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Banche armate e complici: iniziativa il 12 ottobre a Cagliari
La corsa al riarmo è oggi globalizzata e non coinvolge più solo le grandi potenze, ma anche le medie potenze regionali, che aumentano costantemente le proprie spese militari. Un caso a parte è quello dei paesi europei, che come paesi NATO hanno accettato il diktat statunitense di investire di più nell’alleanza militare, ma che nel frattempo continuano a fornire armi all’Ucraina e, quando non hanno altro da fare, progettano nientemeno che un esercito europeo. In questo contesto l’Italia ha raggiunto addirittura il sesto posto nella speciale classifica mondiale degli esportatori di materiale bellico. Ma il dato più interessante, rilevato da Milex, l’Osservatorio sulle spese militari in Italia, è strutturale, in quanto in aumento costante negli ultimi vent’anni. “Sugli acquisti di armi c’è un’accelerazione vertiginosa, che va dai 3 miliardi del 2006 agli attuali 13,2 miliardi di euro.” Tutte queste armi e tutti questi soldi, per prodotti destinati a frantumarsi e a causare morte e rovina. Sembrerebbe da gente uscita di senno! Purtroppo non è così: se è follia, è una follia strutturale e sociale. Perché quello che conta nel nostro opaco mondo sono i soldi e questi sono custoditi nelle banche, attraverso le quali si effettuano le transazioni tra un’azienda e uno Stato, o tra un’azienda ed un’altra riconducibile a quello Stato. Le banche, che dovrebbero essere la nostra cassa di risparmio, si rivelano invece nella loro versione più spregiudicata, ai confini della legge, operando transazioni verso paesi in cui è assente il rispetto dei diritti umani, o addirittura che sono in stato di guerra. La legge 185 del 1990, tutt’ora in vigore, recita infatti che il governo italiano non possa consentire l’esportazione a paesi in guerra, o che violino i diritti fondamentali. Grazie a questa legge e alla maggiore trasparenza che ha consentito, oggi possiamo sapere anche quali banche collaborano con il sistema degli armamenti e, in qualche misura, anche quelle complici del genocidio palestinese. In questa torbida aria, spiccano banche come Intesa, Unicredit e BNL, tutte coinvolte per grosse cifre nel campo degli armamenti. Dall’inizio del 2026 il Comitato Sardo Campagna di Pressione alle Banche Armate ha approfondito la sua analisi su Poste Italiane, scoprendo che è parte della Fondazione Med-Or, istituita nel2021 dalla principale industria bellica italiana, Leonardo SpA e presieduta dall’ex ministro Marco Minniti. Lo scopo della fondazione è sulla carta quello di promuovere la ricerca, la formazione e gli scambi culturali fra i paesi del Mediterraneo e del medio e lontano oriente. Ma sotto la cortina fumogena di tali generici presupposti, si cela una rete di interessi legati agli armamenti e alle tecnologie di controllo sociale. D’altronde la stessa Leonardo fornisce materiale militare ad Israele, come cannoni navali e componenti tecnologici per sistemi radar e d’intercettamento. La partecipazione di Poste Italiane, insieme a Cassa Depositi e Prestiti, alla Med-Or viene contestata dalla Campagna Banche Complici, lanciata al gennaio di quest’anno dalle riviste missionarie “Nigrizia”, “Missione oggi” e “Mosaico di pace”, all’interno della campagna contro le banche armate; ciò in quanto le aziende partecipate statali dovrebbero assumere un profilo di servizio alla collettività e di rispetto dei valori costituzionali, come il sempre più calpestato articolo 11 sul ripudio della guerra. La strada del comitato sardo s’è quindi incrociata con quella dei giovani di Ultima Generazione, sempre più attenti su questi temi, e di associazioni locali che si oppongono al genocidio palestinese. Oltre naturalmente alla BDS Italia, la campagna di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni nei confronti dello Sato di Israele. Insieme propongono un’importante iniziativa pubblica: un sit-in davanti alla sede centrale di Poste Italiane a Cagliari, fissato per il 12 ottobre alle 10, in cui si chiederà a Poste, secondo quanto recita il comunicato stampa, diffuso dagli attivisti: “Di dichiarare annualmente ai propri correntisti le operazioni che l’hanno vista coinvolta come banca in transazioni di materiale militare, quali armi, apparati, o sistemi tecnologici di supporto, specificando tipologia e paesi destinatari, interpretando così a pieno lo spirito della legge n 185 del 1990. Di uscire dalla fondazione Med-Or, in quanto non corrispondente nei fatti ai valori della pace, del rispetto dei diritti umani, e del diritto nazionale e internazionale. Di dare preminenza ai servizi postali, potenziando gli uffici periferici ed evitando agli utenti lunghe attese e possibili disguidi e rinnovando il valore della sua storia come ente erogatore di servizi per la collettività”. I cittadini e, in particolare coloro che hanno lì il proprio conto, potranno dire la loro inviando una mail protesta a Poste. Per informazioni comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com   Un altro piccolo passo per riappropriarsi del diritto di esprimersi e di scegliere. Anche a chi affidare i propri soldi. Carlo Bellisai – Pressenza Redazione Sardigna Carlo Bellisai
October 7, 2026
Pressenza
COMUNICATO STAMPA 12 ottobre a Cagliari: no alle banche complici
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa per l’iniziativa del 12 ottobre a Cagliari. Il Comitato Sardo Campagna di Pressione alle Banche Armate, in collaborazione con Ultima Generazione e BDS Italia, ritengono doveroso informare l’opinione pubblica sul ruolo degli istituti di credito nel commercio di armamenti e nell’alimentazione delle guerre. In particolare in Italia Unicredit, Intesa San Paolo e BLN risultano le banche che forniscono maggiori servizi di transazione di denaro per le industrie di armamenti. Tuttavia abbiamo scelto di rivolgere l’attenzione a Poste Italiane che, dal 1998 è stata privatizzata ed è attualmente anche un istituto di credito, pur restando a partecipazione pubblica. Inoltre è collegata ad un’altra partecipata statale, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), pesantemente implicata con le start-up israeliane della sicurezza e del controspionaggio tecnologico. Poste Italiane è inserita ininterrottamente dal 2021 nell’elenco delle “banche armate”, ovvero di quelle banche che erogano servizi alle industrie d’armamenti, permettendo le transazioni relative a materiali bellici. Nel gennaio 2025, Poste Italiane è entrata come socio ordinario nella Fondazione Med-Or, fondata da Leonardo, principale azienda bellica italiana, che vende armamenti ad Israele. La Fondazione svolge un compito di normalizzazione della politica genocidaria in Palestina: attraverso eventi accademici, convegni, progetti culturali, con il coinvolgimento di enti come l’Istituto di Studi per la Sicurezza Nazionale di Tel Aviv.   Per questo, nel sit-in del 12 ottobre alle 10 a Cagliari, davanti alla sede centrale di Poste Italiane, in Piazza del Carmine, consegneremo ai dirigenti una lettera aperta in cui chiediamo: * Di adottare una policy che vieti il coinvolgimento con il settore delle armi, o quantomeno ne regolamenti rigorosamente i rapporti, nel pieno rispetto della legge 185 del 1990 e dell’articolo 11 della Costituzione. * Di uscire dalla Fondazione MED-OR. * Che le risorse di Poste e CDP vengano sottratte alle logiche di profitto bellico e restituite alla loro vocazione sociale di servizio pubblico. Ma anche i correntisti e i cittadini potranno inviare una propria lettera di protesta: subissiamo Poste di lettere!  https://vai.ug/scrivi-poste-italiane I NOSTRI SOLDI NON SARANNO MAI PER LA GUERRA E PER IL GENOCIDIO!     Comitato Sardo Campagna di Pressione alle Banche Armate Ultima Generazione BDS Italia Redazione Sardigna
October 5, 2026
Pressenza
Il collegamento tra Poste italiane e la difesa israeliana
Nell’articolo che segue si analizza il ruolo strategico della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e la sua stretta collaborazione con Poste Italiane nella gestione del risparmio nazionale per finanziare lo sviluppo economico di Israele. Una parte significativa della documentazione esamina i controversi investimenti in start-up israeliane, come Classiq, specializzate in tecnologie avanzate e informatica quantistica con legami con l'intelligence militare. Come Bds Italia riteniamo grave che questi finanziamenti proseguano nonostante le critiche internazionali riguardanti l'impiego di tali tecnologie in contesti di conflitto. Oltre al supporto per l'internazionalizzazione delle imprese verso Israele, nell'articolo viene descritto il sostegno finanziario a Leonardo S.p.A. per progetti legati alla difesa e alla cybersicurezza. Il movimento Bds Italia ritiene importante denunciare quindi l'intreccio tra istituzioni finanziarie pubbliche, innovazione tecnologica e politiche di sicurezza nazionale in Italia. I sindacati Cobas Poste hanno avviato una campagna di protesta contro l'ingresso di Poste Italiane e CDP nella Fondazione Med-Or di Leonardo (avvenuto all'inizio del 2025). Contestano la partecipazione di queste aziende pubbliche, accusandole di essere complici indirettamente dell'industria bellica e del conflitto a Gaza. Il prossimo 10 ottobre è prevista una mobilitazione in Sardegna per richiamare l'attenzione sulla complicità di Poste Italiane.  POSTE ITALIANE E CASSA DEPOSITI E PRESTITI (CDP): un legame che favorisce società israeliane e Leonardo S.p.A.
September 14, 2026
BDS Italia - BDS Italia
BDS Italia con Francesca!
Da giovedì 28 maggio Francesca Albanese è stata nuovamente inserita nella lista nera americana. La Corte d'Appello ha infatti accolto la richiesta di sospensione urgente presentata dall'amministrazione Trump, bloccando così il provvedimento del tribunale di primo grado che aveva eliminato le sanzioni contro la Relatrice ONU per violazione dei diritti di libertà d'espressione. Il Dipartimento del Tesoro ha pertanto reintegrato le misure restrittive con una rapidità straordinaria, dimostrando la linea intransigente di Washington e il congelamento immediato dei beni finanziari della funzionaria internazionale.  BDS Italia esprime la sua profonda stima e il proprio sostegno incondizionato alla Relatrice ONU Francesca Albanese, vittima, per la seconda volta, di un sistema coercitivo che viola il suo diritto di libertà di parola e le impone sanzioni discriminatorie tramite OFAC, l’ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro statunitense. Il caso di Francesca Albanese sta inoltre dimostrando che, oggi, nemmeno la finanza etica è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Mentre l'Europa ufficiale è rimasta a guardare, solo il premier spagnolo Pedro Sánchez, in una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, ha invocato una manovra diplomatica d'emergenza: l'attivazione del cosiddetto "Statuto di blocco" (Regolamento CE n. 2271/1996). E lo ha chiesto come scudo per i diritti umani non solo per Francesca Albanese, ma per denunciare un attacco sistemico alla giustizia internazionale, che coinvolgeva anche undici giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale. L'Europa ha manifestato un’assenza ingombrante e  l'Italia continua a brillare per la sua ignavia. Nonostante Francesca Albanese sia una cittadina italiana, il governo Meloni ha scelto la strada del silenzio assordante e nessuna autorità ha intrapreso iniziative pubbliche contro il blocco dei suoi conti. Questa mancanza di tutela diplomatica verso una propria cittadina impegnata in un mandato ONU è un vulnus senza precedenti. La diplomazia italiana ed europea sembrano aver abdicato al proprio ruolo, preferendo non indispettire Washington piuttosto che difendere il principio di legalità internazionale. Chiediamo con forza che la Presidenza del Consiglio si muova in tutte le sedi istituzionali al fine di tutelare i diritti e la dignità di una cittadina italiana, gravemente danneggiata dall’arroganza del governo USA. E auspichiamo la creazione di un sistema finanziario non più sottoposto ai colossi di oltre Atlantico e al potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale contro chi è ritenuto scomodo per le proprie politiche. L'esecutivo italiano ha a disposizione diverse azioni pratiche di natura diplomatica, legale e politica per tutelare una propria cittadina e funzionaria ONU. 1. Canali diplomatici bilaterali e multilaterali  Negoziato diretto con gli USA: il Ministero degli Affari Esteri può avviare interlocuzioni diplomatiche formali con il Dipartimento di Stato americano per richiedere l'esclusione di Albanese dalla SDN List dell’OFAC.  Azione coordinata in sede UE: l'Italia può farsi promotrice di un'azione comune a livello di Unione Europea. L'UE dispone del cosiddetto "Regolamento di Blocco" (Blocking Statute), uno strumento giuridico nato proprio per contrastare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere i cittadini e le imprese europee. Asse con le Nazioni Unite: il governo può supportare ufficialmente le interlocuzioni già avviate dall'ONU, chiedendo il rispetto delle tutele e delle immunità funzionali legate al mandato di Relatrice Speciale. 2. Strumenti finanziari e di supporto tecnico-legale Istituzione di un canale bancario protetto: il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), d'intesa con la Banca d'Italia, potrebbe esaminare deroghe straordinarie per motivi umanitari o di sussistenza. Questo permetterebbe a un istituto nazionale di aprirle un conto corrente tecnico per ricevere lo stipendio, isolando l'operatività dai circuiti in dollari per evitare sanzioni secondarie. Supporto legale e amicus curiae: lo Stato italiano può intervenire indirettamente nei ricorsi legali ancora pendenti negli Stati Uniti. Può presentare una memoria scritta (amicus curiae) a sostegno delle tesi dei legali di Albanese, attestando la violazione dei diritti fondamentali della propria cittadina. 3. Azioni politiche e di protezione istituzionale Rilascio del passaporto diplomatico: il governo può garantire la massima protezione nei viaggi istituzionali emettendo o rinnovando passaporti diplomatici o di servizio, agevolando la sua mobilità internazionale laddove possibile. Tutela consolare attiva: garantire una costante assistenza tramite l'Ambasciata italiana a Washington, monitorando ogni fase del procedimento giudiziario americano. Presa di posizione pubblica: il superamento dell'attuale linea di riservatezza attraverso dichiarazioni ufficiali di solidarietà istituzionale aumenterebbe la pressione politica internazionale sull'amministrazione statunitense.
Nuova campagna di boicottaggio bds italia contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente.  I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com – referente Loretta Mussi +39 3338312194 Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”:  campagnabanchearmate@gmail.com – Rosa Siciliano +39 3391380637  Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni sulla Campagna di pressione alle “Banche armate”: banchearmate.org BDS ITALIA sito: bdsitalia.org email: bdsitalia@gmail.com social: instagram | facebook BDSItalia
April 4, 2026
Pressenza