
Le Malvine potrebbero diventare un gigantesco allevamento di salmoni
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 10, 2026L’arcipelago delle Isole Malvine, nel sud dell’Oceano Atlantico a circa 500 chilometri dalle coste argentine, è considerabile come una delle ultime aree selvagge e incontaminate al mondo. Ora, un accordo di collaborazione tra la compagnia di pesca locale Fortuna e la società danese F-land ApS progetta di allevare, in quelle acque, fino a 50.000 tonnellate di salmone all’anno. La manovra, seppur prometta il rilancio economico dell’area, comporterebbe ingenti danni per già delicato ecosistema marino locale.
Il governo delle Isole Malvine, secondo una valutazione, stima che coltivare anche solo 30.000 tonnellate di salmone atlantico all’anno potrebbe aggiungere 35 milioni di sterline all’economia del territorio (pari all’11% del prodotto interno lordo dell’arcipelago). L’allevamento creerebbe inoltre circa 130 posti di lavoro. Il documento governativo parla anche dell’eventuale impatto ambientale dell’allevamento di salmoni, che annovera tra le sue righe fughe di esemplari dalle gabbie con il rischio di insediamento di una popolazione non nativa, interazioni con foche e leoni marini, malattie infettive e pidocchi di mare trasmissibili alle specie selvatiche, scarichi di antibiotici e sostanze chimiche, sovrasfruttamento degli stock ittici destinati al mangime, accumulo di mangime non consumato e feci sui fondali, consumo di acqua dolce per i giovani salmoni e inquinamento acustico e luminoso degli impianti. A ciascuna voce il documento affianca una mitigazione, dai salmoni sterili alle reti anti predatore, dalle soglie sui parassiti agli audit delle certificazioni volontarie del settore, precisando però che si tratta di misure capaci di ridurre i rischi senza eliminarli.
Dall’atro lato i residenti delle isole si sono organizzati fondando la Salmon Free Falklands e chiedono un referendum per l’approvazione o il blocco del progetto. Sul sito sono elencate tutte le motivazioni per cui, a detta loro, questo tipo di allevamento non si dovrebbe realizzare. Al primo posto ci sono i rischi per le due fonti di rendimento delle isole: il turismo e la pesca commerciale. L’allevamento, date le grandi quantità di azoto che i salmoni produrrebbero, rischia di favorire lo sviluppo di particolari alghe che andrebbero a soffocare le foreste di alghe kelp dalle quali dipendono sei delle quindici specie pescate commercialmente nelle Malvine. L’altro quesito che la SFF solleva è la minaccia alla biosicurezza, e pone l’accento sul problema delle fughe dei salmoni dalle gabbie aperte. Il contesto regionale spiega perché il progetto alle Malvine arrivi proprio ora. Il Cile è il secondo produttore mondiale di salmone atlantico dopo la Norvegia, con il 33,6% di una produzione globale che nel 2025 ha sfiorato 3,2 milioni di tonnellate, e la sua espansione si è spostata sempre più a sud. Nel 2025, praticamente tutti i salmoni cileni provenivano dalle regioni di Los Lagos, Aysén e Magallanes. La regione di Los Lagos ha rappresentato il 41,2% della produzione di salmonidi, quella di Aysén il 45,6% e quella di Magallanes il 13,1%. Complessivamente, queste tre regioni hanno concentrato l’intera produzione registrata, raggiungendo un volume di 1.151.996,53 tonnellate di salmoni. Le 50.000 tonnellate previste alle Malvine equivarrebbero a un terzo del volume di produzione della regione di Magallanes.
Il terreno di scontro tra Unity Marine (così si chiama la joint venture tra Fortuna e F-land ApS) e Salmon Free Falklands si trova nei rapporti commissionati dal governo delle Falkland come parte della consultazione sulla fattibilità del progetto. Rapporti che, come spiega al Guardian Sally Poncet, dell’SFF, contengono «informazioni insufficienti» sull’impatto che un’industria di questo tipo avrebbe sulle isole. È dello stesso avviso il dottor Tom Appleby, responsabile degli affari legali dell’ONG Blue Marine Foundation inglese, che si è detto stupito dalla posizione del Governo delle Malvine nel fornire «al pubblico rapporti che non utilizzano dati primari verificati in modo indipendente». In ogni caso, la consultazione sulle Aree Marine Gestite (MMAs) nelle Isole Malvine è stata sospeso «fino a quando non sapremo cosa succederà alla fine della fase di consultazione sul salmone», come ha confermato il membro dell’Assemblea Legislativa, Michael Goss a Penguin News, il principale quotidiano dell’arcipelago. Sulle MMAs era già stata redatta una bozza di politica nel 2025 per la quale però, la consultazione non è ancora stata avviata.
Le Isole Malvine sono note anche come Isole Falkland, fanno parte del Regno Unito ma vengono rivendicate dall’Argentina, che le considera parte integrante del proprio territorio nazionale. Nel 1982 la dittatura militare argentina occupò l’arcipelago, precedentemente occupato dal Regno Unito nel 1833, dando origine a un conflitto con il Regno Unito noto come guerra delle Falkland, che vide il Paese sudamericano sconfitto. Con un referendum nel 2013, il 92% degli aventi diritto si è recato alle urne e il 99,8% ha votato per mantenere lo status di territorio britannico d’oltremare.
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