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TORNA L’EBOLA NELL’EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, TRA CONFLITTO PERMANENTE E CAOS POLITICO
Sono già novantuno i morti accertati e oltre trecento i casi sospetti addebitati ad un nuovo ceppo del virus Ebola che torna nella Repubblica Democratica del Congo per la diciassettesima volta dal 1976. “Non è pandemia, ma si diffonde in fretta” informano i vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che hanno lanciato l’allarme. Il direttore generale dell’organizzazione internazionale basata a Ginevra Tedros Adhanom Ghebreyesus ha puntualizzato che “esistono notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica”. Data la situazione potenzialmente esplosiva, le frontiere tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda, sono già state chiuse.  Il virus sarebbe partito dall’Uganda mietendo due vittime, per poi diffondersi nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro attuale dei casi segnalati, in particolare nel capoluogo Bunia. Due morti sono stati registrati anche nelle province del Nord e Sud Kivu. Come raccontato ai nostri microfoni da Leopoldo Rebellato, attivo nell’est del paese dagli anni ottanta, si tratta di territori dove le comunicazioni sono complesse, dato che “la rete internet è scadente o inesistente” e in pochi dispongono di una radio. A questo si aggiunge una “guerra sempre in atto” per la gestione del potere e delle immense risorse naturali presenti nel sottosuolo. Ad esempio “a Kavumu, nel Sud Kivu, pochi giorni fa ci sono stati 460 militari uccisi”. Il problema della mancanza di strutture sanitarie adeguate per la gestione del virus e l’assenza di infrastrutture per i laboratori mobili che “sarebbero necessari” anche per registrare i contagi, confermano l’incertezza delle autorità sui dati. Autorità che nell’Ituri rispondono al potere centrale di Kinshasa, ma che in Nord e Sud Kivu sono rappresentate dai ribelli filoruandesi dell’M23, “uno stato nello stato, un bubbone”. Il virus in questione è il Bundibugyo, provoca sintomi quali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola. Si diffonde attraverso gli scambi di fluidi corporei da persona a persona o con il contatto con il sangue di una persona infetta. Non esistono attualmente vaccini per far fronte a questo ceppo del virus. Negli ultimi cinquant’anni Ebola ha ucciso oltre 15 mila persone in tutto il continente. Il punto con Leopoldo Rebellato, presidente dell’associazione Incontro fra i Popoli. Ascolta o scarica  
May 18, 2026
Radio Onda d`Urto
I popoli e le guerre
DA DECENNI LE COMUNITÀ INDIGENE, NERE E CONTADINE DELL’AMERICA LATINA SI AUTO-ORGANIZZANO DAL BASSO, TRASFORMANDO IL LORO MONDO E LE LORO RELAZIONI SOCIALI SENZA PENSARE DI IMPADRONIRSI DELLO STATO. È DA LORO CHE POSSIAMO IMPARARE MOLTO IN QUESTA LUNGA TORMENTA GLOBALE CHE CI HA TRAVOLTO. L’ILLUSIONE CHE PRENDENDO IN MANO LO STATO SI POSSANO PRODURRE CAMBIAMENTI IN PROFONDITÀ È DIFFICILE DA METTERE IN DISCUSSIONE. EPPURE, DOBBIAMO PRENDERE ATTO, SCRIVE RAÚL ZIBECHI, CHE «NON ESISTONO E NON POSSONO ESISTERE STATI RIVOLUZIONARI, PERCHÉ SONO APPARATI CREATI PER IL CONTROLLO E L’OPPRESSIONE DELLE POPOLAZIONI, CON LE LORO FORZE ARMATE E DI POLIZIA, IL LORO APPARATO DI GIUSTIZIA E I LORO MECCANISMI DI “EDUCAZIONE” DELLA POPOLAZIONE…» Numerose comunità afrodiscendenti da decenni custodiscono in modo straordinario gli ecosistemi tropicali di diversi angoli dell’America latina: la vita quotidiana e le lotte sono portate avanti senza aver preso alcun potere. Foto di Ronald Gonzáles pubblicata su Desinformemonos -------------------------------------------------------------------------------- Nella tradizione dei movimenti rivoluzionari, si distingueva tra guerre tra Stati e guerre contro classi e popoli oppressi. Questa era la posizione di coloro che si rifiutarono di sostenere lo sforzo bellico richiesto dalla borghesia durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) tra le Potenze Centrali (Impero austro-ungarico, tedesco e ottomano) e gli Alleati (Francia, Russia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e altre nazioni occidentali). Lenin e Trotsky rimasero soli con una manciata di internazionalisti (si diceva che potessero stare tutti in due taxi), mentre la maggior parte del movimento socialista, riunita nella Seconda Internazionale, deviò dalla rotta appoggiando i crediti di guerra. Di fronte a questo tradimento – poiché questa corrente aveva assicurato a tutti che non avrebbe mai sostenuto la guerra – il movimento si frammentò e si indebolì considerevolmente. Solo l’attivismo degli operai e dei contadini russi, e in seguito quello di altri paesi, riuscì a raddrizzare la situazione. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, più di 20 milioni di persone dovettero morire, stipate in trincee infette sotto il comando di ufficiali spietati e crudeli. La ribellione degli operai costretti alla guerra fu fondamentale sia per il trionfo della Rivoluzione russa sia per il vasto movimento che si diffuse in tutto il continente europeo, chiedendo una pace immediata. I bolscevichi furono al centro del rifiuto della guerra, facendosi portavoce del movimento operaio e contadino. Una volta al potere, firmarono il Trattato di Brest-Litovsk, impopolare perché la Russia perse territorio, ma necessario per porre fine al massacro e mantenere le promesse di coloro che si erano presentati al Palazzo d’Inverno con gli slogan “Pace, terra e pane”. Nella seconda guerra mondiale, scoppiata nel 1939, non si seguirono gli stessi schemi, poiché fin dai tempi della Rivoluzione russa la Terza Internazionale promuoveva la “difesa della patria sovietica” contro l’aggressione nazista, o contro qualsiasi nemico esterno o interno. Difendere l’URSS era sinonimo di difendere uno Stato che aveva assassinato milioni di contadini e centinaia di migliaia di operai comunisti. Secondo gli standard odierni, dovremmo definirlo uno Stato genocida. Questo profondo cambiamento ha avuto conseguenze durature per i movimenti rivoluzionari, che perdurano ancora oggi. Una di queste è la difficoltà di distinguere tra popoli e governi o Stati. Difendere il popolo è un principio fondamentale per chiunque si consideri di sinistra, ma oggi queste categorie sono intrappolate in una sorta di confusione che offusca ogni distinzione. Abbiamo sempre difeso il popolo vietnamita, attaccato dall’imperialismo yankee, con lo stesso fervore con cui sosteniamo il popolo cubano o ucraino, attaccati dalle rispettive potenze imperialiste. Da questo momento in poi, la sinistra e il pensiero critico ufficiale hanno affinato le proprie argomentazioni, affermando che gli Stati Uniti non sono uguali alla Russia o alla Cina, sostenendo che questi non sono imperialisti o, quantomeno, non altrettanto ostili quanto gli yankee. Possiamo affermare che le “rivoluzioni trionfanti” hanno smussato gli spigoli più aspri del pensiero critico fino a renderlo irriconoscibile a causa del suo zelo statalista. Ondate di mobilitazione popolare si sono abbattute contro stati e governi progressisti, come dimostrano le impressionanti rivolte in Cile, Ecuador e Colombia dal 2019. L’energia collettiva del popolo viene neutralizzata da governi e partiti che lavorano per rafforzare i propri stati-nazione. Il danno causato dalla svolta sovietica verso la difesa dello stato è così profondo e duraturo che lo spirito ribelle popolare non riesce più a immaginare un orizzonte al di là delle istituzioni che lo opprimono. A questo punto, le rivoluzioni che seguirono la Rivoluzione russa non riuscirono a modificare il loro atteggiamento nei confronti dello Stato e, quando hanno vinto, hanno ripetuto più o meno le stesse argomentazioni dei bolscevichi. Qualcuno potrà obiettare, se non sarà necessario difendere governi e stati che si dicono rivoluzionari. Capisco che si tratta di un dibattito necessario ma quasi marginale nella realtà attuale. La mia opinione è che non esistono e non possono esistere stati rivoluzionari, perché sono apparati creati per il controllo e l’oppressione delle popolazioni, con le loro forze armate e di polizia, il loro apparato di giustizia e i loro meccanismi di “educazione” della popolazione. Essere un rivoluzionario, come già accennava il capitán Marcos, significa essere un professionista nell’impadronirsi del potere statale. “Un rivoluzionario intende fondamentalmente trasformare le cose dall’alto, non dal basso, al contrario del ribelle sociale”. Difficile da accettare. Ma non è forse la logica della ribellione sociale proprio ciò che le comunità indigene, nere e contadine di questo continente hanno praticato, organizzandosi dal basso, trasformando il loro mondo senza pensare di impadronirsi dello stato? Come sempre, non c’è niente come imparare dai popoli, seguendo i loro passi e lasciando che la vita collettiva faccia il suo lavoro trasformando il dolore in speranza. -------------------------------------------------------------------------------- Inviato anche a La Jornada -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I popoli e le guerre proviene da Comune-info.
April 4, 2026
Comune-info
Odiosi ai popoli, ciechi e senza idee. Sono i “leader” UE
Nell’affrontare i diversi aspetti della crisi europea – e soprattutto quelli della sua istituzione comune, l’Unione Europea – il rischio è sempre quello di ometterne una quota rilevante. Ieri, ad esempio, abbiamo affrontato lo scarto lacerante tra obiettivi di rilancio, teoricamente “logici”, e contraddizioni paralizzanti originate da interessi divergenti. Interessi […] L'articolo Odiosi ai popoli, ciechi e senza idee. Sono i “leader” UE su Contropiano.
February 11, 2026
Contropiano
Come difendere il diritto calpestato da Trump & c.
La storia umana è anche una storia del diritto, dalle Dieci Tavole, secondo la Bibbia scritte dal dito di Dio, ai codici di Ur e di Hammurabi, che per la prima volta stabilivano che il diritto consiste nella difesa del debole e facevano del re, cioè del potere, il padre […] L'articolo Come difendere il diritto calpestato da Trump & c. su Contropiano.
January 31, 2026
Contropiano
Con quel che resta del mondo
Dopo il ritorno definitivo dal Niger e 14 anni di permanenza nel Sahel maltrattato da gruppi armati che usano la morte e il terrore come strategia. Dopo che le frontiere che si armano da troppe parti e i muri spuntano dappertutto al quotidiano. Dopo i morti migranti di chi cerca […] L'articolo Con quel che resta del mondo su Contropiano.
September 13, 2025
Contropiano
Atlantisti più che mai!
Imperialismo ed arroganza la fanno sempre più da padrone, gli Usa dispongono l’Europa obbedisce. Si potrebbero riassumere così gli avvenimenti di questi mesi. Non esattamente una novità. Un presidente megalomane, suprematista e razzista che afferma tutto ed il contrario di tutto, impone dazi, bombarda paesi sovrani a propria discrezione, minaccia […] L'articolo Atlantisti più che mai! su Contropiano.
July 24, 2025
Contropiano