Tag - educazione alla pace

Inaugurata l’installazione con le strisce dei bambini uccisi a Gaza
Il 22 Febbraio si è inaugurata al Giardino dell’Ardiglione l’installazione “If I must die…let it be a tale”. Nata come lavoro di educazione sulla Pace e sui diritti dei bambini, è diventata poi un lavoro collettivo di tutto il quartiere ospitato al Giardino dell’Ardiglione con il sostegno del Comune di Firenze – Quartiere 1. Sono 19104 strisce con l’età e i nomi dei bambini e le bambine che sono stati uccisi a Gaza. Gli alunni della Machiavelli hanno partecipato così come quelli di altre scuole del quartiere con genitori, nonni e conoscenti. E’ venuta una cosa molto bella, un vero inno alla pace fatto dai ragazzi per i ragazzi, molto suggestivo come immagini e estremamente umano come gesto. Un modo per commemorare questi bambini in un giardino con altri bambini e un modo per provare a difendere la vita e i sogni di tutti i bambini del mondo. L’installazione resterà visitabile nel giardino nei prossimi mesi. Redazione Toscana
February 22, 2026
Pressenza
9-13 febbraio: per la libertà di insegnamento
ripreso da « Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università». Con link al Appunti resistenti per la libertà di insegnamento . Settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento 9-13 febbraio. Dalla crisi internazionale dei diritti alle piazze A dicembre insegnanti, studenti e studentesse di 500 scuole, aderendo a una proposta didattica di Docenti per Gaza, hanno partecipato a
February 3, 2026
La Bottega del Barbieri
Perugia: genitori “interventisti” a scuola. Occorre educazione alla pace
In una scuola da anni ormai compressa da un’eccessiva ingerenza dei genitori nell’operato dei/delle docenti – genitori che contestano valutazioni, libri, comportamenti, scelte degli insegnanti – non stupisce che dai più arroganti e facinorosi sia sferrato anche l’attacco contro l’educazione alla pace, considerata, a loro dire, ideologica e faziosa. È quanto successo, da ultimo, da parte di una coppia di genitori nei confronti di una docente di un liceo perugino. Troppi sono parsi gli spazi dedicati al tema della guerra e della pace: una poesia palestinese, un film, un libro, un discorso di Gino Strada sulla necessità e l’urgenza di rinunciare alla guerra. Troppe lezioni: in fondo “che la guerra è brutta, si sa”, “un mondo senza guerre è un’utopia irrealizzabile”; “qual è dunque il senso di queste lezioni che, peraltro, comportano il rischio di scivolare nell’ideologia e dunque nell’indottrinamento?”. La libertà di insegnamento sancita dall’art. 33 della Costituzione italiana, bilanciata professionalmente con una neutralità che pur non significa equiparazione di tutte le idee, non richiederebbe risposta a questa inopportuna intromissione. Ma l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può non esprimere preoccupazione verso la messa in stato di accusa dell’educazione alla pace, tanto più irrinunciabile in tempi in cui soffiano venti di guerra, parole armate, prospettive belliciste, nazionalismi aggressivi. No, l’orrore della guerra non è scontato per chi, per sua fortuna, non l’ha vissuta. E l’educazione alla pace è imprescindibile per attuare l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra e promuove la cooperazione internazionale. Immaginare un mondo senza conflitti armati non è puerile utopia e la scuola ha il dovere di promuovere la cultura del rispetto, del dialogo, della collaborazione, della giustizia, dell’alternativa alla violenza e alla sopraffazione: è l’unica speranza che abbiamo per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come 80 anni fa si auspicava nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Perugia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Violenza genera violenza: per disarmare gli adolescenti servono adulti coerenti e credibili
La mattina del 16 gennaio all’interno dell’Istituto di istruzione superiore Einaudi-Chiodo di La Spezia, un diciannovenne ha tirato fuori un coltello e ha colpito mortalmente un suo coetaneo, Youssef Abanoub. L’aggressore ha ammesso di aver portato con sé l’arma e di averla usata per risolvere un conflitto con il coetaneo. Oltre il pretesto specifico, che pare legato alla pubblicazione dell’immagine di una ragazza sui social, questo fatto di cronaca è carico di significati che vanno al di là della pur gravissima responsabilità personale del giovane omicida: è sintomo anche di processi culturali più ampi e pervasivi segnati dal massiccio ritorno di simboli e linguaggi che normalizzano la violenza e le armi nella forma estrema della guerra e costruiscono “il nemico” come categoria assoluta, con il quale non si dialoga ma si combatte fino al suo annientamento. Sui social media – che tanta influenza hanno su quella che Jonathan Haidt chiama “generazione ansiosa” –dilagano messaggi e azioni provenienti dai decisori globali adulti che comunicano non solo che la violenza è un’opzione normalmente percorribile, ma che è necessario armarsi sempre di più per prepararsi a farla in dosi sempre più massicce (dal genocidio a Gaza agli omicidi dell’ICE negli USA, gli esempi sono infiniti). Il legame tangibile tra la guerra nell’affrontare i conflitti internazionali e la violenza in quelli interpersonali è reso anche plasticamente da una proposta di legge di Fratelli d’Italia di poche settimane fa che – analogamente ai tentativi di aggiramento della Legge 185/90 che regolamenta il commercio di armamenti – vuole eliminare anche i controlli per produrre, importare, vendere o collezionare le armi bianche, diffuse tra gli adolescenti. Queste armi – dice Giorgio Beretta dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere in un’intervista (Domani, 24 novembre 20025) – “vengono così equiparate ai coltelli da cucina o ai coltellini svizzeri, potranno essere vendute tra privati cittadini e quindi chiunque, anche i minorenni, potranno acquistarle anche online”. Per comprendere la correlazione possibile tra dilagare di guerre e bellicismo e pratica della violenza tra i più giovani è utile ribadire la distinzione introdotta da Johan Galtung tra le forme di violenza: diretta, strutturale e culturale. La violenza culturale si manifesta nel linguaggio, nei messaggi, nelle retoriche, nelle pratiche sociali che legittimano e rendono accettabile la violenza diretta e strutturale, nelle diverse arene dei conflitti. Secondo Galtung, questi elementi culturali operano in profondità: quando la guerra viene narrata come fatto naturale, inevitabile ed eroico, o quando si impugnano le categorie del “noi” contro “loro”, i segmenti culturalmente più fragili della società interiorizzano l’uso della violenza, ai diversi livelli, come “normale”. Non si tratta, naturalmente, di attribuire alle narrazioni mediaticamente violente dei conflitti armati l’effetto diretto di generare immediatamente comportamenti violenti negli individui, ma di comprendere come contesti culturali in cui la violenza è sempre più presente e normalizzata sul piano internazionale contribuiscano a formare mentalità in cui gli atti violenti sono percepiti come agibili anche sul piano interpersonale. Gli studi dello psicologo sociale Albert Bandura – noto anche per aver esplicitato i meccanismi del “disimpegno morale” necessari per compiere azioni violente – con la teoria dell’apprendimento sociale e i relativi esperimenti, aiutano a comprendere come i comportamenti possano essere appresi anche attraverso l’osservazione: bambini e adolescenti imparano non solo attraverso l’esperienza diretta, ma osservando e imitando modelli veicolati nel loro ambiente sociale. L’osservazione reiterata di comportamenti violenti da parte di adulti significativi – oggi attraverso la pervasiva divulgazione multimediale – incrementa la probabilità che tali comportamenti vengano replicati: se un comportamento è rappresentato come accettato ed efficace, anche su una scala diversa dalla propria, aumenta la possibilità di imitazione. Per certi veri è il ribaltamento della credenza obsoleta che le guerre moderne siano dovute alla violenza “naturale” degli esseri umani, nel suo contrario: fare le guerre e considerarle normali può, a certe condizioni, generare comportamenti violenti anche al di fuori dal coinvolgimento diretto in esse. Ciò significa che, piuttosto di inasprire pene e decreti sicurezza, a ridurre il tasso di violenza individuale e di gruppo tra gli adolescenti può dare un contributo reale ridurre il tasso di violenza con il quale gli adulti affrontano i conflitti sociali e internazionali. Che significa, sostanzialmente, essere adulti coerenti e credibili. Promuovere il disarmo culturale e militare e i saperi e la pratica della nonviolenza, a tutti i livelli – superando la logica del nemico, dell’empatia selettiva, della deterrenza armata e della vittoria ad ogni costo – mentre risolve i conflitti internazionali con mezzi pacifici contribuisce a risolvere quelli interpersonali con mezzi nonviolenti. Liberando, inoltre, enormi risorse utilizzabili anche per promuovere educazione alla pace, alle relazioni disarmate ed alla trasformazione nonviolenta dei conflitti nelle scuole di ogni ordine e grado. La vera sicurezza. Pasquale Pugliese
January 20, 2026
Pressenza
“Abolire il nucleare, educare alla pace”, corso di formazione online per docenti
Come possiamo educare le nuove generazioni alla pace in un mondo ancora segnato dalla minaccia nucleare? Da questa domanda nasce il nuovo corso di formazione online per docenti promosso da WILPF Italia, con il sostegno dell’UCEBI – Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, in collaborazione con l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università e l’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV. Siamo lieti di invitarvi a partecipare al percorso “Abolire il nucleare, educare alla pace”, un ciclo di 5 incontri online che si terrà da gennaio a maggio 2026. Il corso è pensato per chi crede che la scuola possa essere un luogo di trasformazione, in cui affrontare insieme temi cruciali come: * Armi nucleari e quadro internazionale; * Disarmo umanitario; * Implicazioni etiche, sociali e ambientali; * Strumenti e risorse per portare questi temi in classe in modo coinvolgente e consapevole. Il percorso offrirà contributi di esperte ed esperti, testimonianze, materiali didattici e momenti di confronto. Il corso rientra nell’ambito della Formazione docente; tutto il personale scolastico è esonerato dal servizio, ai sensi del CCNL vigente e potrà iscriversi sulla Piattaforma SOFIA (Codice 102179) oppure inviando un messaggio al n.3479421408. Per maggiori informazioni consultare il sito con il programma completo e tutte le informazioni aggiornate Per domande contattare wilpf.italia@outlook.it   WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
December 21, 2025
Pressenza
Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania
NASCE A NAPOLI LA RETE ANTIMILITARISTA PER LA PACE L’Assemblea Cittadina contro la guerra e il militarismo, promossa dal Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania si è svolta a Napoli sabato 6 dicembre 2025 – presso il Centro Missionario Giovanile. L’incontro – introdotto da padre Alex Zanotelli (missionario comboniano) e moderato da Vittorio Moccia – ha registrato oltre 50 partecipanti, con interventi personali e di appartenenti a più di una quindicina di organizzazioni: Comitato Pace e Disarmo Campania, Sezione ANPI Napoli Lenuccia, Movimento Nonviolento, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Gruppo D.S., Centro Culturale “Handala Ali”, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e della università, Rete per la Palestina, Rete Costituzione e Antifascismo, Rete contro la guerra e il militarismo Campania, Presidio Pace ‘IoCiSto’, Comunità Palestinese Campania, Pax Christi, Tavolo Uniti contro la guerra, Coordinamento No Nato, COBAS. Erano inoltre presenti rappresentanti di ex Asilo Filangieri, BDS, Rete Rione Sanità, Scuola di Pace, TerradiLei, Ancora Italia, Mani sulla roccia, Microcredito Sanità, Uniti contro la guerra, La Comune. Le analisi degli intervenuti hanno rilevato che viviamo una fase di allarmante riarmo, col ritorno della minaccia nucleare unito e collegato all’aggravamento della crisi climatica. Il rischio del ripristino della leva è un ulteriore e grave elemento della più generale militarizzazione della società e delle istituzioni formative, ma anche della diffusa violenza interpersonale e sociale, come nel caso di quella rivolta alle donne. Alla repressione del dissenso contro il genocidio in Palestina e alle minacce di guerra – è stato osservato – si accompagna da anni una preoccupante tendenza al disciplinamento dei cittadini in chiave militarista ed un evidente intreccio tra politica ed affari, col crescente peso del complesso militare-industriale. Si è rilevata anche la debolezza ed ambiguità delle tradizionali forze politiche di sinistra e la frammentazione della sinistra antagonista. Viceversa, mentre sembra scemare la mobilitazione in favore della Palestina, cresce l’impulso bellicista e riarmista, stimolando la creazione di nemici da battere, formando nuove aree critiche di tensione e rinforzando personale e dotazioni delle forze armate, laddove la NATO continua a minacciare equilibri strategici sempre più precari e delicati. Ultimo dato emerso è il riaffiorare d’una mentalità neocolonialista, con la pretesa di ridefinire con la forza le sfere d’influenza economico-politico-militare delle attuali superpotenze ed una evidente disinformazione, mistificazione e semplificazione della realtà, a scopi propagandistici. I presupposti per coordinare in rete le realtà aderenti, dunque, sono il superamento delle distinzioni e differenze e l’unità operativa attraverso azioni condivise, per organizzare campagne comuni su: obiezione di coscienza, difesa non armata e civile, azioni di boicottaggio e disinvestimento, lotta alla militarizzazione delle scuole ed università e della ricerca. In particolare, sono state proposte le seguenti azioni: costruire un’aggregazione attiva e organizzata di movimenti integrando pace e antimilitarismo, superando divisioni, frammentazioni e personalismi dei gruppi già attivi sul tema; ricostruire un pensiero comune e non ideologico contro la guerra e istituire una ‘accademia della pace’; fare controinformazione tra i giovani, con volantinaggi nelle scuole e nelle università e mediante interventi nelle realtà formative; promuovere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza contro l’ipotesi di ripristino della leva; coinvolgere docenti e studenti nel movimento contro la guerra, liberando scuole e università dal militarismo e combattendo i collegamenti tra mondo accademico e ricerca militare; elaborare documenti condivisi per lo sviluppo di una consapevolezza dell’incalzante processo di militarizzazione della società, della cultura e perfino della comunicazione, denunciando gli intrecci tra gli interessi economico-finanziari e quelli bellici e demistificando l’idea del ruolo positivo dell’industria militare rispetto all’occupazione; aumentare tra i cittadini la percezione della delicatezza del momento; appoggiare le campagne B.D.S. (boicottaggio industrie collaterali al sistema di guerra) e rafforzare quelle di disinvestimento dalle ‘banche armate’; fare iniziative di opposizione all’invadenza della NATO e delle nostre forze armate; fare un lavoro comune sulla questione porti per “scardinare” logistica e trasporti legati alla filiera militare, produzione e commercio delle armi con sostegno alle lotte dei lavoratori portuali che tengano conto della tutela occupazionale; promuovere mobilitazioni che colleghino le lotte locali alle lotte internazionali contro i sistemi di oppressione denunciando ogni forma di neocolonialismo e suprematismo culturale; trovare collegamenti unitari su scala nazionale. Altri possibili terreni per iniziative condivise sono: proporre azioni che contrastino le conseguenze ambientali delle guerre e della militarizzazione di territorio e mari; diffondere una cultura alternativa, sia con maggiori iniziative di base, sia stimolando in tal senso anche le istituzioni locali; diffondere la “Carta delle donne contro la violenza”; ripristinare il Ministero per la Pace e l’Archivio regionale Pace, Disarmo e Diritti Umani; fare appello alle istituzioni ecclesiastiche su percorsi di pace condivisi; fare controinformazione e opposizione alla mistificazione linguistica; ridiscutere la logica delle sanzioni tutelando gli interessi della piccola industria locale. Al termine dell’Assemblea, è stata proposta ed approvata a maggioranza dei presenti la denominazione di tale coordinamento come Rete Antimilitarista per la Pace. Comitato Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania. Redazione Napoli
December 8, 2025
Pressenza
Successo delle Lettere di pace, l’iniziativa va fino al termine dell’anno scolastico
La Flotilla dei bambini del mondo sta navigando a gonfie vele. Ad oggi sono centinaia le Lettere di Pace inviate ai politici dalle scuole italiane e straniere. L’iniziativa è stata promossa dal Gruppo Educazione alla pace e alla nonviolenza del Movimento di Cooperazione Educativa, con la partecipazione di oltre 40 associazioni nel mondo, aderenti alla Federazione Internazionale dei Movimenti di Scuola Moderna (Fimem) e ha già coinvolto molti insegnanti, dalle scuole dell’Infanzia alle scuole superiori. I docenti si sono fatti educatori per la Pace, guidando bambine e bambini, ragazze e ragazzi ad interrogarsi su guerre e conflitti armati, a pensare sul da farsi con la “messa in mare” delle Lettere di Pace. L’idea di scrivere lettere ai politici e ai potenti della Terra è stata accolta con entusiasmo dagli studenti; le scrivanie di importanti presidenti di organismi Internazionali, nazionali ed europei sono state inondate dalle lettere, con osservazioni e proposte su come si possa raggiungere la Pace nel mondo. Utilizzando la scrittura collettiva, le classi hanno scritto ai politici che amministrano il loro territorio e ad importanti esponenti della politica nazionale e internazionale. Sono state spedite lettere anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a Sua Santità Papa Leone XIV. Per questo gli organizzatori pensano di chiedere loro di ricevere gli allievi. Il Presidente della CEI, Cardinale Matteo Zuppi, ha incoraggiato i promotori a proseguire su questa strada, per garantire il diritto di bambini e ragazzi ad esprimersi sulla Pace e la Guerra e su tutte le questioni che li riguardano. Con questa iniziativa possono farlo! Nell’invito alle classi a partecipare si legge: “Fermare le guerre non è facile ma abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce; la pace si comincia a costruire a scuola imparando ad ascoltare, a parlarsi e a risolvere i piccoli conflitti rispettando l’altro. Se in molti spedirete le lettere, se i giornali e le TV ne parleranno, allora i politici potranno capire che il futuro che immaginano i bambini e le bambine del mondo si chiama: Pace.” Nonostante la nascita dell’Unione Europea e dell’Onu, quali strumenti di Pace, viviamo una realtà sconvolta da guerre, che troncano la speranza di vita e i sogni di tante persone e dove parlare di disarmo sembra un’utopia. Per questo diviene centrale il compito delle scuole di Educare alla Pace, alle relazioni nonviolente, improntate alla ricerca della giustizia. Attraverso la didattica democratica e cooperativa, nelle classi si discute, ci si confronta, si analizzano e approfondiscono questioni di vita vera, a cui ciascuno può contribuire con passione ed entusiasmo. Vista la grande partecipazione, l’iniziativa viene prorogata sino al termine dell’anno scolastico. Le classi potranno comunicare ancora la propria adesione scrivendo e inviando poi copia delle lettere spedite a: educationpaix@mce-fimem.it I materiali di supporto alle attività didattiche si trovano nell’area dedicata del sito www.mce-fimem.it . Nel prossimo futuro continuerà anche il progetto nazionale ed internazionale “Facciamo la pace a…” , con il quale bambini/e e ragazzi/e sono invitati a costruire la pace ove vivono; a casa, a scuola, con gli amici, attraverso la gestione nonviolenta dei contrasti, dei piccoli conflitti, per iniziare a contribuire alla costruzione nonviolenta di un mondo più equo e più giusto. Gruppo Nazionale di Ricerca Educazione alla Pace e alla Nonviolenza del Movimento di Cooperazione Educativa Redazione Italia
December 3, 2025
Pressenza
Napoli R1PUD1A la guerra
In Piazzetta Aldo Masullo, associazioni, scuole e cittadini si uniscono all’appello di EMERGENCY per trasformare il principio costituzionale del ripudio della guerra in un gesto collettivo di memoria e impegno civile. Promosso da EMERGENCY, al Vomero un flash mob che fa “rumore per la pace” e trasforma un principio costituzionale in un gesto collettivo e in una memoria viva. “ Ripudiamo la guerra, abbracciamo la pace. ” Napoli, città abituata al suono della vita, sceglie di farsi sentire ancora una volta per ciò che conta davvero: la pace. L’iniziativa nasce per riaffermare il valore della pace e per ribadire, con un gesto semplice ma dal forte significato simbolico, che la guerra non rappresenta il popolo italiano. È questo il messaggio che sabato 8 novembre, dalle ore 12 , risuonerà in Piazzetta Aldo Masullo , nel cuore del Vomero, dove associazioni, cittadini, studenti, insegnanti e volontari parteciperanno al flash mob – sit-in collettivo “Facciamo rumore” , promosso da EMERGENCY nell’ambito della campagna nazionale “R1PUD1A” . Un flash mob per ricordare che la pace non è un’utopia, ma una scelta quotidiana che si rinnova nei gesti, nelle parole e nella cura reciproca. IL SIGNIFICATO DELLA CAMPAGNA R1PUD1A Il nome della campagna, R1PUD1A , gioca graficamente con numeri e lettere: l’“1” sostituisce la “I” e richiama direttamente l’articolo 11 della Costituzione italiana : “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…” Un articolo spesso citato, talvolta dimenticato, che torna a risuonare tra le voci e i suoni di una piazza decide di ricordare come la pace non sia un’astrazione, ma un impegno quotidiano. Quel principio costituzionale deve diventare azione, voce, presenza . UN PROGETTO PER SCUOLE E TERRITORI EMERGENCY rilancia iniziando questo principio attraverso un progetto ampio e concreto, rivolto a scuole e territori: una piattaforma di educazione alla pace che invita a riflettere su quanto la guerra colpisca la vita dei civili ea diffondere l’idea che la pace non è semplice assenza di guerra, ma una scelta attiva che richiede partecipazione. R1PUD1A vuole raggiungere tutti i territori, essere inserito stabilmente nei programmi scolastici e nelle agende delle amministrazioni locali. Scegliere di “ripudiare la guerra” diventa più forte se accompagnato da educazione permanente, eventi e continua sensibilizzazione. OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA * Diffondere il valore della pace in un momento storico in cui aumentare conflitti e spese militari. * Coinvolgere attivamente i cittadini, in particolare le scuole, che possono scaricare kit e materiali didattici per organizzare attività in classe. * Far vivere l’articolo 11 non come una citazione astratta, ma come un impegno concreto, calato nei singoli contesti. Qualsiasi soggetto — cittadini, scuole, istituzioni — può aderire all’iniziativa. Napoli , insieme a oltre 300 comuni italiani, ha già aderito alla campagna. IL FLASH MOB UN GESTO SEMPLICE E POTENTE CHE TRASFORMA IL VALORE COSTITUZIONALE IN AZIONE CONCRETA , IN CORPO , IN COMUNITÀ , PERCHÉ “LA SOLIDARIETÀ È UNA FORZA IMMENSA CHE APRE ALLA DIGNITÀ E ALLA SPERANZA CONDIVISA”, SPIEGANO GLI ORGANIZZATORI. Dopo l’intervento iniziale di EMERGENCY , che spiegherà il senso dell’evento, seguirà la lettura dell’articolo 11 della Costituzione Italiana , per ricordare come, dopo le tragedie dei conflitti mondiali e milioni di morti, “L’Italia non vuole più fare la guerra”. Ha scelto la rinascita, la pace e la solidarietà come principi fondativi della propria Costituzione. Come ricorda EMERGENCY, la nostra storia ci insegna a non tacere, a impegnarci insieme per abolire la guerra , per risolvere i conflitti con la diplomazia e la politica , e per non dimenticare mai le vittime . Poi esploderà il rumore . La piazza si riempirà di suoni, voci e strumenti di ogni tipo: un “rumore collettivo” per attirare l’attenzione e trasformare l’indignazione in partecipazione. Seguirà il silenzio , a capo chino, come segno di dolore e consapevolezza: un silenzio pieno di memoria e di rispetto per tutte le vittime, ma anche di impegno — quello di continuare a ripudiare la guerra ogni giorno , in nome della vita e del futuro delle prossime generazioni. VIENI A PARTECIPARE TUTTI SONO INVITATI A PARTECIPARE “ARMATI” DI FISCHIETTI, TAMBURI O QUALSIASI OGGETTO CHE FACCIA RUMORE, PER CREARE INSIEME UN GRANDE SUONO COLLETTIVO CHE CATALIZZI L’ATTENZIONE E RIAFFERMI IL NO ALLA GUERRA . Tutti sono invitati a indossare un capo con i colori di EMERGENCY : il bianco e il rosso . * Il bianco simboleggia la pace e gli sforzi di EMERGENCY per costruire un mondo senza guerre. * Il rosso rappresenta il coraggio, l’impegno contro i conflitti, l’emergenza medica e la necessità di cura, ma è anche il sangue, la vita umana che EMERGENCY si impegna a salvare. È un vero atto di resistenza civile , un modo per riaffermare che la pace non è assenza di conflitto, ma presenza di giustizia, dialogo e solidarietà . Perché la pace “è un fatto di popolo: nasce dal basso, cresce nella partecipazione, si costruisce nei gesti quotidiani”. E quando il rumore si placherà, resterà un silenzio pieno — di memoria, di dolore, ma anche di promessa: quella di non smettere mai di ripudiare la guerra e di credere, ostinatamente, che un altro mondo sia possibile. Chiuderanno l’evento gli interventi dei soggetti partecipanti. All’iniziativa di EMERGENCY aderiscono: ANPI Napoli Vomero – Sezione Aedo Violante , IoCiSto APS Associazione per il Sociale , Libreria IoCiSto Presidio Permanente di Pace , FIAB Cicloverdi di Napoli , insieme ad altre realtà associative del territorio. Durante la manifestazione sarà allestito un punto informativo dove sarà possibile ricevere indicazioni sulla campagna R1PUD1A e aderire formalmente all’iniziativa. RIPUDIARE LA GUERRA Ripudiare la guerra non è solo rispettare un principio costituzionale, ma è un obbligo morale : significa scegliere la vita, la solidarietà, il futuro delle prossime generazioni. Nessuno può restare in silenzio di fronte ai conflitti: il messaggio che resta è che dobbiamo impegnarci tutti per costruire un mondo fondato sul dialogo, sulla cooperazione e sulla pace . Gina Esposito
November 4, 2025
Pressenza
Eirenefest a Firenze : secondo giorno
Costruire la pace. Tavola rotonda questa mattina presso la briblioteca Canova nel quartiere dell’Isolotto a Firenze in occasione del secondo giorno di Eirenefest , festival del libro per la pace e la non violenza. Alla tavola rotonda hanno partecipato: Eliabetta Amalfitano,Matteo Bianchini,Tommaso Codignola, Pietro Polito,Massimo Manzi, Severino Saccardi. Al centro del dialogo, il tema delle scelte- anche controcorrente – e dell’educazione dell’individuo, sinn dalla sua infanzia, come necessarie basi per formare una società contraria ai cnflitti. Eirenefest Fi Eirenefest Fi Eirenefest Fi Eirenefest Fi Eirenefest Fi Eirenefest Fi Eirenefest Fi Eirenefest Fi Redazione Toscana
October 25, 2025
Pressenza
Cagliari: il Love Sharing è un arcipelago di pace
Il Love Sharing, l’ormai collaudato festival teatrale e culturale dell’autunno cagliaritano, giunge quest’anno alla sua decima edizione e propone un calendario molto fitto di presentazioni di libri e di spettacoli teatrali. La rassegna, organizzata dall’associazione Theandric-Teatro Nonviolento, presieduta dall’attrice e regista Virginia Siriu, è sempre stata caratterizzata dall’interesse per il pensiero creativo e divergente, con l’obiettivo di contribuire all’arricchimento di una cultura nonviolenta nella società. Da due anni sembra essersi stabilizzato al Teatro di Sant’Eulalia, dietro la chiesa omonima, nello storico quartiere della Marina, dove si svolgeranno anche quest’anno i vari eventi. Proprio in questo contesto, venerdì 3 ottobre è stato presentato il programma, che avrà le sue iniziative estese all’intero autunno. Lo psicanalista Diego Miscioscia, socio fondatore dell’Istituto Minotauro, ha presentato il suo ultimo libro: “La guerra è finita. Psicopatologia della guerra e sviluppo delle competenze mentali di pace”. Sabato 24 c’è stato l’incontro con Alfredo Panerai, attivista e formatore, sul suo libro “Apprendere attraverso la nonviolenza”, seguito dall’intervento di Giulio Marcon, Segretario del Servizio Civile Internazionale, sul suo libro “L’arena che ci fa tanto feroci”. Entrambe le serate si sono poi concluse con lo spettacolo teatrale, svolto all’aperto nel piazzale della chiesa, Paradise Now, del gruppo Theatre en vol. La partecipazione è stata in qualche modo limitata dalle tante iniziative ravvicinate o in contemporanea, con lo sciopero generale ed altre manifestazioni per la Palestina. I prossimi appuntamenti saranno per sabato 18 ottobre con inizio alle 18, con la presentazione del libro “Combattenti per la pace”, curato da Daniela Bezzi e pubblicato da Multimage. A presentarlo sarà Olivier Turquet, giornalista, attivista e molto altro. Il libro è frutto di una serie di interviste con i protagonisti di questa associazione mista di palestinesi e israeliani, con un passato nell’esercito o fra i miliziani, che hanno deciso di spezzare il fucile e confrontarsi. Subito dopo ci sarà Enrico Peyretti, storico rappresentante del pensiero nonviolento, con il suo libro “Fino alla liberazione dalla guerra – Pensieri, azioni, speranze di pace”. Infine, alle 20,30 l’incontro con Monica Lanfranco, con il libro “Donne che disarmano. Perché e come la nonviolenza riguarda il femminismo”. A completare questa tappa, venerdì 24 ottobre la compagnia Bocheteatro presenta lo spettacolo teatrale “Bachisio Spanu. L’epopea di un sardo alla grande guerra”. Altri appuntamenti importanti sono previsti nei mesi di novembre, con la presentazione del libro di Noam Chomsky “Ultima fermata Gaza: dove ci porta la guerra di Israele contro i palestinesi”, a cura di Valentina Nicolì. Mentre il 6 dicembre si concluderà con l’incontro con Marianella Sclavi: arte di ascoltare e mondi possibili. Oltre alle serate al teatro di Sant’Eulalia, il Love Sharing presenta nel suo programma anche delle attività mirate per le scuole, con esperti di pace e disarmo del calibro di Francesco Vignarca e Gabriella Falcicchio. Un’offerta importante quindi sia per gli studenti che per il pubblico cagliaritano, che avranno l’occasione di approfondire tematiche oggi sempre più essenziali per poter leggere la complessità del mondo contemporaneo.     Carlo Bellisai
October 9, 2025
Pressenza