
Costanza DiQuattro / Pagine di scrittura e memoria
Pulp Magazine - Saturday, October 17, 2026Ognuno di noi porta dentro di sé una zona grigia di cui non riuscirà mai a disfarsi e che, in molti casi, riesce addirittura a conferire un senso alla propria vita. Vale per gli individui e vale, a maggior ragione per le relazioni. Ma quando queste relazioni sono quelle familiari, l’ingombro, il peso, di questa zona grigia rischia di divenire insostenibile e allora cresce dentro di noi il bisogno di disfarcene, almeno in parte, e di affidarne il carico a qualcun altro. Di solito un parente stretto.
È quello di cui ci parla Costanza DiQuattro nel suo recentissimo romanzo La mezza attraverso la vita e le (molte riflessioni) di Elena, trentenne professoressa associata di letteratura. Al centro di tutto ci sono (solo) i legami familiari con la forza della loro rete affettiva che a volte dà anche l’impressione di essere una sorta di condanna. Si inizia dai nonni per passare ai genitori fino ad arrivare al presente di Elena a Trieste con sullo sfondo la scena di un teatro forse metafora di vicende in cui la fanno da protagonista il dolore e la morte ma anche l’amore.
È proprio sul punto di morte che Giovanni, il nonno tanto amato di Elena, consegna alla nipote un segreto a cui potrà accedere solo dopo la sua scomparsa. E qui nasce la prima considerazione che la stessa autrice formula in uno dei primi capitoli del libro e che ci accompagnerà per tutto lo sviluppo della storia: «certi segreti non andrebbero svelati mai (…) spesso nascondere è più sano che mostrare (…) raccontare può essere molto più distruttivo che mentire». Il fatto stesso di sapere dell’esistenza di un segreto “di famiglia” viene recepito da Elena “come uno schiaffo” nonostante lei sia ormai una donna adulta. Ma decide di affrontare la questione.
Inizia così un percorso nella sua storia di famiglia che parte da lontano nel tempo, nella sua città di origine, Catania, e arriva fino a Trieste toccando anche Milano e Roma. Il tempo è un elemento decisivo nell’impianto narrativo di DiQuattro. Nelle sue riflessioni e nelle ricostruzioni necessarie e intime, riesce a saltare dagli anni Novanta del Novecento fino al suo presente. Comprende il ricordo della madre Agata, scomparsa all’improvviso e travolge anche il suo rapporto con Matteo, insegnante di matematica che ama e di cui però non si fida a causa di certi sospetti.
La mezza è una storia di storie. Al punto che il segreto nel cassetto di nonno Giovanni si svelerà essere nient’altro che un dattiloscritto che contiene altri racconti (di famiglia). Se il racconto è di decisiva importanza, lo è anche la scrittura, in generale, poiché un altro elemento deflagratore è costituito dal ritrovamento di un biglietto autografo che rimanda a un certo appuntamento. Insomma: le cose scritte rimangono e se si conservano, magari in luoghi nascosti, possono essere ritrovate, allora creano sospetti e forniscono indizi “scabrosi”. In conclusione, La mezza ci conduce all’interno del disvelamento di vicende che tutti gli esseri umani vivono e hanno vissuto e che, pur consapevoli di questa loro condizione, patiscono con un forte dolore.
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