Banche armate e complici: iniziativa il 12 ottobre a Cagliari

Pressenza - Wednesday, October 7, 2026

La corsa al riarmo è oggi globalizzata e non coinvolge più solo le grandi potenze, ma anche le medie potenze regionali, che aumentano costantemente le proprie spese militari.

Un caso a parte è quello dei paesi europei, che come paesi NATO hanno accettato il diktat statunitense di investire di più nell’alleanza militare, ma che nel frattempo continuano a fornire armi all’Ucraina e, quando non hanno altro da fare, progettano nientemeno che un esercito europeo.

In questo contesto l’Italia ha raggiunto addirittura il sesto posto nella speciale classifica mondiale degli esportatori di materiale bellico. Ma il dato più interessante, rilevato da Milex, l’Osservatorio sulle spese militari in Italia, è strutturale, in quanto in aumento costante negli ultimi vent’anni. “Sugli acquisti di armi c’è un’accelerazione vertiginosa, che va dai 3 miliardi del 2006 agli attuali 13,2 miliardi di euro.”

Tutte queste armi e tutti questi soldi, per prodotti destinati a frantumarsi e a causare morte e rovina. Sembrerebbe da gente uscita di senno! Purtroppo non è così: se è follia, è una follia strutturale e sociale. Perché quello che conta nel nostro opaco mondo sono i soldi e questi sono custoditi nelle banche, attraverso le quali si effettuano le transazioni tra un’azienda e uno Stato, o tra un’azienda ed un’altra riconducibile a quello Stato.

Le banche, che dovrebbero essere la nostra cassa di risparmio, si rivelano invece nella loro versione più spregiudicata, ai confini della legge, operando transazioni verso paesi in cui è assente il rispetto dei diritti umani, o addirittura che sono in stato di guerra. La legge 185 del 1990, tutt’ora in vigore, recita infatti che il governo italiano non possa consentire l’esportazione a paesi in guerra, o che violino i diritti fondamentali. Grazie a questa legge e alla maggiore trasparenza che ha consentito, oggi possiamo sapere anche quali banche collaborano con il sistema degli armamenti e, in qualche misura, anche quelle complici del genocidio palestinese.

In questa torbida aria, spiccano banche come Intesa, Unicredit e BNL, tutte coinvolte per grosse cifre nel campo degli armamenti.

Dall’inizio del 2026 il Comitato Sardo Campagna di Pressione alle Banche Armate ha approfondito la sua analisi su Poste Italiane, scoprendo che è parte della Fondazione Med-Or, istituita nel2021 dalla principale industria bellica italiana, Leonardo SpA e presieduta dall’ex ministro Marco Minniti. Lo scopo della fondazione è sulla carta quello di promuovere la ricerca, la formazione e gli scambi culturali fra i paesi del Mediterraneo e del medio e lontano oriente. Ma sotto la cortina fumogena di tali generici presupposti, si cela una rete di interessi legati agli armamenti e alle tecnologie di controllo sociale. D’altronde la stessa Leonardo fornisce materiale militare ad Israele, come cannoni navali e componenti tecnologici per sistemi radar e d’intercettamento.

La partecipazione di Poste Italiane, insieme a Cassa Depositi e Prestiti, alla Med-Or viene contestata dalla Campagna Banche Complici, lanciata al gennaio di quest’anno dalle riviste missionarie “Nigrizia”, “Missione oggi” e “Mosaico di pace”, all’interno della campagna contro le banche armate; ciò in quanto le aziende partecipate statali dovrebbero assumere un profilo di servizio alla collettività e di rispetto dei valori costituzionali, come il sempre più calpestato articolo 11 sul ripudio della guerra.

La strada del comitato sardo s’è quindi incrociata con quella dei giovani di Ultima Generazione, sempre più attenti su questi temi, e di associazioni locali che si oppongono al genocidio palestinese. Oltre naturalmente alla BDS Italia, la campagna di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni nei confronti dello Sato di Israele.

Insieme propongono un’importante iniziativa pubblica: un sit-in davanti alla sede centrale di Poste Italiane a Cagliari, fissato per il 12 ottobre alle 10, in cui si chiederà a Poste, secondo quanto recita il comunicato stampa, diffuso dagli attivisti:

“Di dichiarare annualmente ai propri correntisti le operazioni che l’hanno vista coinvolta come banca in transazioni di materiale militare, quali armi, apparati, o sistemi tecnologici di supporto, specificando tipologia e paesi destinatari, interpretando così a pieno lo spirito della legge n 185 del 1990.

Di uscire dalla fondazione Med-Or, in quanto non corrispondente nei fatti ai valori della pace, del rispetto dei diritti umani, e del diritto nazionale e internazionale.

Di dare preminenza ai servizi postali, potenziando gli uffici periferici ed evitando agli utenti lunghe attese e possibili disguidi e rinnovando il valore della sua storia come ente erogatore di servizi per la collettività”.

I cittadini e, in particolare coloro che hanno lì il proprio conto, potranno dire la loro inviando una mail protesta a Poste. Per informazioni comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com

 

Un altro piccolo passo per riappropriarsi del diritto di esprimersi e di scegliere. Anche a chi affidare i propri soldi.

Carlo Bellisai – Pressenza Redazione Sardigna

Carlo Bellisai