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La guerra dei dazi tra Canada e Stati Uniti sta diventando sempre più dura
Nell’ultima settimana, la politica dei dazi degli Stati Uniti è costata a Washington l’apertura di un nuovo fronte di guerra commerciale. Al centro dello scontro c’è il Canada di Mark Carney: nonostante i tentativi di negoziato, lo scorso 22 agosto sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi sui prodotti canadesi, scatenando la reazione di Ottawa. Carney ha annunciato che il Canada non intende farsi intimidire dai propri vicini di casa e ha promesso una risposta con tariffe di egual valore: Ottawa imporrà dazi su una serie di prodotti statunitensi, per un valore complessivo di circa 27,6 miliardi di dollari canadesi (equivalenti a circa 17,11 miliardi di euro). «Quando vieni attaccato sei in guerra, e noi siamo stati attaccati», ha detto il premier canadese, ribadendo la volontà di rispondere alle tariffe statunitensi con la politica del “dollaro per dollaro”, sul modello già adottato da Pechino. Riavvolgiamo il nastro. Lo scontro commerciale tra Canada e Stati Uniti si è riacceso lo scorso luglio, sulla scia del più ampio ritorno alla politica dei dazi promosso dall’amministrazione Trump. Le nuove tariffe statunitensi avrebbero dovuto entrare in vigore il 21 agosto, ma due giorni prima Trump ne aveva sospeso l’applicazione, citando i negoziati in corso. Le trattative sono però fallite e, il 22 agosto, sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi, pari al 50% su circa 27,6 miliardi di dollari canadesi di prodotti. Secondo la controparte canadese, il negoziato si sarebbe interrotto dopo che Washington avrebbe introdotto all’ultimo momento nuove condizioni, giudicate da Ottawa «ingiuste, antieconomiche e tali da mettere in dubbio l’affidabilità di qualsiasi accordo». Il premier Mark Carney ha quindi annunciato una risposta «dollaro per dollaro». Ottawa ha formalizzato le misure di ritorsione il 25 agosto, imponendo dazi proprio su 27,6 miliardi di dollari canadesi di prodotti statunitensi. Le nuove tariffe entreranno in vigore l’8 settembre. Dall’annuncio di Carney, la guerra commerciale con Washington è diventata ogni giorno più intensa. Trump ha rilasciato una dura dichiarazione in cui ha affermato che «il Canada ha derubato gli Stati Uniti d’America per anni», lamentandosi delle tariffe «ridicolmente alte» applicate da Ottawa ai prodotti agricoli statunitensi. Il presidente ha quindi annunciato che, a partire dal 1° gennaio 2027, le tariffe sulle automobili, sui camion, sui componenti automobilistici e sull’acciaio provenienti dal Canada aumenteranno del 50%. Per ora il Canada non ha annunciato nuove contromisure in risposta a quest’ultima minaccia; tuttavia, la ministra dell’Industria Mélanie Joly ha rilanciato la pratica del boicottaggio dei prodotti statunitensi, già particolarmente diffusa in alcune aree e per determinate categorie di beni, come gli alcolici: «Quando scegliete un prodotto canadese, non solo esercitate pressione sugli Stati Uniti, ma proteggete anche i posti di lavoro», ha detto Joly. Ieri, la provocazione: circondato dai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha firmato un ordine per rinominare il Lago Ontario in Lago America. «A pensarci bene, abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Ora, tutto ciò che ci manca è un oceano», ha detto Trump. Il Lago Ontario è uno dei cinque Grandi Laghi del Nord America e si trova tra l’omonima provincia canadese dell’Ontario e lo Stato statunitense di New York. Interrogato sul possibile messaggio dietro all’insolita decisione di cambiare il nome del lago, Trump ha inizialmente affermato che non ve ne fosse alcuno, per poi attaccare il Canada e accusarlo di aver «derubato» gli Stati Uniti per anni sul piano commerciale. L’ordine esecutivo stabilisce il nuovo nome per l’uso da parte del governo federale statunitense, senza vincolare il Canada né gli organismi internazionali. Come ampiamente prevedibile, Carney ha detto che il Canada non accetterà il nuovo nome del lago e continuerà a chiamarlo Lago Ontario. Questo episodio ha un precedente analogo: uno dei primi ordini esecutivi firmati da Trump, il 20 gennaio 2025, aveva infatti disposto di rinominare il Golfo del Messico in Golfo d’America per l’uso ufficiale da parte del governo statunitense. La nuova crisi commerciale con Ottawa si aggiunge alle tensioni aperte da Washington con altri partner commerciali. Per ora, l’unico altro Paese ad avere risposto con dazi di ritorsione alle nuove tariffe statunitensi è la Cina, che nel corso del 2025 ha avviato un lungo botta e risposta tariffario con Washington. Dopo una prima escalation, nel maggio 2025 Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un’intesa a Ginevra che ha ridotto temporaneamente i rispettivi dazi aggiuntivi e ha dato avvio a una serie di successive tregue e negoziati. Il 1° novembre 2025 Washington e Pechino hanno quindi concordato di sospendere la maggior parte delle misure tariffarie e non tariffarie in vigore fino al 10 novembre di quest’anno. The post La guerra dei dazi tra Canada e Stati Uniti sta diventando sempre più dura appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 28, 2026
L'INDIPENDENTE
Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei
Nel secondo trimestre del 2026 l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale di 21,8 miliardi di euro. Le importazioni di beni da Paesi extra-Ue hanno raggiunto 701,8 miliardi di euro, superando le esportazioni, ferme a 680 miliardi. A certificarlo è l’Eurostat, indicando che si tratta del primo deficit commerciale dal […] L'articolo Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
Il Cile non può umiliarsi di fronte a Trump
Il Cile non può umiliarsi in silenzio di fronte a Trump perché la nostra dignità non è negoziabile. Deve rispondere con saggezza, prudenza e unità. Nel diritto internazionale, i trattati vanno rispettati. I trattati di libero scambio garantiscono certezza giuridica, regole chiare e stabilità per gli investimenti. Il Cile, un piccolo e serio Paese alla fine del mondo, ha costruito la propria politica estera sul rispetto del diritto internazionale. Si tratta di una politica di Stato che va al di là dei singoli governi. Per questo ha firmato un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, entrato in vigore nel 2004, convinto che entrambe le nazioni avrebbero rispettato le regole concordate. Oggi constatiamo che, per il governo degli Stati Uniti, i trattati sono vincolanti solo finché servono ai propri interessi. La decisione del governo di Donald Trump di imporre dazi del 12,5% sulla maggior parte delle esportazioni cilene costituisce un nuovo colpo a tale principio. Già lo scorso anno aveva imposto dazi del 10%, ma quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che non aveva l’autorità per farlo, ha semplicemente cercato un nuovo fondamento «legale» per arrivare a un dazio ancora più elevato. L’aspetto più rivelatore non è il dazio in sé, bensì la sua selettività. Washington tassa quei prodotti il cui costo per la propria economia è ridotto, ma esclude proprio quelli che considera strategici per il proprio sviluppo industriale e militare, come il rame e il litio. La conclusione è evidente: non si tratta di una politica motivata da una sincera preoccupazione per la violazione dei diritti umani attraverso il lavoro forzato. Si tratta di una politica basata esclusivamente sugli interessi nazionali degli Stati Uniti. Ed è esattamente ciò che il Cile dovrebbe fare: difendere senza complessi i propri interessi nazionali nel rispetto del diritto internazionale. Il Canada, le cui esportazioni dipendevano per il 75% dal mercato statunitense, ha compreso rapidamente questa realtà. Sotto la guida di Mark Carney, il governo federale e diverse province hanno promosso campagne per privilegiare il consumo di prodotti canadesi, scoraggiare il turismo verso gli Stati Uniti, ritirare i prodotti statunitensi dai propri mercati e persino discutere restrizioni alle esportazioni strategiche come l’energia elettrica. Non è stata una reazione irrazionale. È stata una dimostrazione di dignità nazionale. E il Cile? Oggi, la nostra classe dirigente sembra convinta che la prudenza consista nell’umiliarsi in silenzio e aspettare che la tempesta passi. Confondono la diplomazia con la rassegnazione e la sottomissione. È ora di reagire e di avviare un dibattito affinché tutto il Cile sia solidale con le decisioni che prenderemo, proprio come è avvenuto in Canada. Potrebbero arrivare momenti ancora più difficili, ma la dignità nazionale viene prima di tutto. Se gli Stati Uniti di fatto ignorano il Trattato di Libero Scambio, anche il Cile ha il diritto di rivedere i propri rapporti economici con quel Paese. Propongo fin da ora di privilegiare il consumo di prodotti cileni o provenienti da Paesi che rispettano i propri impegni internazionali. Smettere di comprare hamburger da McDonald’s, pollo da KFC o pizze da Pizza Hut o Papa John’s. Non fare turismo a Miami o a New York e non utilizzare le loro compagnie aeree commerciali. Ne saremo capaci? E iniziare a studiare meccanismi fiscali o dazi all’esportazione per i minerali strategici destinati al mercato statunitense fintanto che permangono misure che danneggiano le nostre esportazioni. Ogni potenza difende i propri interessi nazionali. Ciò che è incomprensibile è che alcuni pretendano che il Cile sia un paese che rinuncia a difendere i propri. Non si tratta di essere contro gli Stati Uniti. Il Cile e gli Stati Uniti hanno una lunga storia di cooperazione che deve continuare. Ma l’amicizia tra nazioni non può essere costruita sull’umiliazione di una di esse. Le grandi potenze rispettano chi rispetta se stesso. Il presidente Ricardo Lagos lo ha dimostrato opponendosi alla guerra in Iraq in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Cile è stato rispettato proprio perché ha difeso le proprie convinzioni. Oggi mi chiedo se la leadership cilena avrà il coraggio di difendere la sovranità nazionale con la stessa convinzione con cui altri paesi difendono la propria. Un paese che accetta di umiliarsi in silenzio di fronte alla violazione di un trattato finisce per inviare il peggiore dei messaggi: che anche la sua sovranità è disponibile per essere rinegoziata. La sovranità non è una parola vuota che si pronuncia nei discorsi del 18 settembre o nel discorso sullo stato della nazione del 1° giugno. È un comportamento quotidiano. Si esercita quando un paese osa difendere i propri interessi e quando i suoi cittadini sono disposti a privilegiare il consumo di prodotti cileni o provenienti da paesi che rispettano i propri impegni internazionali. Il Cile non può umiliarsi in silenzio di fronte a Trump. La nostra dignità non è negoziabile. Deve rispondere con saggezza, prudenza e unità. Marcelo Trivelli
August 1, 2026
Pressenza
Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta…
Tre notizie diverse nella stessa giornata – tutte generate dall’amministrazione Trump – mostrano che alla Casa Bianca le capacità di controllo sono pressoché esaurite, vista l’assenza di una strategia globale fondata su elementi razionali – ancorché orrendi – invece che sui “desideri” di una leadership lunatica alla guida di una […] L'articolo Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta… su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
Trump minaccia nuovi dazi per la Digital Tax della UE
È passato un giorno dall’approvazione definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea dell’accordo sui dazi tra Bruxelles e Washington dello scorso agosto, e con una sequenza ravvicinata di messaggi sul proprio canale social Truth, il presidente degli Stati Uniti è tornato a minacciare nuovi dazi. Il 26 giugno, infatti, Donald […] L'articolo Trump minaccia nuovi dazi per la Digital Tax della UE su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano
Eurostat: l’export UE verso gli USA diminuisce, ma è più interessante il caso cinese
I dazi commerciali imposti dall’amministrazione Trump sembrano cominciare a sortire qualche effetto sull’economia europea. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Eurostat, nei primi tre mesi del 2026 il valore dei beni scambiati tra la UE e gli USA è crollato di circa il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. […] L'articolo Eurostat: l’export UE verso gli USA diminuisce, ma è più interessante il caso cinese su Contropiano.
June 12, 2026
Contropiano
Dalla Cina con disorientamento
Quella dei mercati è stata una sentenza. Dal lato statunitense (che coincide poi con il punto di vista degli altrimenti anonimi “mercati”) l’incontro di Trump con Xi Jinping non ha prodotto i risultati sognati. Qualche Boeing civile in più da vendere, forse un po’ di prodotti agricoli oltre quelli già […] L'articolo Dalla Cina con disorientamento su Contropiano.
May 16, 2026
Contropiano
L’ampliamento dell’Unione europea e gli Stati Uniti
Definire il paradigma dell’ampliamento è stato un passo che l’Unione europea si è affrettata a compiere. Pochi mesi prima dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht (1° novembre del 1993), il Consiglio europeo stabilisce i criteri che avrebbero guidato l’ampliamento – diventati noti come “Criteri di Copenaghen”. Lo fa in […] L'articolo L’ampliamento dell’Unione europea e gli Stati Uniti su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
La “guerra a rate”, senza inizio e senza fine
Se si sceglie un truffatore come Presidente, poi non ci si può lamentare di essere truffati tutti i giorni. Neanche se sei ancora “la prima superpotenza” (ma non più l’unica, come dal 1991 in poi…). La nuova truffa di Trump si chiama “guerra a rate” e sembra mutuata direttamente dall’esperienza […] L'articolo La “guerra a rate”, senza inizio e senza fine su Contropiano.
May 2, 2026
Contropiano
Ad un anno dal “Liberation Day” (i dazi statunitensi): ma di che liberazione parliamo? – di Andrea Fumagalli
Il 2 aprile 2025, Trump, in modo trionfante, presentava nel Giardino delle Rose alla Casa Bianca il Liberation Day, ordine esecutivo n. 14257, “Regulating Imports With a Reciprocal Tariff to Rectify Trade Practices That Contribute to Large and Persistent Annual United States Goods Trade Deficits” (Regolamento delle importazioni mediante un dazio reciproco per correggere [...]
April 29, 2026
Effimera