Morti senza necrologio. I naufragi invisibili nel Mediterraneo centrale
Otto casi SAR hanno segnalato la scomparsa in mare di centinaia di persone
partite da Sfax, in Tunisia, nel Mediterraneo centrale in tempesta. A Malta, il
soccorso di un solo superstite tra 50 persone a bordo, partito dalla Tunisia. A
Lampedusa sono arrivate 61 persone migranti, ma due gemelline che erano a bordo
sono disperse. Stragi invisibili, rese possibili dall’assenza di vie legali e
sicure di accesso all’Europa e dalla trasformazione del mare in confine
fortificato, dove le morti restano senza nome e senza necrologio.
> 🔴 380 Persone disperse in mare: mancano all'appello da dieci giorni.
>
> Un unico dispaccio di allerta a "tutte le navi in area" raggruppa ben otto
> casi SAR per otto imbarcazioni che nei giorni scorsi hanno preso il largo da
> Sfax 🇹🇳
>
> Il dispaccio SAR – trasmesso in data odierna… pic.twitter.com/iGKeoux3gS
>
> — Sergio Scandura (@scandura) January 24, 2026
14 gennaio
* 20:00 UTC (#SARCASE69) 36 persone, barca in ferro, partite da Sfax
* 21:00 UTC (#SARCASE58) 42 persone, gommone, partite da Sfax
* 21:00 UTC (#SARCASE57) 53 persone, barca in ferro, partite da Sfax
* 21:00 UTC (#SARCASE56) 45 persone, barca in ferro, partite da Sfax
18 gennaio
* 18:00–19:00 UTC (#SARCASE81) 45–50 persone, partite da Sfax
20 gennaio
* 01:00 UTC (#SARCASE80) 51 persone, barca in ferro, partite da Sfax
20 gennaio
* 00:00 UTC (#SARCASE85) 54 persone, imbarcazione non definita, partite da
Sfax
21 gennaio
* 02:00 UTC (#SARCASE88) 49 persone, barca in ferro, partite da Sfax
Questo è l’elenco dei Casi SAR trasmesso il 24 gennaio 2026 sulla rete InmarSAT
dal centro di Coordinamento e Soccorso ITMRCC della Guardia Costiera Italiana,
unico dispaccio di allerta a “tutte le navi in area” e reso noto dal giornalista
di Radio Radicale Sergio Scandura. Raggruppa ben otto casi SAR, per otto
imbarcazioni tutte salpate nei giorni scorsi da Sfax, porto noto della Tunisia
per le partenze delle persone migranti che cercano di arrivare in Europa. I
dispersi in mare mancano all’appello da dieci giorni. Erano partiti quando il
Mediterraneo centrale era spazzato da venti estremamente violenti e le onde pare
abbiano raggiunto più di 7 metri di altezza. Col mare in queste condizioni,
esistono poche speranze di ritrovare qualcuno ancora in vita. Una barca solida
farebbe fatica ad affrontare quel mare e le imbarcazioni che partono dalle coste
del nord Africa sono fatiscenti, incapaci di garantire sicurezza. Gommoni
sgonfi, barche di lamiera mal saldata, sottili come carta velina.
Sovraccariche.
Generalmente, le persone che vi imbarcano non hanno giubbotti di salvataggio.
Nel migliore dei casi, copertoni neri che indossano incastrandoli tra una spalla
e la testa. Pezzi di gomma incapaci di tenerli a galla. Se ne vedono tanti
quando si partecipa alle operazioni di soccorso in mare, o navigando nel Central
Med. Resti trasportati dalla corrente.
Ph: Roberta Deroras (le immagini si riferiscono ad una precedente operazione
SAR)
A questi numeri, ne vanno aggiunti altri. Associated Press ha dato notizia di un
uomo, unico superstite di un’altra strage. È stato soccorso in zona SAR maltese
il 23 gennaio. Ha raccontato di essere l’unico tra i 50 a bordo: partiti dalla
Tunisia, la loro barca è stata ribaltata dalla furia delle onde. Altri 49
dispersi, dunque.
A questi, vanno sommate anche due bambine, gemelle di un anno: sono state
ingoiate dal mare. Navigavano con altre 61 persone, tra cui la loro madre e
circa 22 minori non accompagnati e due bambini: sono stati soccorsi e sono
approdati a Lampedusa il 23 gennaio. Ne ha dato notizia Save The Children,
informando anche della morte di un uomo avvenuta poco dopo l’arrivo a terra. I
sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti dalla Tunisia e di avere
affrontato per almeno tre giorni il mare in tempesta.
Numeri e frammenti di storie che dipingono un quadro drammatico nel Mediterraneo
centrale, perché intere imbarcazioni rischiano di scomparire senza lasciare
traccia, se non in un dispaccio satellitare o nel racconto spezzato di chi, per
caso, riesce a sopravvivere.
Di queste morti, si dirà che i responsabili sono i trafficanti di esseri umani,
che caricano le imbarcazioni fino a sfinirle, in cambio di denaro e di una
promessa di salvezza. Uomini senza scrupoli. Ma i trafficanti esistono anche
perché non ci sono vie sicure e legali di partenza, perché l’Europa è una
fortezza, perché accordi e memorandum con i Paesi di transito e di origine
mirano a trattenere le persone lontano dai confini europei. A qualunque costo. È
proprio in questo sistema di chiusure, respingimenti, esternalizzazione delle
frontiere europee e assenza di alternative legali e sicure, che queste
traversate continuano ad esistere. E con queste, le stragi e i morti che il mare
si ingoia. 380 persone sono dichiarate disperse. Una strage. Una ferita
dolorosa. Ma ieri il ministro Piantedosi, come riportato da Mediterranea,
dichiara: “A gennaio 2026 siamo alla metà degli arrivi dell’anno scorso. Un
grande successo”. Successo?
A che prezzo diminuiscono gli ingressi?
Continuare a documentare queste vite disperse è un atto di responsabilità
civile: per sottrarre queste morti all’oblio, per riconoscere valore ad ogni
esistenza perduta e rivendicare il diritto alla verità, anche quando il mare
cancella le prove.
Io vorrei poter scrivere il nome di ogni essere umano disperso e un necrologio
per ciascuna delle persone che non c’è più: indicarne il nome, l’età, la
provenienza. Per onorare la vita che ha preceduto la morte, restituire dignità
ad esseri umani a cui è stata loro sottratta.
Senza corpi e senza nomi, il lutto resta sospeso e anche la morte rischia di
diventare invisibile.
Per rendere loro onore, lascio parola a V., donna camerunense: anche lei,
partita da Sfax tentando di arrivare in Europa, ha fatto naufragio. Lei non è
morta in mare: riportata a terra, è stata arrestata e venduta dalla Garde
Nationale tunisina alle milizie libiche. Così parla dei morti del Mediterraneo,
nell’ultima strage:
Potrebbe essere tua sorella, tuo fratello, tua moglie, tua cugina, tuo cugino…
Partiti per un viaggio senza ritorno, soprattutto travolti dal mare, là dove non
puoi nemmeno gridare aiuto… e dove nessuno esce a salvarti.
L’acqua è senza limiti. Anche se mostri tutta la tua forza, l’acqua ti trascina
e sarai sempre esausto.
Sono naufragata nel mare Mediterraneo, miei cari fratelli e sorelle, e non è
stato facile.
Le lacrime mi salgono agli occhi quando ci penso.
Immagino quante volte abbiano sofferto prima che la morte arrivasse.
Dio, volgi il tuo sguardo verso di noi qui.
Dietro di noi, nulla va bene.
Ecco i tuoi figli rimasti nell’acqua, mio Signore.
Che le loro anime riposino in pace nel regno dei cieli
e che la tua pace consoli il cuore delle loro famiglie.