Il futuro possibile: tre vite cambiate dall’istruzione
Quando nel 2018 è sbarcato sulle coste dell’isola di Samos, a bordo di uno di
quei gommoni che ogni giorno traghettavano centinaia di profughi dalla Turchia,
Mahdi aveva solo 11 anni. Il suo era stato un viaggio lungo insieme alla
famiglia, in fuga da un Afghanistan dilaniato da guerra e violenza, nella
disperata speranza di costruire un nuovo presente in Europa.
Sull’isola greca, però, trovò una situazione tutt’altro che rosea: dall’inizio
della crisi siriana nel 2015, il campo si era rivelato totalmente inadeguato
all’accoglienza di grandi flussi migratori. Mahdi era uno dei tantissimi bambini
costretti a sopravvivere per mesi, a volte anni, in un luogo pericoloso, dove
valeva la legge del più forte: un girone dell’inferno che alimentava il trauma,
il dolore e una profonda frustrazione.
Nello stesso periodo, in Siria, Ghada era fuggita dalla sua città natale – Khan
Shaykhun – dopo il terribile attacco chimico con il gas sarin del 4 aprile 2017,
che causò circa 100 morti e oltre 200 feriti. Aveva 10 anni e da tre viveva tra
bombardamenti e continui sfollamenti. Insieme alla sua famiglia si stabilizzò
nel campo sfollati nella zona di Ad Dana, nel nord ovest del Paese. Le giornate
scorrevano tra paura e incertezza, nel freddo gelido che entra nelle ossa
d’inverno e nel caldo torrido che rendeva le tende del campo quasi invivibili.
Dopo anni trascorsi così, Ghada non credeva che sarebbe mai tornata a scuola.
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo viveva Annie, la sesta di dodici
fratelli e sorelle: durante la pandemia di Covid, all’età di 7 anni, si recava
ogni giorno alla miniera di Kolwezi, per scavare e lavare le pietre, alla
ricerca del cobalto da poter vendere per ricavare 1 o 2 dollari. Le sue giornate
trascorrevano nella polvere, nella fatica e in condizioni di vita insalubri.
Annie era una bambina minatrice, come lo era sua madre da oltre 11 anni:
nonostante i suoi genitori pregassero ogni giorno per poter offrire un futuro
diverso ai propri figli, il presente non sembrava voler lasciare spazio ad
alcuna alternativa.
Mahdi, Ghada e Annie erano solo tre dei 273 milioni di bambini al mondo fuori da
ogni percorso scolastico: per loro, la possibilità di scegliere il proprio
futuro sembrava essersi già chiusa in partenza. Si stima che nei Paesi a basso
reddito, il 36% dei bambini e giovani sia fuori dalla scuola (contro il 3% nei
Paesi ad alto reddito) e solo 1 su 4 riesca a terminare la scuola secondaria
superiore: più un’eccezione, che una regola. Tuttavia, per Mahdi, Ghada e Annie
il destino ha scelto un’altra traiettoria. È successo quando hanno avuto
l’opportunità di accedere alle Scuole di Emergenza di Still I Rise a Samos, Ad
Dana e Kolwezi. Qui, oltre a ricevere un’istruzione di qualità, si sono
riappropriati del loro diritto a essere bambini, e i loro percorsi di vita sono
completamente cambiati.
Annie ha lasciato la miniera, si è rivelata una delle studentesse più brillanti
e ha vinto una borsa di studio che le ha permesso di proseguire gli studi nella
Scuola Internazionale in Kenya dell’organizzazione. Oggi ha 13 anni e sogna di
aiutare le persone meno fortunate di lei. Ghada si è appassionata alla lingua
inglese, ha potuto reintrodursi nel sistema scolastico pubblico e oggi – a 18
anni – frequenta il primo anno del corso di laurea in Lingua inglese, presso la
Facoltà di Lettere. Il suo sogno è diventare insegnante e trasmettere a tutti
l’amore per lo studio.
Annie, prima e dopo
E Mahdi? Dopo due anni difficili tra Samos e un campo della Grecia continentale,
si è finalmente stabilito in Germania con la propria famiglia. Oggi ha 19 anni,
si è diplomato, lavora nell’ambito della Security ed è diventato lottatore
professionista di MMA. Ma non è finita qui.
Lo scorso luglio, Mahdi è ritornato come volontario a Still I Rise, nella Scuola
in Kenya dove studiano adolescenti profughi e in situazione di vulnerabilità
come era lui, e che in lui hanno trovato un mentore e un modello da seguire.
Dopo otto anni, un cerchio si chiude, altri si aprono e la partita del proprio
futuro, iniziata tra i banchi di scuola, è ancora tutta da giocare.
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