
Crosetto annuncia la missione della Marina italiana nel Mar Rosso: “Non aspetteremo l’UE”
L'INDIPENDENTE - Friday, September 18, 2026L’Italia intende inviare navi della Marina Militare nel Mar Rosso per proteggere i propri mercantili. Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha dichiarato l’intenzione di attivarsi «in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra». Il riferimento è alla missione europea Aspides, avviata nel 2024 per proteggere la navigazione dagli attacchi del gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto come Houthi. Crosetto intende accelerare le operazioni senza attendere le decisioni della missione europea, perché «ritardare significa aggravare problemi». Il ministro ha precisato che la decisione sull’eventuale invio delle navi sarà valutata con il governo e il Parlamento; nel frattempo, tuttavia, ha avviato la macchina di verifica per comprendere se sia possibile impiegare capacità delle Forze armate «già presenti nell’area e attualmente impiegate in altre operazioni» senza una nuova autorizzazione parlamentare: un’ipotesi che, sul piano politico, potrebbe configurarsi in un aggiramento di fatto del Parlamento.
L’annuncio di Crosetto è arrivato ieri, 17 settembre, in occasione di un intervento del ministro presso il Forum “Risorsa Mare” de La Spezia: «Di fronte alla difficile situazione che si sta ripresentando nello stretto di Bab el-Mandeb, che si aggiunge alla crisi di Hormuz e alle conseguenze economiche delle numerose tensioni internazionali, ho deciso, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, di attivare la Marina Militare per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane», ha detto Crosetto. «Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno. Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra».
Crosetto ha poi ridimensionato il tiro della sua precedente dichiarazione, mettendo qualche dovuto asterisco: «Non decido adesso», ha affermato in riferimento al numero e al tipo di navi da inviare nel Mar Rosso. «È una situazione di questi giorni. Valuteremo con il governo e con il Parlamento cosa sarà necessario fare; l’importante è ripristinare i traffici». Le consultazioni con il governo e il Parlamento non pare siano ancora iniziate, ma il ministro ha già disposto un accertamento per «verificare se l’attuale quadro giuridico consenta, qualora necessario, di richiamare sotto comando nazionale capacità delle Forze armate italiane già presenti nell’area e attualmente impiegate in altre operazioni, oppure se si renda necessaria una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento, anche in virtù delle decisioni già adottate da alcuni Paesi alleati e partner». Crosetto, insomma, sta valutando la possibilità di impiegare le navi militari italiane già presenti nell’area per proteggere i mercantili italiani, senza necessariamente passare dal Parlamento.
Il quadro pare analogo a quello emerso in estate, quando è uscita la notizia dei soldati italiani dispiegati in Medio Oriente: le opposizioni hanno contestato al governo una mancanza di trasparenza, mentre l’esecutivo ha richiamato implicitamente la modifica del 2024 alla legge quadro sulle missioni internazionali, varata dallo stesso governo Meloni. L’intervento dell’esecutivo stabilisce che il Governo debba trasmettere alle Camere le deliberazioni relative alle missioni internazionali indicando, per ciascuna di esse, l’area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica, l’equipaggiamento e il numero di truppe da inviare, «anche in modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica». Tradotto: una volta effettuate le dovute verifiche, le forze impiegate nell’ambito di una missione in una determinata area possono essere spostate nell’ambito di un’altra missione nella medesima area geografica anche senza una nuova autorizzazione parlamentare.
Intanto, l’offensiva di Ansar Allah in Yemen continua e, tra il blocco del Mar Rosso e gli attacchi sul territorio nazionale, Riyad sembra sempre più in difficoltà, tanto da avere chiesto aiuto a partner regionali e internazionali. Secondo indiscrezioni dell’agenzia di stampa Reuters, Riyad avrebbe sollecitato la Cina a intervenire diplomaticamente presso l’Iran affinché contribuisca a contenere Ansar Allah, cercando, nel frattempo, assistenza militare da altri alleati. Dopo i fatti de La Mecca, gli alleati dei sauditi hanno fatto scattare il campanello d’allarme: la scorsa settimana, Riyad ha denunciato un attacco contro la capitale religiosa dell’Islam, accusando gli Houthi; Ansar Allah ha smentito categoricamente il proprio coinvolgimento, ma la denuncia dell’Arabia Saudita ha scatenato un’ondata di indignazione globale. Il ministro della Difesa del Pakistan ha così fatto un riferimento pubblico all’accordo della Mecca, siglato recentemente con Arabia Saudita e Turchia, che istituisce quella che è stata definita la “NATO musulmana”: il ministro ha affermato che Islamabad «adempirà al proprio dovere», senza elaborare ulteriormente.
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