L’esempio dei portuali di Genova è contagiosoBOICOTTARE BATTAGGION SPA
L’esempio dei portuali di Genova, dopo una pratica di azione diretta iniziata
nel 2019 contro l’esportazione e il transito di materiali d’armamento verso
l’Arabia Saudita coinvolta nella guerra in Yemen e continuata negli anni con
coerenza fino ai blocchi verso Israele, con il tempo è diventato contagioso.
Non solo tra altri lavoratori dei porti mediterranei ed europei (fino a quelli
australiani e nord-americani), ma nei diversi nodi della filiera logistica
militare, nel mondo della ricerca e università fino all’industria che produce
sistemi d’arma, dove sempre più giovani si rifiutano di lavorare.
È sempre più frequente incontrare, negli eventi in cui siamo invitati come The
Weapon Watch, singole persone, gruppi organizzati, associazioni che non si
accontentano solo di manifestare, ma si pongono il problema, a partire dai
territori in cui vivono, di mettere il classico granello di sabbia negli
ingranaggi logistici, produttivi e finanziari che, dall’economia delle guerre e
dei genocidi, traggono notevoli profitti.
È quanto avvenuto in questi mesi a Bergamo dove, nonostante sia un territorio
con una ridotta presenza di aziende coinvolte nella filiera militare, diversi
cittadini e associazioni che avevano accompagnato con solidarietà e speranza la
missione della Global Sumud Flotilla, hanno avviato un lavoro di ricerca e
intervento per interrompere qualsiasi complicità presente nell’economia
bergamasca con l’economia del genocidio, perpetrato dallo Stato di Israele nei
confronti dei palestinesi.
Nonostante il balbettio e le mezze verità del ministro degli Esteri e la falsità
arrogante di quello della Difesa, le istituzioni italiane sono responsabili di
violazione palese della Legge 185/90 per;
1. non aver interrotto tutte le esportazioni di materiali d’armamento verso
Israele, derivanti da autorizzazioni precedenti all’ottobre del 2023;
2. non aver bloccato i transiti dai nostri porti di navi cariche di armi,
munizioni, esplosivi ecc. provenienti da paesi terzi e diretti nei porti
israeliani di Haifa e Ashdod;
3. non aver impedito il traffico illecito e non autorizzato di materie prime,
semilavorati, componenti, composti chimici, tecnologie dual use ecc.
destinate alle principali industrie militari israeliane, tranne che in un
caso nel porto di Ravenna (come Weapon Watch ha già riferito in dettaglio).
Ma alle responsabilità pubbliche, come ha dimostrato la giurista italiana
Francesca Albanese nel suo rapporto all’Onu, si associano responsabilità private
delle imprese che traggono profitto dal contribuire o sostenere l’economia del
genocidio e le guerre israeliane.
A questo fine, ad esempio, la vendita di materiale d’armamento del Gruppo
Leonardo a Israele è finita in tribunale. Il 29 settembre 2025 le associazioni
AssoPacePalestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un
Ponte Per… e la dott.ssa Hala Abulebdeh, cittadina palestinese, hanno depositato
un atto di citazione notificato a Leonardo e allo Stato italiano presso il
Tribunale civile di Roma, per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti
stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele,
relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF, le forze armate
dello Stato d’Israele.
A loro volta gli attivisti bergamaschi, partendo dal loro territorio, hanno per
prima cosa identificato, analizzando i dati contenuti nelle relazioni annuali
presentate dal Governo a Camera e Senato, le sette aziende del territorio che
hanno esportato materiali di armamento dal 2022 al 2024. La principale di queste
è la Battaggion Spa, un’azienda metalmeccanica con stabilimento nel cuore della
città, che produce tecnologie civili e militari, le ultime destinate alla
produzione di esplosivi. A differenza delle altre aziende bergamasche che hanno
esportato verso altri paesi europei (compreso il Regno Unito) e negli Stati
Uniti, la Battaggion ha esportato verso Israele e paesi coinvolti in conflitti
armati (come l’India) e/o con documentate violazioni dei diritti umani (come
l’Uzbekistan).
Questa tabella e il grafico seguente sono stati presentati alla conferenza
stampa nel quale è stato lanciato l’appello “NO all’Economia di Guerra in
Bergamasca, NO all’Economia del Genocidio in Palestina”.
Il valore delle esportazioni di Battaggion rappresenta oltre l’80%
dell’esportazione complessiva bergamasca di materiali d’armamento. Tra il 2022 e
il 2024, l’azienda ha fatturato oltre 5 milioni di euro da commesse israeliane.
Le esportazioni verso Israele sono quindi avvenute anche durante il genocidio in
corso. Oltre ad esportare tecnologie per la produzione di esplosivi, l’azienda
invia in Israele personale specializzato per la loro installazione e
configurazione. La Battaggion vanta nuove commesse per ulteriori 5 milioni di
euro destinate a paesi teatro di conflitto, che attendono solo l’autorizzazione
del governo italiano.
A questo punto, oltre a dissociarsi apertamente – in quanto cittadini
bergamaschi – da qualsiasi coinvolgimento nell’economia del genocidio perpetrato
da Israele contro i palestinesi, sono state avanzate precise richieste alla
proprietà della Battaggion Spa, alle istituzioni locali e all’insieme della
società civile bergamasca.
* A Battaggion Spa: Riconsiderare immediatamente ogni esportazione di materiali
d’armamento verso Israele, con particolare riferimento alle commesse in
attesa di autorizzazione. Riposizionare l’offerta commerciale a favore
esclusivo degli usi civili delle sue tecnologie, evitando ogni possibile
utilizzo in violazione del diritto internazionale. Destinare risorse concrete
alla riparazione materiale dei danni subiti dal popolo palestinese,
attraverso contributi verificabili per la ricostruzione di ospedali,
infrastrutture sanitarie e idriche distrutte a Gaza. Garantire che il
riposizionamento commerciale dell’azienda non comporti alcuna conseguenza sui
livelli occupazionali. La riconversione produttiva deve essere accompagnata
da piani di salvaguardia dei posti di lavoro e riqualificazione
professionale.
* Alle istituzioni locali: Prendere posizione ufficiale contro il commercio di
materiali d’armamento da parte di aziende bergamasche a favore dello Stato di
Israele, con particolare riferimento al caso documentato di Battaggion Spa.
Sollecitare con urgenza il governo nazionale alla piena applicazione della
legge 185/1990. Vigilare affinché il territorio bergamasco non tragga
profitto da commerci con paesi sospetti di violazioni del diritto
internazionale umanitario. Opporsi con forza allo sviluppo dell’industria
militare locale alimentato dagli investimenti del piano di riarmo europeo.
* Alla società civile bergamasca: associazioni, enti giuridici, forze
politiche, sindacati e singoli cittadini detengono il potere dell’azione
collettiva. Esercitiamolo con determinazione, ciascuno in indipendenza e
secondo le proprie specificità, per contrastare le pratiche locali che
alimentano l’economia bellica di Israele.
(Gianni Alioti)