Lo sciopero degli autotrasportatori sta bloccando il Sud Italia

L'INDIPENDENTE - Sunday, October 18, 2026

Il caro carburanti sta alimentando una protesta sempre più intensa ed estesa che coinvolge autotrasportatori e agricoltori del Sud Italia, sfociata negli ultimi giorni in blocchi stradali, camion fermi nei porti e lunghe code davanti alle stazioni di servizio. Partite dalla Puglia e dalla Calabria, le mobilitazioni si sono allargate alla Sicilia, alla Campania e alla Basilicata, con pesanti ripercussioni sulla circolazione e, in molte località, sugli scaffali dei supermercati e sui distributori di carburante. Il tavolo con il governo, inizialmente previsto per il 27 ottobre, è stato anticipato a martedì 20 ottobre a Milano. Le sigle in protesta chiedono impegni concreti e garanzie scritte, minacciando di proseguire il fermo in assenza di un accordo.

Alla base della protesta c’è soprattutto l’impennata del prezzo del gasolio, tornato a salire dopo la fine, il 6 ottobre, dello sconto fisso sulle accise. In Sicilia il fermo ha coinvolto i mezzi pesanti in porti, piazzali delle aziende e interporti, compreso quello di Catania. A Gela, nel Nisseno, decine di camion si sono aggiunti al presidio degli agricoltori contro il rincaro dei carburanti. Il Comitato trasportatori siciliani ha subordinato la revoca della protesta alla firma di un protocollo d’impegni e a un incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, previsto per il 20 ottobre, che vedrà anche la delegazione degli autotrasportatori di Puglia e Calabria. Il coordinatore Salvatore Bella ha chiarito la posizione del comitato: «Se il ministro Salvini accetta di firmare il protocollo d’impegni e incontrarci il 20 ottobre revochiamo il fermo. Diversamente rimane fino al 27 ottobre». Gli operatori chiedono interventi sulle accise, sul credito d’imposta e sui costi dei traghetti, oltre allo sblocco dei contributi arretrati.

In Puglia i blocchi proseguono da circa una settimana e i manifestanti hanno deciso di sospendere fino a martedì le partenze verso il Nord, frenando cibo e materie prime. A Bari molte stazioni sono a secco e il sindaco Vito Leccese teme ricadute su raccolta rifiuti e trasporto pubblico, mentre Confcommercio assicura che l’approvvigionamento delle merci regge. Nel Foggiano i problemi maggiori riguardano Cerignola, San Severo e Lucera, con supermercati senza prodotti freschi; a Cerignola tir e mezzi agricoli bloccano da una settimana la statale 16, la A14 e la A16. Molte le persone corse a comprare il cibo temendo che finisse per via delle proteste. A Brindisi un corteo di circa 500 tir ha percorso la statale 379 verso Bari, con una manifestazione anche ad Andria. «Stiamo pensando di recarci su Roma – ha detto ieri Rocco Romagnolo, rappresentante del comitato olivicoltori – per farci sentire da chi governa davvero le nostre vite».

In Calabria le prime iniziative spontanee sono partite a inizio ottobre e si sono progressivamente ingrossate. La nuova mobilitazione, che coinvolge anche gli agricoltori, è scattata lungo strade principali e svincoli autostradali, con iniziative organizzate tra il porto di Gioia Tauro, la zona dell’aeroporto di Lamezia Terme e gli svincoli della A2 nel Cosentino; tra i più partecipati quelli di Falerna, nel Catanzarese, e di Sant’Onofrio, vicino a Vibo Valentia. In Campania, l’estensione dei blocchi ha provocato chiusure temporanee di alcune uscite autostradali, tra cui Nola e Nocera-Pagani, e disagi lungo il tratto tra Battipaglia e Campagna. Disagi si sono registrati anche in Basilicata, dove diversi distributori hanno segnalato l’esaurimento delle scorte. Alla crisi dei rifornimenti aveva contribuito anche il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto da parte dei lavoratori dell’ex Ilva, che venerdì hanno liberato le strade.

Alla giornata di oggi, domenica 18 ottobre, la situazione resta critica: secondo una stima del segretario di Fegica, Alessandro Zavalloni, tra il 60% e il 70% degli impianti di carburante del Sud sarebbe ancora senza scorte, mentre i rifornimenti procedono a rilento. Gli occhi sono puntati sul tavolo istituzionale convocato per martedì 20 ottobre a Milano, presso la Prefettura, al quale parteciperanno le delegazioni degli autotrasportatori. Il Comitato trasportatori siciliani ha già chiarito che, senza la firma di un protocollo d’impegni, il fermo proseguirà per un’ulteriore settimana. Un eventuale mancato accordo potrebbe quindi prolungare i disagi nei trasporti e nelle forniture, aggravando le difficoltà già registrate in diverse aree del Mezzogiorno.

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