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Papa Leone XIV a Napoli: una città che consegna le sue domande
Dalla Cattedrale a Piazza del Plebiscito, la visita dell’8 maggio va oltre il protocollo: Napoli incontra il Pontefice tra fede, ferite sociali e ricerca di pace. L’8 maggio Leone XIV arriverà a Napoli dopo la tappa di Pompei. Il programma della visita è già definito: l’atterraggio alla Rotonda Diaz nel pomeriggio, l’incontro in Cattedrale con il clero e la vita consacrata, poi Piazza del Plebiscito per l’incontro con la città. Ma dietro il protocollo si intravede il significato più profondo di questa presenza: una città che si presenta con le sue domande aperte — pace, lavoro, giovani, disuguaglianze, criminalità, ambiente. L’arrivo sul lungomare, alle 15.15, segnerà l’ingresso simbolico del Pontefice in una Napoli affacciata sul Mediterraneo. Da lì il trasferimento verso il Duomo, dove ad accoglierlo ci saranno anche bambini sul sagrato, prima di un momento di preghiera nella Cappella del Tesoro di San Gennaro e dell’incontro con il clero. Un passaggio che lega la dimensione più istituzionale della Chiesa alla devozione popolare, profondamente radicata nella città. Non è la prima volta che un Papa attraversa Napoli. Ogni visita, negli anni, ha raccontato una città diversa e lo stesso bisogno di essere ascoltata. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Papa Francesco, Napoli è stata più di una tappa: un luogo simbolico dove il messaggio del Vangelo si misura con la realtà concreta di una grande metropoli del Sud. Anche questa volta il percorso non è solo geografico. Dal lungomare al centro storico, fino a Piazza del Plebiscito, si disegna un attraversamento di luoghi che raccontano identità diverse: il mare, la Cattedrale con la memoria di San Gennaro, la piazza civile dove la città si ritrova. Spazi che, per alcune ore, diventeranno il teatro di un incontro atteso da migliaia di persone, già oltre ventimila i fedeli previsti, con numeri destinati a crescere. Il momento centrale sarà proprio in Piazza del Plebiscito, dove dalle 17.30 il Papa incontrerà la città tra testimonianze, voci, musica e il discorso finale. Qui prenderà forma anche l’atto di affidamento alla Vergine Maria, davanti all’immagine dell’Immacolata, in un gesto che unisce dimensione spirituale e identità popolare. Il tema scelto per la visita, “Camminava con loro”, richiama il racconto dei discepoli di Emmaus. Non un’immagine solenne, ma un gesto semplice: qualcuno che si affianca, ascolta, condivide il cammino. È la stessa logica che attraversa il percorso sinodale avviato dalla Chiesa di Napoli, fatto di ascolto diffuso e partecipazione. In questo senso, la presenza del Pontefice non interrompe un cammino già in corso, ma lo incontra. Una Chiesa che prova a muoversi. Una città che non si limita ad accogliere, ma si espone. E Napoli si espone con tutto ciò che è. Con la sua capacità di accoglienza e la sua fragilità sociale. Con la creatività dei giovani e le difficoltà di chi non trova lavoro. Con la bellezza che resiste e le contraddizioni che restano aperte. Con una quotidianità che, per consentire lo svolgimento della visita, si fermerà in parte: scuole chiuse, viabilità modificata, percorsi bloccati. Segni concreti di un evento che coinvolge l’intera città. Non a caso questa visita si inserisce in un percorso più ampio: Pompei, Napoli, Acerra. Tre luoghi che raccontano dimensioni diverse ma connesse. La preghiera e la spiritualità, la complessità urbana, la ferita ambientale della Terra dei Fuochi. Nel messaggio dell’arcivescovo Domenico Battaglia, Napoli viene descritta come una città che “non è solo un luogo geografico, ma una condizione umana”. È forse questa la chiave più autentica per leggere l’arrivo di Leone XIV: non una visita dall’alto, ma un incontro dentro una realtà viva, contraddittoria, mai riducibile a una sola narrazione. Alla fine, resta una domanda che va oltre l’evento. Non riguarda solo come Napoli accoglierà il Papa, ma cosa farà di questo passaggio. Se resterà un momento simbolico o se riuscirà a lasciare una traccia nel modo in cui la città guarda a se stessa. Perché, più che una visita, quella dell’8 maggio sarà una consegna reciproca: di parole, di attese, di responsabilità. E forse, anche di speranza. Lucia Montanaro
May 5, 2026
Pressenza
Le nuove leggi in vigore nella “Terra dei fuochi”
Il DL n° 116 promulgato l’8 agosto scorso introduce nel codice penale nuove figure di reato ambientale e assegna 15 milioni di euro, destinati al Commissario unico, per gli interventi nel 2025. Intitolato Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area denominata “Terra dei fuochi”, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n° 183 è in vigore dal 9 agosto 2025. Gilberto Pichetto Fratin e Vannia Gava, rispettivamente ministro e vice ministro all’Ambiente, hanno dichiarato: «Con questo provvedimento lo Stato alza il livello di guardia su un territorio martoriato. Per accelerare il risanamento serviva un inasprimento delle pene. Questo decreto afferma con forza che chi inquina paga, senza sconti. È un segnale chiaro dello Stato a tutela dei cittadini e dei territori». Ricordando che il governo è intervenuto sulla questione dopo che a febbraio  la CEDU / Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia responsabile di violazioni del diritto alla vita perché, lasciandoli subire le conseguenze degli smaltimenti illegali e dei roghi tossici, per anni lo Stato non ha tutelato la salute e l’incolumità degli abitanti nella “Terra dei Fuochi”, il direttore de IL GIORNALE DELL’AMBIENTE, Gianni Avvantaggiato, spiega: « L’emergenza è ancora allarmante. Per decenni, tra gli anni Ottanta e Novanta, sotto la superficie della “Terra dei fuochi” sono state sepolte illegalmente e senza nessun controllo enormi quantità di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia. Il traffico veniva gestito dalla criminalità organizzata e su novanta comuni adesso incombono le minacce delle discariche abusive nascoste sotto terreni coltivati o su cui sono state edificate costruzioni civili e dei roghi tossici, gli incendi che liberano nell’aria nubi nere cariche di diossina e altre sostanze pericolose. « Il decreto trasforma molte vecchie contravvenzioni in veri e propri reati penali. Questo significa pene più dure per chi abbandona, brucia o traffica rifiuti, con sanzioni come la sospensione della patente e il fermo dei veicoli e, per imprenditori e manager che violano la legge, la cancellazione dagli albi professionali. L’abbandono di rifiuti non pericolosi resta un illecito, ma punito con sanzioni più severe e, in casi particolari, con pene fino a 5 anni di carcere, mentre l’abbandono di rifiuti pericolosi è sanzionato con la detenzione e per i casi più gravi, come il disastro ambientale o i traffici illeciti, è introdotto l’arresto in flagranza differita, uno strumento che rende più rapidi gli interventi delle Forze dell’Ordine. Inoltre vengono puniti anche i comportamenti quotidiani che alimentano il degrado: chi abbandona mozziconi di sigaretta, cartacce o piccoli rifiuti rischia una multa da 80 a 320 euro e tali infrazioni possono essere accertate anche tramite le telecamere di videosorveglianza e venire sanzionate direttamente dal sindaco del Comune». Traffici di rifiuti ed emergenza ambientale: il governo vara il DL “Terra dei Fuochi” / IL GIORNALE DELL’AMBIENTE – 7 SETTEMBRE 2025 Maddalena Brunasti
September 7, 2025
Pressenza
La piazza ribelle sotto il Vesuvio in fiamme
Dietro i palazzi si alza una nube di fumo dal Vesuvio che brucia. Diversi Canadair sorvolano piazza Vargas, a Boscoreale, dove ieri si è tenuta un’assemblea cittadina nata dal tam tam di messaggi Whatsapp. Ci sono diverse associazioni presenti, un centinaio di cittadine e cittadini preoccupati per il devastante incendio che sta distruggendo flora e fauna del Vesuvio. Lo spirito spontaneo e battagliero di partecipazione popolare spinge a concordare un presidio di protesta per domani 11 agosto alle 18.30 in Via Vecchia Campitelli a Terzigno, nei pressi del campo sportivo. Durante l’assemblea molti hanno parlato di connivenze, malaffare, corruzione. Un incendio divampato su un fronte di due chilometri non può essere casuale. L’Ente Parco del Vesuvio doveva prevenire e vigilare. Senza un controllo trasparente vengono spesi milioni di euro dei contribuenti, ma l’attacco criminale al territorio è sistematico e costante. La rabbia dei cittadini si deve trasformare in lotta nonviolenta, questo è l’auspicio prevalente in piazza. Ricordo Goffredo Fofi, grande intellettuale da poco scomparso, che scriveva: contro la disillusione bisogna studiare, fare rete, resistere e rompere i coglioni. Quando le persone riescono a organizzarsi possono ottenere risultati inattesi e ciò che sembrava impossibile diventa realtà. Noi siamo il vulcano, la terra, la vita, l’acqua e il fuoco. Non è per caso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia per la violazione del diritto alla vita nella vicenda della Terra dei Fuochi, riconoscendo che lo Stato non ha agito con la necessaria urgenza per proteggere i cittadini dall’inquinamento causato dai rifiuti. La sentenza, emessa il 30 gennaio 2025, ha imposto all’Italia l’adozione di misure concrete per la bonifica e la protezione della popolazione, con un termine di due anni per l’attuazione. La CEDU ha riconosciuto che l’Italia ha violato l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto alla vita, a causa della sua incapacità di agire efficacemente contro l’inquinamento nella Terra dei Fuochi. La Corte ha ordinato all’Italia di implementare una strategia globale per affrontare il problema, che includa misure generali, un meccanismo di monitoraggio indipendente e una piattaforma pubblica di informazione. La prudenza e la rassegnazione non portano a nulla. Ci vuole una sana e dirompente conflittualità, come ha detto il rappresentante di Libera contro le mafie. Un grido di dolore si è alzato ieri dalla piazza; vedremo domani quanti risponderanno all’appello.   Rayman
August 10, 2025
Pressenza