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Roma: presentazione di "Morte di un poeta"
Oggi alle 17.30 nella sede della Stampa estera a Palazzo Grazioli si tiene la prima presentazione della graphic novel Morte di un poeta di Marina Collaci e Paolo Quinti. La vicenda è quella di Peppino Marotto, pastore, poeta, cantore e sindacalista, ucciso nel 2007 ma è anche l'occasione di parlare di un territorio, la Sardegna, colonizzato e sfruttato ma anche terra di resistenza.
June 24, 2026
Radio Onda Rossa
“L’algoritmo della farfalla”, una graphic novel che racconta il buco nero dei CPR
Per questa intervista nessuno può essere pronto. I centri dove vengono rinchiusi migranti, che in gran parte non hanno nessuna colpa perché non hanno commesso nessun delitto, i cosiddetti Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) sono il buco nero della coscienza istituzionale, un posto per nascondere quello che non vogliamo vedere.  In un lavoro collettivo che ha prodotto una graphic novel indispensabile, Lucio Cascavilla svela i retroscena e rivela l’umanità negata dai CPR, dove migranti in attesa di rimpatrio vengono detenuti in condizioni troppo spesso indegne e oltre i limiti di qualsiasi prescrizione normativa. I centri per il rimpatrio sono un buco nero. Perché? Perché nessuno può visitare gli “ospiti” (scrivo ospiti, ma bisognerebbe usare il termine recluso, perché se qualcuno non può uscire volontariamente da una struttura non è un ospite); i giornalisti non possono accedervi e i religiosi, di qualsiasi ordine e grado, non sono ammessi. In genere nei CPR non viene richiuso nessun personaggio famoso: niente attori, né politici, né modelle o cantanti. Quindi quello che accade all’interno dei CPR è un mistero. Non trapelano informazioni e sui media nazionali se ne parla poche volte, solo quando muore qualcuno all’interno o quando c’è una rivolta. Il CPR è un’istituzione scomoda e nessuno vuole che se ne parli. Dopo tutto non è possibile migliorarli, bisognerebbe solo chiuderli. Aggiungerei che possono accedere i parlamentari e i consiglieri regionali, che spesso sono costretti a lunghe attese, perché il posto deve essere abbellito. I controlli a sorpresa non sono ben visti. Gli assistenti devono essere assistenti del parlamentare o del consigliere regionale, che non possono farsi accompagnare da attivisti e traduttori, che sono indispensabili. Inoltre è proibito portare telefoni, telecamere o fogli di carta per registrare ciò che i detenuti dichiarano. L’estetica narrativa della graphic novel  “L’algoritmo della farfalla” conferisce una dimensione umana importante alle storie raccontate. Laddove il sistema della detenzione amministrativa nega l’umanità delle persone, il vostro lavoro restituisce dignità umana a persone che troppo spesso finiscono nei CPR senza aver commesso alcun reato. Questo tipo di divulgazione può aprire una breccia di speranza per abolirli?  L’idea della graphic novel era esattamente quella di mostrare al lettore che chi finisce all’interno dei CPR è un essere umano che viene deumanizzato. Quando si parla di deportazioni e di CPR, si utilizzano solo i numeri. I ministri (di destra e di sinistra) gridano: ne abbiamo riportati a casa diecimila. Guardate solo ai numeri che vengono sbandierati dall’amministrazione americana ogni mese. Nessuno dei politici si pone il problema di quali siano gli effetti sulle persone (e sui loro familiari) che vengono rinchiuse nei CPR  e poi deportate. Non credo che questa pubblicazione porterà all’abolizione dei CPR, ma bisogna parlarne sempre e di più e in tutti i modi possibili. Negli anni ’70 in Italia c’era il cinema di impegno civile con film come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “Sbatti il mostro in prima pagina”, “Sacco e Vanzetti”. Per quanto riguarda i CPR ci sono molti report di associazioni, organizzazioni e del garante per le persone private della libertà individuale e moltissimi reportarge; ma mancava e mancano memoir di chi è stato nei CPR e versioni romanzate di quel che accade là dentro, un film o un libro di fiction. Questa graphic novel può servire affinché molte più persone prendano coscienza di quel che accade all’interno. Perché quando si parla di CPR, pochi sanno di cosa stiamo parlando e ancora meno sanno che all’interno dei CPR avvengono gravissime violazioni dei diritti umani. Psicofarmaci e manganelli travalicano i muri dei CPR e ci parlano delle tendenze securitarie che colpiscono tutte le persone che osano esprimere qualche dissenso riguardo al sistema. I CPR non raccontano solo storie allucinanti, ci parlano anche della cura dei sintomi per occultare le cause? Franco Basaglia direbbe che nessuna persona vista da vicino è “normale”. Conosciamo le soluzioni, ma le cause quali sono? E’ chiaro che i CPR servono a nascondere altri problemi in Italia e in Europa; sono soprattutto economici, ma nessuno cerca di risolverli. I migranti (soprattutto se irregolari) sono ricattabili e servono come manodopera a basso costo che non deve protestare. Dalle mie parti, nel tavoliere delle Puglie, la raccolta dei pomodori è possibile solo perché ci sono i migranti. Le politiche securitarie (il governo ha fatto 5 decreti sicurezza da quando è iniziata la legislatura) servono a rassicurare una certa parte della popolazione. Diceva Sant’Agostino che si ha paura di quel che ci è ignoto. Il problema principale è che una certa parte politica che non ha interesse a risolvere il problema, ma che vuole che la situazione resti così, soffia su queste paure perché spesso la propria felicità e sicurezza deve passare per la sofferenza altrui.       Ray Man
June 24, 2026
Pressenza
E sì, si muore per amore. Addio a Marjane Satrapi, la voce libera di Persepolis
L’AUTRICE FRANCO-IRANIANA CHE HA RACCONTATO AL MONDO IL VOLTO UMANO DELL’IRAN È MORTA A 56 ANNI. CON PERSEPOLIS HA COMBATTUTO STEREOTIPI, REPRESSIONE E PREGIUDIZI ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE DEL FUMETTO. Video Trailer di Persepolis, il film d’animazione scritto e diretto da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, tratto dall’omonima graphic novel autobiografica. https://www.mymovies.it/film/2007/persepolis/news/il-trailer-ufficiale-del-film-hd/ Marjane Satrapi, fumettista, illustratrice e regista franco-iraniana, è morta il 4 giugno 2026 all’età di 56 anni. La notizia è stata diffusa dai familiari, che hanno parlato di una donna consumata dal dolore dopo la perdita del marito Mattias Ripa, scomparso poco più di un anno fa e da lei definito pubblicamente «l’amore della mia vita». La sua scomparsa priva il mondo della cultura di una delle voci più originali e coraggiose degli ultimi decenni. Attraverso il fumetto, il cinema e l’illustrazione, Satrapi ha costruito un ponte tra culture diverse, raccontando la complessità dell’Iran senza cedere né agli stereotipi occidentali né alla propaganda del regime. Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, sulle rive del Mar Caspio, e cresciuta a Teheran, visse da adolescente la rivoluzione islamica del 1979 e gli anni della guerra tra Iran e Iraq. Proveniva da una famiglia colta e impegnata sul piano civile e culturale. A quattordici anni i genitori la mandarono a studiare a Vienna nel tentativo di sottrarla al clima sempre più repressivo instaurato dal nuovo regime. L’esperienza europea la mise però di fronte a un’altra forma di difficoltà: quella dell’esilio, dello sradicamento e del pregiudizio. Dopo un ritorno in Iran e gli studi alla Facoltà di Belle Arti di Teheran, decise di lasciare definitivamente il Paese e si stabilì a Parigi nel 1994. Fu proprio nella capitale francese che nacque l’opera destinata a renderla famosa nel mondo. Pubblicato tra il 2000 e il 2003, Persepolis racconta la sua infanzia, l’adolescenza e il difficile rapporto con un Paese amato profondamente ma attraversato da profonde contraddizioni. Il valore dell’opera non risiede soltanto nella testimonianza storica. Satrapi riuscì a fare qualcosa di raro: raccontare l’Iran dall’interno senza trasformarlo in una caricatura. In anni in cui il Paese veniva spesso identificato esclusivamente con il fondamentalismo religioso, la repressione e i conflitti geopolitici, Persepolis mostrò al mondo famiglie, amicizie, ironia, paure e speranze. In altre parole, mostrò persone. L’autrice spiegò più volte che uno degli obiettivi del suo lavoro era contrastare i pregiudizi sul proprio Paese. Attraverso gli occhi di una bambina prima e di una giovane donna poi, il lettore scopre che nessun popolo può essere ridotto al proprio governo e che dietro ogni evento storico esistono vite reali, spesso ignorate dalle narrazioni ufficiali. Anche il tema del velo, frequentemente utilizzato in Occidente come simbolo assoluto della condizione femminile iraniana, viene affrontato con maggiore complessità. Nelle sue opere il problema non è soltanto un indumento imposto, ma il più vasto sistema di controllo delle idee, dei comportamenti e della libertà individuale. Nel 2007 Persepolis divenne un film d’animazione scritto e diretto dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud. Realizzato con uno stile grafico fedele al fumetto originale, il film vinse il Premio della Giuria al Festival di Cannes e ottenne una candidatura agli Oscar, contribuendo a far conoscere la sua opera a un pubblico ancora più ampio. Negli ultimi anni Satrapi era diventata una delle voci internazionali più ascoltate a sostegno delle donne e dei giovani iraniani. Dopo la morte di Mahsa Amini e le proteste del movimento “Donna, Vita, Libertà”, intervenne ripetutamente nel dibattito pubblico denunciando le violazioni dei diritti umani e sostenendo la società civile iraniana. Nel gennaio 2025 rifiutò la Legion d’Onore francese, criticando la politica di Parigi nei confronti del regime iraniano e chiedendo maggiore coerenza nella difesa dei diritti fondamentali. Con la morte di Marjane Satrapi scompare una grande artista, ma resta intatta la forza del suo messaggio. Persepolis continua a parlare a lettori di ogni età perché non racconta soltanto l’Iran. Racconta la libertà, l’identità, l’esilio, il coraggio di restare se stessi e la necessità di guardare oltre i pregiudizi. La sua eredità più importante non è forse soltanto quella artistica. Satrapi ci ha insegnato che raccontare una storia personale può diventare un atto politico, che l’ironia può convivere con la denuncia e che conoscere davvero un popolo significa ascoltarne le persone, non fermarsi alle immagini costruite dal potere o dai luoghi comuni. È per questo che la sua voce continuerà a essere ascoltata ben oltre la sua scomparsa. FONTI E APPROFONDIMENTI Vatican News – Addio a Marjane Satrapi, l’autrice di Persepolis https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-06/marjane-satrapi-morta-persepolis-iran-fumetto.html Cineteca di Bologna – Persepolis https://cinetecadibologna.it/distribuzione/film/persepolis/ Cineteca di Bologna – Genesi e realizzazione di Persepolis https://cinetecadibologna.it/distribuzione/approfondimento/genesi-e-realizzazione-persepolis/ Marjane Satrapi – Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Marjane_Satrapi Persepolis – Scheda del film https://it.wikipedia.org/wiki/Persepolis_(film) Lucia Montanaro
June 4, 2026
Pressenza