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Cuba, la scelta della pace contro la follia della guerra
Mentre nel mondo si moltiplicano i conflitti e il linguaggio della forza sembra sostituire sempre più spesso quello della diplomazia, da Cuba arriva un messaggio che merita di essere ascoltato. È un messaggio di pace, di ragionevolezza e di difesa della vita contro i tamburi di guerra che alcuni settori […] L'articolo Cuba, la scelta della pace contro la follia della guerra su Contropiano.
June 3, 2026
Contropiano
Israele pratica la guerra totale in Libano. Beaufort un simbolo da cancellare
Nella guerra totale scatenata contro il Libano truppe israeliane hanno distrutto e conquistato il castello di Beaufort, e la cresta strategica che lo circonda nel sud del paese. E’ un aspetto dell’invasione israeliana del Libano dal forte sapore simbolico. La conquista di un castello medievale dei crociati da un lato vuole marcare […] L'articolo Israele pratica la guerra totale in Libano. Beaufort un simbolo da cancellare su Contropiano.
June 1, 2026
Contropiano
Raúl Castro e la dignità invincibile della Rivoluzione Cubana
Ci sono leader che attraversano la storia lasciandovi appena una traccia. E poi ci sono quelli che diventano essi stessi storia, simbolo, memoria vivente della dignità dei popoli. Raúl Castro appartiene a questa seconda categoria. Oggi, mentre l’imperialismo statunitense torna a stringere il cappio al collo di  Cuba con minacce, […] L'articolo Raúl Castro e la dignità invincibile della Rivoluzione Cubana su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
Gaesa è propaganda imperialista. Si prepara l’invasione di Cuba?
Il 15 maggio 2026 il New York Times pubblica un lungo articolo su Gaesa, il conglomerato militare cubano, dipingendolo come uno strumento della famiglia Castro per arricchirsi alle spalle del popolo. Il pezzo esce il giorno dopo la visita del direttore della CIA John Ratcliffe all’Avana. Coincidenza? Per Luciano Vasapollo, economista, […] L'articolo Gaesa è propaganda imperialista. Si prepara l’invasione di Cuba? su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Libano,Israele non si ferma continuano bombardamenti e demolizioni
Gli attacchi israeliani nel Libano meridionale hanno ucciso ieri la giornalista libanese Amal Khalil del quotidiano Al Akhbar e ferito una fotografa che la accompagnava. È stata uccisa da un raid israeliano il 22 aprile, durante il cessate il fuoco, mentre era in servizio. Khalil e la fotografa Zeinab Faraj erano di ritorno da Bint Jbeil, quando la macchina davanti a loro è stata colpita da un drone israeliano. Le giornaliste sono scappate sotto il fuoco nemico e si sono nascoste in una casa per proteggersi dal raid. Da lì, Khalil ha chiesto aiuto, rimanendo in contatto con i colleghi e con l’esercito, raccontando tutto. Il corpo è stato recuperato sette ore dopo, sotto le macerie. L’ esercito israeliano ha sparato anche contro i soccorsi ,si è trattato di un omicidio mirato ancora contro chi cerca di raccontare quello che succede in Libano . Intanto I negoziati tra Israele e Libano si stanno rivelando come un tentativo di fratturare ulteriormente il paese , la violenza che Israele ha scatenato contro gli sciti del Libano rischia di far precipitare il paese in una guerra civile anche perchè Israele sta cercando di isolare gli sciiti libanesi dal resto della popolazione per conquistare il sud ,impedendo alla popolazione di ritornare demolendo le abitazioni ed infrastrutture. Parallelamente alle demolizioni terrestri, Israele ha esteso unilateralmente il proprio controllo operativo anche sulle acque antistanti a quella che ha autodichiarato come “Zona di Difesa Avanzata”. Quel tratto di mare include il giacimento di gas di Qana. in violazione degli accordi marittimi del 2022, mediati dagli Stati Uniti. Sebbene, secondo tali accordi, al Libano venissero riconosciuti i diritti su quella fonte di gas offshore stimato in circa 100 miliardi di metri cubi di gas naturale, con un valore economico che oscilla tra i 20 e i 40 miliardi di dollari, Israele non solo sta cercando di rendere invivibile la zona a sud del fiume Litani per impedire il ritorno della popolazione scita ,ma mira anche ad impossessarsi delle risorse idriche ed energetiche del Libano. Ne parliamo con Michele Giorgio
April 27, 2026
Radio Blackout
Libano. Israele continua il killeraggio contro i giornalisti. Uccisa Amal Khalil
Mentre stava documentando i raid israeliani nel sud del Libano, insieme alla fotografa Zeinab Faraj, la nota giornalista libanese Amal Khalil è stata presa di mira dai militari israeliani. Il fuoco è stato diretto prima contro l’automobile su cui viaggiava, poi sulla casa in cui si era rifugiata e infine […] L'articolo Libano. Israele continua il killeraggio contro i giornalisti. Uccisa Amal Khalil su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Indiscrezioni del Pentagono: in accelerazione i piani per un’operazione contro Cuba
La pianificazione militare per una possibile operazione guidata dal Pentagono contro Cuba sta subendo un’accelerazione. Secondo quanto riportato da USA Today, che cita fonti interne al Dipartimento di Guerra, l’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe definendo i dettagli tecnici per un intervento armato, nell’eventualità che il tycoon decida di impartire […] L'articolo Indiscrezioni del Pentagono: in accelerazione i piani per un’operazione contro Cuba su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
Sul sud del Libano si allunga l’ombra dell’annessione.
In Libano continuano i bombardamenti a tappeto e così l’invasione di terra, l’esercito israeliano occupa il sud fino quasi al fiume Litani, impadronendosi di sempre più terreno, con il chiaro obiettivo di creare quella che definiscono una zona cuscinetto che da sempre vogliono sotto il loro controllo mentre Netananyahu ha dato ordine all’esercito di allargare la cosidetta zona di sicurezza. Oltre 1100 persone sono state uccise in Libano, un milione di sfollati e continuano attacchi su ospedali e giornalisti, in piena dottrina Gaza. Proprio sabato Israele ha colpito e ucciso tre giornalisti nel distretto di Jezzine, nel sud del Libano, mentre si trovavano a bordo di un veicolo chiaramente contrassegnato con la scritta “Press”. Le truppe di terra israeliane proseguono la demolizione di abitazioni nei villaggi di confine con l’obiettivo di stabilire una “zona cuscinetto” fino al fiume Litani. Un’area sotto occupazione permanente. Hezbollah risponde sul terreno, tentando di fermare l’avanzata ma Israele sta attaccando su un arco operativo che delinea un unico spazio strategico continuo, che travalica il confine internazionale e ridisegna di fatto la geografia militare dell’area siro-libanese . Ne parliamo con Michele Giorgio direttore di Pagine esteri
March 30, 2026
Radio Blackout - Info
Trump e il dominio sull’emisfero occidentale
«Le forze armate degli Stati Uniti hanno eseguito un’operazione militare straordinaria nella capitale del Venezuela»: ha iniziato così la conferenza stampa il Presidente Trump. Continuando poi con la sua prosopopea di aggettivi superlativi, ha definito l’azione militare straordinaria, potente, spettacolare, forte, perfetta e la prima di questo tipo dalla Seconda guerra mondiale. Dall’invasione dell’Ucraina in poi, i potenti del mondo ci hanno abituato ai ripetuti richiami alla Seconda guerra mondiale: lo ha utilizzato più volte Putin alludendo alla necessità di “de-nazificare l’Ucraina», sono stati ripresi a rovescio da tutti i leader europei («non c’è mai stata una guerra sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale», dimenticando volutamente la guerra nell’ex-Jugoslavia). Così come sul genocidio in Palestina le similitudini con il nazismo sono state abbondanti. E ora, ancora una volta, nella terza frase della sua conferenza stampa, Trump ritorna sulla Seconda guerra mondiale. E non è un caso: è chiaro che l’ordine internazionale uscito dalla Seconda guerra mondiale, già traballante, è ormai crollato, preso a picconate prima da Putin, e distrutto definitivamente da Israele e dall’inazione di fronte al genocidio a Gaza, dalla derisione della Corte internazionale di giustizia e dell’Assemblea generale delle Nazione Unite e dalle condizioni in cui ancora oggi sopravvivono i e le Palestinesi dopo “il cessate il fuoco”. E forse nel corso di questo anno, ci accingiamo a vedere la cessazione formale di alcune di queste istituzioni internazionali nate dopo quel conflitto. IL DOMINIO STATUNITENSE NELL’EMISFERO OCCIDENTALE Le parole di Trump vanno ascoltate e prese molto sul serio: «il dominio americano sull’emisfero occidentale non sarà più messo in questione», «siamo tornati a essere un paese rispettato», con l’esercito più potente del mondo e gli armamenti più forti. Sono finiti gli anni di Jimmy Carter e dell’imbarazzante esperienza afghana – ha spiegato ancora Trump – nominando il presidente che ha riconsegnato il canale di Panama al Paese di appartenenza. «La dottrina Monroe è stata una cosa importante» e, anche se è stata dimenticata per un certo periodo, «non la dimenticheremo più». E come se nulla fosse, Trump richiama esplicitamente la strategia statunitense che ha finanziato, supportato e diretto colpi di stato, regimi dittatoriali e militari, uccisioni e torture delle opposizioni di sinistra e socialiste in tutta l’America Latina. L’attacco diretto al Venezuela, il rapimento del suo Presidente e di sua moglie, l’uccisione di almeno quaranta persone, sono rivendicate con forza dal Presidente come strategia di sicurezza degli Stati Uniti. E ha anche chiarito che questo potrebbe accadere di nuovo. Trump ha spiegato che Cuba potrebbe cadere ora che non ha più il supporto del petrolio venezuelano, strangolata dalla povertà causata da decenni di sanzioni sempre più dure. Allo stesso tempo ha minacciato la Colombia accusando il Presidente Petro di essere anche lui connivente con il narcotraffico, similmente trattando la Presidente del Messico Sheinbaum. Trump non nega niente, non trova scuse alla sua politica estera, la nomina per quello che è: «il dominio degli Stati Uniti» per proteggere il suo commercio, territorio e risorse. Anche qui una chiarezza spietata. L’era delle istituzioni neo/liberali è finita, distrutte sotto il peso di chi le aveva costruite e organizzate per la propria egemonia mondiale. > Nel suo discorso il Presidente Usa non nomina mai la democrazia o i diritti > umani, al contrario di quanto avvenne nel 2001, quando per giustificare la > guerra in Afghanistan si costruì un’impalcatura retorica di diritti umani ed > esportazione della democrazia, legata strettamente alla “liberazione” delle > donne afghane, ripetuta in maniera peggiore per la guerra in Iraq, insieme > alle falsità sulle armi di distruzione di massa. Gli Stati Uniti all’epoca riunirono intorno a sé una larghissima alleanza, che superava i confini del blocco occidentale, apice e inizio della fine della loro egemonia sul mondo. È interessante notare come Trump, in effetti, utilizzi il termine dominio e non egemonia quando parla della nuova posizione nel mondo degli Usa. Gramsci differenzia la supremazia di un gruppo sociale in due modi: come “dominio” o come “direzione intellettuale e morale”. Gli Stati Uniti caduto il blocco comunista hanno esteso la propria egemonia sul mondo, nel senso gramsciano di direzione intellettuale e morale, e costruito consenso, anche tramite l’espansione delle istituzioni internazionali e delle Convenzioni sui diritti. Un’egemonia nei confronti degli stati alleati, sempre supportata dalla forza nei confronti di chi alleato non era, sia all’interno del paese che nello scacchiere internazionale. Oggi Trump parla di dominio nel solo emisfero occidentale, perché al di fuori di esso la Cina e altre potenze regionali sono pronte a competere per la propria supremazia. Non cerca più di costruire un consenso ampio e quindi dichiara apertamente che l’obiettivo è il controllo sull’industria del petrolio venezuelano e che per questo saranno gli Usa a occuparsi direttamente della transizione di governo. Il dominio e l’uso sconsiderato della forza lo abbiamo visto dispiegato prima di tutto nei confronti del nemico interno: la popolazione migrante, perseguitata dall’ICE, con raid fin dentro le scuole, deportata in catene, messa in prigione, in spregio del diritto nazionale e internazionale, delle istituzioni cittadine e della stessa polizia locale. La stessa logica ha guidato “la tregua” tra Israele e Gaza, dove i e le Palestinesi vengono lasciati morire di freddo dentro le tende sotto l’acqua. E ora il Venezuela. WHAT’S NEXT? L’Unione Europea è silente di fronte l’arroganza statunitense. Le istituzioni europee e i leader dei singoli paesi hanno detto poco o, come il governo Meloni, apertamente supportato l’azione statunitense. E allo stesso tempo è partita la macchina di propaganda che fa vedere comunità venezuelane in giro per il mondo che festeggiano la caduta di Maduro, con articoli che lo descrivono come un dittatore sanguinario. Certo sono lontani, lontanissimi, i tempi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, con cui Chávez, Kirchner e Castro fermavano gli accordi di libero scambio con gli Usa e siglavano un patto di cooperazione tra i Paesi. Oggi gli Stati Uniti minacciano apertamente tutti gli stati latino-americani non allineati di fronte al silenzio del mondo. Del resto, Israele ha bombardato per mesi Gaza, senza che i governi occidentali prendessero parola. Alzare la voce contro l’atto di guerra e il rapimento di Maduro non significa sposare tutto il suo programma politico. E soprattutto la questione che abbiamo di fronte non è cosa abbia fatto o meno il governo del Venezuela, ma l’atto di guerra portato avanti impunemente dal governo degli Stati Uniti. Non possiamo permettere che crimini, violenze e atti di sopraffazione – o addirittura un genocidio – avvengano nel silenzio delle società e dei popoli del mondo. È oggi più necessario che mai opporsi ai governi reazionari, illiberali e fascisti e al loro programma guerrafondaio per il mondo. La copertina è tratta da Wikicommons SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Trump e il dominio sull’emisfero occidentale proviene da DINAMOpress.
January 5, 2026
DINAMOpress
Da Panama a Caracas: l’aggressione al Venezuela alla luce di 36 anni di interventi Usa
L’escalation contro il Venezuela non è un fatto isolato né un’improvvisa deriva della politica estera statunitense. È l’ultimo capitolo di una lunga sequenza di interventi, aggressioni e strategie di destabilizzazione che attraversano la storia recente dell’America Latina. Per comprenderne la portata, occorre guardare indietro: a Cuba, sottoposta da oltre sessant’anni […] L'articolo Da Panama a Caracas: l’aggressione al Venezuela alla luce di 36 anni di interventi Usa su Contropiano.
December 25, 2025
Contropiano