
Ieri in Val di Susa, oggi dappertutto
L'INDIPENDENTE - Saturday, October 3, 2026A Reggio Emilia, chiuso tra reti di cantiere e sottratto alla vista da una cinta di alti pannelli, c’è un bosco: un bosco urbano in un quartiere di periferia, «tra la via Emilia e il West», come direbbe Guccini.
È un meraviglioso, insostituibile polmone verde, sorto intorno ai ruderi dell’antico ospizio comunale, da cui prende il nome: il “Bosco Ospizio” appunto.
Del passato rimangono gli alberi secolari, ai quali, oltre ad un folto, impenetrabile sottobosco, si son aggiunte nuove varietà, figlie della natura che sa rigenerare le rovine e farne giardini.
Ci raccontano un luogo pieno di vita vegetale ed animale, ricco di biodiversità, che conserva nella sua parte più segreta una zona umida, punto di sosta per gli uccelli migratori, popolata da diverse varietà di anfibi ed abitata da salamandre e libellule.
Dunque una realtà preziosa per la città, da proteggere e difendere ad ogni costo.
Invece l’area è stata dichiarata edificabile e messa in vendita, grazie alle amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi vent’anni, a partire dall’amministrazione Del Rio, già sindaco nei primi anni 2000, sponsor di quella cattedrale nel deserto che è la stazione del TAV con annesse superstrade a cementificare una campagna fertilissima, poi ministro delle infrastrutture, e paladino del progetto TAV Torino-Lyon.
Il presidio di Bosco Ospizio ad agosto 2026Ora il proprietario è Conad, la maggior catena italiana di supermercati. Oltre al danno, anche la beffa: nel tentativo di rendere commestibile l’amaro piatto, il gigante commerciale, in omaggio al motto pubblicitario di cui si fregia «Persone oltre le cose», concorda con il Comune di ospitare nell’area anche edifici di pubblico interesse (una biblioteca e una Casa di Quartiere), nonché un’ampia spianata di parcheggi. Risultato? Cemento e asfalto dove c’era vita e bellezza.
Ma il quartiere non ci sta e nasce così l’Assemblea Permanente Bosco Ospizio che, dallo scorso agosto, nell’imminenza degli annunciati lavori, occupa con un presidio il terreno a rischio e ferma le ruspe che si accingono al disboscamento.
Denunciati dalla Conad per violenza e invasione di area privata e diffidati con ordinanza della Prefettura, gli attivisti resistono ed hanno ricostruito il presidio fuori dal perimetro del bosco, a ridosso delle barriere che ne impediscono la vista e l’accesso. Ora l’interno del parco è visibile solo attraverso gli spiragli praticati nella recinzione: attraverso quei varchi il bosco ci parla, vestendosi di tutti i colori dell’autunno, i gialli ed i rossi sui quali va ad infrangersi la malinconia del pomeriggio che si fa sera.
Al presidio ci sentiamo tra compagni: la nostra storia nel movimento NO TAV si fa racconto, dialogo serrato, scambio di esperienze. I presidianti si preparano ad affrontare i rigori invernali con un piccolo campeggio di tende ed una cucina allestita sotto un gazebo.
Le loro richieste di consigli ci risvegliano nel ricordo i giorni e le notti di Venaus 2005, il presidio sotto la neve tra i bidoni roventi di fuochi accesi contro il gelo, i minestroni fumanti e una moltitudine che nel pericolo e nella lotta si ritrova e diventa comunità.
Tra le poche suppellettili del presidio c’è un piccolo scaffale-biblioteca: libri che fanno compagnia, libri per pensare e per ingannare il tempo che, di notte, non passa mai.
Mi colpisce l’ennesima analogia con la lotta No TAV. Chiomonte 2011: Libera Repubblica della Maddalena; attesa dell’esercito del TAV, che prima o poi arriverà con blindati, lacrimogeni e manganelli; il grande tendone attrezzato a cucina dove, tra fornelli e provviste, ha trovato spazio un piccolo scaffale di libri.
Anche in questo senso nel presente rivive il passato e le lotte si ricompongono, sentendosi sorelle nella materialità della vita, figlie dello stesso amore e della stessa rabbia, unite nel conflitto irriducibile contro il sistema che sulla guerra e sulla devastazione sociale e ambientale fonda il proprio dominio e lo chiama pace.
Mercoledì, di buon mattino, al Bosco Ospizio sono arrivate le ruspe. Per permetterne l’accesso l’intero quartiere è stato militarizzato. Bloccata nei due sensi la via Emilia. Inseguiti dagli agenti, portati in Questura e denunciati gli attivisti che hanno cercato di opporre resistenza salendo sugli alberi.
La devastazione causata dalle ruspe a Bosco OspizioUna delegazione si è recata in Comune, chiedendo di incontrare il Sindaco, ma non ha avuto risposta, se non dal Capo di Gabinetto. Silenzio anche da parte dell’ASL e dell’ispettorato del lavoro a cui gli attivisti hanno denunciato la totale assenza di misure di sicurezza all’interno e all’esterno del cantiere.
Per il tardo pomeriggio è stata convocata l’assemblea permanente che deciderà il da farsi.
Così mi scrive una compagna del Presidio, a commento della foto che documenta la devastazione: «In questa porzione di terra fino a stamattina c’erano alberi adulti, platani, tigli, pioppi, cedri del Libano. Uccelli e fauna varia avevano la propria casa. Quello che ci resta è la possibilità di andare a fare la spesa fino alla propria morte. Ammesso che si riuscirà ancora a riempire gli scaffali e se ci saranno ancora i mezzi per acquistare qualcosa…»
Rappresentanti dell’Assemblea saranno con noi il 3 ottobre, alla marcia NO TAV.
Anche a Reggio Emilia la lotta continua.
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