Morte Ramy Elgaml, una nuova perizia smentisce la versione dei carabinieri

L'INDIPENDENTE - Tuesday, September 15, 2026

L’auto dei carabinieri che inseguiva il motorino a bordo del quale viaggiava Ramy Elgaml la notte del 24 novembre 2024, avrebbe deviato due volte in direzione dello scooter. A sostenerlo è un’indagine di Index, ONG francese specializzata nella ricostruzione di modelli 3D e nell’analisi di video, spesso impegnata nella documentazione di casi di violenza della polizia. La perizia dell’ONG è stata commissionata dai genitori del ragazzo ed è stata acquisita agli atti del procedimento. Ramy Elgaml perse la vita dopo che lo scooter su cui viaggiava si schiantò contro un palo del semaforo all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, a Milano. L’incidente fu l’epilogo di una fuga lunga otto chilometri, durante la quale i due furono inseguiti da un’autovettura della compagnia Radiomobile dell’Arma. I carabinieri hanno sempre sostenuto che il conducente dello scooter avesse tentato di svoltare a sinistra all’incrocio, tagliando loro la strada e provocando l’impatto con la loro vettura, ma Index contesta tale ricostruzione.

«È stata l’auto a sterzare bruscamente verso lo scooter, per ben due volte». È questa la conclusione dell’analisi di Index, pubblicata ieri dalla ONG in collaborazione con il quotidiano francese l’Humanité e il Manifesto. Per svolgere la propria perizia, Index ha innanzitutto effettuato una serie di rilievi sul posto mediante l’utilizzo di droni, che hanno permesso di ricostruire in tre dimensioni l’incrocio in cui è avvenuto l’incidente. L’ONG ha inoltre analizzato le immagini delle telecamere di sorveglianza acquisite agli atti del procedimento e impiegato la tecnica del frame matching per «ricollocare ogni telecamera nel modello 3D nel punto esatto da cui ha ripreso». L’integrazione delle immagini nel modello 3D «permette di riportare, fotogramma per fotogramma, la posizione reale dei veicoli nella scena e di ricostruirne le traiettorie». Le posizioni rilevate sono state poi incrociate con le tracce lasciate dallo pneumatico posteriore dello scooter e con i segni prodotti dalla caduta sull’asfalto. Ogni misurazione, precisa l’ONG, «è corredata da un margine di incertezza quantificato».

La ricostruzione di Index stabilisce che l’auto dei carabinieri avrebbe deviato due volte verso sinistra, in direzione dello scooter, mentre lo seguiva a meno di un metro di distanza e a una velocità superiore ai 50 km/h. La prima deviazione sarebbe avvenuta in via Ripamonti, prima di raggiungere l’incrocio. «Diversi indizi concordanti portano Index a ritenere altamente probabile che un primo contatto tra i due veicoli sia avvenuto in quel momento, destabilizzando lo scooter». Nonostante il presunto contatto, lo scooter avrebbe proseguito lungo una traiettoria «sostanzialmente rettilinea»: né le immagini né le tracce al suolo mostrerebbero una svolta a sinistra verso via Quaranta. «Le dichiarazioni degli agenti risultano incompatibili con le misurazioni di Index», scrive la ONG. Giunti all’incrocio con via Quaranta, si sarebbe verificata una seconda deviazione della vettura dei carabinieri, effettuata, secondo la ricostruzione, all’interno dell’incrocio.

Index ritiene che sia stata proprio la seconda deviazione a portare la vettura dei carabinieri «a passare sopra il corpo di Ramy Elgaml, prima di terminare la corsa contro un palo del semaforo». La ONG sostiene inoltre che le posizioni dei veicoli emerse dalle proprie analisi differiscano di quasi tre metri da quelle indicate dal perito della Procura. Secondo il gruppo, tale discrepanza avrebbe portato «a sovrastimare la distanza tra l’auto e lo scooter e, di conseguenza, a non prendere in considerazione l’ipotesi di un primo contatto prima dell’incrocio». Le immagini e le analisi del gruppo sono state depositate agli atti del procedimento. Il processo è previsto per il prossimo anno e coinvolgerà sette agenti accusati di omicidio stradale e reati contro la pubblica amministrazione.

La morte di Ramy Elgaml è diventata sin da subito un caso nazionale, dando luogo a numerose manifestazioni a Milano e in altre città italiane; dopo l’incidente, il governo ha rilanciato l’ipotesi di uno scudo penale per le forze dell’ordine – in parte concretizzatasi nell’istituzione di un nuovo registro per gli agenti sottoposti a procedimento penale, distinto dal registro degli indagati – e ha introdotto il reato di fuga pericolosa per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine.

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