Tag - comuni

La crisi delle edicole in Italia
In venti anni le edicole sono passate da 35 mila a 20 mila (- 42.8%). E il loro giro di affari si è ridotto dal picco massimo del 2005 di 4,53 miliardi di euro a 1,11 miliardi a fine 2024 (- 76%). Semplificando sono in media circa 55 mila euro a punto vendita. Con un aggio medio del 23.11% del prezzo di vendita, dunque al lordo di IVA, si genera un margine lordo di circa 12.710 euro annui. Tutto per stare aperti 28/29 giorni su 30/31 al mese, pagare l’affitto del locale, o le imposte se si tratta di un chiosco su suolo pubblico, e lavorare dalle 6 del mattino, quando mediamente vengono consegnati giornali,  periodici e altri “prodotti” editoriali, alle 19 o alle 20, quando finalmente si chiude. Fanno 1.059 euro al mese, lordi, per circa 13 ore di lavoro, ovvero 2,94 euro di “retribuzione” oraria lorda. Sono numeri che danno una dimensione di quanto grave sia la situazione delle edicole, con quelle “pure” in particolare che rischiano di fare la fine delle cabine telefoniche, scomparendo progressivamente dal paesaggio. Sono i numeri del Rapporto “Le Edicole del Futuro, il Futuro delle Edicole” di Associazione Stampa Romana e DataMediaHub, realizzato da Viviana D’Isa e Pier Luca Santoro, con Stefano Ferrante e Lazzaro Pappagallo. Su 7.896 Comuni in Italia ben 4.974, ossia circa due terzi del totale (63%), non hanno un’edicola. In Molise ben il 94.11% dei Comuni non ha un’edicola. Seguono il Trentino – Alto Adige (85.91%) e la Valle d’Aosta (82.43%). Meno peggio di tutte le regioni l’Emilia-Romagna in cui “solamente” un terzo (32.12%) dei Comuni non ha un’edicola. Secondo lo studio “Commercio e servizi: le oasi nei centri urbani” di Confesercenti, quasi 3,5 milioni di persone non possono più comprare giornali o riviste nel loro Comune. Nei centri sino a 15 mila abitanti dal 2014 al 2024 hanno chiuso i battenti circa un terzo delle edicole (30.30%). In quelli da 15 a 50 mila abitanti, nello stesso arco temporale, hanno dismesso l’attività il 36.90% dei giornalai. Nei Comuni con un numero compreso tra 60 e 250 mila abitanti, sempre dal 2014 al 2024, si arriva addirittura al 38% di chiusure. E nelle grandi città, quelle con più di 250 mila abitanti, hanno chiuso nello stesso periodo il 34.20% delle edicole. In Italia vi sono circa 5.543 Comuni che hanno meno di 5 mila abitanti. Nei Comuni di tale ampiezza vi sono, a fine 2024, 1.412 giornalai. In pratica solo un quarto dei piccoli Comuni ha un’edicola. Secondo i dati di Confersercenti nel 2014 vi erano 17.516 edicole “pure”. A fine 2024 queste sono diventate 11.450. Il 34.63% in meno. Il Rapporto passa in rassegna anche ciò che accade oltre i nostri confini, in particolare in Francia e in Spagna. In base ai dati del Ministero della Cultura francese gli aiuti al trasporto e alla distribuzione della stampa sono stati pari complessivamente a 130,1 milioni di euro nel 2024, contribuendo a ridurre il prezzo finale di vendita delle pubblicazioni e a favorire una più ampia diffusione dei titoli e quindi delle correnti di pensiero e di opinione che essi veicolano. A questi si aggiunge il sostegno statale mirato a rafforzare la modernizzazione e gli investimenti nel settore, per un importo pari a 21,7 milioni di euro. I contributi rafforzano anche il legame sociale insito nella presenza di punti vendita (chioschi, edicole, ecc.) negli spazi pubblici, nonostante il loro numero sia diminuito del 27% in dieci anni (6.893 punti vendita hanno chiuso tra il 2014 e il 2024). 750 edicole hanno ricevuto 3,3 milioni di euro di sostegno finanziario nel 2024 per migliorare i loro spazi di vendita e i sistemi informatici. In Spagna invece esistono sussidi per le edicole, ma solitamente sono locali e destinati a scopi specifici, come la modernizzazione o il potenziamento della loro attività. I Consigli Comunali locali, come quello di Madrid, hanno annunciato programmi per modernizzare le edicole e promuovere l’imprenditorialità. Il Consiglio Comunale della capitale spagnola ha avviato un programma di sovvenzioni con un importo massimo di 30 mila euro per chiosco per incentivare il miglioramento, l’ammodernamento o la sostituzione delle edicole. È stata inoltre modificata l’Ordinanza che regolamenta le edicole e la tariffa per l’occupazione degli spazi pubblici è stata completamente eliminata. Il Rapporto, tra gli altri interventi necessari per rilanciare il settore, punta sull’informatizzazione delle edicole, che oltre a consentire risparmi per milioni di euro sui resi, consentirebbe finalmente di conoscere i lettori, implementare attività e servizi di marketing a partire banalmente, a titolo esemplificativo, dalla realizzazione di fidelity card. Infatti, intorno all’informatizzazione delle edicole e alla card è possibile sviluppare una serie di altri servizi innovativi. “In buona sostanza sono due, si legge nel Rapporto, le aree di vantaggio possibili grazie all’informatizzazione: miglioramenti immediati grazie a informazioni aggiuntive; miglioramenti a tendere dei processi distributivi e degli strumenti operativi in dotazione alla filiera. I dati in tempo reale potranno consentire agli editori e ai distributori nazionali di studiare e analizzare le proprie curve di vendita e potranno consentire ai distributori locali ottimizzazioni puntuali dei piani distributivi. I dati in tempo reale potranno anche alimentare panel statistici per rilevamenti migliorativi rispetto ai “prodotti”, agli applicativi attualmente disponibili. Gli editori e la distribuzione nazionale potranno analizzare i dati e migliorare le proprie strategie diffusionali I distributori locali potranno utilizzare i dati di vendita puntuali per ottimizzare puntualmente ogni edicola per realizzare al meglio la strategia diffusionale dell’editore e/o della distribuzione nazionale”. Per quanto riguarda la realizzazione di card editoriali per la profilazione dei lettori e sviluppo di azioni di marketing e promozionali, la proposta prevede: “Mini-card” editoriali prepagate, come nuove forme di abbonamento, competitive rispetto all’attuale offerta postale e Servizi extra-editoriali, come nuova linfa e traffico sul capillare canale delle edicole. “Ipotizzando entro 24 mesi dall’avvio dell’informatizzazione di ridurre l’incidenza dei resi allo stesso livello di quella francese, che si attesta attorno al 14%, si sottolinea nel Rapporto, il recupero di efficienza garantito, stimato in 20 punti percentuali a regime, consentirebbe un risparmio che è ragionevole ipotizzare possa ammontare a non meno di 480 milioni di euro. Una cifra che da sola basta sia a giustificare la fine di qualsiasi resistenza all’implementazione dell’informatizzazione, che a fornire risorse ingenti al sistema che consentirebbero di guardare al futuro con maggior respiro”. Qui il Rapporto “Le Edicole del Futuro, il Futuro delle Edicole” di Associazione Stampa Romana: https://www.italianostraroma.org/files/report_le_edicole_del_futuro_il_futuro_delle_edicole-compressed.pdf. Giovanni Caprio
February 22, 2026
Pressenza
Quasi 1 Comune su 2 è interessato da almeno un procedimento di bonifica
Il 46% dei Comuni d’Italia, pari a 3.619 Comuni, è interessato da almeno un procedimento di bonifica in corso al I gennaio 2024. La distribuzione dei procedimenti di bonifica mostra una concentrazione degli stessi nei Comuni della media e bassa val Padana, in alcuni capoluoghi del centro e nord Italia, in diversi Comuni della Toscana, dell’area metropolitana di Napoli e della Puglia. Questa evidenza è giustificata dalle caratteristiche delle banche dati regionali, nonché dalle pressioni ambientali dovute alla presenza di attività antropiche. Viceversa, le aree del paese ove i procedimenti sono assenti o poco diffusi sono le aree montane alpine, appenniniche e dell’arco calabro, fatto da non collegare necessariamente all’assenza di pressioni ambientali. Il 70% dei procedimenti di bonifica regionali si è concluso senza necessità di intervento di bonifica e/o di messa in sicurezza e ogni anno vengono attivati sul territorio nazionale in media 1.190 nuovi procedimenti di bonifica. E’ quanto emerge dal IV Rapporto sulle bonifiche dei siti regionali pubblicato da ISPRA, che illustra e analizza i dati relativi ai procedimenti di bonifica aggiornati al I gennaio 2024 sulla base dei dati trasmessi da SNPA, dalle Regioni e dalle Province Autonome per il popolamento 2024 di MOSAICO, la banca dati nazionale sui procedimenti di bonifica. Le elaborazioni riguardano 16.365 procedimenti di bonifica in corso e 22.191 procedimenti di bonifica conclusi. L’avvio di un procedimento di bonifica non comporta l’automatica necessità di un intervento di bonifica, ma solo a seguito dei dovuti accertamenti emerge tale obbligo. Infatti, l’esecuzione di un intervento si è resa necessaria solo per il 30% dei siti. Sul territorio nazionale sono censiti 3.243 procedimenti, in fase di intervento di bonifica, di cui 2.601 con intervento in corso e 642 con lavori terminati ma non ancora certificati. Il 28% dei procedimenti in fase di intervento/bonifica si trova in Lombardia, il 12% in Piemonte, l’11% in Toscana. A livello nazionale, risultano censiti 484 siti orfani, di cui 225 finanziati e 55 con procedimento concluso al primo gennaio 2024. Le percentuali di procedimenti significativamente maggiori della media nazionale (45%) si riscontrano per l’Emilia-Romagna (100%), per la Provincia Autonoma di Bolzano (95%) e per la Liguria (89%). La Regione Campania, che nella numerosità dei procedimenti censiti in MOSAICO spicca con oltre 3.800 procedimenti, ha un numero percentualmente molto basso di procedimenti di interesse dal punto di vista ambientale (solo il 17% del numero totale dei procedimenti censiti) a causa dell’elevato numero di procedimenti ricadenti nella perimetrazione degli ex SIN (Siti di Interesse Nazionale) che, al momento della deperimetrazione e conseguente passaggio alla competenza regionale, erano costituiti da molte aree per le quali non era stato ancora avviato il procedimento di bonifica. Per quanto riguarda i procedimenti in corso, 1.286 Comuni sono interessati da un solo procedimento in corso, pari a quasi il 57% del totale dei Comuni aventi procedimenti in corso; 783 Comuni hanno tra 2 e 5 procedimenti. Queste due categorie rappresentano da sole circa il 92% dei Comuni interessati da procedimento di bonifica in corso. In 113 Comuni sono presenti attualmente tra 6 e 10 procedimenti di bonifica in corso (5% dei comuni d’Italia), mentre i Comuni che hanno un carico significativo di procedimenti, maggiore di 10, sono 84, pari a poco più del 13% di tutti i Comuni italiani con procedimenti di bonifica in corso. In particolare, tra questi, quelli con oltre 100 procedimenti in corso sono solamente 2, ovvero, Milano, con 409 procedimenti in corso, e Torino, con 110. I siti orfani sono quelli per i quali nessun soggetto, a vario titolo, ha provveduto agli adempimenti previsti dalla norma per i procedimenti di bonifica. Si tratta prevalentemente di siti “storici”, per i quali la macchina dell’Amministrazione pubblica si è attivata recentemente stanziando finanziamenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La maggior parte dei siti per i quali sono disponibili informazioni sulle superfici ha dimensioni ridotte: il 70% delle superfici amministrative è inferiore ai 10.000 mq e il 30% è addirittura sotto i 1.000 mq; nel 18% dei casi la superfice è maggiore di 20 ettari- Ma qual è la durata dei procedimenti di bonifica in Italia? Secondo i dati nazionali, la metà dei procedimenti conclusi con intervento di bonifica o di messa in sicurezza terminano in meno di quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari almeno 8 anni. I soggetti privati sono maggiormente coinvolti nei procedimenti di bonifica rispetto ai soggetti pubblici. Il rapporto tra i due (numero di procedimenti con soggetti privati/ numero di procedimenti con soggetti pubblici) è 3:1 per i procedimenti in corso e 8:1 per quelli conclusi. Il “tipo di soggetto” risulta non disponibile (“ND”) per circa il 14% dei procedimenti in corso e per il 26,6% dei procedimenti conclusi. Qui per scaricare il rapporto dell’ISPRA: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/lo-stato-delle-bonifiche-dei-siti-contaminati-in-italia-quarto-rapporto-sui-dati-regionali. Giovanni Caprio
February 2, 2026
Pressenza
Attivati nel tuo Comune: boicottiamo Teva nelle farmacie pubbliche
Teva è una multinazionale farmaceutica che trae profitto dall’occupazione israeliana, sostiene l’esercito e opera nelle colonie occupate illegalmente. Non è una posizione politica: è una violazione del diritto internazionale, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Per questo lanciamo una petizione rivolta ai Comuni che gestiscono farmacie comunali. Chiediamo di interrompere i rapporti commerciali con Teva e di sospendere la distribuzione dei suoi prodotti. Il nostro boicottaggio non è contro un Paese o un popolo, ma contro chi fa soldi sui crimini. I soldi pubblici non devono finanziare l’occupazione. Questa campagna vive solo se diventa azione concreta nei territori. Stiamo costruendo una rete di volontarie, volontari e referenti locali per: * inviare una lettera ai sindaci * raccogliere firme (online e cartacee) * consegnare la petizione nei Comuni Mettiamo a disposizione un kit operativo con materiali e indicazioni pratiche. Sta già succedendo: Comuni come Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Rosignano, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, Corinaldo, Rovereto, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Carrara hanno già detto no a Teva o promosso percorsi pubblici di informazione. La pressione dal basso funziona. Funziona davvero. Ora è il momento di allargare Ogni Comune coinvolto è un precedente. Ogni firma raccolta è un messaggio politico. Ogni azione coordinata rende più difficile per Teva continuare a occupare spazi nei bandi e negli acquisti pubblici. Se pensi che indignarsi non basti più, se pensi che i diritti non siano negoziabili, se pensi che anche dal tuo Comune si possa fare la differenza, attivati con noi. Scrivici per diventare referente locale o volontaria/o: bdsitalia.teva@gmail.com sanitaripergaza@gmail.com digiunogaza@gmail.com   BDSItalia
January 29, 2026
Pressenza
Spighe Verdi 2025: crescono i Comuni sensibili allo sviluppo rurale sostenibile
Spighe Verdi è un programma per lo sviluppo rurale sostenibile rivolto ai Comuni che intendono valorizzare e investire sul proprio patrimonio rurale, migliorando le buone pratiche ambientali. Nel rapporto che si crea tra Comune, agricoltori e comunità locale sta il successo di Spighe Verdi, un programma flessibile e adattabile per promuovere buone pratiche ambientali in diversi contesti territoriali. Nel programma Spighe Verdi è centrale il ruolo che ha l’agricoltura nella difesa del paesaggio, nella tutela della biodiversità e nella produzione di alimenti di qualità. Il Comune, per ottenere la certificazione e il marchio Spiga Verde, deve autocandidarsi seguendo un protocollo in cui è prevista la rispondenza a criteri contenuti in diverse aree tematiche (acqua, energia, agricoltura, rifiuti, assetto urbanistico, tutela del paesaggio, ecc.). La candidatura è volontaria e gratuita e viene esaminata da una Commissione di Valutazione nazionale che riunisce esperti provenienti da diversi enti pubblici e privati. I Comuni che intendono intraprendere il percorso volto a ottenere la Spiga Verde devono registrarsi all’interno dell’area Registrazione del sito https://spigheverdi.net/ e scaricare gli allegati Questionario e Procedura Operativa relativi all’anno in corso. Il Referente del Comune per il programma Spighe Verdi potrà contattare la FEE Italia, sezione italiana della danese Foundation for Environmental Education, per ricevere supporto nella redazione della candidatura. Per ottenere il riconoscimento di Spiga Verde, il Comune dovrà riempire tutte le sezioni del Questionario e consegnarlo entro la data stabilita annualmente. Dopo la valutazione da parte di un’apposita Commissione, la FEE Italia rilascerà la certificazione Spiga Verde che avrà un anno di validità e che potrà essere mantenuta soltanto rinnovando il percorso di anno in anno. Lo scorso 24 luglio sono state assegnate le Spighe Verdi 2025, con 17 nuovi ingressi che dimostrano la crescente attenzione delle amministrazioni locali alla creazione di uno sviluppo rurale sostenibile. Essere Spighe Verdi non è un traguardo, ma un impegno continua dove l’agricoltura svolge un ruolo prioritario. In questa decima edizione 90 Comuni rurali hanno ricevuto il riconoscimento di Spighe Verdi 2025. Un aumento rispetto ai 75 premiati del 2024 (ci sono stati 17 nuovi ingressi e 2 Comuni non sono stati confermati). Le Spighe Verdi 2025 sono state assegnate in territori di 15 Regioni: in Piemonte sono state attribuite 18 Spighe Verdi (cinque nuovi ingressi), a Acqui Terme, Alba, Bra, Canelli, Carignano, Castiglione Falletto, Centallo, Cherasco, Chiusa di Pesio, Gamalero, Gavi, Guarene, Monforte d’Alba, Narzole, Poirino, Pralormo, Santo Stefano Belbo e Volpedo; alla Calabria sono andate 10 Spighe Verdi (tre nuovi ingressi), che hanno premiato Belcastro, Cariati, Crosia, Miglierina, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Santa Maria del Cedro, Sellia Marina, Trebisacce e Villapiana; nelle Marche le 9 Spighe Verdi sono state assegnate a Esanatoglia, Grottammare, Matelica, Mondolfo, Montecassiano, Montelupone, Numana, Senigallia e Sirolo; per la Toscana le 8 Spighe Verdi sono andate a Bibbona, Castellina in Chianti, Castiglione della Pescaia, Castagneto Carducci, Gambassi Terme, Grosseto, Massa Marittima e Orbetello; in Umbria le 8 Spighe Verdi (un nuovo ingresso e un’uscita) hanno premiato Deruta, Gubbio, Montecastrilli, Montefalco, Norcia, Scheggino, Todi e Trevi; la Puglia ha ottenuto 8 Spighe Verdi, che sono state attribuite a Andria, Bisceglie, Castellaneta, Carovigno, Maruggio, Nardò, Ostuni e Troia; per la Campania le 7 Spighe Verdi (un nuovo ingresso) sono andate a Agropoli, Ascea, Capaccio-Paestum, Foiano di Val Fortore, Massa Lubrense, Monteforte Cilento e Positano; il Lazio ha ottenuto 5 Spighe Verdi (un nuovo ingresso e un’uscita), per Canale Monterano, Gaeta, Rivodutri, Sabaudia e San Felice Circeo; le 4 Spighe Verdi (due nuovi ingressi) della Liguria sono andate a Andora, Borgio Verezzi, Lavagna e Sanremo; la Sicilia ha avuto 3 Spighe Verdi (due nuovi ingressi), per Modica, Ragusa e Vittoria; in Abruzzo le 3 Spighe Verdi (un nuovo ingresso) sono andate a Gioia dei Marsi, San Salvo e Tortoreto; ad essere premiati per il Veneto, che ha ottenuto 2 Spighe Verdi, sono stati Montagnana e Porto Tolle; la Basilicata ha ricevuto 2 Spighe Verdi (un nuovo ingresso), per Nova Siri e Pisticci; le 2 Spighe Verdi della Lombardia sono andate a Ome e Sant’Alessio con Vialone; l’Emilia-Romagna, infine, ha ottenuto 1 sola Spiga Verde, quella di Parma. La Foundation for Environmental Education – FEE, l’organizzazione presente in 81 Paesi che rilascia le bandiere blu alle località turistiche balneari, ha pensato di istituire un analogo riconoscimento per i Comuni rurali, le Spighe Verdi appunto, con hanno l’obiettivo di accompagnarli in un percorso virtuoso in cui le politiche di gestione del territorio sono indirizzate alla conservazione dell’ambiente e al miglioramento della vita della comunità. La valutazione per individuare i Comuni più virtuosi segue uno schema rigoroso a cui hanno partecipato, tra gli altri, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, il Ministero per il Turismo, il CNR, i Carabinieri e Confagricoltura. Sono 67 gli indicatori utilizzati per fotografare le politiche di gestione del territorio e farle diventare più sostenibili. Tali indicatori possono anche variare, in un’ottica di continuo miglioramento. Tra quelli attualmente considerati troviamo: la partecipazione pubblica; l’educazione allo sviluppo sostenibile; il corretto uso del suolo; la presenza di produzioni agricole tipiche, la sostenibilità e l’innovazione in agricoltura; la qualità dell’offerta turistica; l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la gestione dei rifiuti con particolare riguardo alla raccolta differenziata; la valorizzazione delle aree naturalistiche eventualmente presenti sul territorio e del paesaggio; la cura dell’arredo urbano; l’accessibilità per tutti senza limitazioni. Qui per approfondire: https://spigheverdi.net/.   Giovanni Caprio
August 5, 2025
Pressenza