
Sentenza Regeni, arrivano le condanne: ora la palla passa al governo
L'INDIPENDENTE - Tuesday, September 29, 2026Sono passati più di dieci anni dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni al Cairo; ieri, la Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la prima sentenza sul caso del ricercatore italiano. La Corte ha condannato a dieci anni il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed; assolto, invece, il generale Tariq Sabir. Tutti erano accusati di sequestro pluriaggravato, mentre Sharif rispondeva anche di lesioni e omicidio aggravati, ma le condanne sono arrivate solo per il sequestro. Secondo i pm, Regeni sarebbe stato sequestrato e torturato perché erroneamente ritenuto coinvolto in attività di intelligence ostile. Gli imputati non erano presenti in aula a causa della mancata collaborazione delle autorità egiziane. Proprio la cooperazione con il Cairo è stata al centro delle richieste della famiglia di Regeni, che ha accolto con favore la sentenza, ma ha chiesto conto al governo dei rapporti italiani con l’Egitto, Paese che, afferma la legale dei genitori, «lungi dall’essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici».
Il caso Regeni è ancora ben lontano dall’essere chiuso, ma la sentenza di ieri, 28 settembre, fornisce una pietra angolare per lo sviluppo del procedimento giudiziario. In attesa delle motivazioni, si può affermare che, allo stato, la Corte non ha ancora trovato una soluzione sul fronte dell’omicidio, pur avendo stabilito la responsabilità degli imputati per il sequestro del ricercatore italiano. La Procura chiedeva l’ergastolo per Sharif e 17 anni e sei mesi per gli altri tre imputati. La sentenza della Corte non ha dunque accolto le richieste della Procura, ma è stata accolta positivamente dalla legale della famiglia: «È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi», ha dichiarato Ballerini.
La sentenza assegna anche i risarcimenti per le parti civili. In totale, si tratta di oltre mezzo milione di euro, sotto forma di provvisionale: 200mila euro per ciascun genitore e 100mila per la sorella di Regeni; è stato inoltre stabilito un risarcimento per la Presidenza del Consiglio, pari a 150mila euro. Oltre a queste somme, gli 007 egiziani saranno chiamati a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali in favore tanto della famiglia quanto della Presidenza del Consiglio, da quantificare in sede civile. Ora si attendono le motivazioni. La difesa ha affermato di volerle esaminare per valutare un eventuale appello: «Siamo moderatamente soddisfatti e attendiamo le motivazioni, fiduciosi di poter proporre appello», ha dichiarato il difensore Sarno.
Il caso di Regeni, ricercatore italiano presso l’Università di Cambridge, risale al 2016, quando il suo corpo venne trovato senza vita con evidenti segni di tortura. Le indagini italiane ricostruirono il coinvolgimento degli apparati di sicurezza egiziani, ma le autorità del Cairo hanno sempre respinto le accuse, arrivando a ostacolare la cooperazione giudiziaria. Il rinvio a giudizio per i quattro agenti è arrivato nel 2020, mentre il processo si è aperto due anni fa, tra le difficoltà nell’inviare le notifiche e i continui depistaggi: nel corso dell’inchiesta, la difesa ha denunciato la difficoltà di trovare periti di lingua araba per timore di ritorsioni, nonché indagini segnate da false attribuzioni dell’omicidio. La mancata collaborazione delle autorità egiziane si è riverberata anche sul processo, tanto che gli imputati erano assenti in aula.
Resta, insomma, aperto anche il nodo politico. Il caso Regeni è sin da subito diventato simbolo delle controverse relazioni che lo Stato italiano intrattiene con Paesi che ledono i diritti umani. Tanto le opposizioni quanto la legale della famiglia hanno chiesto al governo di rendere conto dei rapporti tra Roma e il Cairo, e in Parlamento è stata presentata anche un’interrogazione sulla questione. Tajani, tuttavia, ha preferito sottolineare la distinzione tra la responsabilità dello Stato e quella dei singoli imputati: «Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone», ha affermato, dimenticando che si tratta di tre militari appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani.
I rapporti tra Italia ed Egitto sono descritti dalla stessa pagina dedicata dell’esecutivo come «solidi e di lungo corso». A fine 2025, l’Italia si è imposta come secondo mercato di importazione di beni egiziani e nono fornitore del Paese. A inizio mese lo ha rimarcato anche lo stesso Tajani, in occasione della sua sesta missione nel Paese da ministro degli Esteri: «L’Italia è il primo partner commerciale europeo dell’Egitto» e «nel 2025 il nostro interscambio ha raggiunto 5,9 miliardi di euro, crescendo dell’11,7%». Al Cairo vi è una presenza diffusa di imprese attive in diversi settori, dall’energia all’agroindustria, dalla meccanica alle costruzioni. Eni opera in Egitto attraverso la sua controllata IEOC ed è, sostiene il gruppo stesso, «il principale produttore del Paese, con una produzione di idrocarburi pari a circa 242.000 barili di petrolio equivalente al giorno nella quota di sua competenza nel 2025».
C’è, poi, lo scambio di armamenti: secondo i dati dell’Istituto per gli studi per la pace di Stoccolma (SIPRI), il più importante centro di ricerca sugli studi per la pace al mondo, nel periodo 2021-2025 l’Egitto è risultato il dodicesimo importatore di armi al mondo, con l’Italia che ha costituito il suo terzo fornitore su scala mondiale, con il 18% dei volumi di importazione. Nel solo 2025, invece, si legge nella relazione governativa sulle esportazioni, l’Italia ha autorizzato esportazioni di materiali d’armamento verso l’Egitto per 21,25 milioni di euro. Nel suo discorso al Cairo, Tajani ha rivendicato i rapporti commerciali con l’Egitto, rilanciando la collaborazione con il Paese.
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