
Gabbie negli allevamenti intensivi: l’UE rinvia la riforma, la protesta arriva a Bruxelles
L'INDIPENDENTE - Sunday, October 4, 2026Oltre 300 attivisti provenienti da tutta Europa hanno manifestato per tre giorni a Bruxelles davanti alle sedi della Commissione europea, per chiedere che l’UE mantenga gli impegni assunti sul benessere degli animali da allevamento. Al centro della protesta ci sono, in particolare, il divieto delle gabbie per le galline ovaiole, la fine dell’uccisione dei pulcini maschi e nuove regole per le scrofe. La Commissione aveva promesso di intervenire già anni fa, ma le scadenze sono slittate. Così, le organizzazioni hanno deciso di tornare a farsi sentire a due passi dai palazzi delle istituzioni UE, chiedendo di superare le sole dichiarazioni di principio attraverso atti concreti.
La storia di questo rinvio parte da lontano. Nel 2021, in risposta all’iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age (“Facciamo finire l’era delle gabbie”), sostenuta da oltre 1,4 milioni di firme, la Commissione Europea si era impegnata a presentare entro la fine del 2023 una proposta legislativa per eliminare gradualmente le gabbie. Quel termine è però trascorso senza che alcuna riforma venisse presentata. Lo scorso luglio, la Commissione ha fissato nuove scadenze con la sua Strategia sull’allevamento, il documento che indica la direzione futura del settore: entro la fine del 2026 Bruxelles dovrebbe presentare una revisione mirata delle norme sulle galline ovaiole, con l’abbandono progressivo delle gabbie e misure contro l’abbattimento sistematico dei pulcini maschi grazie al sessaggio in ovo. Per i suini, compreso il passaggio dai box individuali all’allevamento di gruppo, si parla invece della metà del 2027.
La protesta è cominciata la scorsa settimana davanti alla DG SANTE, la direzione generale della Commissione per la salute e la sicurezza alimentare, e al Palazzo Berlaymont, sede dell’esecutivo. Promossa da Animal Equality nell’ambito di una campagna avviata a febbraio contro i ritardi dell’UE, è andata avanti per tre giorni di fila. Il 1° ottobre è stato simbolicamente definito il “Giorno 0”, la fine del conto alla rovescia. Con orologi e sveglie in mano, le organizzazioni si sono riunite nel cuore del Quartiere Europeo, tra la Commissione e il Consiglio dell’Unione Europea, per lanciare un messaggio chiaro: gli animali non possono più aspettare. Ombretta Alessandrini, dell’organizzazione, ha spiegato che i manifestanti sono lì perché «l’UE sta ritardando da anni riforme significative a favore degli animali». Nel mirino ci sono la presidente Ursula von der Leyen e i commissari Christophe Hansen (Agricoltura e Alimentazione), Olivér Várhelyi (Salute e Benessere animale) e Maroš Šefčovič (Commercio). A loro gli attivisti chiedono che le misure arrivino nel 2026 senza essere svuotate da lunghi periodi di transizione, esenzioni o argomentazioni legate all’impatto economico, con requisiti equivalenti anche per i prodotti importati.
Secondo i dati della Commissione europea, nell’UE si contano circa 401 milioni di galline ovaiole e il 35,7% — oltre 143 milioni — è ancora allevato in gabbie. Ogni gallina ha a disposizione lo spazio di un foglio A4 per tutta la vita, senza poter distendere le ali, fare bagni di polvere o muoversi liberamente. La situazione varia da Paese a Paese: l’Austria ha già vietato le gabbie, il Lussemburgo è completamente libero, la Germania è vicina al completamento della transizione. Ma Polonia e Spagna allevano ancora circa il 60% delle galline in gabbia, mentre a Malta la percentuale sale al 99%. Secondo l’ultimo Eurobarometro, nove europei su dieci ritengono importante tutelare il benessere degli animali da allevamento e l’84% desidera che tale tutela sia rafforzata.
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