NEANCHE UN CHIODO, NEANCHE UNA VALVOLA
La preziosa ricerca pubblicata poche settimane or sono col titolo Made in Italy
per l’industria del genocidio ha acceso i riflettori su aspetti meno noti della
complicità occidentale nella tragedia senza fine del popolo palestinese.
Quella ricerca ha reso evidente che la complicità non si limita alla sfera
militare. È complicità gravissima quella di armare le forze armate di un paese
che non aderisce a nessun trattato, che non rispetta il diritto internazionale,
che disconosce l’autorità delle Nazioni Unite, che ha due tra i suoi massimi
responsabili politici (Netanyahu e Gallant) colpiti da mandati di arresto emessi
dalla Corte penale internazionale perché accusati di crimini di guerra e contro
l’umanità.
Ma per continuare ad agire come un “paese canaglia” Israele ha anche necessità
di ricevere dai suoi alleati americani ed europei molto di più delle sole armi e
munizioni, ha bisogno di ricambi, di indumenti, di generi alimentari, che un
paese di minuscola taglia (per superficie inferiore all’Emilia-Romagna, per
popolazione pari a quella della Lombardia) e così fortemente militarizzato non
può fabbricarsi da sé. Di qui la necessità vitale per Israele di mantenere una
estesa ed efficiente rete logistica che garantisca il fabbisogno di materie
prime e prodotti finiti, e di rimanere pienamente integrato nei meccanismi della
circolazione commerciale e finanziaria internazionale.
Per capire quanto è profondo il coinvolgimento nella violenza genocidaria di
Israele, prendiamo il caso di una singola fornitura dall’Italia a Israele,
scelto tra quelli apparentemente più lontani dalle filiere esplicitamente
militari e anche da quelle dual use. Si tratta di due casse di valvole a sfera
in acciaio spedite nel luglio 2024 dal magazzino di Seregno (MB) della Emerson
Process Management Srl, componenti legati al controllo di processo cioè a un
tipo di attrezzature (valvole, regolatori di pressione, attuatori pneumatici)
che serve a regolare il trasporto di fluidi come acqua, petrolio, gas naturale.
Possiamo dedurre che le valvole hanno un impiego nelle attività gas&oil, perché
il destinatario finale è Chevron Mediterranean Ltd. (CML) con sede a Herzliya.
CML è la filiale israeliana del colosso petrolifero americano Chevron, erede
diretta della ex Standard Oil dei Rockefeller, con un fatturato annuo che nel
2024 ha superato i 200 miliardi di dollari. Berkshire Hathaway, la holding del
mitico investitore Warren Buffett, ne è divenuto il maggiore azionista nel 2020
con una scalata aggressiva, arrivando all’8,17% del capitale, ma nei primi mesi
del 2026 è scesa al 4,2%. In sei anni la quotazione azionaria di Chevron è
passata da un minimo di 71 a un massimo di 206 dollari. Si stima che
l’investimento in Chevron abbia fatto guadagnare alla holding di Buffett otto
miliardi di dollari, sommando i dividendi annui alla rivalutazione del capitale.
Valvole per il controllo remoto del flusso di gas naturale, prodotte da Emerson
Process Managment.
Anche l’azienda fornitrice delle valvole è un’azienda di fatto americana. È
stata italiana fino al 2001 con la denominazione OMT Officina Meccanica
Tartarini, sede aCastel Maggiore (BO), cioè fino all’acquisizione da parte della
multinazionale americana Emerson Electric, presente in molti campi industriali
con un fatturato complessivodi 18 miliardi di dollari e 71.000 dipendenti nel
mondo (2025). Da allora opera come Emerson Process Management, Srl con sede
principale a Seregno, anche se il marchio OMT è tuttora utilizzato e
contribuisce alla leadership globale nel valvolame per impianti gas&oil del
gruppo Emerson. La capofila Emerson Electric Co. con sede a St. Louis (MO) è una
public company quotata alla Borsa newyorkese, con un azionariato per tre quarti
costituito dai grandi fondi (Vanguard, BlackRock) e da investitori
istituzionali, e oggi punta sull’automazione industriale controllata dall’IA,
pur mantenendo una forte presenza nell’aerospazio/difesa (avionica, radar
militari).
Le casse sono state spedite dal porto di Venezia e caricate sulla nave «Mito»
(IMO 9319571), che opera con bandiera portoghese per conto di una società
armatrice (Mito GmbH & Co. KG.) riferibile all’amburghese TB Marine Cont
Shipmanagement, che gestisce una trentina di navi, soprattutto gasiere, oltre a
nove medio-piccole portacontenitori iscritte al registro navale portoghese.
«Mito» può portare 1.100 TEU, attualmente opera nel Mediterraneo orientale al
servizio del nuovo grande terminal di transshipment di Damietta, il DACT
Damietta Alliance Container Terminal, gestito da un consorzio tra Hapag-Lloyd,
Eurogate e Contship Italia. Infatti tra marzo e maggio 2026 ha toccato Haifa e
Ashdod tre volte (4 marzo, 30 marzo, 19 maggio), oltre ad altri porti turchi e
greci, operando come feeder da Damietta.
Tuttavia all’epoca della spedizione delle valvole, tra luglio e agosto 2024, il
DACT non era ancora in funzione (è stato inaugurato il 14 febbraio 2026), e la
«Mito» era impiegata tra Adriatico, Egeo e Mediterraneo orientale, sulla rotta
Capodistria, Trieste, Venezia, Ancona, Pireo, da e verso i porti egiziani e
israeliani, raccogliendo traffico locale anche per la rete globale della ONE
Ocean Network Express, il grande gruppo armatoriale giapponese con sede a
Singapore, sesto operatore mondiale nei container marittimi. Le scatole di
valvole sono state trasportate proprio con un contratto ONE, compagnia che in
Italia ha un grande ufficio commerciale e operativo a Genova.
Riassumendo. La filiale italiana di un gruppo USA leader nelle attrezzature di
estrazione e gestione del gas naturale spedisce dall’Italia due casse di valvole
a sfera alla filiale israeliana di un gruppo petrolifero della dimensione di
Chevron, servendosi di un collegamento marittimo Venezia-Haifa di linea gestito
da operatori di fascia alta.
Quale “complicità” si può vedere tra la filiera di fornitura delle valvole sopra
descritta e ciò di cui si stanno rendendo responsabili il governo e le forze
armate israeliane nei confronti delle popolazioni palestinesi e libanesi?
Considerato il ruolo attuale di Israele quale grande produttore ed esportatore
di gas naturale, si tratta di una forte complicità. Negli ultimi dieci anni
Israele è passato dalla dipendenza quasi assoluta dalle importazioni di materie
prime fossili (carbone, greggio, gas) all’autosufficienza e quindi a esserne
esportatore netto, grazie alla scoperta e allo sfruttamento dei grandi
giacimenti offshore di gas naturale nel Mar di Levante, estremità orientale del
Mediterraneo. Con l’avvio dello sfruttamento di Tamar (2013), Leviatano (2019) e
Karish (2022) Israele si è assicurato riserve provate di gas naturale superiori
a 1.100 miliardi di tonnellate, pari a 40 anni di autoconsumo. Pochi anni fa il
paese dipendeva dalle importazioni del gas egiziano, oggi Giordania ed Egitto
dipendono dal gas israeliano. Il progetto di un gasdotto verso Cipro potrebbe
aprire a Israele il ricco mercato europeo del GNL e aggravare un divario
energetico nella regione che ha già portato a un lungo contenzioso con il Libano
sulle aree di nuova prospezione e all’interruzione delle forniture a Giordania
ed Egitto durante le crisi militari.
I giacimenti petroliferi e di gas naturale nel Mar di Lavante.
Chevron non solo gestisce i giacimenti maggiori ma è anche proprietaria di
Leviatano (al 40%) e di Tamar (al 25%) e lo era anche di Karish prima della
vendita forzata a una compaghnia greca per rispettare le normative anti
monopoli.
Nel gennaio 2026 CML ha deciso di aumentare entro il 2029 la capacità produttiva
di Leviatano dagli attuali 12 a 21 miliardi di m³. Sotto la regia di Houston,
Tel Aviv ha già raggiunto l’obiettivo di eliminare carbone e petrolio dalla
produzione elettrica nazionale, oggi coperta all’80% dal gas naturale, e ora
intende moltiplicare le centrali a gas per sostenere la rapida crescita della
domanda elettrica interna.
Sullo sfondo ci sono anche gli aggressivi progetti di espansione
nell’infrastruttura dei data center. Oggi in Israele se ne contano già 34 con
una capacità installata di 380 megawatt e previsioni al 2030 di raggiungere i
530 megawatt. La presenza dominante di operatori hyperscaler come Oracle,
Microsoft, Google, Amazon – le big 4 – è notoriamente legata ai programmi di
integrazione nell’infrastruttura militare israeliana.