
L’Università di Bologna continua a collaborare con Israele: presentata un’interrogazione
L'INDIPENDENTE - Monday, September 28, 2026È passato più di un anno da quando il Senato Accademico dell’Alma Mater di Bologna ha approvato una mozione per interrompere le collaborazioni con gli atenei israeliani legate a possibili progetti a doppio uso, civile e militare. Ancora oggi, tuttavia, l’applicazione concreta di tale decisione pare lontana dal realizzarsi. Il nodo dei rapporti con gli enti di ricerca israeliani nasce da un’inchiesta di Investigate Europe e Reporters United, che rileva come l’ateneo emiliano sia coinvolto in un progetto nell’ambito del programma europeo Horizon, dedicato allo sviluppo di tecnologie di IA potenzialmente utilizzabili anche nel settore della difesa. Sul caso, la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha presentato un’interrogazione parlamentare: «È necessario fare assoluta chiarezza sulle collaborazioni ancora attive tra l’Università di Bologna e soggetti israeliani finanziati, direttamente o indirettamente, con risorse pubbliche italiane ed europee», ha dichiarato Ascari a L’Indipendente. «Ho chiesto al Governo una mappatura completa e pubblica dei rapporti ancora in essere, non solo a Bologna ma anche negli altri Atenei italiani, e criteri chiari per valutare la natura dual use dei progetti».
L’inchiesta di Investigate Europe e Reporters United si concentra sulle collaborazioni degli atenei europei con le istituzioni accademiche israeliane, analizzando il programma europeo Horizon, nell’ambito del quale Israele figura come Paese partner. In totale, Israele partecipa a 793 progetti del programma, l’80% dei quali coinvolge enti israeliani legati al settore della difesa. Le università europee coinvolte in progetti di ricerca con entità israeliane sono 386, e 34 di queste, provenienti da Spagna, Paesi Bassi, Italia e Belgio, hanno sottoscritto 38 nuovi progetti legati proprio alla difesa; tra di esse, anche Bologna. Il progetto più controverso in cui è coinvolta l’università emiliana è denominato NeAixt e vede la collaborazione del produttore israeliano di semiconduttori Weebit Nano, che, fino all’inizio del 2026, collaborava con Elbit Systems, una delle maggiori aziende belliche israeliane.
L’Università di Bologna ha motivato la possibile contraddizione tra la partecipazione a NeAixt e gli impegni assunti in Senato facendo riferimento a presunti obblighi internazionali della Repubblica Italiana. La stessa inchiesta di Investigate Europe e Reporters United, tuttavia, ricorda che, nel dicembre 2025, l’Università di Delft era riuscita a defilarsi dal progetto. Il caso di Delft, insomma, solleva dubbi sull’effettiva impossibilità di ritirare la propria partecipazione a NeAixt. In ogni caso, il coinvolgimento dell’ateneo ha rinnovato la mobilitazione studentesca: il 15 settembre, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, gli studenti hanno organizzato un corteo per chiedere lo stop alla partecipazione a progetti con le università israeliane.
Sul caso è intervenuta anche la deputata Ascari, che nella sua interrogazione parlamentare ricostruisce quanto deliberato negli anni dall’Università di Bologna, per poi rimarcare il suo coinvolgimento nel progetto NeAixt. L’ateneo, ci ha spiegato la deputata, «ha assunto un impegno pubblico dichiarando di non avviare nuove collaborazioni con soggetti israeliani e di valutare con attenzione quelle già esistenti, soprattutto quando possono riguardare tecnologie utilizzabili anche in ambito militare. Le successive precisazioni relative agli obblighi derivanti dai programmi europei non possono tradursi in una zona d’ombra». La deputata solleva diverse questioni e chiede una mappatura completa, corredata di dati su oggetto, durata e fonti di finanziamento, delle collaborazioni attive tra l’ateneo e gli enti israeliani di ricerca; una verifica delle relazioni tra i partner israeliani e l’esercito di Tel Aviv; un chiarimento sui criteri utilizzati per definire i progetti a doppio uso. Ascari chiede inoltre al governo se intenda promuovere linee guida nazionali sulla trasparenza delle collaborazioni scientifiche che potrebbero essere utilizzate in ambito militare e se interverrà in sede europea affinché Horizon garantisca tali standard. La deputata chiede infine conferma del grado di partecipazione degli atenei italiani a progetti a doppio uso con Israele. «Non è ovviamente una richiesta contro la ricerca né contro il mondo accademico», precisa Ascari, «ma una richiesta di coerenza, responsabilità e controllo democratico sull’uso delle risorse pubbliche, a maggior ragione in un contesto segnato da crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio».
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