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Il dissalatore di Filicudi, fermato dal Tar: posidonia, autorizzazioni a “salami” e patrimonio UNESCO
 La valutazione ambientale non può ridursi a uno strumento di legittimazione delle opere: deve garantire la tutela degli ecosistemi e riconoscere i limiti ecologici dei territori.   UN ECOSISTEMA FRAGILE, UN PATRIMONIO DA TUTELARE Il caso del dissalatore di Filicudi riporta al centro una questione fondamentale: quale ruolo svolgono oggi le valutazioni ambientali? Sono strumenti effettivi di prevenzione e tutela oppure rischiano di trasformarsi in procedure che accompagnano la realizzazione delle opere, anche in contesti di elevato valore naturalistico? Con il decreto assessoriale del febbraio 2026, la Regione Siciliana ha autorizzato la costruzione di un impianto di dissalazione a Filicudi, nelle Isole Eolie. L’intervento interessa un contesto di particolare sensibilità ecologica, inserito nella Rete Natura 2000 e compreso nell’arcipelago riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio mondiale. In un territorio insulare così fragile, la valutazione degli impatti non può limitarsi alla verifica formale di singoli parametri. Deve considerare le relazioni tra gli ecosistemi, gli effetti cumulativi delle opere e la vulnerabilità degli habitat interessati.   LA PRATERIA DI POSIDONIA: UN RISCHIO RICONOSCIUTO, MA NON ADEGUATAMENTE VALUTATO Una delle criticità più rilevanti riguarda la presenza di praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per l’equilibrio ecologico del Mediterraneo. Queste praterie contribuiscono alla conservazione della biodiversità, alla stabilità dei fondali, alla protezione delle coste e allo stoccaggio del carbonio. Nel decreto viene riconosciuta la presenza della Posidonia, ma, secondo le criticità evidenziate nell’atto autorizzativo, non risulta adeguatamente approfondito l’impatto che lo scarico della salamoia, caratterizzata da un’elevata concentrazione salina, potrebbe produrre sull’habitat, né vengono chiarite sufficientemente le possibili conseguenze nel lungo periodo. La questione non è secondaria. La dispersione della salamoia e le sue interazioni con le caratteristiche idrodinamiche locali devono essere valutate attraverso analisi scientifiche specifiche, capaci di considerare la sensibilità dell’ecosistema e gli effetti potenzialmente cumulativi. In presenza di incertezze significative, il principio di precauzione impone di non sottovalutare i rischi e di acquisire gli elementi necessari prima di assumere decisioni irreversibili. Riconoscere formalmente un habitat protetto, senza approfondire adeguatamente le conseguenze dell’intervento, rischia di svuotare la tutela della sua efficacia sostanziale.   LE AUTORIZZAZIONI «A SALAMI»: IL PROGETTO NON PUÒ ESSERE VALUTATO A PEZZI Un’altra criticità riguarda la separazione della componente marina da quella terrestre del progetto, secondo una logica riconducibile al cosiddetto salami slicing: la frammentazione di un intervento unitario in segmenti distinti, sottoposti a valutazioni separate. Questa impostazione può ridurre la percezione dell’impatto complessivo, facendo apparire sostenibili singole componenti che, considerate nel loro insieme, potrebbero evidenziare criticità rilevanti. Un dissalatore è infatti un sistema integrato: captazione dell’acqua marina, trattamento, infrastrutture terrestri e scarico della salamoia sono elementi interdipendenti. La loro valutazione deve restituire una visione complessiva delle pressioni esercitate sull’ambiente costiero. La frammentazione procedurale non deve diventare un modo per eludere l’esame degli effetti cumulativi o ridurre la portata delle verifiche ambientali. La tutela degli ecosistemi richiede una valutazione unitaria, coerente con le relazioni ecologiche reali e con il principio di precauzione.   IL VALORE UNESCO NON PUÒ ESSERE IGNORATO Colpisce inoltre l’assenza, nel decreto, di un riferimento esplicito al riconoscimento UNESCO delle Isole Eolie. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale identifica un valore universale eccezionale che deve essere considerato nelle decisioni capaci di incidere sull’integrità del sito. Il riconoscimento UNESCO non comporta un divieto automatico di qualsiasi trasformazione, ma richiede attenzione alla conservazione dei valori che hanno motivato l’iscrizione. Trascurare questa dimensione significa indebolire la visione complessiva del territorio e separare la decisione amministrativa dal contesto culturale e ambientale nel quale si inserisce. In luoghi di eccezionale valore naturalistico, la pianificazione delle infrastrutture deve misurarsi con la necessità di preservare il patrimonio comune, evitando che le esigenze contingenti prevalgano sulla responsabilità verso le generazioni future.   LA VALUTAZIONE AMBIENTALE DEVE POTER DIRE ANCHE NO Il caso di Filicudi solleva infine una questione più generale: la necessità di esaminare alternative progettuali e modalità diverse di soddisfare il fabbisogno idrico, compresa l’alternativa zero. Prima di autorizzare un’opera, occorre verificare non soltanto come realizzarla, ma anche se sia necessaria, quali alternative siano disponibili e quali conseguenze comportino. La sostenibilità non può essere ridotta a un insieme di prescrizioni, mitigazioni e compensazioni che accompagnano decisioni già assunte. Una valutazione ambientale efficace deve poter modificare un progetto, imporre approfondimenti e, quando i rischi non siano adeguatamente esclusi o risultino incompatibili con la tutela degli habitat, condurre anche a un diniego. La vicenda del dissalatore di Filicudi richiama dunque tre esigenze irrinunciabili: proteggere la prateria di Posidonia, impedire che la frammentazione amministrativa oscuri gli impatti complessivi e riconoscere pienamente il valore del Patrimonio UNESCO. La transizione ecologica non si misura dal numero di infrastrutture realizzate, ma dalla capacità di garantire servizi essenziali senza compromettere gli equilibri naturali. La valutazione ambientale deve tornare a essere uno strumento di scelta responsabile e di tutela effettiva, capace di riconoscere che non tutto ciò che è tecnicamente realizzabile è necessariamente compatibile con la salvaguardia del territorio. Aurelio Angelini
October 21, 2026
Pressenza
Pace è disarmo
Settimana Nazionale CNESA-2030 · 23-28 novembre 2026 -una settimana che viene da lontano Dal 2015 il Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità – Agenda 2030 (CNESA-2030) promuove, nell’ultima settimana di novembre, una mobilitazione diffusa in tutta Italia dedicata ogni anno a un tema dell’Agenda 2030. La Settimana raccoglie l’eredità del Decennio ONU dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DESS 2005-2014), affidato in Italia alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO: metodo, reti territoriali e competenze di quel decennio sono diventati una pratica stabile. Un evento nazionale di apertura offre la cornice comune; scuole, università, enti, agenzie e associazioni animano i territori con iniziative autonome. Educare alla pace è educare alla sostenibilità «Pace è disarmo» è il tema dell’edizione 2026 della Settimana nazionale di educazione alla sostenibilità. Una scelta che riporta l’educazione ambientale alle sue radici UNESCO e invita scuole, enti, associazioni e comunità a leggere la convivenza tra i popoli come condizione della cura del pianeta. “Poiché le guerre hanno origine nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che si devono costruire le difese della pace”. Così si apre l’Atto costitutivo dell’UNESCO, firmato nel 1945. Oltre ottant’anni dopo, quella frase suona meno come un’eredità da celebrare e più come un compito da riprendere in mano. È da qui che parte la Settimana Nazionale CNESA-2030, che dal 23 al 28 novembre 2026 sarà dedicata al tema «Pace e disarmo: educare alla convivenza in un mondo interdipendente». Per chi si occupa di educazione ambientale la scelta potrebbe sembrare, a prima vista, uno scarto di lato. Non lo è. È piuttosto un ritorno al centro. Una sostenibilità che non si ferma all’ambiente Il riferimento esplicito è l’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030, «Pace, giustizia e istituzioni solide», letto insieme al 4 (istruzione di qualità), al 10 (ridurre le disuguaglianze) e al 17 (partnership per gli obiettivi). Ma il punto non è aggiungere un capitolo al programma. È riaffermare che l’educazione alla sostenibilità è sistemica per natura: non può ridursi alla sola dimensione ambientale, perché tutela degli ecosistemi, equità sociale e sviluppo inclusivo dipendono dalla capacità delle società di prevenire e gestire i conflitti, garantire i diritti fondamentali, darsi istituzioni democratiche ed efficaci. In questa prospettiva la pace non è un obiettivo accanto agli altri, ma la condizione che li rende possibili. E il disarmo non è materia per soli specialisti di geopolitica. Le guerre devastano territori, contaminano suoli e falde, distruggono infrastrutture idriche ed energetiche, assorbono risorse sottratte alla transizione ecologica. Le attività militari hanno un’impronta ambientale rilevante anche in tempo di pace, e spesso poco visibile. I luoghi segnati dai test nucleari del secolo scorso lo ricordano ancora oggi. Per questo la proposta della Settimana suggerisce di intrecciare la pace con l’educazione ambientale (gli impatti ecologici dei conflitti), con la cittadinanza globale (interdipendenze e responsabilità condivise), con l’educazione alla salute (le conseguenze umanitarie, sanitarie e psicologiche delle armi), con i diritti umani e la legalità. Non una disciplina in più, ma una chiave di lettura trasversale. Perché adesso Il tema della Settimana viene scelto ogni anno in base alla sua attualità e rilevanza internazionale, per collegare ciò che accade nelle aule e nei territori al dibattito pubblico globale. Difficile immaginare un tema più pertinente. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno riportato al centro la sicurezza e la minaccia nucleare; gli arsenali restano; il confronto sui trattati, dal Trattato di non proliferazione (TNP) al Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), è più aperto che mai. Anche il quadro educativo internazionale si è mosso. Nel 2023 l’UNESCO ha approvato la nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace e ai diritti umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile: un testo che tiene insieme, già nel titolo, ciò che troppo spesso viene separato. E c’è un riferimento che ci riguarda da vicino, l’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Un principio da riscoprire a scuola non come formula da imparare, ma come impegno da interrogare. Tra memoria e futuro Il tema si presta a un lavoro su una doppia temporalità. Da un lato la memoria: le due guerre mondiali, Hiroshima e Nagasaki, la Guerra fredda e la corsa agli armamenti, la storia dei movimenti pacifisti e disarmisti del secondo Novecento. Dall’altro il presente e il futuro: la proliferazione delle armi, il ruolo delle nuove generazioni nelle campagne per il disarmo, i rischi delle tecnologie emergenti, compreso l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Questa doppia prospettiva permette di modulare i percorsi per età. Nella scuola dell’infanzia e nella primaria possono prevalere la narrazione, gli albi illustrati, l’educazione socio-emotiva e la gestione non violenta dei conflitti tra pari: per esempio un «albero della pace» con le gru di carta ispirate a Sadako Sasaki, la bambina di Hiroshima che le piegava sperando di guarire. Nella secondaria si può lavorare su fonti e testimonianze, con unità di apprendimento che uniscano storia, geografia, scienze, diritto ed educazione civica su deterrenza e sicurezza collettiva, simulazioni sul modello Model United Nations di una conferenza di revisione del TNP. Tra le proposte figurano anche concorsi su “Immaginare un mondo senza armi nucleari”, aperti a testi, cortometraggi, opere grafiche e podcast. Università e ITS possono coinvolgere fisica, ingegneria, giurisprudenza e scienze politiche e ambientali in seminari e attività di terza missione sulle dimensioni civili e militari del nucleare. Un ecosistema che si mette in moto La forza della Settimana è sempre stata la combinazione tra una cornice nazionale comune e la libertà di ciascun soggetto di declinarla secondo le proprie competenze. Anche quest’anno l’invito si rivolge a un ecosistema ampio. Le agenzie ambientali possono mettere a frutto l’esperienza nel monitoraggio per raccontare l’impatto dei test nucleari e delle attività militari, la contaminazione radioattiva, la gestione delle scorie. Associazioni ambientaliste e comitati civici possono organizzare camminate per la pace, presìdi informativi in piazza, rassegne di cinema documentario. Biblioteche, musei e archivi possono allestire scaffali tematici, letture pubbliche, mostre itineranti, percorsi sugli archivi locali dei movimenti pacifisti. Realtà religiose e terzo settore possono promuovere momenti di riflessione interconfessionale e di dialogo con le comunità migranti, perché la pace si costruisce anche nell’accoglienza e nella coesione sociale. Gli enti locali hanno un ruolo particolare: sedute e ordini del giorno dei Consigli comunali, compresi quelli dei ragazzi e delle ragazze; l’adesione a reti come Mayors for Peace, che già conta numerosi Comuni italiani; gemellaggi e collegamenti con scuole e città di altri Paesi; l’illuminazione simbolica di monumenti ed edifici pubblici. Il dialogo con le reti internazionali, a partire da ICAN, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari premiata con il Nobel per la Pace nel 2017, può dare respiro globale alle iniziative locali. Una campagna social coordinata, con un hashtag dedicato, potrà raccogliere e rendere visibile la pluralità delle esperienze. Coordinati, non uniformi Si potrebbe pensare che la pace sia un tema «grande», lontano dal quotidiano delle scuole e dei territori. L’educazione ambientale insegna il contrario. Le competenze che servono a prendersi cura di un fiume o di un quartiere (ascoltare, cooperare, riconoscere l’interdipendenza, assumersi responsabilità) sono le stesse che servono a costruire la convivenza tra i popoli. Educare alla pace significa allenarle, insieme allo sguardo critico necessario per leggere un mondo in cui crisi ambientali, sociali e geopolitiche si alimentano a vicenda. L’invito della Settimana 2026 è mobilitare, in modo coordinato ma non uniforme, l’intero ecosistema educativo e civico italiano: dalla scuola dell’infanzia all’università, dagli enti territoriali alle istituzioni culturali, dalle agenzie ambientali all’associazionismo e al volontariato. Ciascuno con il proprio pubblico e i propri strumenti, dentro una cornice condivisa. Le difese della pace, ci ricorda l’UNESCO, si costruiscono nella mente delle persone. L’educazione è il luogo in cui questo lavoro comincia. Per aderire vai sulla pagina: https://www.cnesagenda2030.it  e compila il form e scarica i documenti   Redazione Italia
October 15, 2026
Pressenza
Perché la civiltà dei nuraghi è un patrimonio dell’umanità
A Parigi gli esperti dell'UNESCO hanno avviato l'esame di trentadue siti archeologici sparsi dalla Gallura al Sulcis: pozzi sacri, tombe dei giganti, santuari e nuraghi. È la prima tappa del percorso con cui l'Italia punta a iscrivere nella Lista del Patrimonio mondiale il dossier “Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica”, scelto dalla Commissione nazionale e presentato a Cagliari dalla Regione e dall'associazione Sardegna Terra di Nuraghi, che, guidata da Pierpaolo Vargiu, ci lavora dal 2020 e ha raccolto l'adesione di tutti i 377 comuni dell’isola. La posta è ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Perché la civiltà dei nuraghi è un patrimonio dell’umanità appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 29, 2026
L'INDIPENDENTE
Giappone, tra CPI e indigeni Ryūkyūan
articoli di Eleonora Zocca e di Jo Carter Ancora una volta ringraziamo Eleonora Zocca che con la sua Japanica diffonde preziose informazioni che riguardano una parte del mondo così lontana, ma con similitudini sorprendenti, a confermare la globalità della crisi del diritto a livello mondiale. Sempre con un occhio alla globalità, attraverso Global Voices, Jo Carter mette in luce un’altra
September 19, 2026
La Bottega del Barbieri
DESENZANO (BS): IL 12 SETTEMBRE MOBILITAZIONE CONTRO L’INCUBATOIO AVICOLO VICINO AL SITO UNESCO DEL LAVAGNONE
Nel basso Garda crescono le voci contrarie al progetto di un incubatoio avicolo che dovrebbe sorgere nella zona del Lavagnone, comune di Desenzano del Garda. Un edificio da 6200 metri quadrati, su due piani, alto nove metri, che dovrebbe incubare 150 mila uova alla settimana e produrre in media 21 mila pulcini al giorno. L’edificazione dovrebbe avvenire a pochi metri dal sito palafitticolo preistorico del Lavagnone, patrimonio Unesco dal 2011. Una petizione online lanciata da Anna Campigotto, cittadina desenzanese e sostenuta da Tavolo Ambiente Garda, Collettivo Gardesano Autonomo, Comitato parco colline moreniche del Garda e Legambiente, si avvicina alle mille firme. È stata fissata una giornata di mobilitazione per sabato 12 settembre a Desenzano. Tra le ragioni dei promotori, oltre alla criticità rappresentata dalla vicinanza al sito Unesco, le preoccupazioni legate al fragile equilibrio idrogeologico della zona. Inoltre l’impatto dell’incubatoio includerebbe “l’aumento del traffico, l’ennesimo consumo di suolo, le possibili emissioni e odori, la gestione dei reflui e rischio di contaminazione del suolo, l’impatto paesaggistico, il consumo di acqua”. Ci racconta i dettagli del progetto e ci riporta le richieste mosse alle Istituzioni, Anna Campigotto. Ascolta o scarica
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Afghanistan, il silenzio delle bambine diventa consenso
della redazione di Diogene (*) Foto USAID Afghanistan, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons Il nuovo decreto talebano sul divorzio non legalizza soltanto un abuso. Fa qualcosa di più spietato: prende il silenzio di una ragazza/bambina e lo trasforma in consenso. Ma quel silenzio non è libero. È il risultato di un sistema che ha chiuso le scuole alle adolescenti,
Il Perù abolisce la parità di genere
In controtendenza rispetto alle tendenze mondiali, il Ministero dell’Istruzione del Perù è passato dalla “parità di genere” alle “opportunità tra uomini e donne” tramite la risoluzione viceministeriale n. 085-2026-MINEDU che approva le “linee guida per l’educazione sessuale su base scientifica, biologica ed etica” per tutti gli istituti scolastici del Paese. La risoluzione ordina di eliminare ogni riferimento all’educazione sessuale integrale (ESI) istituita dal 2021. La risoluzione si basa sulla Legge n. 32535 promossa dalla deputata Milagros Jáuregui (del gruppo Renovación Popular) e approvata dal Congresso della Repubblica con 79 voti a favore nel 2025. All’epoca, la direttrice del Master in Studi di Genere della PUCP, Mag. Marisol Fernández, aveva sottolineato che adottare un approccio basato sulle pari opportunità, escludendo quello di genere, costituisce un “grave passo indietro” perché con il nuovo approccio “ci si ferma a un livello molto superficiale e formale, tralasciando l’esistenza di relazioni storiche di potere e subordinazione basate sul sesso, sul genere e sull’orientamento sessuale”. Oggi la norma è nuovamente criticata dalle organizzazioni per i diritti umani perché si ritiene che, inoltre, «privi di protezione le persone di diversità sessuale e rafforzi la discriminazione». «L’uguaglianza di genere è una priorità mondiale dell’UNESCO. In tutto il mondo, 133 milioni di bambine e 140 milioni di bambini non frequentano la scuola. Le donne continuano a rappresentare quasi i due terzi degli adulti che non sanno leggere», sottolinea questa istituzione sul suo sito web, evidenziando l’importanza dell’approccio di genere come strategia per l’uguaglianza di genere nell’istruzione e attraverso l’istruzione».   Redacción Perú
May 20, 2026
Pressenza
Addomesticare le frontiere
di Mauro Armanino (ripreso da versiinvolo.blogspot.com) Il Preambolo alla Costituzione dell’UNESCO ((United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) dichiara che ‘Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace’… e lo scopo dell’Organizzazione è di ‘contribuire alla pace e la sicurezza attraverso… l’educazione, la scienza e la
Addomesticare le frontiere
di Mauro Armanino Dalla pelle alle parole, dai volti alle porte, ogni confine nasce prima nelle coscienze che sulle mappe: solo ricostruendo legami, responsabilità e umanità condivisa sarà possibile disarmare …