Tag - educazione alla pace

Impronte di pace: per chi ha fra 15 e 34 anni
il progetto gratuito (ma i posti sono limitati) lungo i cammini del Biellese Esplora. Cammina. Trasforma. Parte Impronte di Pace: un progetto gratuito per chi ha tra i 15 e i 34 anni e vuole vivere il territorio, imparare competenze nuove, partecipare ad attività artistiche, formative, ambientali e di cittadinanza attiva lungo i cammini del Biellese. È possibile partecipare ad
Diritto al gioco… di guerra?
MIR Napoli stigmatizza la presenza delle Forze Armate all’iniziativa ASL – UNICEF di Avellino per il diritto al gioco Si è svolta domenica 24 maggio ad Avellino l’iniziativa sul “diritto di giocare e crescere insieme”, promossa dal locale Comitato provinciale dell’UNICEF e dall’ASL territoriale. Insieme a varie iniziative ricreative, però, in quella occasione erano presenti anche postazioni di ben tre forze armate: Esercito Italiano, Carabinieri e Guardia di Finanza, mescolando impropriamente al concetto di ‘gioco’ esercitazioni al tiro col fucile, di lotta e di altre pratiche militari che nulla hanno a che vedere con un’attività ludica rivolta a bambini e ragazzi. «A nome del Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica organizzazione italiana per la pace e il disarmo, esprimo sconcerto e riprovazione per questo subdolo tentativo di militarizzare ancora una volta non solo la cultura e la scuola, ma anche lo sport e le attività ricreative per l’infanzia – ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e coordinatore locale del MIR – Ancora una volta colpisce che a prestarsi a questa pericolosa commistione di gioco e attività di ambito militare sia l’organizzazione internazionale che, per statuto, più dovrebbe tutelare il diritto dei minori alla pace ed al benessere. Purtroppo, però, già in altri casi l’UNICEF regionale ha promosso iniziative che vedevano la partecipazione delle forze armate, contraddicendo alla missione della Fondazione che “ispira la sua attività al principio che tutti i bambini abbiano il diritto di sopravvivere, crescere e realizzare le proprie potenzialità per il beneficio di un mondo migliore per ogni bambino ovunque”.» Alcune sconcertanti immagini allegate – ricavate da un video sulla manifestazione https://www.youtube.com/watch?is=MRNF41DbY7afx8xv&v=hS0R0LR-TVo&feature=youtu.be mostrano infatti bambini che impugnano e puntano fucili più grandi di loro, esercitazioni alla lotta ed al pugilato ed un’inutile esibizione di uniformi, armi e attrezzature militari. «Che UNICEF, ASL e Consorzio Servizi Sociali A5 promuovano il diritto al gioco, alla salute ed alla socialità con una manifestazione dove si esibiscono strumenti di guerra è davvero intollerabile. Il MIR disapprova questa scelta ed invita invece a lanciare messaggi ben diversi, di educazione alla pace, a relazioni solidali ed a soluzioni dei conflitti prive di violenza» ha concluso Ferraro. CONTATTI Ermete FERRARO Cell. e WhatsApp: 349 3414190 Email: ermeteferraro@gmail.com – mirnapoli@virgilio.it Web: https://www.facebook.com/napolimir Redazione Napoli
May 26, 2026
Pressenza
LA PACE SI FA A SCUOLA
Riceviamo, da un’insegnante cagliaritana di scuola secondaria di primo grado, il racconto di una bella esperienza di “educazione alla pace” LA PACE SI FA A SCUOLA Giornate di primavera: poesia, pace, natura e solidarietà Il 1° aprile, le alunne e gli alunni della scuola secondaria di I grado “Antonio Cima” (con il coinvolgimento dei piccoli alunni di una classe seconda
A San Casciano a scuola si semina pace
Il 28 Marzo si è svolta la prima edizione di “SEMI DI PACE. DIALOGHI, STRUMENTI, LABORATORI SULL’EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA, PICCOLI SEMI PER COSTRUIRE LA PACE, DENTRO E FUORI LA SCUOLA”.   Un gruppo di docenti dei tre ordini di scuola dell’I.C “il Principe” di San Casciano in Val di Pesa (FI), ha lavorato per mesi, in sinergia con la Dirigente Scolastica, ad un evento che richiamasse la cittadinanza e la scuola al proprio impegno nella costruzione della Cultura di Pace, non come un concetto astratto, non come qualcosa di troppo arduo, ma come quell’insieme di competenze relazionali ed emotive che si esercitano attraverso l’ascolto empatico, l’accettazione dell’altro, il prendersi cura delle relazioni umane, la gestione nonviolenta dei conflitti. Alla scuola spetta il compito di essere il grande laboratorio di possibilità e trasformazione, allenando giorno dopo giorno il modo in cui adulti e ragazzi interagiscono.  Il lavoro di creazione ha portato a individuare alcuni di quei SEMI che, come società civile, abbiamo il dovere di custodire e di praticare, per dare un segno tangibile di impegno contro l’indifferenza e l’individualismo.  Quando entriamo in relazione con i ragazzi, Come ascoltiamo? Come rispondiamo? Come trasformiamo un conflitto? Come portiamo il i nostri corpi e i nostri pensieri nello spazio con l’altro? Come costruiamo fiducia nelle relazioni tra noi adulti e con i ragazzi di cui siamo le guide? Per rispondere a queste domande la giornata è stata organizzata come un ciclo di laboratori esperienziali condotti da formatori e formatrici di alto livello capaci di testimoniare, con la loro vita e la loro professione, alcune delle pratiche possibili, per grandi e per i più piccoli. Tra questi: Olivier Turquet e Camilla Mucè (Piccola Scuola di Pace G. Ontanetti Firenze), Ivan Radicioni (maestro di Aikido e meditazione), Martina Frullanti NINA (Death Education), Michele Redaelli e Fabrizio Martini (Teatro di Comunità -Le Piagge Firenze), Associazione Buriana, La Spiegatrice… Durante la giornata questi valori sono diventati non solo idee, ma esperienze, storie, parole, corpi, emozioni, strumenti, gesti, musica, lavoro di squadra, oltre le maschere dei ruoli. Una giornata che ha intrecciato pedagogia della Nonviolenza, educazione emotiva, giochi cooperativi, arti marziali non competitive, pratiche di crescita interiore e ascolto corporeo, intima scrittura e di espressione, Teatro dell’Oppresso, arti, musica, partecipazione, generazioni a confronto, collaborazione, risate, abbracci e lacrime di commozione. Chiunque sia passato a curiosare o abbia preso parte ai Laboratori Semi, ha potuto provare concretamente, mettendosi in gioco, che portare attenzione alle relazioni e prendersi  cura della comunicazione genera immediati e duraturi effetti positivi sulla qualità della vita, a testimonianza che la Pace si costruisce giorno per giorno nelle piccole azioni. Una giornata per ricordarci ancora e ancora che come insegnanti, docenti e genitori siamo chiamati a rispondere in modo concreto, attivo ed urgente alle domande del nostro tempo, come guide centrate, capaci di prendersi cura.  E di fare la differenza. Siamo convinte che sperimentare a più livelli gesti concreti di dialogo, presenza, gentilezza e rispetto sia ancora la via per trasformare scuola, famiglie e comunità. Vogliamo credere che, nel nostro piccolo, possiamo ancora fare la differenza, vogliamo tenere viva e accesa la Luce in  questi tempi tenebrosi. Chiara Li Vecchi, Gruppo Docenti Semi di Pace Redazione Toscana
April 15, 2026
Pressenza
Inaugurata l’installazione con le strisce dei bambini uccisi a Gaza
Il 22 Febbraio si è inaugurata al Giardino dell’Ardiglione l’installazione “If I must die…let it be a tale”. Nata come lavoro di educazione sulla Pace e sui diritti dei bambini, è diventata poi un lavoro collettivo di tutto il quartiere ospitato al Giardino dell’Ardiglione con il sostegno del Comune di Firenze – Quartiere 1. Sono 19104 strisce con l’età e i nomi dei bambini e le bambine che sono stati uccisi a Gaza. Gli alunni della Machiavelli hanno partecipato così come quelli di altre scuole del quartiere con genitori, nonni e conoscenti. E’ venuta una cosa molto bella, un vero inno alla pace fatto dai ragazzi per i ragazzi, molto suggestivo come immagini e estremamente umano come gesto. Un modo per commemorare questi bambini in un giardino con altri bambini e un modo per provare a difendere la vita e i sogni di tutti i bambini del mondo. L’installazione resterà visitabile nel giardino nei prossimi mesi. Redazione Toscana
February 22, 2026
Pressenza
9-13 febbraio: per la libertà di insegnamento
ripreso da « Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università». Con link al Appunti resistenti per la libertà di insegnamento . Settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento 9-13 febbraio. Dalla crisi internazionale dei diritti alle piazze A dicembre insegnanti, studenti e studentesse di 500 scuole, aderendo a una proposta didattica di Docenti per Gaza, hanno partecipato a
February 3, 2026
La Bottega del Barbieri
Perugia: genitori “interventisti” a scuola. Occorre educazione alla pace
In una scuola da anni ormai compressa da un’eccessiva ingerenza dei genitori nell’operato dei/delle docenti – genitori che contestano valutazioni, libri, comportamenti, scelte degli insegnanti – non stupisce che dai più arroganti e facinorosi sia sferrato anche l’attacco contro l’educazione alla pace, considerata, a loro dire, ideologica e faziosa. È quanto successo, da ultimo, da parte di una coppia di genitori nei confronti di una docente di un liceo perugino. Troppi sono parsi gli spazi dedicati al tema della guerra e della pace: una poesia palestinese, un film, un libro, un discorso di Gino Strada sulla necessità e l’urgenza di rinunciare alla guerra. Troppe lezioni: in fondo “che la guerra è brutta, si sa”, “un mondo senza guerre è un’utopia irrealizzabile”; “qual è dunque il senso di queste lezioni che, peraltro, comportano il rischio di scivolare nell’ideologia e dunque nell’indottrinamento?”. La libertà di insegnamento sancita dall’art. 33 della Costituzione italiana, bilanciata professionalmente con una neutralità che pur non significa equiparazione di tutte le idee, non richiederebbe risposta a questa inopportuna intromissione. Ma l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può non esprimere preoccupazione verso la messa in stato di accusa dell’educazione alla pace, tanto più irrinunciabile in tempi in cui soffiano venti di guerra, parole armate, prospettive belliciste, nazionalismi aggressivi. No, l’orrore della guerra non è scontato per chi, per sua fortuna, non l’ha vissuta. E l’educazione alla pace è imprescindibile per attuare l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra e promuove la cooperazione internazionale. Immaginare un mondo senza conflitti armati non è puerile utopia e la scuola ha il dovere di promuovere la cultura del rispetto, del dialogo, della collaborazione, della giustizia, dell’alternativa alla violenza e alla sopraffazione: è l’unica speranza che abbiamo per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come 80 anni fa si auspicava nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Perugia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Violenza genera violenza: per disarmare gli adolescenti servono adulti coerenti e credibili
La mattina del 16 gennaio all’interno dell’Istituto di istruzione superiore Einaudi-Chiodo di La Spezia, un diciannovenne ha tirato fuori un coltello e ha colpito mortalmente un suo coetaneo, Youssef Abanoub. L’aggressore ha ammesso di aver portato con sé l’arma e di averla usata per risolvere un conflitto con il coetaneo. Oltre il pretesto specifico, che pare legato alla pubblicazione dell’immagine di una ragazza sui social, questo fatto di cronaca è carico di significati che vanno al di là della pur gravissima responsabilità personale del giovane omicida: è sintomo anche di processi culturali più ampi e pervasivi segnati dal massiccio ritorno di simboli e linguaggi che normalizzano la violenza e le armi nella forma estrema della guerra e costruiscono “il nemico” come categoria assoluta, con il quale non si dialoga ma si combatte fino al suo annientamento. Sui social media – che tanta influenza hanno su quella che Jonathan Haidt chiama “generazione ansiosa” –dilagano messaggi e azioni provenienti dai decisori globali adulti che comunicano non solo che la violenza è un’opzione normalmente percorribile, ma che è necessario armarsi sempre di più per prepararsi a farla in dosi sempre più massicce (dal genocidio a Gaza agli omicidi dell’ICE negli USA, gli esempi sono infiniti). Il legame tangibile tra la guerra nell’affrontare i conflitti internazionali e la violenza in quelli interpersonali è reso anche plasticamente da una proposta di legge di Fratelli d’Italia di poche settimane fa che – analogamente ai tentativi di aggiramento della Legge 185/90 che regolamenta il commercio di armamenti – vuole eliminare anche i controlli per produrre, importare, vendere o collezionare le armi bianche, diffuse tra gli adolescenti. Queste armi – dice Giorgio Beretta dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere in un’intervista (Domani, 24 novembre 20025) – “vengono così equiparate ai coltelli da cucina o ai coltellini svizzeri, potranno essere vendute tra privati cittadini e quindi chiunque, anche i minorenni, potranno acquistarle anche online”. Per comprendere la correlazione possibile tra dilagare di guerre e bellicismo e pratica della violenza tra i più giovani è utile ribadire la distinzione introdotta da Johan Galtung tra le forme di violenza: diretta, strutturale e culturale. La violenza culturale si manifesta nel linguaggio, nei messaggi, nelle retoriche, nelle pratiche sociali che legittimano e rendono accettabile la violenza diretta e strutturale, nelle diverse arene dei conflitti. Secondo Galtung, questi elementi culturali operano in profondità: quando la guerra viene narrata come fatto naturale, inevitabile ed eroico, o quando si impugnano le categorie del “noi” contro “loro”, i segmenti culturalmente più fragili della società interiorizzano l’uso della violenza, ai diversi livelli, come “normale”. Non si tratta, naturalmente, di attribuire alle narrazioni mediaticamente violente dei conflitti armati l’effetto diretto di generare immediatamente comportamenti violenti negli individui, ma di comprendere come contesti culturali in cui la violenza è sempre più presente e normalizzata sul piano internazionale contribuiscano a formare mentalità in cui gli atti violenti sono percepiti come agibili anche sul piano interpersonale. Gli studi dello psicologo sociale Albert Bandura – noto anche per aver esplicitato i meccanismi del “disimpegno morale” necessari per compiere azioni violente – con la teoria dell’apprendimento sociale e i relativi esperimenti, aiutano a comprendere come i comportamenti possano essere appresi anche attraverso l’osservazione: bambini e adolescenti imparano non solo attraverso l’esperienza diretta, ma osservando e imitando modelli veicolati nel loro ambiente sociale. L’osservazione reiterata di comportamenti violenti da parte di adulti significativi – oggi attraverso la pervasiva divulgazione multimediale – incrementa la probabilità che tali comportamenti vengano replicati: se un comportamento è rappresentato come accettato ed efficace, anche su una scala diversa dalla propria, aumenta la possibilità di imitazione. Per certi veri è il ribaltamento della credenza obsoleta che le guerre moderne siano dovute alla violenza “naturale” degli esseri umani, nel suo contrario: fare le guerre e considerarle normali può, a certe condizioni, generare comportamenti violenti anche al di fuori dal coinvolgimento diretto in esse. Ciò significa che, piuttosto di inasprire pene e decreti sicurezza, a ridurre il tasso di violenza individuale e di gruppo tra gli adolescenti può dare un contributo reale ridurre il tasso di violenza con il quale gli adulti affrontano i conflitti sociali e internazionali. Che significa, sostanzialmente, essere adulti coerenti e credibili. Promuovere il disarmo culturale e militare e i saperi e la pratica della nonviolenza, a tutti i livelli – superando la logica del nemico, dell’empatia selettiva, della deterrenza armata e della vittoria ad ogni costo – mentre risolve i conflitti internazionali con mezzi pacifici contribuisce a risolvere quelli interpersonali con mezzi nonviolenti. Liberando, inoltre, enormi risorse utilizzabili anche per promuovere educazione alla pace, alle relazioni disarmate ed alla trasformazione nonviolenta dei conflitti nelle scuole di ogni ordine e grado. La vera sicurezza. Pasquale Pugliese
January 20, 2026
Pressenza
“Abolire il nucleare, educare alla pace”, corso di formazione online per docenti
Come possiamo educare le nuove generazioni alla pace in un mondo ancora segnato dalla minaccia nucleare? Da questa domanda nasce il nuovo corso di formazione online per docenti promosso da WILPF Italia, con il sostegno dell’UCEBI – Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, in collaborazione con l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università e l’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV. Siamo lieti di invitarvi a partecipare al percorso “Abolire il nucleare, educare alla pace”, un ciclo di 5 incontri online che si terrà da gennaio a maggio 2026. Il corso è pensato per chi crede che la scuola possa essere un luogo di trasformazione, in cui affrontare insieme temi cruciali come: * Armi nucleari e quadro internazionale; * Disarmo umanitario; * Implicazioni etiche, sociali e ambientali; * Strumenti e risorse per portare questi temi in classe in modo coinvolgente e consapevole. Il percorso offrirà contributi di esperte ed esperti, testimonianze, materiali didattici e momenti di confronto. Il corso rientra nell’ambito della Formazione docente; tutto il personale scolastico è esonerato dal servizio, ai sensi del CCNL vigente e potrà iscriversi sulla Piattaforma SOFIA (Codice 102179) oppure inviando un messaggio al n.3479421408. Per maggiori informazioni consultare il sito con il programma completo e tutte le informazioni aggiornate Per domande contattare wilpf.italia@outlook.it   WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
December 21, 2025
Pressenza
Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania
NASCE A NAPOLI LA RETE ANTIMILITARISTA PER LA PACE L’Assemblea Cittadina contro la guerra e il militarismo, promossa dal Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania si è svolta a Napoli sabato 6 dicembre 2025 – presso il Centro Missionario Giovanile. L’incontro – introdotto da padre Alex Zanotelli (missionario comboniano) e moderato da Vittorio Moccia – ha registrato oltre 50 partecipanti, con interventi personali e di appartenenti a più di una quindicina di organizzazioni: Comitato Pace e Disarmo Campania, Sezione ANPI Napoli Lenuccia, Movimento Nonviolento, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Gruppo D.S., Centro Culturale “Handala Ali”, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e della università, Rete per la Palestina, Rete Costituzione e Antifascismo, Rete contro la guerra e il militarismo Campania, Presidio Pace ‘IoCiSto’, Comunità Palestinese Campania, Pax Christi, Tavolo Uniti contro la guerra, Coordinamento No Nato, COBAS. Erano inoltre presenti rappresentanti di ex Asilo Filangieri, BDS, Rete Rione Sanità, Scuola di Pace, TerradiLei, Ancora Italia, Mani sulla roccia, Microcredito Sanità, Uniti contro la guerra, La Comune. Le analisi degli intervenuti hanno rilevato che viviamo una fase di allarmante riarmo, col ritorno della minaccia nucleare unito e collegato all’aggravamento della crisi climatica. Il rischio del ripristino della leva è un ulteriore e grave elemento della più generale militarizzazione della società e delle istituzioni formative, ma anche della diffusa violenza interpersonale e sociale, come nel caso di quella rivolta alle donne. Alla repressione del dissenso contro il genocidio in Palestina e alle minacce di guerra – è stato osservato – si accompagna da anni una preoccupante tendenza al disciplinamento dei cittadini in chiave militarista ed un evidente intreccio tra politica ed affari, col crescente peso del complesso militare-industriale. Si è rilevata anche la debolezza ed ambiguità delle tradizionali forze politiche di sinistra e la frammentazione della sinistra antagonista. Viceversa, mentre sembra scemare la mobilitazione in favore della Palestina, cresce l’impulso bellicista e riarmista, stimolando la creazione di nemici da battere, formando nuove aree critiche di tensione e rinforzando personale e dotazioni delle forze armate, laddove la NATO continua a minacciare equilibri strategici sempre più precari e delicati. Ultimo dato emerso è il riaffiorare d’una mentalità neocolonialista, con la pretesa di ridefinire con la forza le sfere d’influenza economico-politico-militare delle attuali superpotenze ed una evidente disinformazione, mistificazione e semplificazione della realtà, a scopi propagandistici. I presupposti per coordinare in rete le realtà aderenti, dunque, sono il superamento delle distinzioni e differenze e l’unità operativa attraverso azioni condivise, per organizzare campagne comuni su: obiezione di coscienza, difesa non armata e civile, azioni di boicottaggio e disinvestimento, lotta alla militarizzazione delle scuole ed università e della ricerca. In particolare, sono state proposte le seguenti azioni: costruire un’aggregazione attiva e organizzata di movimenti integrando pace e antimilitarismo, superando divisioni, frammentazioni e personalismi dei gruppi già attivi sul tema; ricostruire un pensiero comune e non ideologico contro la guerra e istituire una ‘accademia della pace’; fare controinformazione tra i giovani, con volantinaggi nelle scuole e nelle università e mediante interventi nelle realtà formative; promuovere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza contro l’ipotesi di ripristino della leva; coinvolgere docenti e studenti nel movimento contro la guerra, liberando scuole e università dal militarismo e combattendo i collegamenti tra mondo accademico e ricerca militare; elaborare documenti condivisi per lo sviluppo di una consapevolezza dell’incalzante processo di militarizzazione della società, della cultura e perfino della comunicazione, denunciando gli intrecci tra gli interessi economico-finanziari e quelli bellici e demistificando l’idea del ruolo positivo dell’industria militare rispetto all’occupazione; aumentare tra i cittadini la percezione della delicatezza del momento; appoggiare le campagne B.D.S. (boicottaggio industrie collaterali al sistema di guerra) e rafforzare quelle di disinvestimento dalle ‘banche armate’; fare iniziative di opposizione all’invadenza della NATO e delle nostre forze armate; fare un lavoro comune sulla questione porti per “scardinare” logistica e trasporti legati alla filiera militare, produzione e commercio delle armi con sostegno alle lotte dei lavoratori portuali che tengano conto della tutela occupazionale; promuovere mobilitazioni che colleghino le lotte locali alle lotte internazionali contro i sistemi di oppressione denunciando ogni forma di neocolonialismo e suprematismo culturale; trovare collegamenti unitari su scala nazionale. Altri possibili terreni per iniziative condivise sono: proporre azioni che contrastino le conseguenze ambientali delle guerre e della militarizzazione di territorio e mari; diffondere una cultura alternativa, sia con maggiori iniziative di base, sia stimolando in tal senso anche le istituzioni locali; diffondere la “Carta delle donne contro la violenza”; ripristinare il Ministero per la Pace e l’Archivio regionale Pace, Disarmo e Diritti Umani; fare appello alle istituzioni ecclesiastiche su percorsi di pace condivisi; fare controinformazione e opposizione alla mistificazione linguistica; ridiscutere la logica delle sanzioni tutelando gli interessi della piccola industria locale. Al termine dell’Assemblea, è stata proposta ed approvata a maggioranza dei presenti la denominazione di tale coordinamento come Rete Antimilitarista per la Pace. Comitato Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania. Redazione Napoli
December 8, 2025
Pressenza