Elezioni in Israele: esito incerto, ma non c’è la maggioranza di governo

L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 28, 2026

La partecipazione alle urne in Israele è stata la più alta degli ultimi trent’anni, ma l’esito del voto rimane incerto. Il Likud, il partito di Benjamin Netanyahu, è in vantaggio sul principale rivale, Yashar!, guidato da Gadi Eisenkot, mentre la coalizione uscente è in testa nelle proiezioni sulla distribuzione dei seggi, con circa 55 seggi contro i circa 50 dell’opposizione. Con i loro 18 seggi complessivi, i partiti arabi potrebbero svolgere un ruolo decisivo nella formazione del prossimo governo, così come il Partito dei riservisti, attualmente al limite della soglia di sbarramento. Il Parlamento israeliano, la Knesset, è monocamerale e conta 120 seggi: secondo i risultati provvisori, insomma, nessuno degli schieramenti dispone di una maggioranza autonoma. Nonostante l’incertezza, entrambi i principali leader rivendicano il proprio successo. Netanyahu punta a «formare un ampio governo di destra nazionale» che escluda i partiti arabi dall’esecutivo. Eisenkot ha invece sostenuto che «i risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre», affermando che agirà «immediatamente per realizzare la decisione del popolo», sostituendo il governo Netanyahu.

Il risultato delle elezioni israeliane del 27 ottobre è ancora in via di definizione. L’affluenza ha raggiunto il 77,7%, il livello più alto del XXI secolo, mentre lo scrutinio è ancora in corso. Al momento, su un totale di 12.018 seggi elettorali, ne sono stati scrutinati 8.702, pari a circa il 72,4%. Il Likud di Benjamin Netanyahu è in testa con il 21,05% dei voti. Segue Yashar! di Gadi Eisenkot, con il 16,15%, mentre al terzo posto si colloca la Lista Congiunta, alleanza di partiti arabi di sinistra, che ottiene il 9,16%. Together, la formazione guidata da Naftali Bennett, esponente dell’opposizione, si attesta all’8,91%, seguita dai Democratici di Yair Golan, anch’essi all’opposizione, con il 6,47%. Giudaismo Unito della Torah, espressione della comunità ultraortodossa haredi e vicino a Netanyahu, raccoglie il 6,01%, mentre Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman, schierato contro Netanyahu, ottiene il 5,99%. Otzma Yehudit, guidato dal ministro Itamar Ben Gvir, si attesta al 5,61%, mentre Shas, partito ultraortodosso con una base prevalentemente mizrahi e vicino a Netanyahu, raggiunge il 5,53%. Il Partito del Sionismo Religioso del ministro Bezalel Smotrich ottiene il 4,98%, mentre Ra’am, formazione araba guidata da Mansour Abbas, arriva al 4,82%.

Le proiezioni danno per il momento in vantaggio il blocco dei partiti vicini a Netanyahu, che raccoglie il 43,18% dei voti, contro il 37,52% delle forze di opposizione. I partiti arabi si attestano complessivamente al 13,98%. La ripartizione dei seggi resta più incerta e varia a seconda delle proiezioni. Negli scenari più favorevoli all’opposizione, i due blocchi principali risultano appaiati a quota 51 seggi ciascuno, mentre le liste arabe ne ottengono 18. Nelle stime più favorevoli a Netanyahu, invece, il suo schieramento si avvicina alla maggioranza assoluta di 61 seggi, necessaria per governare. Le stime più equilibrate assegnano al Likud 28 seggi, a Yashar! di Gadi Eisenkot 21, alla Lista Congiunta 12 e a Together, la formazione di Naftali Bennett, 11. I Democratici di Yair Golan ne otterrebbero 8, mentre gli altri partiti presenti alla Knesset si collocherebbero tra 6 e 7 seggi. In questo scenario, il blocco di Netanyahu arriverebbe a 55 seggi, l’opposizione a 47 e le liste arabe a 18. Insomma: nessuno dei due principali schieramenti raggiungerebbe da solo la maggioranza parlamentare.

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