
Terra dei Fuochi: ad Acerra spunta il progetto per potenziare l’inceneritore
L'INDIPENDENTE - Monday, September 14, 2026È arrivata come un fulmine a ciel sereno la presentazione del progetto per potenziare l’inceneritore di Acerra, tra i comuni simbolo della Terra dei Fuochi. Il termovalorizzatore è lì da 17 anni, nonostante le proteste degli abitanti. Le ultime elezioni regionali, sia in fase di campagna elettorale sia soprattutto a seguito della vittoria di Roberto Fico, avevano ravvivato la speranza di una sua graduale dismissione. A mettere in allerta i cittadini è stato il progetto presentato di recente dal Consorzio ASI, che punta a collegare via treno lo scalo merci di Marcianise e l’inceneritore di Acerra. «Un progetto che, se realizzato, decreterà definitivamente la morte della nostra area agricola e la nascita del più grande polo della monnezza», commenta Alessandro Cannavacciuolo, primo firmatario del ricorso accolto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che nel gennaio del 2025 ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini residenti nella Terra dei Fuochi.
L’inceneritore di Acerra smaltisce annualmente tra le 700mila e le 850mila tonnellate di rifiuti — che ne fanno l’impianto principale del Mezzogiorno. Sorge in un’area compromessa dallo smaltimento illecito dei rifiuti, che da decenni attende interventi di bonifica e messa in sicurezza. Qui l’incidenza di tumori è tra le più alte d’Italia. Sin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 2009 sotto il governo Berlusconi IV, gli abitanti chiedono la dismissione dell’inceneritore. Viene puntato il dito contro una gestione che avvertono come opaca, soprattutto per quanto riguarda le ceneri prodotte, denunciando discrepanze tra quelle attese e quelle effettivamente dichiarate. Al di là dell’impatto sul territorio, l’inceneritore resta il simbolo di un passato che stenta a essere superato. Lo sa bene anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, che in campagna elettorale definì un obiettivo la chiusura dell’impianto. A stracciare il sottile velo di entusiasmo è stato il progetto depositato dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale (ASI) di Acerra. L’obiettivo è trasformare il polo — che si estende su circa 300 ettari e conta all’attivo un centinaio di aziende — in un sistema intermodale, collegandolo via treno all’importante scalo merci di Maddaloni-Marcianise.
Se da un lato l’intervento diminuirebbe il traffico su gomma, dall’altro comporterebbe l’utilizzo di migliaia di ettari di terreno che si trovano lungo il percorso ipotizzato di circa 4 chilometri. La critica principale mossa da cittadini e associazioni riguarda la previsione del “tracciato Termovalorizzatore”, un tratto ferroviario per trasportare i rifiuti direttamente nell’inceneritore. L’8 ottobre si riunirà la Conferenza dei Servizi, per esprimere un primo parere sul progetto. Al momento non è chiaro se i lavori saranno propedeutici a un aumento della mole di rifiuti bruciati, magari riesumando il progetto della quarta linea del termovalorizzatore. Ciò che è certo è che un potenziamento infrastrutturale del genere, con tutti gli investimenti del caso, complica i piani di dismissione. Alessandro Cannavacciuolo non usa mezzi termini nel definire il progetto «l’ennesima pugnalata al cuore per il nostro territorio», denunciando il mancato coinvolgimento della cittadinanza.
Cannavacciuolo è il primo firmatario del ricorso accolto dalla CEDU con la sentenza n. 51567/14 del 30 gennaio 2025. L‘Italia è stata condannata per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini residenti nella Terra dei Fuochi, un’area che si estende su 90 Comuni campani, coinvolgendo quasi 3 milioni di persone. La pronuncia obbliga il governo ad adottare misure concrete, in tempi precisi, per fermare il biocidio, colmando l’indifferenza e l’incapacità che le istituzioni del nostro Paese — e quindi l’intero arco politico — hanno dimostrato a partire dagli anni ’80. Nell’ultimo anno e mezzo vanno segnalati diversi interventi di rimozione di rifiuti superficiali e monitoraggio del territorio, tra censimento dei siti inquinati e denunce per reati ambientali. Pesa però il sottofinanziamento del governo Meloni sul fronte delle bonifiche, un intervento imprescindibile per restituire dignità e salute al territorio. Secondo le stime prodotte dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. Al momento, da Roma, sono arrivate soltanto briciole.
[Crediti foto di copertina: Gianni Esposito]
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