Strage di Cutro: ONG e familiari chiedono verità e giustizia
Si sarebbe dovuto aprire domani, 14 gennaio, davanti al Tribunale di Crotone il
processo penale sul naufragio avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte
tra il 25 e il 26 febbraio 2023, una delle stragi più gravi della storia recente
italiana. In quel naufragio persero la vita almeno 94 persone, mentre il numero
dei dispersi non è mai stato accertato. Solo 80 persone riuscirono a
sopravvivere.
Nel procedimento sono imputati sei ufficiali tra Guardia Costiera e Guardia di
Finanza, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. A costituirsi
parte civile sono Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans,
Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee.
Notizie/In mare
NAUFRAGIO DI CUTRO: QUATTRO FINANZIERI E DUE MILITARI DELLA GUARDIA COSTIERA
RINVIATI A GIUDIZIO
Le Ong parte civile al processo: «Si avvicina la possibilità di ottenere verità
e giustizia»
Redazione
24 Luglio 2025
Le organizzazioni di ricerca e soccorso spiegano di aver scelto la via
giudiziaria per «ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni
ed omissioni che hanno portato» al naufragio. Al centro della loro denuncia vi
sono i ritardi e le scelte operative delle autorità italiane nella gestione
dell’allarme.
«Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare
interventi di salvataggio non sono un semplice incidente ma una negligenza da
sanzionare», hanno scritto le ONG, sottolineando che «in questo caso specifico,
le autorità italiane hanno prima dato priorità all’operazione di polizia e poi
ignorato il loro dovere di soccorso; come noto, quella gestione ha avuto
conseguenze drammatiche».
Secondo le organizzazioni SAR, quanto accaduto tre anni fa è l’emblema di quanto
avviene sempre più spesso a causa dei ritardi nell’avvio delle operazioni di
salvataggio in mare, che «hanno portato a tante evitabili stragi». Per questo
motivo, il processo dovrebbe alzare lo sguardo verso l’alto: «Il giudizio non
può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle
delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la
catena di comando».
Le ONG richiamano esplicitamente il quadro normativo internazionale: «Il diritto
internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in
difficoltà in mare devono essere la priorità e vanno rispettati sempre». E
aggiungono: «È inaccettabile che le persone continuino ad annegare nel
Mediterraneo e non si deve più consentire che i responsabili, a tutti i livelli,
di questo come di altri naufragi restino impuniti».
Il ricorso al condizionale è d’obbligo perché, nel frattempo, è sopraggiunto un
rinvio: l’udienza è stata rimandata a data da destinarsi. Le ONG fanno comunque
sapere che, quando il processo inizierà, saranno presenti rappresentanti di
tutte le organizzazioni costituite parte civile, che nel corso del dibattimento
saranno ascoltati insieme ai consulenti tecnici inseriti nelle liste testi.
L’obiettivo dichiarato è anche quello di «supportare le famiglie delle vittime
nella loro richiesta di giustizia».
Proprio alle famiglie dà voce il comunicato diffuso da Carovane Migranti, che
rende pubblica una lettera inviata da un gruppo di familiari delle vittime e dai
sopravvissuti della barca “Summer Love”. Un testo che esprime dolore, rabbia e
un profondo senso di abbandono.
«È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le
ombre dei nostri cari, che sono arrivati morti sulle vostre coste», scrivono le
famiglie. «Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di
noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un’altra commemorazione».
Nel mirino ci sono le promesse istituzionali rimaste senza seguito: «Alle
promesse del vostro Primo Ministro non sono seguiti fatti concreti. I
ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si
sono realizzati. Nessuna delle altre promesse che i politici ci hanno fatto in
questi anni è stata mantenuta».
La lettera propone anche nuove iniziative pubbliche: «Con le unghie e con i
denti, con l’amore per la verità, faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi
delle promesse infrante». E pone una domanda diretta alle istituzioni: «Perché
vi siete dimenticati di noi?».
Carovane Migranti spiega che, nonostante il rinvio dell’udienza – «un mero
rinvio ad altra composizione collegiale», con una nuova data ancora da fissare –
si è scelto di rendere comunque pubblica la lettera. «Pensiamo valga la pena
dare voce alle famiglie», scrivono, ritenendo il testo «una buona premessa per
la costruzione delle iniziative per il prossimo 26 febbraio».
L’appello è aperto a tutte e tutti e si può firmare scrivendo a
carovanemigranti@gmail.com : «Sarebbe auspicabile raccogliere le adesioni di
quanti credono che la strage non debba essere dimenticata, perché si risponda
con verità e giustizia alle domande dei sopravvissuti e delle famiglie delle
vittime».
Un processo che, per ONG e familiari, non riguarda solo le responsabilità
individuali, ma il modo in cui il governo Meloni ha scelto, e continua a
scegliere, di non gestire il soccorso in mare, bensì di esternalizzare le
frontiere e stringere accordi con le milizie libiche. Un processo che, come
chiedono da tempo famiglie delle vittime e persone sopravvissute, dovrà fare i
conti non solo con i fatti, ma anche con le promesse mancate.