
Sette dei nove limiti che determinano la salute della Terra sono stati superati
L'INDIPENDENTE - Tuesday, September 22, 2026Acidificazione degli oceani, cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, degrado delle foreste, alterazione delle proprietà del suolo, sfruttamento eccessivo delle risorse idriche, inquinamento chimico: la maggior parte dei criteri che definiscono un buono stato di salute del pianeta Terra hanno superato i livelli critici di deterioramento, accelerando la compromissione degli ecosistemi che ci circondano e nei quali viviamo. Il dato è stato diffuso dall’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK) e traccia le conseguenze dell’inquinamento e della progressiva distruzione degli habitat. Dei nove indicatori chiave monitorati, solamente due rimangono entro limiti accettabili, registrando un lieve miglioramento nell’ultimo decennio: l’impoverimento dell’ozono stratosferico e la concentrazione di aerosol nell’atmosfera. E anche su quest’ultimo i ricercatori invitano a non essere troppo ottimisti, dal momento che in alcune regioni le concentrazioni atmosferiche superano i livelli critici.
Il concetto di “limiti planetari” è stato introdotto per la prima volta nel 2009 da un gruppo di 28 scienziati internazionali, tuttavia questi sono stati valutati in modo completo solamente nel 2023. Dal 2024, l’Istituto di Potsdam, centro di ricerca senza scopo di lucro fondato nel 1992 al fine di condurre studi interdisciplinari sull’impatto climatico, utilizza i nove limiti per effettuare il Planetary Health Check, il controllo sullo “stato di salute” del pianeta. Tutti gli ambiti analizzati funzionano in maniera profondamente interconnessa: l’alterazione di uno solamente di essi può avere conseguenze notevoli sugli altri e, di conseguenza, sul fiorire della vita sul pianeta.
L’ultimo a superare il limite di sicurezza, riporta il PIK, è stato il livello di acidificazione degli oceani, che ha superato i valori critici lo scorso anno. Questo dipende dal crescente assorbimento di anidride carbonica, meccanismo che da un lato rallenta il cambiamento climatico, ma mette anche a rischio gli ecosistemi marini se avviene oltre le soglie considerate sicure – come successo attualmente. A superare pericolosamente i valori sicuri sono poi l’inquinamento chimico (ovvero il rilascio nell’ambiente di sostanze create dall’uomo, come microplastiche e OGM, effettuato sopra ai livelli di sicurezza e senza previ test) e l’integrità della biosfera (ovvero la perdita di biodiversità, che si trova sotto pressione per via delle attività umane e dello sfruttamento eccessivo del suolo e delle risorse naturali).
I limiti dei nove pilastri planetari: sette su nove superano i livelli critici. Fonte: Potsdam Institute for Climate Impact ResearchInquinamento ed uso eccessivo di fertilizzanti causano accumulazione in eccesso di azoto e fosforo nel suolo, compromettendo la salute degli ecosistemi acquatici e i normali cicli dei nutrienti che regolano la fertilità della terra e alterando così i flussi biogeochimici. Le attività umane hanno inoltre un pesante impatto sull’alterazione delle risorse di acqua dolce, creando condizioni anomale di siccità o umidità nei corsi d’acqua e nell’umidità del suolo su porzioni sempre più grandi di aree terrestri – attualmente, una superficie doppia rispetto ai livelli preindustriali. Le conseguenze più gravi ricadono su ecosistemi terrestri e acquatici e sulla disponibilità idrica per gli usi umani, oltre che sul bilancio del carbonio terrestre. La trasformazione delle foreste, delle praterie e di altre aree naturali per via del consumo di suolo impatta direttamente la stabilizzazione del clima terrestre, in particolare quando legate all’agricoltura o al disboscamento illegale – cui è collegata, per esempio, buona parte della deforestazione dell’Amazzonia. Le attività umane, infine, impattano sul cambiamento climatico in una maniera che, secondo lo Stockholm Resilience Centre, «minaccia le fondamenta del benessere umano».
Il principale autore del rapporto, Boris Sakschewski, ha dichiarato che i risultati mostrano come la pressione sui limiti planetari stia peggiorando, superando di molto le soglie sicure. Questo, spiega, comporta cambiamenti su larga scala, «persistenti e potenzialmente irreversibili». Al contempo, afferma Sakschewski, «il nostro margine di errore per affrontare questi problemi si sta riducendo». Nei 12 mesi passati, sottolinea l’Istituto, fenomeni climatici causati dalle condizioni estreme del clima si sono verificati in varie parti del mondo, con conseguenze più gravi sulle zone segnate da forte vulnerabilità sociale. L’impatto è stato notevole anche quando invisibile all’occhio umano: solamente tra il gennaio 2023 e il settembre 2025, lo stress termico è stato tale da portare al più grande evento di sbiancamento dei coralli mai osservato, con oltre l’84% delle barriere coralline globali coinvolte. Le temperature registrate nel periodo giugno-luglio di quest’anno hanno causato siccità diffusa e incendi in molte regioni dell’Europa e non solo, riducendo la capacità di assorbimento del carbonio della vegetazione. Per tutti questi motivi, i ricercatori invitano a non considerare ogni evento estremo come a sè stante, ma come l’anello di un’emergenza globale.
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