Grazia presidenziale in Guinea Equatoriale per l’ingegnere italiano Fulgencio Esono

L'INDIPENDENTE - Wednesday, September 16, 2026

Dopo quasi otto anni trascorsi nel carcere di Black Beach, a Malabo, un professionista di origine equatoguineana ma residente a Pisa da quasi quattro decenni, dove nel 2003 si era laureato in ingegneria civile, è tornato libero. A renderlo noto è Amnesty International Italia, che ne seguiva il caso fin dal principio: il presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, ha firmato il decreto presidenziale numero 96 con cui ha concesso la grazia a Fulgencio Obiang Esono, ingegnere nato in Guinea Equatoriale nel 1970 e cittadino italiano dal 2013.

La sua storia comincia nel settembre 2018, quando Esono parte da Roma per il Togo insieme all’amico Francisco Micha, invitato da un’azienda francese per motivi di lavoro. Arrivati a Lomé, i due diventano irrintracciabili: secondo la ricostruzione di Amnesty, vengono prelevati illegalmente dai servizi segreti equatoguineani e trasferiti in Guinea Equatoriale, dove ricompaiono nel carcere di Black Beach, tra i più duri al mondo. L’anno successivo Esono viene processato a Bata insieme ad altri cento imputati per un presunto coinvolgimento nel tentato colpo di Stato del dicembre 2017 contro Obiang Nguema: secondo i suoi legali, in quei giorni si trovava in Italia, come dimostrerebbero i timbri sul passaporto. Il tribunale lo condanna comunque a cinquantotto anni di reclusione.

Per anni la famiglia non riceve notizie certe sulle sue condizioni, mentre le richieste della diplomazia italiana per una visita consolare incontrano ostacoli continui. Il caso arriva in Parlamento: nel febbraio 2023 la senatrice pisana Ylenia Zambito presenta un’interrogazione al ministro degli Esteri, e il Consiglio comunale di Pisa dedica una seduta alla vicenda. «Un traguardo umano e diplomatico straordinario», ha commentato la senatrice, salutando l’atto come la dimostrazione di quanto conti il lavoro diplomatico per tutelare i cittadini italiani all’estero. Amnesty International adotta intanto Esono come prigioniero di coscienza, inserendo il suo processo tra quelli ritenuti iniqui e denunciando le condizioni della detenzione.

La svolta arriva il 24 agosto scorso, in coincidenza con il quarantasettesimo anniversario del colpo di Stato che portò Obiang Nguema al potere. Il decreto è stato consegnato il 27 agosto all’ambasciatrice italiana e al rappresentante della Nunziatura apostolica, in un incontro in cui il ministero degli Esteri equatoguineano ha collegato il gesto anche alla visita compiuta da papa Leone XIV nel Paese lo scorso aprile.

Resta però da chiarire la sorte del compagno di viaggio Francisco Micha, di cui le cronache più recenti non parlano, e soprattutto quella delle centinaia di altri prigionieri che continuano a scontare pene comminate al termine di processi segnati da gravi irregolarità, spesso senza che le famiglie sappiano se siano ancora vivi.

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