La guerra dei dazi tra Canada e Stati Uniti sta diventando sempre più dura

L'INDIPENDENTE - Friday, August 28, 2026

Nell’ultima settimana, la politica dei dazi degli Stati Uniti è costata a Washington l’apertura di un nuovo fronte di guerra commerciale. Al centro dello scontro c’è il Canada di Mark Carney: nonostante i tentativi di negoziato, lo scorso 22 agosto sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi sui prodotti canadesi, scatenando la reazione di Ottawa. Carney ha annunciato che il Canada non intende farsi intimidire dai propri vicini di casa e ha promesso una risposta con tariffe di egual valore: Ottawa imporrà dazi su una serie di prodotti statunitensi, per un valore complessivo di circa 27,6 miliardi di dollari canadesi (equivalenti a circa 17,11 miliardi di euro). «Quando vieni attaccato sei in guerra, e noi siamo stati attaccati», ha detto il premier canadese, ribadendo la volontà di rispondere alle tariffe statunitensi con la politica del “dollaro per dollaro”, sul modello già adottato da Pechino.

Riavvolgiamo il nastro. Lo scontro commerciale tra Canada e Stati Uniti si è riacceso lo scorso luglio, sulla scia del più ampio ritorno alla politica dei dazi promosso dall’amministrazione Trump. Le nuove tariffe statunitensi avrebbero dovuto entrare in vigore il 21 agosto, ma due giorni prima Trump ne aveva sospeso l’applicazione, citando i negoziati in corso. Le trattative sono però fallite e, il 22 agosto, sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi, pari al 50% su circa 27,6 miliardi di dollari canadesi di prodotti. Secondo la controparte canadese, il negoziato si sarebbe interrotto dopo che Washington avrebbe introdotto all’ultimo momento nuove condizioni, giudicate da Ottawa «ingiuste, antieconomiche e tali da mettere in dubbio l’affidabilità di qualsiasi accordo». Il premier Mark Carney ha quindi annunciato una risposta «dollaro per dollaro». Ottawa ha formalizzato le misure di ritorsione il 25 agosto, imponendo dazi proprio su 27,6 miliardi di dollari canadesi di prodotti statunitensi. Le nuove tariffe entreranno in vigore l’8 settembre.

Dall’annuncio di Carney, la guerra commerciale con Washington è diventata ogni giorno più intensa. Trump ha rilasciato una dura dichiarazione in cui ha affermato che «il Canada ha derubato gli Stati Uniti d’America per anni», lamentandosi delle tariffe «ridicolmente alte» applicate da Ottawa ai prodotti agricoli statunitensi. Il presidente ha quindi annunciato che, a partire dal 1° gennaio 2027, le tariffe sulle automobili, sui camion, sui componenti automobilistici e sull’acciaio provenienti dal Canada aumenteranno del 50%. Per ora il Canada non ha annunciato nuove contromisure in risposta a quest’ultima minaccia; tuttavia, la ministra dell’Industria Mélanie Joly ha rilanciato la pratica del boicottaggio dei prodotti statunitensi, già particolarmente diffusa in alcune aree e per determinate categorie di beni, come gli alcolici: «Quando scegliete un prodotto canadese, non solo esercitate pressione sugli Stati Uniti, ma proteggete anche i posti di lavoro», ha detto Joly.

Ieri, la provocazione: circondato dai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha firmato un ordine per rinominare il Lago Ontario in Lago America. «A pensarci bene, abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Ora, tutto ciò che ci manca è un oceano», ha detto Trump. Il Lago Ontario è uno dei cinque Grandi Laghi del Nord America e si trova tra l’omonima provincia canadese dell’Ontario e lo Stato statunitense di New York. Interrogato sul possibile messaggio dietro all’insolita decisione di cambiare il nome del lago, Trump ha inizialmente affermato che non ve ne fosse alcuno, per poi attaccare il Canada e accusarlo di aver «derubato» gli Stati Uniti per anni sul piano commerciale. L’ordine esecutivo stabilisce il nuovo nome per l’uso da parte del governo federale statunitense, senza vincolare il Canada né gli organismi internazionali. Come ampiamente prevedibile, Carney ha detto che il Canada non accetterà il nuovo nome del lago e continuerà a chiamarlo Lago Ontario. Questo episodio ha un precedente analogo: uno dei primi ordini esecutivi firmati da Trump, il 20 gennaio 2025, aveva infatti disposto di rinominare il Golfo del Messico in Golfo d’America per l’uso ufficiale da parte del governo statunitense.

La nuova crisi commerciale con Ottawa si aggiunge alle tensioni aperte da Washington con altri partner commerciali. Per ora, l’unico altro Paese ad avere risposto con dazi di ritorsione alle nuove tariffe statunitensi è la Cina, che nel corso del 2025 ha avviato un lungo botta e risposta tariffario con Washington. Dopo una prima escalation, nel maggio 2025 Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un’intesa a Ginevra che ha ridotto temporaneamente i rispettivi dazi aggiuntivi e ha dato avvio a una serie di successive tregue e negoziati. Il 1° novembre 2025 Washington e Pechino hanno quindi concordato di sospendere la maggior parte delle misure tariffarie e non tariffarie in vigore fino al 10 novembre di quest’anno.

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