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[Likewise] Don't Skip Likewise #133 S5
la puntata di Don't skip di questo mese è dedicata all'ascolto dell'album: Jill Scott/To whom it may concern Uscita: 16 Febbraio 2026 Etichetta: Human Re Sources *** La nostra sigla è di Koumiya - Ayaw La grafica di Likewise è curata da Le *** email: likewise@ondarossa.info canale telegram: likewise_trx  
February 24, 2026
Radio Onda Rossa
Caro Gigi, madre terra ti sarà sicuramente lieve
Ciao Luigi Rosati, Gigi Centocellaros.Militante del movimento della sovversione sociale in Italia negli anni 1967-1981, dirigente del gruppo comunista della sinistra extraparlamentare Potere Operaio e al suo scioglimento, dell’organizzazione politico-militare Formazioni Comuniste Armate (FCA) che fino al 1976 si era prima espressa con una varietà di sigle di cui le […] L'articolo Caro Gigi, madre terra ti sarà sicuramente lieve su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
[Good News] Good News 3x02
Seconda puntata della nuova stagione di Good News! Una selezione musicale varia tra nuove uscite e brani che ci parlano di quello che sta succedendo nel mondo.  1 Ebo Taylor - Heaven 2 Ghali - BASTA 3 Tresca y Tigre - 606 4 Arya - Sono in un Van 5 Danno, Dj Craim - Brucia Roma 6 Clipse, Kendrick Lamar - Chains & Wips  7 Thundercat, Lil Yachty, Flying Lotus - I did this to myself 8 Yin Yin -  In Search of yang 9 Shenseea - Time for Me 10 Leo Fulcro - Everyday
February 9, 2026
Radio Onda Rossa
[2026-02-15] 27° Carnevale NO-Oil @ Giardino Galafati
27° CARNEVALE NO-OIL Giardino Galafati - Via del Pigneto, 172-196, 00176 Roma RM, Italia (domenica, 15 febbraio 15:00) DOM 15 FEBBRAIO 2025 27° CARNEVALE NO OIL del CIRCO PRENESTINO Torna il corteo musicale in maschera, rigorosamente senza l’uso di mezzi a motore, attraverserà in una pioggia di coriandoli e musica le vie del quartiere con i consueti carri allegorici a pedali. PROGRAMMA  Ore 15:00 partenza della Parata musicale in maschera dal Giardino Galafati - Scuola Toti. Il corteo muoverà verso Piazza Nuccitelli Persiani , Piazza dei Condottieri, Via Roberta Malatesta per approdare al Parco Delle Energie Ex Snia Via Prenestina.  Dalle 17:00 Gran Finale in Festa al Csoa eXSnia - via Prenestina 173-175 Giocoleria ☆ Musica ☆ Danze ☆ Dolci, botti e falò
February 6, 2026
Gancio de Roma
[NoteCoseCittà] Perfect Ten
SCALETTA Buddy Holly, The Crickets, "That'll Be The Day" * Elvis Presley, "Blue Suede Shoes" The Sonics, "Louie Louie" Modern Lovers, "Roadrunner" Sonic Youth, "Starpower" Raga Against The Machine, "Vietnow" Arctic Monkeys, "The View From The Afternoon" Pj Harvey, "The Wheel"   * Bonus Track
February 3, 2026
Radio Onda Rossa
Quel rap nel quartiere in cui viviamo
UN BRANO RAP IL 31 GENNAIO, NEL GIORNO DELLA PROTESTA DI TORINO, HA PROVOCATO A JESI L’AZIONE DI POLIZIA PIÙ IMPONENTE CHE LA CITTADINA ABBIA MAI CONOSCIUTO, CON 60 AGENTI E NUMEROSI MEZZI COINVOLTI. GRAN PARTE DEGLI ABITANTI DELLO STORICO QUARTIERE POPOLARE SAN GIUSEPPE, DOVE È STATO GIRATO IL VIDEOCLIP DEL BRANO, SONO STATI SVEGLIATI DAL RUMORE DELLE PALE DI UN ELICOTTERO MILITARE, DECOLLATO A PESCARA. AUTORI E PROTAGONISTI DEL VIDEO UNA DECINA DI GIOVANI TRA I 17 E I 25 DELLA CITTÀ, PERLOPIÙ TUNISINI DI SECONDA GENERAZIONE, CHE VIVONO IN QUEL QUARTIERE. UNO DEI GIOVANI RAPPER DEL VIDEO, SI È RESO DISPONIBILE A PARLARE DEL CONTENUTO DEL VIDEOCLIP. C’È ANCORA SPAZIO PER CITTÀ NON MILITARIZZATE? “Nascondi i soldi nel cuscino di casa. E tu dov’eri quando il freddo qua passava. Questa è una street, una street puttana…”. È un passaggio del testo del videoclip rap BOARIO#1, pubblicato dal 15 gennaio su Youtube, e ricondiviso su canali official Instagram e Spotyfy, e i cui primi fotogrammi circolavano già sui social del 4 gennaio. Un brano rap che sabato 31 gennaio, poco dopo l’alba, ha provocato a Jesi probabilmente l’azione di polizia più imponente che la città abbia a memoria (coinvolti 60 agenti e diversi mezzi). Gran parte degli abitanti dello storico quartiere popolare San Giuseppe sono stati svegliati dal rumore delle pale di un elicottero militare, decollato a Pescara, che sorvolava a bassa quota la zona. Jesi è una città marchigiana di poco meno di 40.000 abitanti. Nota per aver dato i natali a Federico II di Svevia, al musicista Giovanni Battista Pergolesi, ad attrici del calibro di Valeria Moriconi e Virna Lisi, all’ex ct della nazionale di calcio Roberto Mancini, e a diversi campioni olimpici della scherma. Una realtà in cui si vive bene, con problemi comuni a tante città di provincia. Il videoclip dal titolo BOARIO#1 è stato girato proprio in una zona del quartiere, il Campo Boario. Autori e protagonisti del video una decina di giovani tra i 17 e i 25 della città, perlopiù tunisini di seconda generazione, che vivono in quel quartiere. Da anni i generi rap e trap, sono diventati espressione di un sentire e di raccontare la vita di una gran parte del mondo giovanile. È un linguaggio artistico con il quale si può diventare famosi, uscire dal ghetto e finire a Sanremo, oppure rimanere nell’oblio dello stigma sociale. BOARIO#1 è a forte impatto, come lo sono quasi sempre le narrazioni e i linguaggi della musica rap e trap. Impressiona sicuramente l’uso di repliche di armi, che in un qualsiasi set cinematografico vengono utilizzate come “materiali di scena”. Anche la presenza di un cane (vivo) come comparsa. Indubbiamente BOARIO#1 evidenzia l’utilizzo di tecniche di ripresa professionali, e ha avuto come set di posa, proprio il quartiere di vita, se non di nascita per alcuni, di queste persone. In particolare il Campo Boario, originariamente destinato a funzioni agricole o di mercato, è stato da tempo riconvertito a zona polifunzionale, caratterizzata da aree verdi, strutture per lo sport (calcio, basket, pattinaggio) e spazi di socializzazione. Uno dei giovani rapper del video, si è reso disponibile a parlare del contenuto del videoclip. Come sei arrivato a utilizzare il linguaggio rap? Penso che l’unico modo per esprimerti è far sentire la tua voce, e il rap è la chiave per dar sfogo a tutta la tua creatività senza nessun danno, cosa che invece non è successa. Qual è il messaggio che vuoi dare a chi vede il video Boario #1? Perché è stato girato proprio in quel luogo della città? Non voglio dare nessun messaggio, voglio che nessuno segua il mio esempio. Il messaggio è proprio questo: l’esempio da non seguire. È stato girato lì perché è il quartiere in cui viviamo. Spesso la musica rap viene criticata perché usa riferimenti alla violenza. Non pensi che possa accadere anche a chi vede Boario #1? Boario #1 è una canzone che non mostra violenza. C’è un artista rap noto a cui ti ispiri? Ti piacerebbe diventare un rapper professionista? Ascolto Samara, Lacrim e un po’ di rapper italiani, ma non mi inspiro a nessuno. Diventare un artista professionista? Sì, mi piacerebbe, ma con i piedi per terra. So che non basta un video o un momento virale, servono studio, costanza e anche responsabilità. So che nel video non sembriamo responsabili, ma una persona dovrebbe conoscerci dal vivo prima di giudicarci. Lo strascico che lascia in città questa vicenda, un sedime che sarà difficile da rimuovere, da una parte è quello del riacutizzarsi di una ferita non trattata, e dall’altra l’odio social, scatenato non tanto dal fatto in sé, ma dalla narrazione che l’informazione mainstream marchigiana ha reso immediatamente sulla vicenda. Alla magistratura spetterà di giudicare i reati contestati nell’azione delle forze dell’ordine di sabato 31 gennaio. Compito però delle istituzioni civili sarà tentare una ricomposizione nel tessuto cittadino, tra gli abitanti del quartiere San Giuseppe, compresi i protagonisti del video rap che lì vivono, e il resto della città. Spetta alla città, se vuole pensarsi ancora come comunità, scegliere se vuole lavorare in un percorso di riconnessione civile e sociale, oppure cedere definitivamente alle conseguenze di un avvelenamento culturale dei pozzi che è in corso anni, e che potrebbe però fargli scoprire che il vento di Minneapolis è arrivato a soffiare fino alle nostre latitudini. Alla fine BOARIO#1 è solamente un prodotto musicale. Nel suo genere, sicuramente, di buona fattura. -------------------------------------------------------------------------------- A PROPOSITO DI PERIFERIE E MUSICA RAP: > I ponti rap di Librino -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quel rap nel quartiere in cui viviamo proviene da Comune-info.
February 3, 2026
Comune-info
[2026-02-03] Z.A.E.L. world-trip-folk @ Zazie nel metrò
Z.A.E.L. WORLD-TRIP-FOLK Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (martedì, 3 febbraio 20:30) Z.A.E.L. Zona anarchica ego liberata ~ world-trip-folk duo Brani di tradizione orale sintetizzati, composizioni originali senza origine, ispirazioni anarchiche, ritmiche africane, melodie mediterranee e voci malinconicamente impertinenti e de-private. Davide Zanini: percussioni, voce, sintetizzatore Elena D'Ascenzo: voce, sintetizzatore, chitarra, percussioni
February 1, 2026
Gancio de Roma
Educazione affettiva: una necessità per restare umani
Azur del mare, Boom Boom Bunny e l’arte come spazio educativo Nel mio percorso tra arte, diritti e pace ho incontrato un progetto curato da Simone Tansini. Un lavoro che intreccia editoria, teatro, musica e formazione e che prende forma anche in due libri illustrati: Boom Boom Bunny e Azur del mare. Non si tratta semplicemente di due volumi, ma di due corpi narrativi inseriti in un progetto più ampio. Storie che non si accontentano della pagina, ma cercano altre strade per continuare a vivere, attraversando linguaggi diversi e generando esperienze condivise. Boom Boom Bunny, scritto da Simone Tansini e illustrato da Silvio Boselli, racconta l’incontro tra le coscienze di due bambine lontane. Una vive in un paese in guerra, l’altra in una città europea. A unirle è Boom Boom, un coniglio di pezza che sembra attraversare distanze, luoghi e confini. Il libro pone una domanda semplice e radicale: e se ogni cosa fosse collegata? Ogni persona, ogni luogo, ogni esperienza? Azur del mare, scritto da Leili Maria Kalamian, illustrato ancora da Silvio Boselli e curato da Simone Tansini, nasce invece da una ferita reale: il naufragio di Cutro del 2023. Ma sceglie di non fermarsi alla cronaca. Il mare diventa confine e porta insieme, soglia che separa e che può trasformare. Una donna che guarda il mare viene cambiata per sempre da ciò che le onde le restituiscono. La realtà è il punto di partenza, ma il racconto prende la via simbolica, dove rivoluzione e accoglienza, silenzio e canto, pianto e speranza convivono. Le tavole di Silvio Boselli aggiungono ai racconti una bellezza silenziosa. Il suo tratto, delicato e insieme inquieto, tiene dentro la stessa immagine infanzia e ferita, leggerezza e vertigine. Boom Boom Bunny lavora sulla connessione, Azur del mare sulla ferita. Entrambi però si muovono nella stessa direzione: portare il lettore in un territorio emotivo più che informativo. Accade nelle immagini, nei silenzi, negli sguardi. Accade quando i morti non sono numeri, ma assenze che interrogano. Quando l’accoglienza non è un concetto, ma un gesto. Quando la speranza non è retorica, ma responsabilità. Le pagine che accompagnano Azur del mare parlano di ascoltare, affiancare, consolare, curare. Parlano di donne che esercitano una particolare forma di maternità che è l’accoglienza. Parlano di umanità che resiste. Qui non si educa spiegando. Si educa mettendo in relazione. Non è un caso che Azur del mare sia diventato anche laboratorio teatrale, spettacolo e percorso con adolescenti. In questo progetto il teatro non è messa in scena, ma spazio educativo. Un luogo in cui la storia non si osserva soltanto, ma si attraversa. Nei testi nati dal lavoro con i ragazzi, la parola “confine” si moltiplica. Diventa gabbia, protezione, paura, incontro, possibilità di vedere l’altro. Non sono definizioni. Sono pensieri in formazione. Più che a un’età precisa, Boom Boom Bunny e Azur del mare sembrano rivolgersi a una relazione. A bambini e ragazzi accompagnati. Ad adulti disposti a non proteggere dal dolore, ma ad abitarlo insieme. Sono libri che chiedono tempo, ascolto e presenza. Trovano nel teatro, nei laboratori e nella comunità una prosecuzione naturale. Parti di un progetto più ampio che tenta linguaggi diversi per raggiungere lo stesso punto: l’umano. C’è una frase che sembra custodire il senso profondo di questo lavoro: Che sia concesso ai bambini. Che sia concesso a noi, che bambini non siamo più, di avere sempre a cuore le umane cose. Forse è qui il centro di tutto. Non parlare dell’infanzia, ma difenderne lo sguardo. Quello capace di lasciarsi scompigliare dalle onde, di vedere nel confine una soglia, di riconoscere nell’altro non una distanza, ma una possibilità. A partire da questo lavoro, ho scelto di fare alcune domande per continuare la riflessione con Simone Tansini. 1. Simone, tu vieni dalla musica e dal teatro, curi progetti formativi e culturali legati all’infanzia e all’adolescenza e, dentro questo percorso, sono nati anche Boom Boom Bunny e Azur del mare. Che tipo di ricerca stai portando avanti attraverso questi lavori? La cosa che mi affascina maggiormente e che perseguo da più anni è la commistione tra linguaggi artistici e comunicativi. Credo fortemente nelle contaminazioni tra i generi, perché permettono di scoprire connessioni inattese. Questo pensiero nasce dalla musica e si è sviluppato nel tempo attraverso la letteratura, il teatro e l’editoria. Ho pubblicato graphic novel dedicate a rivisitazioni moderne di opere liriche e persino un gioco da tavolo incentrato sul mondo del teatro d’opera. Con gli anni ho sentito sempre più forte la necessità di portare le competenze maturate verso temi sociali. Avverto il bisogno di dare un senso umano al mio agire, non solo un senso artistico. Questo non significa fare arte superficiale, ma esattamente il contrario: fare arte dove c’è più bisogno di bellezza e di profondità di pensiero. 2. Nei tuoi libri non si spiegano temi sociali o affettivi: si raccontano, si mostrano, si mettono in scena. Perché senti che queste questioni chiedono una forma narrativa e non discorsiva? Credo che questo dipenda dalla mia formazione musicale e teatrale. La maschera del teatro e l’introspezione del personaggio permettono di arrivare al cuore delle persone lasciando a ciascuno il proprio percorso. Quando vediamo un film o un’opera, ognuno ne ha una percezione diversa. Io non voglio spiegare i temi sociali che mi toccano. Li trascrivo e li affido alla sensibilità di chi entra in contatto con essi. Questo atto creativo è un po’ come affidare un messaggio in bottiglia al mare. 3. In un tempo in cui si discute molto di educazione affettiva, credi che la scuola abbia bisogno anche di spazi non disciplinari, dove lavorare su emozioni, relazione, conflitto e cura? Negli ultimi anni lavoro sia come docente interno alla scuola sia come esperto esterno su molti progetti che vanno dallo sviluppo dell’espressività all’educazione affettiva, dalla lotta alla dispersione scolastica alla musica e al teatro nei contesti di fragilità sociale. La scuola ha bisogno di momenti di riflessione e di spazi di confronto non giudicante, non soggetti a valutazione. I ragazzi hanno un forte bisogno di adulti con cui confrontarsi alla pari, in luoghi di reale condivisione delle conoscenze. Ci sono scuole che operano già in questa direzione ed è importante che sia così. 4. Azur del mare è diventato anche laboratorio teatrale e spettacolo. Cosa cambia quando una storia passa dalla pagina al corpo? La magia accade quando i ragazzi diventano protagonisti e mettono in gioco il proprio bagaglio esperienziale su temi inattesi. Quando ho iniziato a costruire lo spettacolo di Azur del mare non ho spiegato subito tutta la trama ai giovani interpreti. All’inizio non pensavano di far parte di una storia così toccante. Ci sono entrati poco alla volta e hanno sentito crescere la responsabilità di ciò che stavano facendo. 5. Quando lavori con bambini e ragazzi su temi così duri, che cosa impari tu da loro? Osservo sempre i ragazzi con grande attenzione, cercando di cogliere anche le sfumature più nascoste. Quando riesco a entrare in contatto profondo con loro mi sento arricchito emotivamente, come se vivessi anche le loro storie. I bambini mi insegnano soprattutto la loro enorme capacità di adattamento. Vivono tutto con intensità, con ingenuità e strumenti propri, ma anche con una sorprendente capacità di trovare strategie per stare nel mondo che li circonda. 6. Viviamo un tempo in cui infanzia, guerra, confini e paure collettive sono di nuovo centrali. Che responsabilità pensi abbia oggi l’arte, soprattutto quando incontra i giovani? L’arte ha una responsabilità enorme perché parla direttamente alle coscienze e alle sensibilità delle persone. Ancora più grande è la responsabilità di chi dell’arte diventa tramite. L’arte deve essere al servizio della società che racconta ed educa. Tra i progetti che mi stanno dando maggiore soddisfazione ci sono Campus Teatro, una sfida artistico-didattica del Teatro Municipale di Piacenza, e Il Canto della Terra. Linguaggi di vita e solidarietà, un progetto che attraversa teatro, musica, fotografia, cinema e filosofia, nel segno di una socialità viva e multiforme. In questi giorni, mentre questo articolo prendeva forma, Simone Tansini ha avviato un corso di canto e lettura interpretata all’interno del carcere di Piacenza. Un’esperienza che lui stesso racconta come attraversata da inattesi “fotogrammi di felicità”, capaci di restituire senso e umanità anche in contesti complessi. Parallelamente continuano a svilupparsi percorsi come Campus Teatro e Il Canto della Terra, progetto sempre più trasversale che intreccia linguaggi artistici diversi e apre nuove possibilità di relazione. Segni concreti di un lavoro che non resta sulla carta, ma continua ad accadere, incontrare, trasformare. Un ringraziamento a Simone Tansini per la disponibilità, la generosità delle risposte e per il lavoro che continua a intrecciare arte, educazione e responsabilità umana, dentro e fuori i contesti più fragili. Un percorso che può offrire spunti preziosi a educatori, insegnanti e operatori culturali che lavorano con l’infanzia e l’adolescenza, alla ricerca di linguaggi capaci di attraversare emozioni, relazioni e cura.                               Lucia Montanaro
January 30, 2026
Pressenza