
Alpi Apuane condannate dalla sentenza contro Ultima Generazione
Pressenza - Sunday, October 18, 2026Sono sconvolto, perché il 15 ottobre, presso il Tribunale di Massa, si è consumata una sentenza che rischia di segnare un precedente pericoloso e ingiusto nella tutela ambientale delle Alpi Apuane. Quattro attivisti di Ultima Generazione — Beatrice, Giulio, Guido e Michele — sono stati condannati per aver bloccato il traffico dei camion diretti alle cave di marmo di Carrara, un gesto di protesta che ha avuto come obiettivo la difesa di un territorio martoriato da decenni di estrattivismo selvaggio.
Il giudice ha inflitto pene da 6 a 9 mesi di reclusione, con sospensione della pena solo per due degli imputati. Le accuse sono pesanti: interruzione di pubblico servizio e blocco con oggetti, con pene che possono arrivare fino a 12 anni di reclusione. Una risposta giudiziaria assurda che punisce chi alza la voce contro lo sfruttamento ambientale e condanna le Alpi Apuane. Questa sentenza appare come un segnale inquietante: si condannano i cittadini che cercano di difendere un bene comune, mentre chi ha contribuito allo scempio delle Alpi Apuane resta impunito.
Le Alpi Apuane rappresentano uno dei territori più colpiti dalle politiche di estrattivismo in Italia. Queste sfruttamento del territorio, volto al profitto di pochi, ha devastato un ecosistema fragile e prezioso, compromettendo la sicurezza e la qualità della vita delle comunità locali. Secondo stime di associazioni ambientaliste come Legambiente Carrara, “Apuane Libere” e il CAI Toscana, ogni anno vengono estratte circa 4 milioni di tonnellate di marmo, con un impatto catastrofico: negli ultimi vent’anni, l’attività estrattiva ha superato quella dei due millenni precedenti. Le conseguenze sono state drammatiche.
Il territorio di Carrara è stato devastato da quattro alluvioni negli ultimi vent’anni, con un bilancio tragico di vite umane perse e feriti. Nel 2014, è stata accertata la responsabilità diretta dei detriti e dei massi abbandonati ai lati delle cave, che, trascinati dalle piogge, hanno causato l’esondazione del torrente Carrione.
Nonostante queste evidenze, le responsabilità degli imprenditori delle cave sono rimaste senza conseguenze, mentre chi ha cercato di fermare questo scempio viene condannato. La condanna degli attivisti di Ultima Generazione è un duro colpo per chi lotta per la salvaguardia dell’ambiente e per la giustizia climatica. È fondamentale che la sentenza venga impugnata in appello, affinché si riconosca il valore civile e morale di chi si oppone a politiche distruttive.
Difendere le Alpi Apuane non è solo una battaglia ambientalista, ma un atto di responsabilità verso le future generazioni, verso la sicurezza del territorio e la tutela della vita umana. La sentenza di primo grado che condanna queste persone per il blocco stradale in via delle Cave rappresenta un’ingiustizia senza precedenti. Bisogna sostenere chi, con coraggio e determinazione, si oppone allo sfruttamento irresponsabile delle Alpi Apuane e chiedere che la giustizia riconosca il valore di queste azioni di difesa ambientale. Solo così potremo sperare di invertire la rotta e garantire un futuro sicuro per questo territorio unico e prezioso.