Intelligenza artificiale a scuola: tra moratoria e divieto c’è una terza strada, le competenze

Pressenza - Friday, October 9, 2026

AIPIA ci ha inviato quest’articolo come contributo al dibattito sulla AI apertosi sulle pagine di Pressenza. Volentieri lo pubblichiamo.

Davanti all’intelligenza artificiale a scuola la scelta sembra ridursi a due opzioni: lasciarla entrare senza condizioni o chiudere la porta. In Europa e in Italia, però, alcune regole che proteggono bambini e ragazzi esistono già, e la più efficace riguarda gli adulti che stanno loro accanto.

Conoscerle aiuta genitori, insegnanti e associazioni a fare domande precise, invece di restare sospesi tra entusiasmo e paura.

La moratoria di New York e la domanda che lascia aperta

Su Pressenza, Marcelo Trivelli ha raccontato la decisione del sindaco di New York, Zohran Mamdani: una moratoria di un anno sull’uso diretto dell’IA generativa, cioè dei sistemi che producono testi, immagini e risposte su richiesta, per circa 600.000 studenti delle scuole pubbliche, dall’infanzia all’ottavo anno. Il punto dell’articolo è una distinzione che merita attenzione. Una moratoria non vieta: concede il tempo di studiare gli effetti prima di introdurre uno strumento in massa, in una fase dello sviluppo in cui la fatica di cercare una risposta fa parte dell’apprendimento. Trivelli richiama il principio di precauzione e il paragone con i farmaci, che si sperimentano prima di essere distribuiti.

Resta però una domanda. Che cosa succede quando l’anno finisce, o nei paesi dove nessuno ha deciso una pausa?

In Europa una parte della risposta è già scritta nelle norme.

Cosa è già vietato in Europa: le emozioni degli studenti

L’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale, elenca all’art. 5 le pratiche considerate inaccettabili. Tra queste, alla lettera f) del paragrafo 1, c’è l’uso di sistemi di IA per inferire le emozioni di una persona nei luoghi di lavoro e negli istituti di istruzione, salvo che il sistema serva per motivi medici o di sicurezza. Il divieto si applica dal 2 febbraio 2025.

In concreto, significa che nessuna scuola europea può adottare un software che osserva il volto di un alunno e ne deduce noia, ansia o distrazione per valutarlo o per segnalarlo all’insegnante. È una scelta di principio, prima ancora che tecnica: lo stato d’animo di un bambino in classe non è un dato da estrarre e classificare.

Il divieto copre però solo uno degli usi possibili. Un assistente che risponde alle domande di matematica o che riscrive un tema non legge le emozioni, e quindi non ricade in questa regola.

Minori di 14 anni e consenso dei genitori: la legge 132/2025

Qui entra in gioco la legge italiana. La legge 23 settembre 2025, n. 132, che contiene disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, stabilisce all’art. 4, comma 4, che l’accesso dei minori di quattordici anni alle tecnologie di IA, e il conseguente trattamento dei loro dati personali, richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale, nel rispetto del GDPR e del Codice privacy.

Per le famiglie è un punto di appoggio concreto. Se un istituto propone una piattaforma di IA a studenti delle elementari o delle medie, i genitori hanno titolo per chiedere che cosa fa lo strumento, quali dati raccoglie, dove li conserva e per quanto tempo. Il consenso, per avere senso, deve essere informato, e la scuola deve essere in grado di spiegare in modo semplice ciò che chiede di accettare.

La stessa legge, all’art. 24, delega il Governo a prevedere percorsi di alfabetizzazione e formazione sull’uso dei sistemi di IA e a rafforzare le competenze nei curricoli scolastici. È un’indicazione di direzione, che dipende dai decreti attuativi.

Intelligenza artificiale a scuola, il punto debole: la formazione degli adulti

Divieti e consensi proteggono, ma da soli non bastano. Un bambino che usa l’IA generativa a casa, sul telefono di un fratello o di un genitore, sfugge a qualsiasi regola scolastica. La protezione più duratura passa dalla capacità degli adulti di capire che cosa sta succedendo e di accompagnarlo.

L’AI Act lo riconosce all’art. 4, dedicato all’alfabetizzazione in materia di IA. Nella versione modificata dal Regolamento (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026, fornitori e deployer, cioè le organizzazioni che usano i sistemi, adottano misure per sostenere lo sviluppo dell’alfabetizzazione del proprio personale, tenendo conto delle conoscenze, dell’esperienza e del contesto d’uso. Una scuola che introduce uno strumento di IA rientra in questa logica: chi lo usa con gli studenti deve saperne riconoscere limiti ed errori.

L’UNESCO va nella stessa direzione. La sua guida sull’IA generativa nell’istruzione e nella ricerca, pubblicata il 7 settembre 2023, chiede ai governi di proteggere i dati degli studenti, di validare gli strumenti sul piano etico e pedagogico prima dell’uso in classe e di formare i docenti. Secondo quanto riportato dal servizio di notizie delle Nazioni Unite, la guida suggerisce di considerare un limite di età di 13 anni per l’uso in classe. È lo stesso riferimento che Trivelli richiama nel suo articolo.

Il filo che unisce queste indicazioni è chiaro. La precauzione funziona quando chi educa sa distinguere un uso che aiuta a pensare da uno che sostituisce il pensiero.

Precauzione ed educazione: dove si incontrano Pressenza e AIPIA

Pressenza dà spazio da anni a una visione umanista e nonviolenta, attenta ai diritti delle persone più esposte, e i minori lo sono più di tutti davanti a tecnologie progettate da altri. L’Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale (AIPIA), ente no profit indipendente con sede a Roma, lavora sull’altro lato della stessa questione: rendere comprensibili le regole e le competenze necessarie a usare l’IA in modo consapevole. Per chi vuole orientarsi tra divieti, obblighi e scadenze, la guida all’AI Act di AIPIA raccoglie in un solo punto il calendario del regolamento europeo e le principali disposizioni della legge 132/2025, compresa quella sul consenso dei genitori.

I due mondi si incontrano su un terreno preciso, l’educazione. Associazioni, comitati di genitori e gruppi di insegnanti che leggono Pressenza possono partire dalle norme per aprire un confronto informato con le scuole del proprio territorio. Sul versante scolastico, AIPIA promuove anche AI NEXT, un programma gratuito rivolto alle scuole.

Che cosa chiedere alla scuola, già da quest’anno

Una famiglia o un’associazione che voglia applicare il principio di precauzione senza aspettare una moratoria può fare poche domande, semplici e legittime. Quali strumenti di IA usa la scuola, e per quali attività. Se è stato chiesto il consenso dei genitori per gli alunni sotto i 14 anni, e con quali informazioni. Quale formazione hanno ricevuto i docenti che li usano. Quali dati degli studenti finiscono ai fornitori.

Sono domande che non presuppongono sfiducia. Servono a trasformare un’adozione silenziosa in una scelta discussa.

Il paragone con i farmaci regge anche in un altro senso. Un medicinale sicuro non basta: serve qualcuno che sappia quando prescriverlo, a chi e in che dose. Per l’IA a scuola quella figura è l’insegnante formato, affiancato da genitori che conoscono le regole e hanno gli strumenti per chiederne il rispetto.

Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA

Redazione Italia