
Sono veri i risultati sbandierati dal governo Meloni? La nostra verifica dei fatti
L'INDIPENDENTE - Friday, September 4, 2026Da oggi il governo Meloni è il più longevo della storia repubblicana. Con i suoi 1.413 giorni a Palazzo Chigi, ha staccato definitivamente il governo Berlusconi II, detentore dal 2005 di questo record. Ancora una volta c’è di mezzo Forza Italia. A differenza di vent’anni fa, però, non ricopre la posizione dominante. In coalizione si è ritagliato il ruolo di co-protagonista, insieme alla Lega (presente allora nella sua connotazione indipendentista) e in misura minore a Noi Moderati. Al vertice c’è Fratelli d’Italia, erede di quell’Alleanza Nazionale che partecipò al secondo esecutivo guidato da Berlusconi. Per celebrare il traguardo raggiunto, il partito della presidente del Consiglio ha pubblicato i rivendicati “record e risultati” ottenuti durante il mandato. La redazione de L’Indipendente, tenendo fede alla sua missione di sottoporre ai lettori un’informazione libera e imparziale, si è messa all’opera per verificare i fatti, cercando di distinguere tra verità e propaganda.
“Occupazione ai massimi”
Il primo dei risultati sbandierati da Fratelli d’Italia — sul proprio sito e sui social con un carosello — riguarda il lavoro. Secondo FdI, da quando il governo Meloni è entrato in carica l’occupazione è aumentata: a novembre 2022 vi erano 23.252.000 occupati, mentre a luglio risultano 24.370.000 (+4,8%). È vero, e lo confermano i dati ISTAT. Così come è vera la rivendicazione relativa alla crescita dei contratti a tempo indeterminato: «oltre 1,3 milioni di lavoratori a tempo indeterminato in più (quasi 16,6 milioni di luglio 2026 rispetto ai 15,2 milioni di novembre 2022)». Come riportano sempre i dati ISTAT, il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato, anche in proporzione al numero degli occupati e in proporzione al numero dei lavoratori, rispetto al periodo pre-Meloni.
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Dov’è che glissa Fratelli d’Italia, restituendo ai cittadini un quadro parziale, è sulla sostanza di questi contratti e dunque sulla condizione lavorativa. Non è un mistero che in questi quattro anni inflazione e caro vita hanno eroso il potere d’acquisto degli italiani. A giugno, trainata dalla guerra in Iran (su cui Giorgia Meloni ha preferito non sbilanciarsi più di tanto), l’inflazione ha toccato i massimi da tre anni. Pochi giorni fa un’indagine del Sole 24 Ore ha calcolato che, nell’ultimo lustro, la spesa alimentare degli italiani è cresciuta in media del 30%, trainata dai forti rincari su ortaggi, caffè e olio.
Uno degli ultimi rapporti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha fotografato lo stallo del lavoro italiano, dove aumenta l’occupazione ma i salari reali sono in caduta libera. «Risultano inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il divario più grande tra le grandi economie dell’OCSE», denuncia l’organizzazione. Quest’ultima, nell’individuare le cause, punta il dito, oltre che sui rincari energetici, anche sull’incapacità di rialzare in modo deciso i contratti collettivi. L’OCSE ridimensiona anche il record italiano del tasso occupazionale, pari al 62,8%, sotto di 9,3 punti percentuali rispetto alla media dell’area. Una dinamica simile riguarda l’occupazione femminile: il partito di Giorgia Meloni sottolinea che non ci sono «mai state così tante donne al lavoro in Italia», non dicendo però che il Paese resta all’ultimo posto della classifica europea.
“Più sostegno alle famiglie”
Il sistema Italia lavora dunque di più rispetto al passato ma guadagna di meno. Gli ultimi dati Eurostat, relativi al 2024, rivelano che nel nostro Paese un lavoratore su dieci è a rischio povertà. Un fenomeno in crescita rispetto al 2023, che fotografa la condizione di precarietà vissuta da milioni di lavoratori.
Di fronte a questo quadro sociale si ridimensiona l’impatto del sostegno alle famiglie sbandierato dal governo Meloni. Fratelli d’Italia rivendica di avere aumentato l’indennizzo economico per il congedo parentale, dal 30% del 2022 all’80% odierno. Ed è vero. Così come è confermato dall’INPS l’aumento del 50% del Bonus Mamme, passato dai 40 euro del 2024 ai 60 odierni. Il governo ha anche esteso i congedi parentali, che prima valevano fino ai 12 anni dei figli e ora fino ai 14.
«Confermato anche il “Bonus Nascite”: un contributo di 1.000 euro per i nuovi genitori, introdotto nel 2025 e rinnovato nel 2026». Insufficiente, a quanto pare, per fermare l’inverno demografico e vincere le resistenze dei giovani italiani nel metter su famiglia, preoccupati dalla citata precarietà sociale. Nel 2025, l’Italia ha registrato appena 355mila nuovi nati, il valore più basso della sua storia recente, con un crollo del 3,9% rispetto all’anno precedente.
“Sicurezza più forte”
Il governo rivendica che da gennaio a luglio 2026 gli sbarchi sono diminuiti dell’80% rispetto allo stesso periodo nel 2023. I dati del Ministero degli Interni lo confermano, ma il paragone è discutibile dal punto di vista metodologico. Innanzitutto, perché nel 2023 l’attuale maggioranza era già a Palazzo Chigi da diversi mesi. Quell’anno fu poi straordinario per il numero di sbarchi, raggiungendo la cifra record dei 157mil arrivi, terzo picco storico dopo quelli vissuti dal governo Renzi nel 2014 e nel 2016.

Per quanto riguarda il numero di arrivi, nel 2024 e nel 2025 il governo Meloni ha mantenuto la media del 2021, non avvicinandosi minimamente ai numeri del Conte I (con il picco minimo degli 11mila sbarchi) e Conte II. Sui rimpatri, Fratelli d’Italia rivendica l’aumento del 60% rispetto al 2021. Ed è vero. Tuttavia, allargando lo sguardo e prendendo come riferimento ad esempio il 2019, il numero di rimpatri effettuati nel 2025 risulta inferiore. Anche su questo versante, le due esperienze esecutive di Conte si confermano molto più stringenti.
Mettendo da parte l’aspetto puramente numero del fenomeno migratorio, ci si accorge che Fratelli d’Italia non cita alcun dato sui morti in mare. Se in termini assoluti sono leggermente diminuiti, non si può dire lo stesso del tasso di mortalità. Questo dimostra che le rotte migratorie non vengono messe in sicurezza, ma che viene sempre più esternalizzata la loro gestione, come confermato ad esempio dal rinnovo del memorandum d’intesa con la Libia. Ci sono poi i viaggi in Tunisia effettuati da Giorgia Meloni in compagnia della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che nel luglio del 2023 portarono ai suoi frutti e dunque alla firma di un memorandum che ha trasformato il Paese in una nuova Libia coi soldi di Bruxelles.
“La scuola del merito”
Un altro cavallo di battaglia del governo Meloni è stato l’ossessione per il merito. Al punto da cambiare denominazione al Ministero dell’Istruzione. Fratelli d’Italia rivendica di aver portato il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l’università dai 7,4 miliardi di euro del 2019 a 9,4 miliardi nel 2026. Con le approssimazioni del caso il confronto regge. Tuttavia non tiene conto dell’inflazione. A guardarlo così, il balzo nominale è addirittura del 27%. Se lo si aggiusta per l’aumento dei prezzi, il confronto cambia radicalmente. I 9,4 miliardi odierni equivalgono a circa 7,7 miliardi di euro del 2019. L’aumento reale è di circa 300 milioni di euro, pari al 4% (e non il 27%).
«Più risorse per l’università significano didattica di qualità, sostegno alla ricerca, e maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti», scrive Fratelli d’Italia, glissando sulla quota di PIL destinata all’istruzione universitaria. Il Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) sottolinea come il nostro Paesi destini al settore appena lo 0,6% del PIL, contro una media europea dello 0,8%.
Nel carosello social, Fratelli d’Italia parla di «stipendi più alti per i docenti: +412€ al mese entro il 2027». Manca il riferimento temporale iniziale, e non è un caso. Per comprendere la composizione della cifra arriva in soccorso l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN). I 412 euro sono la somma di tre incrementi (compresi tra il 124 e i 144 euro lordi) disposti da altrettanti ritocchi nei contratti collettivi. Il primo di questi, però, riguarda il CCNL 2019-2021, quando a Palazzo Chigi non c’era Giorgia Meloni. Larga parte del finanziamento di quel contratto venne coperta dalle Leggi di Bilancio del triennio di riferimento, a cui il governo Meloni ha aggiunto circa 300 milioni di euro. Quindi dei 412 euro medi lordi rivendicati, restano i 287 euro dati dai ritocchi contrattuali finanziati totalmente sotto il governo dei “meritevoli”.
Il Sud locomotiva d’Italia
Chiude il carosello social un riferimento al Sud, che con la Zona Economica Speciale (ZES) unica avrebbe attratto 8,5 miliardi di investimenti diretti. Il dato arriverebbe dal Forum Verso Sud, organizzato lo scorso anno a Sorrento da The European House – Ambrosetti (TEHA). Anche Confindustria e SRM, il centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, confermano la cifra, portandola a 9 miliardi di euro.
Nessun riferimento alle recenti proteste contro le autorizzazioni ZES — dalla Sardegna alla Puglia — che accusano il governo di scavalcare enti locali e base popolare nella progettazione urbana, svendendo il Paese alle mire turistiche dei super ricchi.

Tralasciando le promesse mancate risalenti alla campagna elettorale, possiamo dire che il bilancio tracciato da Fratelli d’Italia si appoggia su dati veritieri, accompagnati però da una narrazione parziale. A leggere “record e risultati” del governo Meloni verrebbe da pensare di essere in un Paese all’avanguardia dal punto di vista lavorativo, capace di garantire sostegni solidi alle famiglie e basato su un sistema scolastico efficiente e ben finanziato. Poi c’è lo scontro con la realtà, che abbiamo provato a ricostruire in questo articolo, affiancandola man mano alla retorica governativa. L’Italia resta un Paese rallentato dal lavoro povero (e ancora fortemente disuguale dal punto di vista di genere), incapace di uscire dall’inverno demografico e con una scarsa propensione al futuro, come dimostrano le risorse destinate ai giovani.
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