo vittime di uomini pazzi o incoscienti, ma di una società patriarcale che si rifiuta di educare i giovani al rispetto e che, davanti a un bisogno così evidente, si dimostra cieca. Di fronte a tutto questo, infatti, l’educazione sessuo-affettiva è stata vietata nella scuola primaria e limitata notevolmente in quella di secondo grado, rendendo necessaria l’approvazione dei genitori per far prendere parte ai figli a queste lezioni. E questo nonostante, secondo uno studio dello Youth Endowment Fund, progetti educativi di questo tipo possano ridurre mediamente gli episodi di violenza del 17%. La violenza non si combatte soltanto quando si manifesta: si previene, a partire dall’educazione. E non possiamo continuare a pretendere di risolvere le conseguenze di problemi che ci rifiutiamo di prevenire. Per quanto le istituzioni si rifiutino di prenderne atto, sui banchi di scuola ora ci siamo noi, studenti del 2026, che non possiamo più essere messi in uno stampo pensato per le generazioni passate. Siamo una generazione profondamente diversa da tutte quelle che ci hanno preceduto, con caratteristiche e talvolta fragilità diverse che, invece di essere valorizzate da un sistema scolastico che dovrebbe seguire il corso della storia, sono appiattite per renderci uguali allo spettro di un passato che non esiste più, rendendo la nostra diversità una debolezza. E le conseguenze di questa rigidità si intrecciano con un malessere generazionale che non possiamo più permetterci di ignorare. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, già nel 2022 il 60% dei ragazzi e il 78% delle ragazze di quindici anni lamentava una situazione di disagio psicologico legato allo stress scolastico. Una pressione cresciuta costantemente tra il 2010 e il 2022, fino a raggiungere i livelli più alti registrati dall’indagine. Come può un’istituzione che dovrebbe accompagnarci nella crescita continuare a sottovalutare il peso che la stessa esperienza scolastica può avere sul nostro benessere? E di fronte a tutto questo, quali risposte arrivano dalle istituzioni? Il consenso preventivo per l’educazione sessuale, il tetto del 30% per determinate categorie di studenti stranieri, l’inasprimento del voto in condotta, il divieto dei cellulari persino per finalità didattiche, fino all’introduzione della bocciatura per chi si rifiuta deliberatamente di sostenere il colloquio di Maturità, in risposta alle proteste studentesche del 2025. E mentre chiediamo una riforma strutturale dell’istruzione, il governo propone persino di ribattezzare gli istituti tecnici e professionali, come se cambiare il nome di una scuola significasse cambiarne la realtà. Una politica che troppo spesso sembra non considerarci per ciò che siamo – studenti, cittadini, soggetti della vita democratica, con bisogni, diritti e rivendicazioni – ma piuttosto come strumenti di propaganda, come argomenti da spendere nel dibattito pubblico, come un mezzo per raccogliere consenso elettorale. Noi non vogliamo essere il terreno su cui si combattono le campagne elettorali di qualcun altro. Vogliamo una scuola che educhi anziché limitarsi a punire, che ascolti anziché limitarsi a giudicare, che affronti le proprie contraddizioni anziché nasconderle dietro provvedimenti simbolici. Queste e molte altre sono le motivazioni che ci hanno spinti a prendere questa decisione: il carovita che aumenta senza sosta, totalmente ignorato dal nostro governo, contro il quale sciopereremo il 30 ottobre. Un futuro incerto fatto di guerra e sfruttamento. I continui decreti-legge adottati dal governo Meloni che limitano fortemente i nostri diritti. L’aumento delle forze di polizia a seguito delle manifestazioni del 17 ottobre. Occupiamo in solidarietà ai manifestanti del Sud Italia, che, senza fermarsi di fronte a niente, continuano a lottare. Occupiamo perché lo Stato, invece di darci soluzioni, ci dà repressione. Occupiamo perché a noi studenti non basta più essere il futuro: vogliamo essere il presente. Non vogliamo più essere spettatori di un domani scritto da chi non ci ascolta, da chi ci prevarica, da chi pretende di decidere per noi. Vogliamo essere protagonisti del nostro presente e artefici del nostro futuro, a partire dall’istruzione.   Redazione Milano
October 30, 2026
Pressenza
BRESCIA: INIZIATA L’OCCUPAZIONE DELLA PALESTRA AL LICEO ARTISTICO OLIVIERI “CONTRO CAROVITA, TAGLI ALL’ISTRUZIONE E RIARMO”
Dopo l’occupazione temporanea al liceo scientifico Leonardo di via Balestrieri a Brescia, è iniziata questa mattina all’ora di ricreazione la protesta di studenti e studentesse del liceo artistico Olivieri in via Oberdan. “Contro carovita, contro i tagli all’istruzione e il riarmo” i giovani dell’Olivieri si sono radunati all’interno della palestra dove sono previsti in mattinata laboratori e assemblee. Le proteste all’interno degli istituti scolastici bresciani precedono quello che sarà lo sciopero generale di domani, venerdì 30 ottobre, previsto in tutta Italia con cortei e blocco dei porti. A Brescia l’appuntamento è alle ore 9 alla Metro San Faustino. Alle ore 10.30 abbiamo raggiunto Caterina, studentessa dell’Olivieri. Ascolta o scarica.
October 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Motivazioni e richieste dell’occupazione al Campus Einaudi
Da lunedì sera è stato occupato il Campus Luigi Einaudi, sede dei dipartimenti di Culture,   Politica e Società, Economia e Statistica e Giurisprudenza dell’Università di Torino. Alla   conferenza stampa di ieri, 27 ottobre, i portavoce dell’assemblea CPS hanno esposto   motivazioni e richieste. LE MOTIVAZIONI DELL’OCCUPAZIONE In seguito alle elaborazioni assembleari di lunedì sera (26 ottobre), partecipate da più di 400   persone, si è giunti alla conclusione che occupare fosse una necessità: «(…) per dare un segnale chiaro alle istituzioni, all’università, al ministero e al governo che noi contiamo, che noi siamo tanti, siamo numerosi e possiamo esprimere una forza, esprimere il potere e pertanto esprimere delle rivendicazioni concrete riguardo alle nostre vite, riguardo decisioni che troppo spesso vengono prese non solo senza la nostra consultazione, ma soprattutto contro di noi.» L’occupazione vuole essere un terreno di rivendicazione politica studentesca, altresì capace   di allargare la mobilitazione oltre l’università e oltre Torino a tutti i settori sociali: «(…) vogliamo che sia anche un progetto di elaborazione politica, di politicizzazione,   per portare all’interno dell’università tematiche troppo spesso ignorate, soprattutto   nelle aule. Vogliamo che l’Accademia sia un luogo in cui quello che studiamo, il   sapere che produciamo, non sia al servizio della guerra, non sia al servizio degli   interessi di pochi, ma che sia qualcosa di funzionale al progresso, al miglioramento e   all’emancipazione della società.» LE RICHIESTE AVANZATE Si richiedono: Al Ministero dell’Università e della Ricerca 1. Studentati PNRR pubblici : attualmente, il 96% dei 33mila posti letto realizzati   con il PNRR sono in mano a privati, con conseguenti prezzi di mercato privati (in   molte città si trovano nella fascia 500-1000€). Si richiede che vengano posti sotto   ente pubblico anche i 27mila posti letto ancora promessi. 2. Fondi alle università erogati non su criteri di premialità ma sul bisogno :   oggi i fondi sono distribuiti sulla premialità della produzione scientifica, creando un   circolo di definanziamento agli atenei in difficoltà. A Edisu ed alla regione Piemonte 3. Medesimi standard di vivibilità in tutte le residenze : anche in quelle fuori   Torino, dove alcuni studenti sono stati trasferiti all’ultimo senza preavviso. Dei 3000   nuovi posti letto molti sono in mano a privati, andando a creare studentati di lusso   (vd. punto 1), riservati di fatto agli studenti più abbienti e preclusi proprio a coloro a   cui il diritto allo studio dovrebbe rivolgersi. 4. Un fondo per il premio di laurea : oggi ricavato da avanzi e da altre erogazioni. 5. Borsa da fuori sede per i rinunciatari al posto letto : presentando il contratto   d’affitto. Oggi chi rifiuta uno studentato scomodo ricade nelle borse di studio da  pendolari, insufficienti. All’Università degli Studi di Torino 6. Stop agli accordi con l’industria bellica : rescissione degli accordi con Leonardo  e Thales Alenia Space; trasparenza e maggiore vigilanza sull’accordo appena firmato   dalla rettrice Prandi con Confindustria. 7. Presa di posizione contro i tagli FFO [1] verso il MUR [2] e la CRUI[3] : attualmente la   spesa in istruzione si aggira attorno al 4% del PIL, con una media europea del 4,9%. 8. Fondi contro il precariato di ricercatori e personale tecnico-amministrativo. 9. Investimenti negli spazi : i tagli di finanziamenti pubblici hanno portato a sedi con   insufficiente numero di aule. Si potrebbe presentare il rischio di introdurre il numero   chiuso in alcuni corsi. 10. Rimborso spese per i tirocinanti curriculari : come al momento avviene per i   tirocini extracurricolari. Al governo Meloni Internalizzare i lavoratori : modifica nel codice degli appalti. L’appalto dell’aula   studio Murazzi, affidato alla multinazionale Sodexo: «si è tradotto in condizioni   lavorative disastrose, straordinari non pagati, diritti non garantiti, licenziamenti   arbitrari», in un ateneo che accusa un buco di bilancio di 62 milioni di euro. Congelamento degli affitti e blocco degli sfratti : a Grugliasco, dove sono in   corso i lavori per la Città delle Scienze , nuovo polo scientifico di UniTo, si denunciano   rincari degli affitti di 100-200€. Si richiedono canoni vincolati a parametri definiti. Ripristino del taglio delle accise di 24 centesimi. Uscire dal riarmo : «vogliamo che il governo Meloni si sottragga dal piano di   Trump del 5% del PIL investito in industria bellica, si sottragga dal piano di riarmo   europeo, e che tutto ciò venga reinvestito sui settori di cui abbiamo parlato.»   (vd.sopra) Dimissioni . «(…) a partire da questa mobilitazione interna al Campus Einaudi, vogliamo lanciare un   appello a tutte le università, agli studenti, ai precari, ai docenti perché si esprimano, perché   blocchino le loro sedi, blocchino le lezioni, facciano occupazioni, si uniscano agli studenti in   lotta – che qui a Torino hanno bloccato più di 30 scuole – si uniscano ai lavoratori anche   verso la convergenza del 30 ottobre, per dare un colpo decisivo a questo governo, mandarlo a   casa, per ottenere finalmente una vita degna per tutti e tutte, al di là di guerra, al di là di   precariato, e per ottenere una vita dignitosa.» VERSO LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE Oggi (28 ottobre) gli occupanti incontrano la rettrice Prandi e il prorettore Cuniberti. Viene   proposto un ricco calendario di laboratori, formazioni, lezioni alternative con il sostegno di professori del dipartimento, pasti della giornata condivisi, interazioni con diversi collettivi,   workshop e assemblee. Il programma delle giornate è disponibile sui canali social del CPS,   sempre in aggiornamento. Instagram @assemblea.cps Foto Francesco Spina [1] Fondo di Finanziamento Ordinario, principale strumento con cui lo Stato finanzia le università   Italiane [2] Ministero dell’Università e della Ricerca [3] Conferenza dei rettori delle università italiane   Chiara Alabiso
October 28, 2026
Pressenza
BRESCIA: CENTINAIA DI STUDENTESSE E STUDENTI OCCUPANO IL LICEO LEONARDO DI VIA BALESTRIERI
A Brescia studentesse e studenti hanno occupato il liceo Leonardo di via Balestrieri, 6, che conta poco meno di 2mila alunni, divisi in un’ottantina di classi tra indirizzi liceali scientifici, linguistici e artistici, in zona sudest della città. Nella mattinata di mercoledì 28 ottobre 2026 centinaia di studentesse e studenti si sono ritrovati all’ingresso, esponendo un grande striscione con la scritta “Leonardo Occupato”, sulla scorta della mobilitazione studentesca contro carovita, tagli all’istruzione pubblica, riarmo ed economia di guerra e mancanza di futuro. All’ingresso dentro il liceo per fare partire l’occupazione, la dirigenza scolastica ha filmato studentesse e studenti cercando di impedire l’iniziativa, ma a centinaia sono comunque entrati nell’istituto per far iniziare l’occupazione. La corrispondenza dal liceo Leonardo di Brescia con Francesco, della Redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica L’audio dell’annuncio dell’occupazione da parte di uno studente del liceo Leonardo. Ascolta o scarica
October 28, 2026
Radio Onda d`Urto
REGGIO EMILIA: ENTRA NEL VIVO LA MOBILITAZIONE STUDENTESCA VERSO IL 30 OTTOBRE. OCCUPATO IL LICEO CHIERICI
A cinque giorni dallo sciopero generale, la protesta studentesca entra nel vivo anche a Reggio Emilia. Il cuore della mobilitazione è il liceo artistico Chierici, dove ieri mattina, intorno alle 7.15, gli studenti del Collettivo che prende il nome della scuola – sostenuto dal Rabun e dal Fronte della Gioventù Comunista – hanno dato il via all’occupazione dell’istituto, entrando nell’edificio mentre i collaboratori scolastici stavano aprendo. Il blitz ha visto gli studenti arrivare rapidamente al secondo piano e dalla finestra srotolare lo striscione che ha annunciato alla città l’occupazione. Poi, con l’avvicinarsi di quella che doveva essere la prima campanella della giornata, fuori dalla scuola si è formato un nutrito capannello di ragazzi e ragazze, qualcuno con fumogeni e megafono dove hanno scandito le ragioni della protesta. L’intenzione è stata da subito quella di restare tutta la notte portandosi materassini e tutto l’occorrente per andare avanti. Si guarda a venerdì, giorno delle sciopero generale. Ma anche alle proteste che anche sabato scorso hanno animato le principali città italiane. Il riferimento sono le mobilitazioni in Francia e in Europa. Dal Clerici occupato sentiamo AnnaMaria  Ascolta o scarica 
October 27, 2026
Radio Onda d`Urto
TORINO: OCCUPATO IL CAMPUS UNIVERSITARIO EINAUDI “CONTRO IL CAROVITA DI GUERRA”.
Nuove occupazioni nelle scuole superiori, da Roma (oggi il Mamiani e Croce Aleramo) a Reggio Emilia (il Chierici), mentre nella serata di lunedì 26 ottobre a Torino occupato il Campus universitario Einaudi contro il “carovita di guerra”. “Il Campus Einaudi è occupato e, come assemblea Cps – Cultura, politica e società dell’Università di Torino, dichiariamo – spiegano studentesse e studenti – che lo rimarrà fino al momento in cui Unito, Edisu, il Miur e il Governo non daranno ascolto alle nostre vertenze. Continueremo pubblicare le nostre analisi rispetto ai punti espressi nelle rivendicazioni. Partecipa all’occupazione del Campus per opporti all’economia di guerra e costruire insieme un futuro diverso”. Tra le richieste avanzate il no al 5% in armi imposto dalla Nato e al piano ReArm Europe, con soldi invece per istruzione, ricerca e sanità, oltre che per ridurre le accise sui carburanti, congelare gli affitti e bloccare gli sfratti”. Al ministero dell’Università e della Ricerca chiedono poi “che il 96% dei 33mila studentati costruiti coi fondi Pnrr, in mano ai privati, vengano posti sotto controllo pubblico. Mancano poi altri 27mila posti letto promessi dal Pnrr ma mai realizzati”. Dal campus universitario Einaudi arriva poi un appello: “Vogliamo che la mobilitazione ottenga dei risultati, su tutti i piani su cui riusciamo ad intervenire attraverso questa iniziativa. Vogliamo risposte chiare dalla rettrice Prandi e da Regione ed Edisu. Vogliamo il soddisfacimento delle richieste avanzate al governo Meloni e le sue immediate dimissioni. Invitiamo tutte le università d’Italia a iniziare una mobilitazione permanente con rivendicazioni chiare”. Da Torino su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Nicola, compagno dell’Assemblea Cps del campus Einaudi. Ascolta o scarica
October 27, 2026
Radio Onda d`Urto
La rabbia degli operai della ex Ilva. No ai licenziamenti
A Genova gli operai della ex Ilva hanno occupato la prefettura entrando all’improvviso nel palazzo dopo tre giorni di presidio in largo Lanfranco. A Taranto nei giorni scorsi hanno bloccato strade e autostrade. Le organizzazioni sindacali Usb, Fim, Fiom, Uilm hanno deciso di prolungare lo sciopero di altre 48 ore, […] L'articolo La rabbia degli operai della ex Ilva. No ai licenziamenti su Contropiano.
October 15, 2026
Contropiano
7 OTTOBRE 2023 – 2026: 3 ANNI DI GENOCIDIO, 78 ANNI DI OCCUPAZIONE E… RESISTENZA IN PALESTINA
Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, dalla Striscia di Gaza parte l’attacco delle Brigate al-Qassam di Hamas e delle altre fazioni della resistenza palestinese che coglie di sorpresa l’esercito di occupazione israeliano. Negli scontri, prima che l’Idf – dopo diverse ore – riuscisse a riprendere il controllo militare del territorio, 1200 israeliani sono rimasti uccisi e circa 250 furono sequestrati e portati all’interno della Striscia. Da quel giorno, come rappresaglia da parte dello stato di Israele, è iniziata l’attuale fase genocidiaria dell’occupazione sionista iniziata con la Nakba del 1948. In tre anni, i bombardamenti, gli attacchi e le politiche criminali dell’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza hanno ucciso – secondo i numeri verificati dal Ministero della Sanità di Gaza –  74.245 palestinesi e ne hanno feriti 175.267 (le vittime potrebbero essere anche molte di più, dal momento che Tel Aviv non consente l’ingresso di mezzi idonei alla rimozione delle macerie, sotto le quali potrebbero trovarsi ancora migliaia di corpi senza vita). Le ultime due vittime sono state uccise stamattina da un attacco aereo israeliano che ha colpito il campo profughi di Hamad a Khan Yunis. Il 90% delle infrastrutture di Gaza – ospedali compresi – è ridotto a un cumulo di macerie. A tutto questo si aggiungono gli attacchi, le uccisioni, i rapimenti e le demolizioni quotidiane per mano di coloni fascisti e militari israeliani in Cisgiordania. In questi giorni, sono previste iniziative di solidarietà internazionale con la resistenza e la causa palestinese in tutto il mondo. In Italia l’Unione democratica arabo-palestinese (Udap), i Giovani Palestinesi (Gpi) e altre organizzazioni dei palestinesi hanno lanciato la data del 10 ottobre. Proprio sabato, a Brescia (la città da cui trasmette Radio Onda d’Urto), appuntamento alle ore 15 in Piazza Garibaldi per partire in corteo e raggiungere insieme lo stabilimento della Leonardo per denunciare le complicità italiane con il genocidio. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato, in questa trasmissione, con Shukri Hroub, dell’Unione democratica arabo-palestinese (Udap), e con Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che per lavoro si reca spesso in Cisgiordania, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
October 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma. Gli studenti del Cavour occupano la scuola
Il Cavour è ora in assemblea straordinaria e gli studenti hanno dichiarato l’occupazione immediata della scuola dopo fatti gravissimi avvenuti oggi nello storico liceo capitolino. In un comunicato denunciano una escalation repressiva dai tratti illegali, pretestuosi e violenti ha colpito giovanissimi e giovanissime dopo un’azione politica stamane a scuola: protestavano […] L'articolo Roma. Gli studenti del Cavour occupano la scuola su Contropiano.
October 6, 2026
Contropiano