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Export di armi israeliane da record. L’Europa primo acquirente, complice del genocidio
I fatti contano molto più delle parole. Per questo le vuote parole delle cancellerie occidentali sulla contrarietà alle politiche israeliane, che non si traducono mai in nessuna misura economica o diplomatica concreta, lasciano il tempo che trovano, e anzi esprimono l’ignobile ipocrisia dei governi nostrani. Basta poi vedere la quantità […] L'articolo Export di armi israeliane da record. L’Europa primo acquirente, complice del genocidio su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
MEDIO ORIENTE: TRA BOMBARDAMENTI ISRAELIANI E CESSATE IL FUOCO VIOLATI, IL LIBANO RIMANE IL NODO NEI NEGOZIATI IRAN-USA
Ancora stragi e massacri per mano israeliana in Libano, con il numero delle vittime dal 2 marzo a oggi sempre più vicino a quota 4mila, a cui si aggiungono 11mila feriti e centinaia di migliaia di sfollati. In questo quadro Hezbollah respinge la tregua che esclude il Libano del sud e di fatto trasforma le autorità libanesi nel cane da guardia di Tel Aviv contro il movimento sciita, che ieri ha “informato il premier Aoun del rifiuto all’intesa: qualsiasi accordo deve partire dal ritiro completo di Israele”. Il presidente sciita del parlamento libanese, Nabih Berri, vicino a Hezbollah, ha spiegato che se le truppe israeliane lasciassero il sud del Paese, anche il movimento sciita potrebbe ritirarsi. Nonostante il cessate il fuoco – teoricamente – in vigore, l’aggressione israeliana non si ferma, in particolare nel sud e nell’est del Paese dei Cedri: almeno 15 le persone uccise dai bombardamenti israeliani oggi, venerdì 5 giugno. Le ultime nel primo pomeriggio, con 2 morti a Tiro e uno a Nabatiye in seguito a bombardamenti israeliani. Tra gli obiettivi colpiti anche l’ospedale Jabal Amel dove 4 persone sono state uccise e 7 ferite, oltre a danni alla struttura sanitaria. Sul fronte iraniano, Trump parla – come fa da settimane – di un’intesa che arriverà nei prossimi giorni, ma Teheran frena e ribadisce i propri punti fermi: la riapertura di Hormuz, lo stop alle sanzioni, la restituzione dei beni congelati in Qatar e lo stop agli attacchi israeliani in Libano. Mentre rimane il  giallo nel vicino Oman: esplosione a Mina Al Fahal, punto cruciale per l’esportazione del petrolio. La compagnia statale conferma l’esplosione, limitandosi a ribadire che le operazioni “proseguono nella normalità”. Tace pure Israele di fronte allo scoop della Cnn, che mostra come Tel Aviv abbia dispiegato unità militari d’élite in Azerbaigian, nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente, per condurre operazioni contro l’Iran. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’analisi con la professoressa Rosita Di Peri, docente di Storia del Medio Oriente e Scienze politiche e relazioni internazionali all’Università di Torino. Ascolta o scarica.
June 5, 2026
Radio Onda d`Urto
CATANIA: NASCE UN NUOVO SPAZIO LIBERATO, SI CHIAMA LAMPO – LABORATORIO MELTING POT OCCUPATO
Nasce un nuovo spazio sociale a Catania. “Lavoratori, migranti, studentesse e studenti, medi e universitari, ed esponenti di associazioni del terzo settore” hanno occupato uno stabile di proprietà comunale nel quartiere San Berillo. Gli e le occupanti stanno rimettendo in sesto lo stabile abbandonato. Le prossime attività – scrivono – saranno decise dalle assemblee pubbliche “per capire le necessità degli abitanti, a elaborare idee e individuare chi gestirà un’esperienza pensata all’insegna dell’antirazzismo, della prospettiva di classe, e del contrasto al modello di città che il governo nazionale e quelli locali stanno imponendo ai centri italiani”. “Stanno impiegando i soldi del Pnrr – denunciano attiviste e attivisti – per trasformare il centro storico in una vetrina per turisti e soddisfare gli interessi dei privati“. Le parole su Radio Onda d’Urto di Rosa, attivista di Catania. Ascolta o scarica.
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Cagliari. Martedì 2 giugno corteo contro l’occupazione militare della Sardegna
Siamo di fronte a un’intensificazione con pochi precedenti della guerra imperialista.  L’entità sionista, braccio armato dell’impero statunitense, ha esteso le sue politiche genocidiarie al Libano e all’Iran, con la complicità dell’Europa e in particolare dell’Italia, che a più riprese è stata definita dal governo sionista come uno dei maggiori alleati […] L'articolo Cagliari. Martedì 2 giugno corteo contro l’occupazione militare della Sardegna su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
PALESTINA: RAID DELL’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO SU GAZA E VIOLENZE DEI COLONI IN CISGIORDANIA OCCUPATA. NON SI FERMA IL GENOCIDIO
Israele continua a colpire duramente la Palestina. Nella Striscia di Gaza non si fermano i bombardamenti e gli sfollamenti forzati: ieri, martedì 26 maggio, i raid ucciso 7 palestinesi, mentre questa notte si sono registrate altre 4 vittime. Tra loro Muhammad Odeh, comandante dell’ala militare di Hamas. Odeh è il quindicesimo alto ufficiale dell’ala militare dell’organizzazione ucciso dall’ottobre 2023. Ad annunciarlo è stato il ministro Katz, che è tornato anche a minacciare la deportazione totale dei palestinesi di Gaza, la cosiddetta e farlocca “emigrazione volontaria” da Gaza che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. “La situazione è difficile e la tregua è finta. Dal cessate il fuoco sono state uccise circa 900 persone” racconta da Gaza Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza, denunciando anche la drammatica situazione umanitaria: “Non esiste più elettricità, si vive con i generatori e il carburante ha un costo impossibile”. Con l’arrivo del caldo si moltiplicano anche malattie e infezioni nei campi tenda, dove mancano acqua, igiene e raccolta dei rifiuti. Intanto migliaia di bambini palestinesi restano senza scuola, distrutte dai bombardamenti dell’esercito di occupazione: “Ci sono bambini che da tre anni non riescono ad andare a scuola”, spiega Abu Omar, “intere generazioni rischiano l’analfabetismo”. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. In Cisgiordania Occupata Mediterranea Saving Humans denuncia un “sistema strutturale di pulizia etnica” nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Nel rapporto “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica”, l’organizzazione documenta quasi tremila violazioni nel solo 2025. Tra queste figurano 150 aggressioni fisiche, in cui i coloni, quasi sempre armati di bastoni e spranghe, hanno assaltato i villaggi palestinesi, per una media di un assalto ogni due giorni, spesso con il sostegno diretto dell’esercito israeliano. “I coloni hanno il compito di rendere impossibile la vita ai palestinesi finché non se ne vadano”, afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina, parlando di un legame “sistematico e diretto” tra coloni armati, esercito e esecutivo di Netanyahu. Secondo il dossier, molti coloni coinvolti nelle violenze sarebbero oggi integrati formalmente nelle forze armate israeliane, mentre reti internazionali di finanziamento continuerebbero a sostenere economicamente le colonie illegali. Nella giornata di oggi, mercoledì 27 maggio, nella West Bank i coloni israeliani hanno incendiato veicoli e un’intera casa a Khirbet Masoud, sud di Jenin, vergando slogan razzisti, mentre vicino Hebron un 13enne è stato ferito da un raid dell’esercito occupante, nell’ambito dell’ennesimo rastrellamento: una dozzina i rapiti, tra loro anche un paio di giornalisti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto anche Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: KHAN AL AHMAR, IL VILLAGGIO BEDUINO NEL MIRINO DELL’ESPANSIONE COLONIALE ISRAELIANA
Israele continua a bombardare Gaza e ad intensificare le operazioni militari in Cisgiordania. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la tendopoli di Al Mawasi, nel sud della Striscia, provocando almeno una dozzina di feriti, alcuni in gravi condizioni. Nella Cisgiordania Occupata, invece, raid dell’esercito israeliano a Nablus, mentre proseguono le violenze dei coloni contro la popolazione palestinese: ieri sera una donna è rimasta ferita con diverse fratture dopo un’aggressione. In questo quadro il governo Netanyahu ha approvato nuove confische di terre palestinesi con il pretesto di “ricerche archeologiche”. Nel mirino soprattutto l’area che collega Gerusalemme a Gerico, a forte presenza beduina, dove il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilanciato il piano di espansione coloniale nell’area E1, ordinando lo sgombero immediato di diversi villaggi palestinesi. Tra questi c’è Khan Al Ahmar, comunità beduina simbolo della resistenza palestinese in Cisgiordania Occupata. Qui sorge la “Scuola di gomme”, costruita nel 2009 con 2200 pneumatici riciclati anche grazie al supporto dell’ong Vento di Terra. La struttura, realizzata senza fondamenta per aggirare i divieti edilizi imposti da Israele nell’Area C, garantisce istruzione a circa 180 bambini e bambine dei villaggi beduini della zona. “Fin dalla sua costruzione la scuola è stata sotto minaccia di demolizione” racconta Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong “è diventata un simbolo della resistenza palestinese e della difesa dei diritti delle comunità beduine. Khan Al Ahmar si trova esattamente nel corridoio E1 e la sua presenza ostacola il progetto israeliano di collegare tra loro le colonie attorno a Gerusalemme, separando definitivamente il nord e il sud della Cisgiordania”. In queste ore cresce anche la paura di un nuovo sgombero, mentre le violenze nei confronti della comunità beduina non si fermano: “I villaggi sono circondati dalle colonie e vivono senza servizi essenziali, sotto la costante minaccia di sgomberi e violenze. I coloni incendiano baracche, uccidono animali, aggrediscono le persone. E l’esercito interviene per proteggerli” sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong Vento di Terra. Ascolta o scarica.
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma, il corteo della Nakba: 78 anni di resistenza palestinese
La Nakba non è una pagina chiusa della storia da ricordare distrattamente una volta all’anno. È una ferita aperta che continua a produrre sofferenza, violenza e ingiustizia. La Nakba viene ricordata il 15 maggio, data che segna l’inizio della tragedia vissuta dal popolo palestinese nel 1948. Quest’anno, tuttavia, molte mobilitazioni si sono svolte sabato 16 maggio per consentire una più ampia partecipazione e trasformare quella ricorrenza in un momento collettivo di lotta e solidarietà. Le manifestazioni tenute a Roma e in altre città italiane dimostrano che, nonostante i tentativi sempre più insistenti di delegittimare il dissenso, criminalizzare la solidarietà e imporre una narrazione univoca del conflitto, esiste ancora nel nostro Paese una coscienza civile e democratica che rifiuta il silenzio di fronte a quanto sta accadendo. A Roma, quella comunità umana, sociale e politica che non intende essere complice dell’orrore si è ritrovata in quella che i movimenti hanno simbolicamente ribattezzato “Piazza Gaza”, Piazza dei Cinquecento, dando vita a un corteo determinato a non voltarsi dall’altra parte. La manifestazione ha attraversato il centro della città, terminando il suo percorso a Piazza Vittorio Emanuele. Ciò che ebbe inizio nel 1948 con l’espulsione di oltre 700mila palestinesi dalle proprie terre e dalle proprie case non appartiene soltanto al passato. Siamo di fronte a un processo storico che, nel corso dei decenni, ha assunto forme diverse, ma ha mantenuto un tratto costante: l’occupazione, la negazione dei diritti fondamentali, l’espansione delle colonie e la progressiva compressione dell’autodeterminazione del popolo palestinese. Oggi questa realtà assume una dimensione ancora più drammatica di fronte a ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza. Settantotto anni di espulsioni, occupazione e negazione dei diritti del popolo palestinese, ma anche settantotto anni di resistenza e di lotta per il diritto al ritorno e all’autodeterminazione. Una resistenza che continua a camminare sulle gambe delle nuove generazioni e che rifiuta di arrendersi alla cancellazione della propria memoria e della propria identità. Chi oggi scende in piazza, sostenendo la mobilitazione internazionale della Flotilla e la parola d’ordine “Blocchiamo tutto”, non lo fa soltanto per custodire una memoria storica o per esprimere una solidarietà astratta. Lo fa per denunciare il presente, per dare voce a chi viene ridotto al silenzio e per chiedere l’interruzione di ogni rapporto politico, economico e militare con Israele, insieme alla liberazione dei prigionieri politici palestinesi. Le piazze mostrano con forza tutta l’ipocrisia dei governi occidentali. L’esecutivo italiano, in sintonia con le istituzioni europee e con una logica di progressiva militarizzazione delle relazioni internazionali continua a destinare risorse sempre maggiori al riarmo e all’industria bellica. Nel 2026 la spesa italiana per la difesa si avvicina ai 45 miliardi di euro, secondo i criteri di calcolo adottati dalla NATO, mentre nel nostro Paese si riducono investimenti e servizi essenziali come sanità pubblica, scuola, trasporti, welfare e sostegno sociale. Esiste un filo che lega le politiche di guerra e il peggioramento delle condizioni materiali delle persone. Mentre si trovano risorse per le spese militari, si continua a sostenere che non esistano fondi sufficienti per garantire diritti sociali e condizioni di vita dignitose. Questa scelta politica tradisce i principi più profondi della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista e in particolare quel principio fondamentale che sancisce il ripudio della guerra. Assistere alla distruzione di interi quartieri, ospedali, scuole e università, alla privazione di acqua, cibo e cure per milioni di civili a Gaza senza assumere una posizione chiara, significa accettare una deriva che colpisce l’intera umanità. Non potrà esistere una pace giusta e duratura finché continueranno occupazione, colonizzazione e negazione dei diritti del popolo palestinese. La pace non si costruisce attraverso la superiorità militare, i bombardamenti o i doppi standard nell’applicazione del diritto internazionale. La pace richiede giustizia, la fine delle violenze e il riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione. La risposta arrivata dalle piazze di Roma e delle altre città dimostra che la solidarietà internazionale e la fratellanza tra i popoli continuano a vivere nella società reale, nonostante i tentativi di anestetizzare le coscienze attraverso la propaganda. Gli studenti, i movimenti sociali, i lavoratori e i cittadini che si mobilitano rappresentano una parte importante di questo Paese. Questa mobilitazione non è un episodio isolato. Si inserisce dentro una battaglia più ampia contro un modello fondato sulla guerra, sullo sfruttamento e sulla subordinazione della vita umana agli interessi economici e militari. È la stessa battaglia che guarda alle lotte sociali, ai diritti del lavoro e alla difesa dello stato sociale. Anche per questo assume un significato importante l’appuntamento dello sciopero generale di lunedì 18 maggio: un momento di mobilitazione che intende ribadire un netto rifiuto delle politiche di guerra, del riarmo e dell’idea che le esigenze delle persone possano essere sacrificate per sostenere interessi economici e strategie militari. Non saranno le retoriche belliciste né i tentativi di restringere il dibattito pubblico a fermare questa voce. Finché esisterà un popolo privato della propria libertà, continueremo a schierarci al suo fianco, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e ovunque sia necessario difendere la dignità umana e costruire una prospettiva di pace e giustizia. Foto di Mauro Zanella e Giovanni Barbera Giovanni Barbera
May 17, 2026
Pressenza
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     di Bruno Lai Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di
Disabilità intellettive e lavoro: collocamento marginale, servizi da rafforzare
L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo rappresenta una delle criticità irrisolte del mercato del lavoro. A fronte di un potenziale significativo e di una domanda di partecipazione consistente, il sistema continua a mostrare forti difficoltà nel tradurli in opportunità accessibili e percorsi occupazionali stabili, a causa dei limiti dei contesti, dei servizi e degli strumenti di policy. Non sono solo le barriere culturali a ostacolare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli enti locali. I dati dell’indagine realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e Anffas Nazionale, condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, lo confermano: solo una quota minima riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta quello dei costi. Solo nel 64% dei casi questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili. Il quadro è ancora più significativo se si considera che, a fronte di livelli di istruzione medio-alti, il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione. E si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati. Accanto a queste criticità, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento. La maggioranza degli intervistati segnala, infatti, l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato. Il rapporto sottolinea come un supporto all’occupabilità delle persone con disabilità potrebbe arrivare dalla rivoluzione digitale e dall’adozione delle nuove tecnologie assistive, in grado di garantire benefici sia in termini di accessibilità che di personalizzazione dell‘ambiente di lavoro. Una opportunità che tuttavia non convince pienamente gli intervistati che vi intravvedono anche qualche rischio. “La solitudine e l’isolamento rappresentano, si legge nel rapporto, il rischio più temuto posto dall’accelerazione digitale (68,0%). Una preoccupazione particolarmente sentita poiché investe un ambito, quello della relazionalità, che costituisce uno dei tratti più qualificanti e di maggiore soddisfazione della esperienza lavorativa. Meno condivisi, ma sintomatici di una certa vulnerabilità, i dubbi manifestati circa la propria capacità di stare al passo con le nuove tecnologie e dunque di sapersi orientare, in un futuro sempre più digitale, nell’accesso alle informazioni ed ai servizi (38,0%). Il 27,3% scorge nella progettazione e nell’uso improprio di algoritmi e IA il potenziale rischio di un’accentuazione delle discriminazioni, mentre il 26,6% evidenzia come la sicurezza e la salute sul posto di lavoro possano essere messe in pericolo dall’adozione di procedure digitali complesse e non facilmente accessibili”. L’indagine L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo – che verrà presentata in occasione del Festival del Lavoro 2026 (Roma, 21-23 maggio, Centro Congressi La Nuvola) – è stata realizzata da un gruppo di lavoro coordinato da Ester Dini e composto da Gianfranco Cataldi e Lorenzo Pardini per la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e per ANFFAS NAZIONALE APS-ETS Rete Associativa dal team di lavoro sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo coordinato da Giandario Storace. Giovanni Caprio
May 12, 2026
Pressenza
35 anni di L38 squat - l'amore è un'altra cosa
Gli spazi vanno e vengono ciò che rimane è il tempo passato. Questa domenica ci siamo pres* un momento per ripercorrere una parte (seppur piccola) dei 35 anni di L38 squat. Lo abbiamo fatto con le voce di chi quel posto lo ha attraversato, più o meno intensamente, nel corso del tempo. Sono tanti gli audio che ci sono arrivati, da varie parti di Roma, da varie parti del mondo, grazie ai quali siamo riuscit* a raccontare una parte di L38squat. Ognun* ha raccontato un ricordo legato alla propria esperienza nello squat. Le ricordiamo tutt* quelle mura, le scale all'ingresso, la sala concerti, il corridoio più lungo mai visto, l'abitativo. Gli spazi vanno e vengono, oggi abbiamo ricordato questi ma soprattutto ciò che all'interno si è venuto a creare.  Grazie a tutt* per aver partecipato,  Un saluto all* compagn* di L38
May 10, 2026
Radio Onda Rossa