
“Broken Arrow… Abbiamo perso le bombe atomiche”
Pressenza - Saturday, October 17, 2026A chi guarda le esercitazioni nucleari come Steadfast Noon con normalità e assuefazione, giova ricordare qualche trascorso della Guerra Fredda. Come quando venne lanciato uno spaventoso “Broken Arrow” a Goldsboro, nel North Carolina. O a Palomares, in Spagna. Ecco la lista completa degli incidenti.
Nel gergo burocratico e asettico del Pentagono lo chiamano “Broken Arrow (Freccia Spezzata)”. È il codice ufficiale utilizzato per identificare gli incidenti più gravi che coinvolgono armi nucleari: smarrimenti, detonazioni accidentali dei componenti convenzionali o incendi a bordo. Dietro questa formula da film d’azione si nasconde però una realtà agghiacciante che la retorica militare della deterrenza ha cercato per decenni di insabbiare: la tecnologia nucleare non è infallibile e il mondo ha sfiorato l’olocausto atomico per puro errore tecnico in tempo di pace. Mentre assistiamo giorno dopo giorno alle esercitazioni nucleari della NATO, denominate “Steadfast Noon”, è bene ricordare che quelle cose sono parte di una storia abominevole e terrificante. Oggi si esercitano con simulacri di bombe atomiche, ma se si continua ad alimentare la tensione arriverà il giorno in cui quelle bombe verranno imbarcate sui cacciabombardieri. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha ammesso ufficialmente 32 incidenti Broken Arrow dal 1950 a oggi. Di questi, diversi casi hanno visto bombardieri strategici “perdere” letteralmente il proprio carico nucleare. Ad oggi, almeno sei ordigni nucleari non sono mai stati ritrovati e giacciono ancora abbandonati nei fondali oceanici. Un esempio emblematico è quello di Tybee Island, in Georgia, dove nel 1958 un bombardiere B-47, a seguito di una collisione in volo, si liberò deliberatamente di una bomba all’idrogeno Mark 15 nelle acque dell’Atlantico per alleggerire il carico e tentare un atterraggio d’emergenza. L’ordigno sprofondò nelle paludi marine e non venne mai più recuperato. Tre anni più tardi, nel gennaio del 1961 a Goldsboro, nel North Carolina, si consumò l’episodio più spaventoso. Un B-52 si disintegrò in volo a causa di un cedimento strutturale, lasciando precipitare due bombe all’idrogeno Mark 39 da 3,8 megatoni ciascuna. La violenza dello schianto aereo ingannò i sensori interni di uno degli ordigni: la bomba interpretò la rottura dei cavi come un lancio legittimo in tempo di guerra, dispiegò il paracadute e attivò i propri generatori. Solo anni dopo, grazie alla declassificazione di documenti riservati, si è appreso che tre dei quattro interruttori di sicurezza automatici fallirono. Fu solo un minuscolo selettore manuale a basso voltaggio – che il pilota non aveva azionato dalla cabina – a interrompere il circuito finale, evitando un’esplosione 250 volte più potente di quella di Hiroshima sul suolo americano. Questo rischio spaventoso mise a nudo la vulnerabilità degli arsenali.
All’epoca, infatti, non esisteva ancora il sistema PAL (Permissive Action Link), quel dispositivo di blocco elettronico che oggi richiede l’inserimento di un codice segreto criptato per armare una bomba. Fu proprio lo spavento di Goldsboro a spingere il presidente John F. Kennedy, nel 1962, a firmare il memorandum che imponeva lo sviluppo e l’installazione obbligatoria dei sistemi PAL per scongiurare detonazioni accidentali o utilizzi non autorizzati.
Pochi anni dopo, nel 1966, i nuovi protocolli di sicurezza dovettero affrontare la prova del fuoco a Palomares, in Spagna. Come documentato nel nostro archivio nell’articolo “Quando quattro bombe H caddero sulla Spagna“, un’altra collisione ad alta quota fece precipitare quattro bombe H.
Questa volta i sistemi avanzati impedirono la reazione a catena nucleare, ma l’impatto fece comunque esplodere il detonatore convenzionale di due ordigni, nebulizzando una nube tossica di polvere di plutonio su oltre 200 ettari di territorio civile.
La logica della militarizzazione dei cieli e dei mari espone costantemente le popolazioni a pericoli sistemici.
Sebbene i voli permanenti con armi nucleari attive siano stati interrotti alla fine degli anni ’60 proprio a causa di queste catastrofi sfiorate, le esercitazioni belliche contemporanee continuano a riproporre gli stessi identici schemi rassicurativi. Rassicuravano allora, rassicurano oggi, tutto passa come normalità, anche l’addestramento all’apocalisse nucleare.
Pensiamo all’esercitazione NATO Steadfast Noon 2026 nei cieli italiani, oggi giunta al quinto giorno, che ha visto cacciabombardieri simulare attacchi atomici riproponendo le medesime e delicate manovre di rifornimento in volo che causarono la tragedia di Palomares.
Scrivere oggi di bombe atomiche smarrite non significa fare semplice archeologia della Guerra Fredda. Significa smascherare il mito della “sicurezza nucleare”.
Finché esisteranno arsenali atomici e finché i territori saranno messi a disposizione per la simulazione e il transito di questi vettori di distruzione apocalittica, l’umanità intera rimarrà ostaggio non solo delle decisioni folli dei governi, ma anche del banale sensore che si guasta o del difetto nel software di bordo.