Le Malvine potrebbero diventare un gigantesco allevamento di salmoniL’arcipelago delle Isole Malvine, nel sud dell’Oceano Atlantico a circa 500
chilometri dalle coste argentine, è considerabile come una delle ultime aree
selvagge e incontaminate al mondo. Ora, un accordo di collaborazione tra la
compagnia di pesca locale Fortuna e la società danese F-land ApS progetta di
allevare, in quelle acque, fino a 50.000 tonnellate di salmone all’anno. La
manovra, seppur prometta il rilancio economico dell’area, comporterebbe ingenti
danni per già delicato ecosistema marino locale.
Il governo delle Isole Malvine, secondo una valutazione, stima che coltivare
anche solo 30.000 tonnellate di salmone atlantico all’anno potrebbe aggiungere
35 milioni di sterline all’economia del territorio (pari all’11% del prodotto
interno lordo dell’arcipelago). L’allevamento creerebbe inoltre circa 130 posti
di lavoro. Il documento governativo parla anche dell’eventuale impatto
ambientale dell’allevamento di salmoni, che annovera tra le sue righe fughe di
esemplari dalle gabbie con il rischio di insediamento di una popolazione non
nativa, interazioni con foche e leoni marini, malattie infettive e pidocchi di
mare trasmissibili alle specie selvatiche, scarichi di antibiotici e sostanze
chimiche, sovrasfruttamento degli stock ittici destinati al mangime, accumulo di
mangime non consumato e feci sui fondali, consumo di acqua dolce per i giovani
salmoni e inquinamento acustico e luminoso degli impianti. A ciascuna voce il
documento affianca una mitigazione, dai salmoni sterili alle reti anti
predatore, dalle soglie sui parassiti agli audit delle certificazioni volontarie
del settore, precisando però che si tratta di misure capaci di ridurre i rischi
senza eliminarli.
Dall’atro lato i residenti delle isole si sono organizzati fondando la Salmon
Free Falklands e chiedono un referendum per l’approvazione o il blocco del
progetto. Sul sito sono elencate tutte le motivazioni per cui, a detta loro,
questo tipo di allevamento non si dovrebbe realizzare. Al primo posto ci sono i
rischi per le due fonti di rendimento delle isole: il turismo e la pesca
commerciale. L’allevamento, date le grandi quantità di azoto che i salmoni
produrrebbero, rischia di favorire lo sviluppo di particolari alghe che
andrebbero a soffocare le foreste di alghe kelp dalle quali dipendono sei delle
quindici specie pescate commercialmente nelle Malvine. L’altro quesito che la
SFF solleva è la minaccia alla biosicurezza, e pone l’accento sul problema delle
fughe dei salmoni dalle gabbie aperte. Il contesto regionale spiega perché il
progetto alle Malvine arrivi proprio ora. Il Cile è il secondo produttore
mondiale di salmone atlantico dopo la Norvegia, con il 33,6% di una produzione
globale che nel 2025 ha sfiorato 3,2 milioni di tonnellate, e la sua espansione
si è spostata sempre più a sud. Nel 2025, praticamente tutti i salmoni cileni
provenivano dalle regioni di Los Lagos, Aysén e Magallanes. La regione di Los
Lagos ha rappresentato il 41,2% della produzione di salmonidi, quella di Aysén
il 45,6% e quella di Magallanes il 13,1%. Complessivamente, queste tre regioni
hanno concentrato l’intera produzione registrata, raggiungendo un volume di
1.151.996,53 tonnellate di salmoni. Le 50.000 tonnellate previste alle Malvine
equivarrebbero a un terzo del volume di produzione della regione di Magallanes.
Il terreno di scontro tra Unity Marine (così si chiama la joint venture tra
Fortuna e F-land ApS) e Salmon Free Falklands si trova nei rapporti
commissionati dal governo delle Falkland come parte della consultazione sulla
fattibilità del progetto. Rapporti che, come spiega al Guardian Sally Poncet,
dell’SFF, contengono «informazioni insufficienti» sull’impatto che un’industria
di questo tipo avrebbe sulle isole. È dello stesso avviso il dottor Tom Appleby,
responsabile degli affari legali dell’ONG Blue Marine Foundation inglese, che si
è detto stupito dalla posizione del Governo delle Malvine nel fornire «al
pubblico rapporti che non utilizzano dati primari verificati in modo
indipendente». In ogni caso, la consultazione sulle Aree Marine Gestite (MMAs)
nelle Isole Malvine è stata sospeso «fino a quando non sapremo cosa succederà
alla fine della fase di consultazione sul salmone», come ha confermato il membro
dell’Assemblea Legislativa, Michael Goss a Penguin News, il principale
quotidiano dell’arcipelago. Sulle MMAs era già stata redatta una bozza di
politica nel 2025 per la quale però, la consultazione non è ancora stata
avviata.
Le Isole Malvine sono note anche come Isole Falkland, fanno parte del Regno
Unito ma vengono rivendicate dall’Argentina, che le considera parte integrante
del proprio territorio nazionale. Nel 1982 la dittatura militare argentina
occupò l’arcipelago, precedentemente occupato dal Regno Unito nel 1833, dando
origine a un conflitto con il Regno Unito noto come guerra delle Falkland, che
vide il Paese sudamericano sconfitto. Con un referendum nel 2013, il 92% degli
aventi diritto si è recato alle urne e il 99,8% ha votato per mantenere lo
status di territorio britannico d’oltremare.
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