Caro-carburante: il governo anziché tassare i profitti chiede “aiuto” ai petrolieri

L'INDIPENDENTE - Sunday, September 27, 2026

Da domani, lunedì 28 settembre, Eni introdurrà un limite al prezzo dei carburanti erogati nelle proprie stazioni di servizio. È l’effetto delle richieste del governo, che a inizio mese, in occasione di una delle varie proroghe del taglio delle accise sui carburanti, aveva annunciato che avrebbe coinvolto i colossi del petrolio «in modo che possano, come hanno già cominciato a fare, aiutare lo Stato». Il tetto sarà di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro al litro per il gasolio, e la misura resterà in vigore per 30 giorni, anche se Eni valuta di prorogarla fino alla fine dell’anno. Resta invece ancora sospesa la questione della tassazione degli extraprofitti, su cui il governo si è speso tanto a parole e poco nei fatti: dopo la richiesta di introdurre una tassa a livello comunitario, Bruxelles ha chiarito che gli Stati membri possono già intervenire autonomamente attraverso la propria legislazione nazionale, ma da Palazzo Chigi non si è ancora mosso nulla.

Il tetto sui prezzi di gasolio e benzina che Eni imporrà a partire da domani vale circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali. Eni ha spiegato che l’intervento è «correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore» e che la possibilità di estensione della misura dipenderà dall’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. L’annuncio della partecipata statale ha suscitato reazioni contrastanti tra politica, consumatori e operatori del settore: il governo si è congratulato con Eni, definendo l’iniziativa «un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante», mentre Assopetroli-Assoenergia, l’associazione di categoria che rappresenta le imprese della distribuzione e commercializzazione di prodotti petroliferi ed energetici, ha convocato un Comitato di presidenza d’urgenza con lo scopo di «valutare l’impatto di tale iniziativa sugli equilibri concorrenziali del mercato». Assoutenti, invece, ha chiesto al governo di intervenire direttamente fissando un tetto al prezzo che coinvolga tutti i distributori.

Per ora l’annuncio di Eni costituisce un caso isolato: gli altri gruppi petroliferi non hanno rilasciato dichiarazioni sul tetto ai prezzi dei carburanti che da domani verrà applicato nelle stazioni di servizio italiane. La misura riguarderà la rete Eni ed Enilive, ma la compagnia ha suggerito ai rivenditori convenzionati che utilizzano i suoi prodotti e il suo marchio di applicare lo stesso prezzo consigliato, promettendo loro un rimborso di 1.500 euro per compensare le perdite derivate dall’abbassamento dei prezzi. Si tratta di circa un migliaio di distributori che, sommati al resto della rete, porterebbero il numero complessivo degli impianti interessati a quasi 4.000: poco meno di un quinto dei circa 22.000 distributori presenti in tutta Italia.

Ancora nulla, invece, sul fronte della tassazione degli extraprofitti. Il governo ha annunciato l’intenzione di battersi nelle sedi europee per introdurre una misura su scala comunitaria e ad agosto si è mosso assieme ad altri cinque Paesi per chiedere all’UE di intervenire sulla questione. La risposta di Palazzo Berlaymont non è tardata: la Commissione europea ha ricordato che «tassare gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale», dando il via allo scaricabarile istituzionale sul chi dovrebbe fare cosa riguardo ai profitti delle compagnie petrolifere. Si tratterebbe, secondo le stime dell’ONG Transport & Environment, di 7,5 miliardi di euro di extraprofitti nei primi sei mesi del 2026; l’analisi riguarda Shell, BP, TotalEnergies, Eni, Orlen, Repsol, OMV e Moeve, e considera la sola quota attribuibile alle attività nell’UE. Secondo la stessa analisi, considerando anche gli extraprofitti generati al di fuori dell’UE, la cifra complessiva supererebbe i 17 miliardi di euro. Per Eni, T&E stima 551 milioni di euro di extraprofitti attribuibili alle attività nell’UE e altri 538 milioni al di fuori dell’Unione.

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