L’arte e la cultura sono sempre state e sempre saranno la bandiera della pace
Yumac Ortiz è artista, antropologa e attivista. Ci siamo incontrati
all’Assemblea dei Popoli per la Pace e la Sovranità, tenutasi a Caracas,
capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, lo scorso dicembre. Abbiamo
scambiato riflessioni non solo su politica e impegno civico, ma anche sul valore
pubblico e sociale dell’arte, dell’estetica e del patrimonio culturale.
Indubbiamente, due ispirazioni si sono intersecate.
Il tema dell’arte per la pace è alla base del progetto in cui sono impegnato per
Corpi Civili di Pace in Kosovo, e ha dato vita a una pubblicazione in uscita al
gennaio 2026: “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del
monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace”
(Multimage, Firenze, 2026).
Inoltre, questo stesso tema ispira iniziative istituzionali e lotte sociali, e
il caso di Yumac Ortiz è esemplare in questo senso. È un’artista visiva,
antropologa culturale, comunicatrice, difensora dei diritti umani e attivista
ecuadoriana. Internazionalista, attualmente ricopre il ruolo di Direttore
Esecutivo della Corporazione per la Promozione Culturale e Turistica
(Procultur); Presidentessa del Coordinamento per la Pace, la Sovranità,
l’Integrazione e la Non-Ingerenza (CPAZ), Movimento sociale per i diritti umani;
e produttrice radiofonica del programma “Tracce della Nostra Identità”.
Le abbiamo rivolto alcune domande e la ringraziamo per la sua disponibilità e
attenzione.
Nel tuo impegno pubblico, coniughi arte e attivismo. Come può l’arte
rivitalizzare gli spazi pubblici e quale contributo può dare alla promozione dei
valori autenticamente umani di dignità, libertà e giustizia?
Grazie per l’intervista, compagno Gianmarco Pisa. Un saluto fraterno,
rivoluzionario e solidale a tutte le sorelle e i fratelli rivoluzionari da
queste terre equatoriali dell’Ecuador, che difendono la pace, la vita e
l’autodeterminazione dei popoli.
Personalmente, credo che gli spazi pubblici siano spazi per l’arte e per la
cultura. I paesaggi urbani sono in continua trasformazione attraverso graffiti e
muralismo, che esprimono un’estetica alternativa con una narrazione
controculturale e antisistema, in solidarietà con le lotte dei popoli del mondo
contro i processi di alienazione e degrado culturale globalizzante, guidati dal
decadente sistema capitalista e dall’egemonia che tenta di disumanizzare
l’essenza stessa dell’essere e l’identità unica di ogni cultura.
Due elementi spiccano nel tuo lavoro: la simmetria e il colore. Come definiresti
la tua arte e quali sono i suoi contenuti, i suoi messaggi e, se possibile, le
sue fonti di ispirazione?
Il mio lavoro è intimamente legato alla geografia equatoriale in cui vivo, con
mare, catene montuose e foreste pluviali in un territorio piccolo quale è
l’Ecuador, un paese andino e amazzonico con una storia millenaria e una
popolazione pluriculturale e multietnica. Questo ci offre diversità all’interno
di un patrimonio culturale nutrito dal realismo ancestrale e magico delle sue
antiche leggende e tradizioni. Il mio lavoro recupera l’iconografia dell’arte e
dell’artigianato popolare ecuadoriano.
Mi ispiro alla Madre Terra, o Pachamama, e ai suoi elementi costitutivi: acqua,
vento, terra e fuoco, da cui traiamo forza e sostentamento. Dipingo la Madre
Terra, nera nell’essenza, femminile e maschile, di cui siamo parte. Catturo i
colori della natura con cui abbiamo smesso di entrare in contatto, di annusare,
di vedere, di sentire, senza comprendere che ne siamo parte integrante e che i
nostri antenati sapevano vivere a stretto contatto con essa, comprendendone il
comportamento e misurando il tempo per continuare ad evolversi e ad esistere
attraverso la filosofia del vivere bene, o “Sumak Kausay”, una pratica
quotidiana di solidarietà e di rispetto tra gli esseri umani e con Madre Natura,
tramandataci dai nostri antenati.
Mi ispiro alle coraggiose donne guerriere, o “Sinchi Warmi Kuna” in quechua,
alle nostre comunità e al mondo, che resistono e lottano per i diritti e per
l’autodeterminazione.
Che poi significa lottare per la vita e per la pace.
Quando parliamo di pace, non parliamo solo di assenza di guerra; la pace è la
costruzione e la difesa dei nostri diritti, per la giustizia sociale e la
dignità.
Credo fermamente che Arte e Attivismo debbano essere strettamente legati e, nel
mio caso, il mio lavoro riflette questo impegno raffigurando processi di
recupero e decolonizzazione della nostra memoria storica, profondamente
femminile nella sua visione di lotta.
È stato un piacere e un onore incontrarti alla recente Assemblea dei Popoli per
la Pace e la Sovranità, tenutasi lo scorso dicembre a Caracas. Di fronte
all’aggressione statunitense e al rapimento del legittimo presidente, Nicolás
Maduro, qual è la tua posizione come antropologa e artista e quale contributo
ritieni che l’arte possa apportare alla lotta contro la guerra e alla
costruzione della pace?
Come essere umano amante della pace, artista rivoluzionaria e comunista,
antimperialista, antifascista, impegnata per la giustizia sociale, esprimo la
mia più ferma condanna del vile attacco terroristico perpetrato
dall’imperialismo statunitense nell’invasione della sovranità e nel rapimento
del legittimo presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del
Venezuela, Nicolás Maduro, e di sua moglie e deputata, Cilia Flores.
Questo atto riprovevole crea un pericoloso precedente nelle relazioni e nel
diritto internazionale e mette a repentaglio non solo la pace in Venezuela, ma
anche nella regione, nel continente e nel mondo.
In Ecuador, fin dall’inizio, ci siamo mobilitati con diverse organizzazioni
sociali per respingere e condannare pubblicamente questa nuova aggressione
dell’imperialismo statunitense contro i popoli del mondo.
La cultura, l’arte e le loro diverse espressioni sono sempre state e sempre
saranno la bandiera della pace, della resistenza dei popoli e un mezzo per
preservare l’identità culturale. Oggi più che mai, l’arte deve essere un’arma
per combattere la globalizzazione e il totalitarismo fascista. Per una seconda
indipendenza, lottiamo insieme.
Sempre in dignità e unità: con un solo cuore – SHUC SHUNGULLA, un solo pensiero
– SHUC YUYAILLA, una sola mano – SHUC MAQUILLA, una sola voce – SHUC SHIMILLA.
Gianmarco Pisa