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Terra dei fuochi. Ammalarsi e morire non può diventare la normalità
Giugliano, Airola, Caivano, Agro aversano, Sparanise.. in tutti questi luoghi già martoriati da anni di sversamenti illegali, impianti autorizzati in un ambiente già saturo, i roghi in questi giorni si moltiplicano. Vogliono abituarci che questa sia la normalità per il nostro territorio: la nuova normalità vedere i propri cari ammalarsi […] L'articolo Terra dei fuochi. Ammalarsi e morire non può diventare la normalità su Contropiano.
September 25, 2026
Contropiano
Terra dei Fuochi: ad Acerra spunta il progetto per potenziare l’inceneritore
È arrivata come un fulmine a ciel sereno la presentazione del progetto per potenziare l’inceneritore di Acerra, tra i comuni simbolo della Terra dei Fuochi. Il termovalorizzatore è lì da 17 anni, nonostante le proteste degli abitanti. Le ultime elezioni regionali, sia in fase di campagna elettorale sia soprattutto a seguito della vittoria di Roberto Fico, avevano ravvivato la speranza di una sua graduale dismissione. A mettere in allerta i cittadini è stato il progetto presentato di recente dal Consorzio ASI, che punta a collegare via treno lo scalo merci di Marcianise e l’inceneritore di Acerra. «Un progetto che, se realizzato, decreterà definitivamente la morte della nostra area agricola e la nascita del più grande polo della monnezza», commenta Alessandro Cannavacciuolo, primo firmatario del ricorso accolto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che nel gennaio del 2025 ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini residenti nella Terra dei Fuochi. L’inceneritore di Acerra smaltisce annualmente tra le 700mila e le 850mila tonnellate di rifiuti — che ne fanno l’impianto principale del Mezzogiorno. Sorge in un’area compromessa dallo smaltimento illecito dei rifiuti, che da decenni attende interventi di bonifica e messa in sicurezza. Qui l’incidenza di tumori è tra le più alte d’Italia. Sin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 2009 sotto il governo Berlusconi IV, gli abitanti chiedono la dismissione dell’inceneritore. Viene puntato il dito contro una gestione che avvertono come opaca, soprattutto per quanto riguarda le ceneri prodotte, denunciando discrepanze tra quelle attese e quelle effettivamente dichiarate. Al di là dell’impatto sul territorio, l’inceneritore resta il simbolo di un passato che stenta a essere superato. Lo sa bene anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, che in campagna elettorale definì un obiettivo la chiusura dell’impianto. A stracciare il sottile velo di entusiasmo è stato il progetto depositato dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale (ASI) di Acerra. L’obiettivo è trasformare il polo — che si estende su circa 300 ettari e conta all’attivo un centinaio di aziende — in un sistema intermodale, collegandolo via treno all’importante scalo merci di Maddaloni-Marcianise. Se da un lato l’intervento diminuirebbe il traffico su gomma, dall’altro comporterebbe l’utilizzo di migliaia di ettari di terreno che si trovano lungo il percorso ipotizzato di circa 4 chilometri. La critica principale mossa da cittadini e associazioni riguarda la previsione del “tracciato Termovalorizzatore”, un tratto ferroviario per trasportare i rifiuti direttamente nell’inceneritore. L’8 ottobre si riunirà la Conferenza dei Servizi, per esprimere un primo parere sul progetto. Al momento non è chiaro se i lavori saranno propedeutici a un aumento della mole di rifiuti bruciati, magari riesumando il progetto della quarta linea del termovalorizzatore. Ciò che è certo è che un potenziamento infrastrutturale del genere, con tutti gli investimenti del caso, complica i piani di dismissione. Alessandro Cannavacciuolo non usa mezzi termini nel definire il progetto «l’ennesima pugnalata al cuore per il nostro territorio», denunciando il mancato coinvolgimento della cittadinanza. Cannavacciuolo è il primo firmatario del ricorso accolto dalla CEDU con la sentenza n. 51567/14 del 30 gennaio 2025. L‘Italia è stata condannata per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini residenti nella Terra dei Fuochi, un’area che si estende su 90 Comuni campani, coinvolgendo quasi 3 milioni di persone. La pronuncia obbliga il governo ad adottare misure concrete, in tempi precisi, per fermare il biocidio, colmando l’indifferenza e l’incapacità che le istituzioni del nostro Paese — e quindi l’intero arco politico — hanno dimostrato a partire dagli anni ’80. Nell’ultimo anno e mezzo vanno segnalati diversi interventi di rimozione di rifiuti superficiali e monitoraggio del territorio, tra censimento dei siti inquinati e denunce per reati ambientali. Pesa però il sottofinanziamento del governo Meloni sul fronte delle bonifiche, un intervento imprescindibile per restituire dignità e salute al territorio. Secondo le stime prodotte dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. Al momento, da Roma, sono arrivate soltanto briciole. [Crediti foto di copertina: Gianni Esposito] The post Terra dei Fuochi: ad Acerra spunta il progetto per potenziare l’inceneritore appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi?
A quasi diciotto mesi dalla pronuncia con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per non aver protetto la vita delle popolazioni della Terra dei Fuochi, è tempo di tracciare un primo bilancio del percorso intrapreso. Occorre farlo numeri alla mano, riconoscendo con oggettività ciò che si sta facendo, […] L'articolo Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi? su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Nella Terra dei fuochi sono ormai inquinate anche le falde acquifere
L’ultima relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari ha confermato quanto gli abitanti della Terra dei Fuochi denunciano da anni: l’inquinamento si è esteso alle falde acquifere. Emblematico è il caso del Sito d’Interesse Nazionale (SIN) dell’Area Vasta di Giugliano, dove è stata rilevata la contaminazione delle acque sotterranee fino a 90 metri di profondità, interessando i bacini utilizzati per irrigare i campi. A inizio anno i ricercatori dell’Università Federico II avevano lanciato l’allarme, denunciando la presenza di sostanze cancerogene nelle falde di diversi comuni campani, da Castel Volturno ad Acerra. Da pochi giorni sul sito del Senato è apparsa la «Relazione sulla Terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua», approvata dalla Commissione ecomafie lo scorso giugno. Oltre 400 pagine di dati e considerazioni, frutto di tre anni di analisi. Un’intera sezione è dedicata all’inquinamento delle acque, un fenomeno sotterraneo che, come la tombatura dei rifiuti, ha goduto di una cassa di risonanza mediatica meno forte rispetto ai roghi tossici, punta di un iceberg ben più profondo, come accertato per ultimo dalla Commissione ecomafie. Perimetro SIN dell’Area Vasta di Giugliano (Regione Campania). Nell’Area Vasta di Giugliano, caratterizzata da una forte presenza di siti di stoccaggio, i parlamentari hanno appurato l’esistenza di una contaminazione delle acque «imputabile al corpo rifiuti delle discariche e in misura di gran lunga superiore alla soglia prevista – anche nei valori in diminuzione – con picchi anche di oltre sessanta volte, per il 1,2 dicloropropano e 1,1 dicloroetilene, in rinnovato aumento, ed ancora pericolosamente elevati sono i valori di benzene, cloruro di vinile, tricloroetilene, tetracloroetilene, e con ciò citando soltanto quelli notoriamente più pericolosi per la salute umana, notevolmente anomale sono anche le concentrazioni di boro e cloroformio (triclorometano)». Si tratta di acque utilizzate «per l’irrigazione locale nelle attività agricole, come pure per l’utilizzo alimentare e sanitario da parte degli insediamenti urbani presenti nella piana giuglianese e non asserviti alla rete acquedottistica comunale». Il caso di Giugliano non è un’anomalia, piuttosto è il simbolo di un fenomeno diffuso tra i comuni del napoletano e del casertano che compongono la Terra dei Fuochi. Sulla questione era intervenuta a inizio anno anche la Federico II di Napoli, denunciando la presenza oltre i limiti di legge di sostanze come il tricloroetilene e il tetracloroetilene. Il primo è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno, associato soprattutto ai tumori del rene e del fegato, mentre il secondo è considerato una sostanza probabilmente cancerogena. La relazione della Commissione ecomafie è stata pubblicata a distanza di un anno e mezzo dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU), che ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini. La sentenza, citata dai parlamentari, ha dato al nostro Paese due anni di tempo per attuare delle misure volte a fermare il biocidio, inteso come la distruzione sistematica della vita umana e dell’ambiente causata dallo smaltimento illecito di rifiuti tossici. Vanno segnalati diversi interventi di rimozione di rifiuti superficiali e monitoraggio del territorio, tra censimento dei siti inquinati e denunce per reati ambientali. Pesa però il sottofinanziamento del governo Meloni sul fronte delle bonifiche, un intervento imprescindibile per restituire dignità e salute al territorio. Secondo le stime prodotte dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. Al momento, da Roma, sono arrivate soltanto briciole. The post Nella Terra dei fuochi sono ormai inquinate anche le falde acquifere appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Flocco a Vadalà: “Sulla Terra dei Fuochi avanti con bonifiche, controlli e monitoraggio”
“L’audizione del Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati, generale Giuseppe Vadalà, ha restituito un quadro complesso ma fondato su dati, coordinamento istituzionale e azioni sul territorio – ha dichiarato Salvatore Flocco, presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale della Campania – Sulla Terra dei Fuochi, i numeri confermano la dimensione del fenomeno ma anche l’avanzamento del lavoro in corso: sui circa 1.500 ettari di terreni agricoli individuati come prioritari, sono stati finora indagati oltre il 72% del totale, e 110 ettari risultano interdetti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Sul fronte del contrasto agli abbandoni illeciti, le operazioni hanno consentito lo smaltimento di oltre 5 mila tonnellate di rifiuti. La struttura commissariale ha avviato 25 bonifiche, soprattutto attività di caratterizzazione. Un lavoro imponente, che deve proseguire con continuità”. “In merito agli illeciti ambientali, i dati illustrati in audizione parlano di oltre 40mila controlli effettuati, che hanno prodotto 58 arresti e un valore dei sequestri di attività stimato in circa 279 milioni – ha precisato Flocco – Sono numeri che dimostrano quanto il contrasto agli sversamenti illegali debba restare una priorità assoluta. Il nostro obiettivo è rafforzare il coordinamento tra Commissione, assessorato regionale, struttura commissariale, Comuni, Arpac, forze dell’ordine e tutti gli enti coinvolti. Per questa ragione ho chiesto al Commissario un aggiornamento sullo stato di avanzamento degli interventi entro la fine dell’anno. Ho proposto inoltre un sopralluogo della Commissione presso la control room della struttura commissariale”. “Desidero ringraziare tutti i commissari per il contributo offerto nel corso dell’audizione – ha concluso Flocco – La Regione Campania, grazie all’attenzione riportata dal presidente Roberto Fico su questo tema, sta facendo la propria parte con serietà. Continueremo a lavorare mettendo insieme controllo, prevenzione e interventi, perché la tutela ambientale si misura sulla capacità di restituire sicurezza, fiducia e dignità ai territori”. Redazione Napoli
June 23, 2026
Pressenza
Papa Leone XIV a Napoli: una città che consegna le sue domande
Dalla Cattedrale a Piazza del Plebiscito, la visita dell’8 maggio va oltre il protocollo: Napoli incontra il Pontefice tra fede, ferite sociali e ricerca di pace. L’8 maggio Leone XIV arriverà a Napoli dopo la tappa di Pompei. Il programma della visita è già definito: l’atterraggio alla Rotonda Diaz nel pomeriggio, l’incontro in Cattedrale con il clero e la vita consacrata, poi Piazza del Plebiscito per l’incontro con la città. Ma dietro il protocollo si intravede il significato più profondo di questa presenza: una città che si presenta con le sue domande aperte — pace, lavoro, giovani, disuguaglianze, criminalità, ambiente. L’arrivo sul lungomare, alle 15.15, segnerà l’ingresso simbolico del Pontefice in una Napoli affacciata sul Mediterraneo. Da lì il trasferimento verso il Duomo, dove ad accoglierlo ci saranno anche bambini sul sagrato, prima di un momento di preghiera nella Cappella del Tesoro di San Gennaro e dell’incontro con il clero. Un passaggio che lega la dimensione più istituzionale della Chiesa alla devozione popolare, profondamente radicata nella città. Non è la prima volta che un Papa attraversa Napoli. Ogni visita, negli anni, ha raccontato una città diversa e lo stesso bisogno di essere ascoltata. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Papa Francesco, Napoli è stata più di una tappa: un luogo simbolico dove il messaggio del Vangelo si misura con la realtà concreta di una grande metropoli del Sud. Anche questa volta il percorso non è solo geografico. Dal lungomare al centro storico, fino a Piazza del Plebiscito, si disegna un attraversamento di luoghi che raccontano identità diverse: il mare, la Cattedrale con la memoria di San Gennaro, la piazza civile dove la città si ritrova. Spazi che, per alcune ore, diventeranno il teatro di un incontro atteso da migliaia di persone, già oltre ventimila i fedeli previsti, con numeri destinati a crescere. Il momento centrale sarà proprio in Piazza del Plebiscito, dove dalle 17.30 il Papa incontrerà la città tra testimonianze, voci, musica e il discorso finale. Qui prenderà forma anche l’atto di affidamento alla Vergine Maria, davanti all’immagine dell’Immacolata, in un gesto che unisce dimensione spirituale e identità popolare. Il tema scelto per la visita, “Camminava con loro”, richiama il racconto dei discepoli di Emmaus. Non un’immagine solenne, ma un gesto semplice: qualcuno che si affianca, ascolta, condivide il cammino. È la stessa logica che attraversa il percorso sinodale avviato dalla Chiesa di Napoli, fatto di ascolto diffuso e partecipazione. In questo senso, la presenza del Pontefice non interrompe un cammino già in corso, ma lo incontra. Una Chiesa che prova a muoversi. Una città che non si limita ad accogliere, ma si espone. E Napoli si espone con tutto ciò che è. Con la sua capacità di accoglienza e la sua fragilità sociale. Con la creatività dei giovani e le difficoltà di chi non trova lavoro. Con la bellezza che resiste e le contraddizioni che restano aperte. Con una quotidianità che, per consentire lo svolgimento della visita, si fermerà in parte: scuole chiuse, viabilità modificata, percorsi bloccati. Segni concreti di un evento che coinvolge l’intera città. Non a caso questa visita si inserisce in un percorso più ampio: Pompei, Napoli, Acerra. Tre luoghi che raccontano dimensioni diverse ma connesse. La preghiera e la spiritualità, la complessità urbana, la ferita ambientale della Terra dei Fuochi. Nel messaggio dell’arcivescovo Domenico Battaglia, Napoli viene descritta come una città che “non è solo un luogo geografico, ma una condizione umana”. È forse questa la chiave più autentica per leggere l’arrivo di Leone XIV: non una visita dall’alto, ma un incontro dentro una realtà viva, contraddittoria, mai riducibile a una sola narrazione. Alla fine, resta una domanda che va oltre l’evento. Non riguarda solo come Napoli accoglierà il Papa, ma cosa farà di questo passaggio. Se resterà un momento simbolico o se riuscirà a lasciare una traccia nel modo in cui la città guarda a se stessa. Perché, più che una visita, quella dell’8 maggio sarà una consegna reciproca: di parole, di attese, di responsabilità. E forse, anche di speranza. Lucia Montanaro
May 5, 2026
Pressenza
Le nuove leggi in vigore nella “Terra dei fuochi”
Il DL n° 116 promulgato l’8 agosto scorso introduce nel codice penale nuove figure di reato ambientale e assegna 15 milioni di euro, destinati al Commissario unico, per gli interventi nel 2025. Intitolato Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area denominata “Terra dei fuochi”, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n° 183 è in vigore dal 9 agosto 2025. Gilberto Pichetto Fratin e Vannia Gava, rispettivamente ministro e vice ministro all’Ambiente, hanno dichiarato: «Con questo provvedimento lo Stato alza il livello di guardia su un territorio martoriato. Per accelerare il risanamento serviva un inasprimento delle pene. Questo decreto afferma con forza che chi inquina paga, senza sconti. È un segnale chiaro dello Stato a tutela dei cittadini e dei territori». Ricordando che il governo è intervenuto sulla questione dopo che a febbraio  la CEDU / Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia responsabile di violazioni del diritto alla vita perché, lasciandoli subire le conseguenze degli smaltimenti illegali e dei roghi tossici, per anni lo Stato non ha tutelato la salute e l’incolumità degli abitanti nella “Terra dei Fuochi”, il direttore de IL GIORNALE DELL’AMBIENTE, Gianni Avvantaggiato, spiega: « L’emergenza è ancora allarmante. Per decenni, tra gli anni Ottanta e Novanta, sotto la superficie della “Terra dei fuochi” sono state sepolte illegalmente e senza nessun controllo enormi quantità di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia. Il traffico veniva gestito dalla criminalità organizzata e su novanta comuni adesso incombono le minacce delle discariche abusive nascoste sotto terreni coltivati o su cui sono state edificate costruzioni civili e dei roghi tossici, gli incendi che liberano nell’aria nubi nere cariche di diossina e altre sostanze pericolose. « Il decreto trasforma molte vecchie contravvenzioni in veri e propri reati penali. Questo significa pene più dure per chi abbandona, brucia o traffica rifiuti, con sanzioni come la sospensione della patente e il fermo dei veicoli e, per imprenditori e manager che violano la legge, la cancellazione dagli albi professionali. L’abbandono di rifiuti non pericolosi resta un illecito, ma punito con sanzioni più severe e, in casi particolari, con pene fino a 5 anni di carcere, mentre l’abbandono di rifiuti pericolosi è sanzionato con la detenzione e per i casi più gravi, come il disastro ambientale o i traffici illeciti, è introdotto l’arresto in flagranza differita, uno strumento che rende più rapidi gli interventi delle Forze dell’Ordine. Inoltre vengono puniti anche i comportamenti quotidiani che alimentano il degrado: chi abbandona mozziconi di sigaretta, cartacce o piccoli rifiuti rischia una multa da 80 a 320 euro e tali infrazioni possono essere accertate anche tramite le telecamere di videosorveglianza e venire sanzionate direttamente dal sindaco del Comune». Traffici di rifiuti ed emergenza ambientale: il governo vara il DL “Terra dei Fuochi” / IL GIORNALE DELL’AMBIENTE – 7 SETTEMBRE 2025 Maddalena Brunasti
September 7, 2025
Pressenza
La piazza ribelle sotto il Vesuvio in fiamme
Dietro i palazzi si alza una nube di fumo dal Vesuvio che brucia. Diversi Canadair sorvolano piazza Vargas, a Boscoreale, dove ieri si è tenuta un’assemblea cittadina nata dal tam tam di messaggi Whatsapp. Ci sono diverse associazioni presenti, un centinaio di cittadine e cittadini preoccupati per il devastante incendio che sta distruggendo flora e fauna del Vesuvio. Lo spirito spontaneo e battagliero di partecipazione popolare spinge a concordare un presidio di protesta per domani 11 agosto alle 18.30 in Via Vecchia Campitelli a Terzigno, nei pressi del campo sportivo. Durante l’assemblea molti hanno parlato di connivenze, malaffare, corruzione. Un incendio divampato su un fronte di due chilometri non può essere casuale. L’Ente Parco del Vesuvio doveva prevenire e vigilare. Senza un controllo trasparente vengono spesi milioni di euro dei contribuenti, ma l’attacco criminale al territorio è sistematico e costante. La rabbia dei cittadini si deve trasformare in lotta nonviolenta, questo è l’auspicio prevalente in piazza. Ricordo Goffredo Fofi, grande intellettuale da poco scomparso, che scriveva: contro la disillusione bisogna studiare, fare rete, resistere e rompere i coglioni. Quando le persone riescono a organizzarsi possono ottenere risultati inattesi e ciò che sembrava impossibile diventa realtà. Noi siamo il vulcano, la terra, la vita, l’acqua e il fuoco. Non è per caso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia per la violazione del diritto alla vita nella vicenda della Terra dei Fuochi, riconoscendo che lo Stato non ha agito con la necessaria urgenza per proteggere i cittadini dall’inquinamento causato dai rifiuti. La sentenza, emessa il 30 gennaio 2025, ha imposto all’Italia l’adozione di misure concrete per la bonifica e la protezione della popolazione, con un termine di due anni per l’attuazione. La CEDU ha riconosciuto che l’Italia ha violato l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto alla vita, a causa della sua incapacità di agire efficacemente contro l’inquinamento nella Terra dei Fuochi. La Corte ha ordinato all’Italia di implementare una strategia globale per affrontare il problema, che includa misure generali, un meccanismo di monitoraggio indipendente e una piattaforma pubblica di informazione. La prudenza e la rassegnazione non portano a nulla. Ci vuole una sana e dirompente conflittualità, come ha detto il rappresentante di Libera contro le mafie. Un grido di dolore si è alzato ieri dalla piazza; vedremo domani quanti risponderanno all’appello.   Rayman
August 10, 2025
Pressenza