
Unione Europea e Canada preparano l’alleanza in chiave anti-USA
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 17, 2026In occasione del tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’intenzione di rendere il Canada il primo membro associato dell’Unione Europea. La proposta ha un solo precedente, ma non ha mai portato ad alcun esito, perché lo status di membro associato non è previsto dai trattati comunitari. Non è chiaro cosa possa comportare ricoprire tale posizione, ma con ogni probabilità includerebbe almeno un potenziamento dei partenariati commerciali. Quello che sembra evidente è l’obiettivo politico dell’iniziativa: contrastare gli Stati Uniti. Oggi il premier canadese Mark Carney ha affermato senza mezzi termini che, davanti a un ordine mondiale sempre più instabile, vi è la necessità di stringere partenariati per raggiungere un’autonomia strategica nei settori chiave ed evitare di essere influenzati dalle grandi potenze. Le dichiarate intenzioni di UE e Canada non sono state accolte bene dallo stesso presidente Trump, che ha minacciato ritorsioni sotto forma di nuovi dazi.
Tentare di ricostruire come si strutturerebbe formalmente lo status di membro associato dell’Unione Europea è pressoché impossibile; non perché non si possano fare supposizioni, ma perché lo status di associato non esiste. L’ipotesi di creare tale posizione, tuttavia, trova un precedente nell’Ucraina: lo scorso maggio, il cancelliere tedesco Merz ha chiesto all’UE di fare aderire Kiev proprio come «membro associato», nell’ottica di un primo coinvolgimento temporaneo del Paese nelle istituzioni europee. La proposta non ha avuto seguito, ma era stata brevemente delineata in una lettera visionata dall’agenzia di stampa Reuters. Lo status di associato, nello specifico, avrebbe consentito ai funzionari ucraini di partecipare ai vertici UE e alle riunioni ministeriali, pur senza diritto di voto; Kiev avrebbe inoltre avuto la possibilità di nominare un commissario associato presso la Commissione e di inviare rappresentanti al Parlamento Europeo – anche in questi casi senza diritto di voto. Merz ipotizzava anche l’introduzione di un meccanismo di reversibilità nel caso in cui l’Ucraina avesse registrato un arretramento rispetto agli standard europei sullo Stato di diritto, oppure, in alternativa, l’istituzione di una clausola di scadenza.
Dal punto di vista sostanziale, invece, i discorsi dei due leader hanno lasciato spazio a qualche elemento concreto. Secondo le dichiarazioni di von der Leyen, l’UE avrebbe intenzione di rilanciare la collaborazione con il Canada in diversi settori strategici, quali intelligenza artificiale, energia, difesa, contrasto al cambiamento climatico, materie prime e minerali critici e catene di approvvigionamento. Von der Leyen ha menzionato anche possibili potenziamenti degli accordi nei settori delle tecnologie quantistiche, dell’informatica e della sicurezza economica. Canada e UE, ha detto la presidente della Commissione, condividono «una stessa visione del mondo» tanto in tali materie quanto in termini geopolitici, oltre a interessi comuni sull’Artide. Oggi Carney ha ribadito che UE e Canada dovrebbero raggiungere insieme un’autonomia strategica nei settori menzionati da von der Leyen; il premier canadese ha messo sul piatto potenziali accordi per lo scambio di materie prime – di cui il Canada ospita numerosi depositi – e di energia sotto forma di GNL e idrogeno. Ha inoltre proposto l’istituzione di un mercato integrato per i servizi finanziari, così da fare dialogare con maggiore efficienza le due economie.
Se su forma e sostanza della nuova alleanza gli elementi a disposizione sono limitati, non si può dire lo stesso del suo obiettivo politico: già ieri, von der Leyen menzionava una «frattura del sistema internazionale basato su regole» e la necessità che l’Europa fornisca una risposta a tale crisi generalizzata. Il discorso della presidente pareva richiamare implicitamente – e ben più timidamente – le parole che Carney pronunciò in occasione del Forum di Davos, lo scorso gennaio. In tale occasione, il premier canadese preparò un intervento particolarmente diretto e parlò senza riserve della necessità di «iniziare a chiamare le cose con il loro nome» e di «smettere di invocare un “ordine internazionale basato su regole” come se funzionasse ancora secondo le promesse». Il sistema di oggi, diceva Carney, è «caratterizzato da una crescente rivalità tra grandi potenze, in cui i più forti perseguono i propri interessi». Le medie potenze possono decidere di fare buon viso a cattivo gioco e stare a guardare oppure di unirsi e agire insieme: «Perché, se non siedi al tavolo delle decisioni, rischi di finire nel menu».
Oggi Carney ha ribadito il concetto. Nel modello attuale «le istituzioni multilaterali su cui contiamo sono state indebolite; l’integrazione economica viene utilizzata come arma; il meccanismo finanziario viene utilizzato in ottica coercitiva». La soluzione è unirsi. Non nell’ottica di creare «un terzo potente polo rivale, che si comporta meglio», ma di costruire congiuntamente «resilienza» e «autonomia strategica». Il riferimento a Trump è implicito, ma evidente: le grandi potenze, sostiene Carney, stanno usando il «commercio» come strumento di influenza per entrare nei processi decisionali delle Nazioni e, per impedire di «finire nel menu», ci si deve affrancare da esse. L’alleanza tra Ottawa e Bruxelles, insomma, pare essere rivolta a raggiungere l’autonomia dagli USA in una chiara ottica di opposizione a Washington. Il tempismo dell’annuncio non pare casuale, visto che arriva nel mezzo della turbolenta guerra commerciale tra Canada e Stati Uniti. Lo stesso Trump pare essersene accorto: «La questione del Canada è ridicola», ha detto il presidente statunitense. «Il Canada è un pessimo partner commerciale». Trump ha poi minacciato nuove sanzioni e uno stop al commercio nel caso in cui UE e Canada siglassero un patto anti-Stati Uniti.
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