Dieci, cento, mille nuovi server indipendenti. Note sull’attacco Usa ad Autistici/Inventati

Napoli MONiTOR - Friday, October 23, 2026
(disegno di giulia landonio)

Riepilogo dei fatti principali.

Il 26 agosto 2026 una distopia che avrebbe potuto farci riflettere in un libro cyberpunk degli anni Novanta si è fatta realtà. Il segretario di stato degli Stati Uniti, Marco Rubio (equivalente al ministro degli esteri), ha dichiarato (l’ennesima) guerra con un post sul social della persona più ricca del mondo. Ha dichiarato guerra non a uno stato sovrano, non a una pericolosa organizzazione considerata sovversiva, ma a un piccolo collettivo di volontari italiani, Autistici/Inventati, inserito nella lista SDGT (Special Designated Global Terrorist), insieme a camorra, ndrangheta, cartelli della droga e così via. Ed ecco l’accusa dal sito governativo ufficiale Usa, senza prove e senza contraddittorio, senza avvocati e senza tribunali: “Autistici/Inventati (Collettivo A/I) è un gruppo estremistico basato in Italia che costruisce e gestisce l’infrastruttura digitale per le cellule Antifa violente e altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo”.

Questo piccolo collettivo per un quarto di secolo ha offerto servizi digitali (mail, spazio web, mailing list, sistemi di videoconferenze, e così via) a chi ci tiene alla riservatezza (privacy), a chi non vuole regalare i propri dati e metadati a società, in particolare Big Tech Usa, che utilizzano i nostri comportamenti online per monetizzare, blandire, persuadere e portare avanti i loro obiettivi di dominio e devastazione. A una condizione fondamentale, la condivisione di alcuni valori: “anticapitalismo, antirazzismo, antifascismo, antisessismo, antimilitarismo, e il rifiuto dell’autoritarismo e delle gerarchie”. La cura della riservatezza, con la messa a punto di un ambiente tecnologico autogestito per progetti sociali affini, è la conseguenza di questi valori, come chiarisce bene il manifesto.

Il collettivo ha respinto in blocco le accuse. Due giorni dopo il sito autistici.org è sparito dalla rete: non perché le macchine siano state spente, ma perché il PIR (Public Interest Registry), associazione basata in Virginia (Usa) che gestisce i domini .org ha posto il dominio in serverhold, rendendolo irraggiungibile. Intanto, in Italia, Banca Etica ha sospeso l’operatività del conto corrente dell’associazione, di fatto sequestrando il denaro delle donazioni di migliaia di persone, per timore di sanzioni secondarie (blocco dei circuiti di pagamento Visa/Mastercard e del sistema interbancario Swift, controllati dagli Usa). In questa situazione kafkiana, l’associazione italiana titolare del conto non può chiudere, perché sarebbe rea di appropriazione indebita.

Dal sito https://keepitfree.ai: “Il collettivo Autistici/Inventati si è sciolto e tutti i suoi servizi sono stati chiusi a partire dal 18 settembre 2026. Questo sito archivia i comunicati ufficiali del collettivo (ora sciolto) e gli aggiornamenti sugli eventi, e continua a essere mantenuto da volontari che documentano gli sviluppi e raccolgono la rassegna stampa”.

Questa sofferta decisione è motivata in primo luogo dalla volontà di restare umani: aver cura delle persone che hanno affidato le loro comunicazioni ad A/I, scongiurare ritorsioni per quanto possibile; specialmente le sanzioni di primo grado contro persone e collettivi negli Usa, che rischiano fino a vent’anni di carcere senza appello, e con prove secretate, per terrorismo.

Fin qui la cronaca. Ma come è potuto accadere? Dieci giorni per distruggere uno dei più importanti server autogestiti al mondo, solo incutendo paura? Proviamo a ricostruire la catena degli eventi.

L’ANTIFASISMO È UN CRIMINE
Come accuratamente ricostruito dall’indagine in corso di Sabot.media, questo attacco non nasce nel vuoto. Il 10 settembre 2025 l’attivista ultraconservatore Charlie Kirk è stato ucciso con un colpo di fucile durante un evento pubblico alla Utah Valley University. L’assassino, ora in attesa di giudizio, è Tyler J. Robinson, un ragazzo di ventidue anni, di famiglia bianca repubblicana, addestrato all’uso delle armi, non affiliato a nessun particolare gruppo politico. Il suo gesto, presentato come un attacco di presunti “Antifa”, è cruciale rispetto al caso A/I, perché a partire da quell’evento sono documentati: “il cambiamento di politica [rispetto all’uso politico della lista SDGT], una proposta della Casa Bianca [dichiarare Antifa un’organizzazione terroristica], la trasmissione media-congresso, la messa a punto della designazione di terrorismo esterno e l’azione finale dell’OFAC [Office of Foreign Assets Control, un ente del Tesoro Usa che rende operative le sanzioni finanziarie in base alle liste SDTG]. Resta ignoto un punto cruciale: chi ha messo l’A/I nel mirino delle sanzioni, quando, e in base a segnalazioni di chi?”.

Facciamo un passo indietro per osservare la situazione come se fossimo all’esterno. Abbiamo dovuto imparare il significato di acronimi (SDGT, OFAC, ecc.) in grado di cambiare dall’oggi al domani le nostre vite. L’organizzazione Antifa viene definita gruppo terroristico interno il 22 settembre 2025. Tuttavia, poiché non esiste un’organizzazione del genere, e poiché l’antifascismo è un valore condiviso da molte organizzazioni e istituzioni, la caccia alle streghe Antifa interne agli Stati Uniti si è estesa. Di fatto gli Usa, intenti a perseguire il proprio delirio di onnipotenza, hanno statuito che l’antifascismo è un crimine. Un’analisi lucida e approfondita dei livelli in gioco nella designazione SDGT del collettivo Autistici/Inventati da parte dell’amministrazione Trump si trova nell’articolo Nobody has to agree.

CHI SARÀ IL PROSSIMO?
Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici,
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Questi versi molto citati, erroneamente attribuiti al drammaturgo Bertolt Brecht, sono tratti da un sermone di Martin Niemöller (1892-1984), pastore luterano tedesco. Niemöller si riferiva all’apatia dei tedeschi, in particolare degli intellettuali, rispetto all’ascesa del nazismo dal 1933 in poi, favorita da quella società civile a cui Brecht alludeva in La resistibile ascesa di Arturo Ui, dramma in cui l’immaginario gangster di Chicago rispecchia Hitler, e i suoi scagnozzi i vari gerarchi nazisti.

Questi versi si possono applicare anche al caso A/I? Sì. L’analogia è sostanzialmente corretta, poiché si tratta pur sempre di persecuzione politica nei confronti di chi dissente da parte di un governo di estrema destra, cioè l’attuale governo Usa. Tuttavia, l’aggiornamento provoca un inatteso cortocircuito, perché in un’ipotetica nuova versione ci troveremmo con soggetti molto diversi tra loro, bersagli di procedure similari. Potremmo infatti parafrasarla in questo modo:

Quando gli Usa dichiararono guerra al terrorismo e infine uccisero Bin Laden,
io non dissi nulla, anzi, fui contento
perché non mi piacciono i terroristi islamici.
Quando uccisero nelle loro case, rinchiusero o deportarono migliaia di “terroristi” a Guantanamo
io non dissi nulla
perché non ero certo dei loro! Anzi, pensai: grazie, Stati Uniti!
Quando rinchiusero e deportarono i migranti interni, e spararono a chi protestava,
io non dissi nulla
perché non ero un migrante.
Poi fecero chiudere A/I,
e io non dissi nulla
perché non avevo un sito o una mail su A/I.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Che c’entrano i jihadisti di Al-qaeda? La catena degli eventi è stata messa in moto dalla legislazione in vigore dopo l’11 settembre 2001. Il quadro giuridico attuale, che ha ampliato a dismisura la possibilità di intervento extra-giudiziale ed extra-territoriale delle amministrazioni statunitensi, è una diretta evoluzione di quella dichiarata “guerra al terrore” di un quarto di secolo fa, nella quale siamo sempre più impantanati.

Chi sarà il prossimo? Un po’ di immaginazione. Arci, con oltre un milione di iscritti e circa cinquemila circoli sul territorio italiano, è un’associazione italiana dichiaratamente antifascista. Se l’antifascismo è reato, Arci è un possibile bersaglio. Prima ancora, Anpi, fondata nel 1945 dai partigiani che combatterono durante la guerra di liberazione dall’occupazione nazifascista, è un possibile bersaglio. Ma perché limitarsi ad associazioni, con economie tutto sommato modeste? L’iscrizione nelle liste SDGT va a colpire in primo luogo la capacità di agire a livello economico, perché nessuna banca pare disposta a rischiare il bando dai circuiti Mastercard, Visa e Swift. Quindi… Coop Italia, colosso della grande distribuzione in Italia, propugna valori antifascisti. Non solo: boicotta attivamente prodotti israeliani fabbricati in aree della Cisgiordania colonizzate cacciando la popolazione palestinese. Ci sono abbastanza elementi per diventare un bersaglio. La lista può allungarsi a piacere. A differenza di interventi giudiziari con tanto di rogatorie internazionali, a differenza delle assai costose agenzie di intelligence e azioni militari con droni per “uccisioni mirate”, il costo di queste sanzioni è ridicolmente basso.

Chi sarà il prossimo? In fondo l’Italia è una Repubblica fondata su valori antifascisti, almeno formalmente. E l’Europa, nata dalla ricostruzione dopo la sconfitta dei nazifascisti, non dovrebbe essere antifascista per costituzione? In realtà, l’Europa e la politica istituzionale tutta, non sembrano preoccupate dal fatto che una potenza straniera sanzioni suoi liberi cittadini e associazioni, né dal fatto che il sistema bancario non sia in grado di opporsi a questo genere di ricatto, nonostante esistano leggi sulla libertà bancaria. In gioco c’è la libertà di parola e di espressione. Questo è stato ben rilevato dal capitolo italiano dell’ISOC (Internet SOCiety), organizzazione no-profit che promuove la libertà di parola ed espressione, finanziata dall’affitto dei domini .org nel mondo. In una lettera a PIR, Internet Society, ICANN ed EURALO, Internet Society Italia sottolinea l’assenza, allo stato attuale, di evidenze che dimostrino il coinvolgimento di Autistici/Inventati in attività terroristiche e solleva una questione più ampia: la possibilità che un fornitore di servizi internet venga colpito per le azioni dei propri utenti o per le proprie posizioni politiche, fino alla sua esclusione dalla rete senza un controllo giudiziario.

CHE POSSO FARE?
Alla notizia delle sanzioni, molte persone si sono chieste: che posso fare? Nel mondo attuale, una risposta ovvia è: donare denaro. Questa reazione, per quanto comprensibile, è sintomo di un ragionamento perverso. Si tratta di un riflesso condizionato anche dalle pubblicità delle “multinazionali del cuore”, che ci mostrano bambini malnutriti e chiedono una mano sul cuore e una al portafoglio; dalle campagne a favore delle popolazioni terremotate, alluvionate, vittime di guerra, violenze, oppressioni. Il messaggio sottinteso è: “Non cambiate nulla nelle vostre vite: donate, e tanto basta”. Invece, la fame, le guerre, le catastrofi ambientali, le ingiustizie NON si risolvono con il denaro. Certo, il denaro è necessario in questo nostro mondo. Non in assoluto, solo in questo mondo. Quindi è ragionevole e auspicabile immaginare alternative europee al sistema bancario attuale, ostaggio degli Usa. Ma i soldi non sono il problema di fondo. Il problema di fondo è che solo poche, pochissime persone, si fanno carico della gestione e della cura dei sistemi tecnici da cui dipendono le nostre vite iper-tecnologiche.

L’accentramento è il male più profondo. E va di pari passo con la delega. Le soluzioni centralizzate tendono a sostituire tanti problemi locali con un unico problema su scala più ampia, rendendo la partecipazione necessariamente delegata. Così, l’euro digitale centralizzato difficilmente potrà migliorare la già intollerabile situazione di controllo e sorveglianza da parte dello Stato. D’altro canto, le criptovalute non sono preferibili, anzi. In primo luogo, rimangono sempre nell’ambito delle tecnologie tossiche, di ispirazione militare; favoriscono la speculazione finanziaria; inoltre, come le proposte di centralizzazione, si propongono come ennesima soluzione tecnica a questioni sociali, culturali, politiche. In quanto procedure tecnocratiche, spostano l’attenzione dalle difficoltà di abitare un mondo condiviso all’apparente semplicità della delega a un pugno di tecnocrati.

Il decentramento invece dev’essere gestito dalle persone per le persone. Per questo, l’ultima comunicazione del collettivo A/I prima della chiusura, il 12 settembre 2026, esorta alla creazione di “10-100-1000” nuovi server indipendenti. Non c’è bisogno di “scalare” verticalmente e offrire servizi a migliaia o peggio milioni di persone, per trovarsi poi nel mirino come A/I. Abbiamo le tecnologie digitali per “scalare” in maniera orizzontale, per mettere a punto infrastrutture federate non gerarchiche, nodi di una rete transnazionale e internazionalista con poche decine o centinaia di utenti ciascuno, milioni di piccoli nodi di persone che si conoscono tra loro, si scelgono e si fidano. Nodi di prossimità e affinità.

Affinità non significa rinchiudersi in una piccola bolla. Significa provare a scegliere, insieme e in maniera responsabile, “come fare”, senza delegare sempre ad altri. Le politiche dell’affinità si esprimono in azioni e comportamenti concreti, invece di limitarsi a politiche di domanda. Invece di radunarsi sotto una bandiera, uno slogan, un leader per chiedere un cambiamento a chi comanda, con il rischio concreto di cementare identità egemoni, esse valorizzano la ricchezza della diversità individuale. Senza illusioni, ma anche senza rimpianti.

IMMAGINARI TOSSICI
Prima dell’epidemia Covid-19, “zoomare” significava “ingrandire una fotografia”. Sei anni più tardi, significa effettuare una videochiamata, perlopiù di gruppo. I piccoli umani ricevono una mail da gmail, gestita dalla multinazionale Alphabet (società madre di Google), il primo giorno di scuola dell’obbligo, da istituti scolastici che dovrebbero tutelare la loro riservatezza e invece regalano l’intimità dei più piccoli, in patente violazione della legislazione europea. A questi piccoli umani verrà vietato il ricorso a telefoni in classe, ma richiesto obbligatoriamente quello stesso dispositivo (in assenza di computer), a casa, per svolgere i compiti. Verrà loro intimato di smettere di giocare con i cellulari, ma anche raccomandato di tenerli sempre con sé, ben accessi, per essere rintracciabili e controllabili dagli adulti. Verrà loro spiegato che i social media provocano assuefazione, abuso e sono progettati in maniera tossica, quindi tendenzialmente da vietare a minori come loro; ma richiesto (quasi) obbligatoriamente un profilo o più per riuscire nella vita professionale, amicale, affettiva. Verrà loro raccontato che l’IA è l’Intelligenza Artificiale ed è qui per restare, potrebbe distruggere l’umanità o salvarla, in ogni caso bisogna impararla (non a gestirla: a usare quella dei padroni dell’IA) e farci i conti. Soprattutto, non farsi beccare a fare i compiti, scrivere tesi, ecc. con l’IA… ma per lavorare è indispensabile!

Dissonanze cognitive formidabili per generazioni costantemente martellate da messaggi contraddittori. Cosa dovrebbero pensare questi piccoli della chiusura di A/I? Chiederanno sottobanco all’IA un parere? Si delinea una scelta di campo, “+A/I e -AI”.

Tutto ciò è accaduto nel giro di pochi anni, con un’accelerazione importante dal 2020 in poi, con la penetrazione del privato multinazionale nelle istituzioni pubbliche, finanziato con soldi pubblici. Insegniamo agli insegnanti (a chi lavora nelle pubbliche amministrazioni, nella sanità pubblica, ovunque) a “usare bene” gli strumenti di asservimento delle multinazionali. Tutto ciò è sintomo di una schizofrenia crescente declinata in mille piccoli gesti quotidiani diventati abitudini. Processi di alienazione tecnica per cui le persone sono obbligate, o si sentono obbligate, ad adeguarsi al “nuovo che avanza”, ovvero a delegare sempre più la gestione delle loro vite a sistemi che non controllano, che certamente non determinano, di cui non hanno quasi mai consapevolezza né contezza.

L’immaginario della Silicon Valley sta distruggendo il nostro mondo condiviso a suon di datacenter, social media, criptovalute, software e hardware proprietario, obsolescenza programmata, Big Tech, Automazioni Industriali spacciate per Intelligenti. La forzata chiusura di A/I è la punta dell’iceberg dell’omologazione tecnica planetaria. Segna un cambio di passo strategico: si colpisce l’infrastruttura del dissenso per silenziare il dissenso stesso.

Ammesso e non concesso che davvero alcuni blog ospitati da A/I avessero promosso attività violente, cosa tutta da dimostrare, le autorità avrebbero potuto chiederne la rimozione. A/I in passato aveva provveduto a chiudere blog fuori dalle sue linee guida. Invece, nulla di tutto questo: un ordine esecutivo appreso dai media, nessuna interlocuzione diretta. Sarebbe un po’ come se la Sip (oggi Telecom) negli anni Settanta fosse stata ritenuta responsabile per le telefonate di rivendicazione delle Brigate Rosse o di un qualsiasi gruppo armato operante all’epoca. Per portare l’analogia più vicino a noi, sarebbe un po’ come se i social media fossero ritenuti responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti, troppo spesso violenti, razzisti, sessisti e così via.

COME FARE?
Cominciamo a chiederci cosa ci serve, cosa vorremmo, come lo vorremmo. Ci serve un sito web? I domini .org, come la maggior parte dei domini di primo livello, sono gestiti da registri basati negli Usa. Optare per un dominio di primo livello gestito da un ente europeo, per esempio un .eu, potrebbe contribuire ad aumentare la nostra resilienza infrastrutturale. Questa la lista fornita da ICANN.

Ci servono metodi di pagamento? Possiamo fare a meno di Mastercard, Visa, Swift? Sono domande autentiche, non provocazioni. Senza un conto corrente, senza un modo per ricevere sostegno anche sotto forma di denaro, e per pagare chi lavora, chi fornisce servizi e beni, non c’è autonomia possibile in questo nostro mondo attuale. Ci serve un cloud per immagazzinare i nostri dati e condividerli all’interno delle nostre organizzazioni? Abbiamo le risorse e il tempo per imparare a farcelo, insieme a persone di cui ci fidiamo? Possiamo individuare fornitori eticamente compatibili con la nostra visione del mondo, che non cederanno immediatamente i nostri dati? Esistono, in Europa, fornitori che operano sistemi basati su software libero, in datacenter alimentati con energie rinnovabili: insomma, non tutti i fornitori sono uguali.

Ciò vale per qualsiasi risorsa o servizio digitale. Anche per la cosiddetta IA. Per esempio, in Europa esiste un’associazione tedesca che cerca di promuovere un uso critico, auto-limitato, di modelli open source gestiti in maniera oculata. “Non sarà greenwashing?”, si domanderanno gli spiriti critici. “Ma che cosa cambia, in fondo? Le tecnologie digitali sono strutturalmente tecnologie di sorveglianza e distruzione estrattivista”, commenteranno i più radicali. Forse. Forse però questi atteggiamenti si presentano come estremamente radicali ma si concretizzano in scuse massimaliste, sogni di purezza estranei al mondo reale per non far nulla di concreto, per lavarsene le mani e proseguire come se nulla fosse.

D’altra parte, esistono certamente molti altri server indipendenti. Chi cerca, trova. Chiedete alle persone affini. Se non ne avete intorno, avete un problema molto più rilevante di una mail chiusa o di un sito perso. E qui la domanda diventa: perché far ricorso a un server indipendente? Perché “fa figo”? Perché non abbiamo altre possibilità? Ancora una volta, sono domande autentiche, per cercare di uscire dagli automatismi comportamentali.

L’Europa può proteggerci dalla lunga mano degli Usa, o di altri regimi autoritari? Se sì, come? Con il blocking statute, cioè legislazioni per proteggere enti europei e cittadini dall’ingerenza straniera? L’Europa ha questo tipo di protezioni da decenni, con il Regolamento n. 2271/96 del Consiglio del 22 novembre 1996 relativo alla protezione dagli effetti extra-territoriali derivanti dall’applicazione di una normativa adottata da un paese terzo, e dalle azioni su di essa basate o da essa derivanti. Nel caso A/I non sono servite, finora.

Lo scorso 22 settembre i Paesi Bassi hanno proposto di rinforzare lo schema per schermare la Corte Penale Internazionale dalle ingerenze Usa. Infatti, nel 2025 ben quattro giudici della Corte Penale Internazionale con sede all’Aia sono stati inseriti nelle liste SDN (Special Designated Nationals), con queste motivazioni: “Bossa e Ibanez Carranza hanno autorizzato l’indagine della CPI contro il personale degli Stati Uniti in Afghanistan. Alapini Gansou e Hohler hanno autorizzato l’emissione dei mandati d’arresto della CPI contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant”.

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, è stata inserita nella stessa lista per aver parlato a favore di Gaza, della Palestina e contro la guerra e l’occupazione di Israele. Ricordiamo che si tratta di casi molto diversi rispetto ad A/I, per quanto similmente odiosi: un conto è colpire singole persone con incarichi pubblici, grande visibilità mediatica, passaporti diplomatici; tutt’altra faccenda è colpire un’associazione di comuni cittadini con responsabilità verso terzi, cioè verso le persone che hanno loro affidato la sicurezza di blog, mail, newsletter, ecc. Le liste di proscrizione OFAC sono consultabili qui.

In ogni caso, l’alienazione tecnica è primaria, perché la percepita lontananza dai sistemi tecnici produce la postura della delega, una postura psicologica – “non ci capisco nulla” –, sociale – “il mio comportamento individuale e quello del mio piccolo gruppo non cambia nulla a livello globale” –, politico – “dal basso o dall’alto, la politica non può nulla”. Tutte convinzioni assai diffuse, che contribuiscono al dilagare della delega a tutti i livelli rispetto alla scelta e gestione dei sistemi tecnologici. D’altra parte, a volte, anche quella nei confronti di A/I era delega. Nei ragionamenti (immaginari) di alcuni utenti, potrebbe esserci stato qualcosa del genere: “Non mi faccio un blog per conto mio, ho cose troppo importanti da dire per perder tempo dietro alle cose tecniche, mi appoggio a chi me lo offre gratuitamente e liberamente, fa pure figo, è antifascista ecc.!”.

Non era certo il caso di tutti i blog là ospitati; ma, fosse stato anche uno solo, importa l’atteggiamento di fondo, che tende a separare i mezzi (il blog, la mail, lo strumento digitale) dai fini (dire le mie cose tanto importanti), e a considerare il servizio indipendente alla stregua di una merce sostituibile con analoga merce, possibilmente altrettanto indipendente. E allora, tutti su proton mail? Ma proton mail ha più volte confermato di collaborare con le forze di polizia fornendo loro i log degli utenti, cosa che invece A/I non faceva né poteva fare, per la buona ragione che non teneva i log. Non esiste il bianco e il nero, il buono e il cattivo. Le valutazioni sono complesse.

In ogni caso, i servizi autogestiti non sono alternative facilmente sostituibili; non sono affatto alternative alle Big Tech, perché incorporano idee del mondo diverse da quelle delle masse acquiescenti a quelle tecnologie. Soprattutto, sono insostituibili, perché si tratta di una rete relazionale, non di una merce acquistabile. Certo, non chiunque può farsi tutto in casa. Non è nemmeno auspicabile, soprattutto perché autogestione e autonomia non sono autarchia e solipsismo. Sono invece processi relazionali complessi. Non si fanno in solitudine: altrimenti basterebbe trovare il video “fatti il tuo server” e saremmo a posto. A ogni modo, per chi vuole rimboccarsi le maniche, per sé e per le persone affini, un punto di partenza che andrebbe reso disponibile anche in altre lingue è Become the thousand servers. Ben fatto, mescola informazioni tecniche aggiornate a valutazioni di opportunità pratica.

COME VALUTARE LE TECNOLOGIE?
Le tecnologie non sono tutte uguali. Esistono tecnologie appropriate e conviviali, adatte per stare insieme. Poche e minoritarie, sempre in grave difficoltà, sono necessariamente tecnologie di auto-limitazione. La convivialità è il titolo italiano del saggio Tools for conviviality pubblicato nel 1973 da Ivan Illich. Ma la lezione tedesca definitiva porta il titolo Selbstbegrenzung. Eine politische Kritik der Technik. Cioè: Autolimitazione. Una critica politica della tecnica.

Convivialità rimanda a tavole imbandite, banchetti, simposi. Non è possibile apparecchiare per migliaia di persone. Tanto meno per milioni. Auto-limitazione vuol dire scegliere responsabilmente, insieme, di limitarsi. Le sirene della rassegnazione ripetono che non si può arrestare il degrado comunicativo, che non contiamo nulla, che non è possibile invertire la rotta… Eppure, vista la rapidità dei cambiamenti, perché non immaginare un futuro diverso da quello prospettato dal millenarismo fascistoide imperante?

Rimane per tutte e ciascuna il compito molto concreto di: valutare le proprie abitudini tecniche (individuali e di gruppi), in particolare le scelte digitali; individuare tecnologie rotte oltre ogni possibilità di riparazione, da abbandonare al più presto (es. i social media in generale); o, quantomeno (“ma lo uso per lavoro!”, “sono obbligato!”), attivare pratiche di riduzione del danno, a cominciare dal telefono in bianco e nero, senza notifiche di alcun tipo, ecc. Questo non per purismo, ma, molto pragmaticamente, per cominciare a liberare tempo, spazio, energie per altro (meno tecnologia, meno tecnologie tossiche). L’attenzione per le scelte alimentari è cresciuta molto negli ultimi decenni, nei paesi ricchi come l’Italia. Biologico, filiera corta, equo e solidale… Anche le tecnologie di comunicazione nutrono il nostro modo di abitare il mondo, mostrano chi siamo.

Come si valutano le tecnologie? Per cominciare dall’inizio, con C.I.R.C.E. abbiamo messo a punto un semplice strumento di valutazione. Vi invitiamo a provarlo. Suggerimenti? Dubbi? Altro? Scriveteci a info chiocciola circex punto org

Il momento è drammatico, ma favorevole: buone sperimentazioni. (carlo milani – https://circex.org)