
L’asilo politico negli Stati Uniti nel 2026
Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, September 9, 2026SIMONE BERTOLLINI 1
Chiedere asilo politico negli Stati Uniti è, sulla carta, un diritto. Nella pratica, nel 2026, è una procedura che costa, che può concludersi senza che il richiedente venga mai ascoltato e che a chi arriva dalla frontiera col Messico è di fatto preclusa. Conviene spiegare come funziona davvero.
Chi ha diritto all’asilo
L’Immigration and Nationality Act considera rifugiato chi non può o non vuole tornare nel proprio Paese a causa di una persecuzione subita, o del timore fondato di subirla, per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale.
Sono cinque motivi, e sono tassativi. È il punto su cui si perdono più cause, e va detto subito: una minaccia gravissima ma priva di collegamento con uno di quei cinque motivi – la violenza criminale generalizzata, la miseria, una vendetta privata, l’estorsione di una banda che colpisce chiunque abbia un negozio – non dà diritto all’asilo, per quanto reale sia il pericolo. Non basta essere in pericolo: bisogna essere in pericolo per una di quelle ragioni.
La legge non definisce “persecuzione“. La definizione l’hanno costruita i tribunali, caso per caso, attorno all’idea di una minaccia alla vita o alla libertà.
Violenza fisica grave, tortura, stupro, riduzione in schiavitù, detenzione arbitraria vi rientrano pacificamente; molestie, discriminazioni e minacce isolate di regola no, salvo che si accumulino fino a diventare qualcosa d’altro. E la persecuzione deve provenire dallo Stato, oppure da soggetti – bande, gruppi armati, clan, familiari – che lo Stato non vuole o non riesce a controllare.
L’onere della prova grava interamente sul richiedente, che testimonia sotto giuramento. La sua sola testimonianza, se ritenuta credibile, può bastare anche senza riscontri documentali: una regola generosa in astratto e severa in concreto, perché significa che il caso si gioca quasi sempre sulla credibilità, cioè sulla coerenza fra ciò che si è dichiarato all’arrivo, ciò che si è scritto nella domanda e ciò che si dirà anni dopo in udienza.
Le due strade
Chi si trova già negli Stati Uniti presenta il Form I-589 all’USCIS: è l’asilo affermativo, e la legge non distingue fra chi è entrato regolarmente e chi no. Il termine è di un anno dall’ingresso, con alcune eccezioni – circostanze mutate nel Paese d’origine, circostanze straordinarie che hanno impedito il deposito – ed è una trappola frequente: chi lo lascia scadere perde l’asilo anche avendo pienamente ragione nel merito. I termini e i passaggi della procedura li tengo aggiornati su questa pagina dedicata su immigrazione.com.
Chi invece è già sottoposto a procedimento di espulsione chiede asilo al giudice dell’immigrazione, in via difensiva. Le due strade comunicano: la domanda affermativa che non viene accolta, se il richiedente non ha un altro titolo di soggiorno, passa al giudice e prosegue in via difensiva.
Adesso si paga
Fino al 2025 depositare la domanda non costava nulla. Era una delle pochissime procedure gratuite dell’immigrazione americana, e non per caso: chi fugge, di regola, non ha mezzi.
La legge di riconciliazione di bilancio H.R. 1, il cosiddetto One Big Beautiful Bill Act, firmata il 4 luglio 2025, ha introdotto per la prima volta una tassa di deposito sulla domanda di asilo e una tassa annuale per ogni anno solare in cui la domanda resta pendente: cento dollari, portati a 102 per l’anno fiscale 2026 dall’adeguamento all’inflazione.
Non è prevista alcuna esenzione per indigenza. E poiché l’attesa si misura in anni, la tassa annuale non è un dettaglio contabile: è un costo che si moltiplica per la durata di un ritardo di cui il richiedente non è responsabile.
L’USCIS ha annunciato le nuove tasse il 22 luglio 2025 e le ha codificate con un regolamento provvisorio del 29 aprile 2026, rettificato il 21 luglio 2026. La riscossione è rimasta sospesa dal 30 ottobre 2025 al 2 febbraio 2026 per effetto di un provvedimento giudiziario, poi è ripresa.
Il 21 luglio 2026 un giudice federale del Massachusetts ha vietato all’amministrazione di respingere la domanda, revocare il permesso di lavoro o avviare l’espulsione per il solo mancato pagamento: una protezione importante, che però non tocca la tassa, che resta dovuta.
Il colloquio può non esserci
La domanda affermativa prevedeva un colloquio con un funzionario dell’asilo e, in caso di esito negativo, la trasmissione del caso al giudice accompagnata da una valutazione di credibilità.
Un regolamento pubblicato il 28 luglio 2026 ha cambiato l’impianto: l’USCIS può ora trasmettere la domanda direttamente al giudice dell’immigrazione senza svolgere il colloquio, ed è caduto l’obbligo che la lettera di trasmissione contenga una valutazione di credibilità.
In concreto, il richiedente può passare dal deposito della domanda all’aula di tribunale – cioè a un procedimento di espulsione – senza essere mai stato ascoltato in sede amministrativa e senza sapere che cosa, della sua storia, non abbia convinto.
La frontiera col Messico
Il 20 gennaio 2025 il proclama presidenziale 10888 ha sospeso l’accesso all’asilo alla frontiera col Messico. Il tribunale federale del Distretto di Columbia lo ha annullato; la Corte d’appello ha sospeso in parte quella decisione nell’agosto 2025 e nell’aprile 2026 ha confermato l’annullamento, sospendendo però l’efficacia della propria pronuncia.
Il 24 agosto 2026 la questione è stata portata davanti alla Corte Suprema, dove è tuttora pendente. Alla data in cui scrivo, fine agosto 2026, il risultato pratico è che alla frontiera col Messico l’asilo non è accessibile.
Restano due strumenti, e vanno nominati perché non equivalgono all’asilo: il withholding of removal e la protezione prevista dalla Convenzione contro la tortura. Impediscono il rimpatrio verso il Paese di persecuzione, ma richiedono una prova più severa, non danno diritto alla carta verde, non si estendono al coniuge e ai figli e non conducono alla cittadinanza. Sono una protezione dalla deportazione, non un percorso di integrazione.
Lavorare durante l’attesa
Il permesso di lavoro è ciò che rende sostenibile l’attesa, e due interventi recenti lo hanno reso più fragile. Il 30 ottobre 2025 è stata eliminata la proroga automatica per chi presenta il rinnovo in tempo utile: da allora un ritardo dell’amministrazione si traduce direttamente nella perdita del diritto di lavorare.
E il 23 febbraio 2026 è stata proposta una regola – proposta, non ancora in vigore – che sospenderebbe l’accettazione stessa delle domande di permesso di lavoro dei richiedenti asilo quando i tempi medi di trattazione dell’asilo affermativo superano i centottanta giorni. Vale a dire: proprio quando l’attesa si allunga.
Che cosa resta
La definizione di rifugiato è quella della Convenzione di Ginevra da cui discende, e non è stata toccata. Non è cambiato chi ha diritto di essere protetto: è cambiato quanto costa chiederlo, quanto è probabile essere ascoltati prima di finire davanti a un giudice, e da dove si può chiedere.
Per chi valuta questa strada, la conseguenza pratica è una sola, ed è poco consolante: l’asilo negli Stati Uniti resta un diritto, ma è diventato un diritto che richiede di essere organizzati, assistiti e in grado di pagare – cioè esattamente ciò che chi fugge, di solito, non è.
- Simone Bertollini, attorney at law abilitato in New York, New Jersey, Texas e Missouri, si occupa di immigrazione statunitense e contenzioso federale ↩︎