Tag - esercito israeliano

Cisgiordania: il progetto di eliminazione/3
di B’Tselem (*) Continua da qui. Pulizia etnica e appropriazione territoriale Il modo in cui Israele si appropria del territorio e le crescenti manifestazioni di pulizia etnica in Cisgiordania sono le espressioni più evidenti delle due dimensioni dell’eliminazione coloniale: da un lato, lo smantellamento delle condizioni di esistenza dei palestinesi nel territorio; dall’altro, la creazione di uno spazio israeliano contiguo
October 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Teva: il boicottaggio contro Israele funziona
di Lavinia Marchetti (*) Il boicottaggio contro Israele funziona. Chiedete a Teva Il caso Teva, la rivolta dei sanitari britannici e la rispettabilità che le multinazionali cercano di acquistare attraverso chi dovrebbe tutelare la nostra salute. Quindicimila sterline. Era la somma concordata fra Teva UK, filiale britannica della multinazionale farmaceutica israeliana, e il Royal College of Pharmacy, che è l’organismo
October 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Non è tutto NAZA ciò che luccica! La strategia di manipolazione visiva della hasbara israeliana
Naza è il film-documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che ne ha curato anche la fotografia e il montaggio, distribuito da I Wonder Pictures dal 28 settembre 2026. Presentato in concorso per il Leone d’oro alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – unico titolo documentario tra quelli in gara – il film si è aggiudicato il Premio speciale della giuria. L’opera ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, basandosi sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 da The Guardian, +972 Magazine e Local Call.   Yuval Abraham e Rachel Szor   Attraverso testimonianze rese anonime con l’alterazione di volti e voci (proprio a causa delle conseguenze che gli intervistati potrebbero avere, una volta svelata l’identità) il film raccoglie le dichiarazioni di ventiquattro tra ufficiali dell’intelligence militare e soldati israeliani coinvolti nelle operazioni a Gaza. Le interviste, ambientate di notte sui tetti di Tel Aviv, si alternano a immagini della quotidianità cittadina, creando un contrasto tra la vita ordinaria in Israele e gli effetti dei bombardamenti. Il titolo “Naza”, infatti, richiama un acronimo militare utilizzato dall’intelligence israeliana, derivato dalle parole Nezek Agavi (in ebraico: נז”א, acronimo di נזק אגבי), tradotto come «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile in un singolo attacco. Gli intervistati descrivono le procedure operative e l’uso di tecnologie di sorveglianza e analisi automatizzata dei dati. In particolare, testimoniano l’impiego del sistema di intelligenza artificiale Lavender per la stesura automatica di liste di bersagli; del programma Homeland per le intercettazioni telefoniche permettendo di osservare gli interni dei palazzi palestinesi e di decidere quali bombardare; e della procedura Where’s Daddy, ideata per progettato per localizzare i target all’interno delle abitazioni private attraverso i movimenti dei familiari e tracciare i sospetti attraverso le comunicazioni dei familiari, riferendo di cifre di vittime civili attese comunicate come parte ordinaria delle procedure operative. NAZA – vincitore del Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia   Mentre Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor prosegue il suo percorso internazionale dopo il Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia, la macchina della propaganda israeliana ha superato un nuovo limite nel tentativo di censurare e distorcere la verità. Il pluripremiato film NAZA, che denuncia l’uso dell’intelligenza artificiale nei bombardamenti a Gaza attraverso le testimonianze di soldati e membri dell’intelligence israeliana, è stato letteralmente “clonato”. Da Israele è arrivato un “contro-documentario” che si propone come risposta diretta a NAZA che si intitola Naza: The Real Story (o “The True Story”). Realizzato da riservisti dell’IDF, l’esercito israeliano, e diffuso online con sottotitoli in inglese, nasce con l’obiettivo dichiarato di contestare le testimonianze e le ricostruzioni del film originale. Il contro-documentario, della durata di 49 minuti, è diretto dal tenente colonnello Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch ed è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale. Non si tratta di una semplice replica, ma di un plagio studiato a tavolino: hanno copiato lo stesso nome, la stessa grafica e la stessa impostazione visiva dell’opera originale con l’unico obiettivo di intercettare gli utenti e deviarli verso la narrazione ufficiale dell’esercito israeliano. Secondo il Jerusalem Post, il contro-film utilizza immagini, registrazioni e materiali dell’esercito israeliano, oltre alle testimonianze di ufficiali e comandanti, per sostenere una ricostruzione alternativa delle operazioni a Gaza: tra gli elementi citati ci sono la presenza di combattenti di Hamas in aree civili, le procedure di autorizzazione dei raid, le regole d’ingaggio e la gestione degli aiuti umanitari. Le affermazioni sono presentate come testimonianze degli intervistati e non come fatti indipendentemente verificati dal film. Il contro-documentario “NAZA: The Real Story” è stato finanziato e promosso direttamente dai canali istituzionali dello Stato di Israele, con il supporto operativo e logistico dei vertici delle forze armate e il supporto diplomatico delle ambasciate. La pellicola non è un’opera cinematografica indipendente distribuita nei cinema commerciali, ma viene diffusa e pubblicizzata attivamente a livello globale dalle ambasciate dello Stato di Israele come operazione ufficiale di diplomazia pubblica per contestare le accuse mosse all’esercito. NAZA – controdocumentario realizzato dall’IDF e finanziato da Israele   Il film, materialmente realizzato da figure di spicco dell’ambiente militare e della riserva israeliani, gode del totale supporto dell’IDF, che ha fornito l’accesso a ufficiali dell’intelligence, comandanti di alto livello, materiali d’archivio esclusivi, mappe tattiche e riprese declassificate per sostenere la narrazione governativa. Tutta l’operazione finanziaria dietro al documentario è finalizzata a renderlo completamente gratuito e accessibile a chiunque sul suo sito web ufficiale. Questo conferma che, a differenza del film originale NAZA, il contro-documentario dell’IDF è un investimento di comunicazione strategica mirato a contrastare la pressione internazionale che denuncia apertamente il genocidio in atto verso il popolo palestinese con l’impiego di nuove armi sofisticate da parte dell’Entità sionista. Se cercate il film e trovate scritto sotto al titolo “The real story” o “The true story”, o se leggete descrizioni che parlano di “testimonianze di ufficiali dell’IDF per esaminare il combattimento in aree civili”, NON è il film NAZA premiato a Venezia, ma state piuttosto guardando invece la ri-narrazione sionista creata per coprire i fatti. È in atto una vera e propria operazione di manipolazione visiva che punta a confondere chiunque cerchi di guardare il documentario d’inchiesta premiato a Venezia. La hasbara sionista funziona così: non potendo censurare un premio internazionale, provano a rubarne l’identità per confondere l’opinione pubblica. Il confronto arriva mentre il “vero” Naza continua a registrare risultati significativi in Italia: il documentario ha superato i 3 milioni di euro. L’opera è stata selezionata per il Festival internazionale del cinema di San Sebastián e per la sezione principale della 64ª edizione del New York Film Festival. Il film di Abraham e Szor proseguirà inoltre la distribuzione internazionale, mentre The Guardian ha annunciato una successiva disponibilità gratuita online.   > NAZA, recensione del film di Yuval Abraham e Rachel Szor Lorenzo Poli
October 7, 2026
Pressenza
“I coloni ci hanno sparato addosso!” La denuncia dei Combatants for Peace dopo una spedizione nei territori occupati
Questa mattina i nostri attivisti palestinesi e israeliani si sono recati a Beit Sahour, a est di Betlemme, per stare al fianco dei residenti locali. Come siamo arrivati, ci siamo divisi in gruppi per ripulire l’area e piantare alberi. Insieme, abbiamo sostituito i simboli israeliani ed ebraici apposti dai coloni su questi terreni privati palestinesi con bandiere di solidarietà, collaborazione e speranza. Quasi subito sono arrivati dei coloni armati che hanno iniziato a sparare verso di noi e verso la casa che cercavamo di proteggere. L’esercito israeliano è intervenuto rapidamente, ma non per fermare i coloni: ci ha circondati  con le jeep, impedendoci di allontanarci dalla zona da cui i coloni stavano sparando. Abbiamo formato un cerchio e abbiamo iniziato a muoverci lentamente verso i nostri veicoli. I coloni hanno preso i manifesti e le bandiere che avevamo con noi e, mentre lasciavamo la zona, hanno issato una grande bandiera israeliana sulla casa. Ora siamo in salvo a casa, ma è stata un’esperienza terrificante per tutti, compresa la nostra co-direttrice palestinese, Rana Salman. Avevamo deciso di recarci a Beit Sahour per un intervento di emergenza su richiesta degli stessi abitanti, dopo che alcuni coloni provenienti dal vicino avamposto di Yatziv avevano ripetutamente impedito l’accesso ai loro terreni, oltre a “decorare” con simboli israeliani le loro proprietà. Questa mattina, i proprietari volevano appunto tornare sui loro terreni e ci avevano chiesto di affiancarli, insieme ad alcuni rappresentanti del Comune di Beit Sahour e del clero cristiano. Da Qusra a Beit Sahour, il terrorismo dei coloni armati sta rendendo sempre più pericolosa la vita delle comunità palestinesi in tutta la Cisgiordania. Troppo spesso, tale violenza si verifica sotto la protezione dell’esercito israeliano, mentre i palestinesi non hanno nessuno a cui rivolgersi per ottenere protezione. Non resteremo a guardare e non permetteremo che milizie armate decidano se i palestinesi possano rimanere sulla loro terra. Nonostante le minacce, continueremo a essere presenti, a garantire ai palestinesi un accesso sicuro alle loro terre e a sostenere la loro resilienza attraverso l’azione collettiva.       Combatants for Peace
August 14, 2026
Pressenza