Il farmaco di Moderna contro il melanoma supera la fase tre e l’azienda vola in borsa

L'INDIPENDENTE - Friday, August 21, 2026

Moderna torna a infiammare Wall Street grazie a un trattamento sperimentale contro il melanoma. Il 19 agosto, l’azienda statunitense e Merck hanno annunciato risultati preliminari positivi per intismeran autogene, terapia personalizzata a mRNA testata insieme all’immunoterapico Keytruda su pazienti operati per melanoma ad alto rischio. Il titolo Moderna è schizzato del 177% in una sola seduta, aggiungendo oltre 40 miliardi di dollari alla capitalizzazione della società, prima di perdere il 23,5% il giorno successivo. Una corsa vertiginosa che celebra il primo esito positivo di fase tre per il farmaco, ma precede la pubblicazione dei dati clinici completi e l’esame delle autorità regolatorie.

Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma negli stadi IIB-IV, sottoposti alla rimozione chirurgica completa del tumore, ma ancora esposti a un elevato rischio di recidiva. I partecipanti sono stati assegnati, in rapporto di due a uno, alla combinazione di intismeran e pembrolizumab, commercializzato da Merck come Keytruda, oppure a placebo più Keytruda. Secondo il comunicato congiunto, un’analisi ad interim ha mostrato il raggiungimento dell’obiettivo primario della sopravvivenza libera da recidiva e di quello secondario della sopravvivenza libera da metastasi a distanza. La sperimentazione proseguirà per valutare gli altri parametri, compresa la sopravvivenza globale. Le aziende definiscono il miglioramento rispetto al solo Keytruda «statisticamente significativo e clinicamente rilevante» e sostengono che non siano comparsi effetti avversi nuovi o inattesi rispetto a quelli già rilevati negli studi precedenti, ma i dati completi sulla sicurezza non sono ancora stati pubblicati. La parola “vaccino”, ripresa nei titoli dei media in questi giorni, può tuttavia generare un equivoco: non si tratta di un prodotto preventivo destinato alla popolazione sana, ma di una terapia sperimentale per persone che hanno già sviluppato il melanoma e sono state operate. Il tessuto tumorale asportato viene analizzato per individuarne le mutazioni; sulla base di queste informazioni si prepara un trattamento personalizzato che dovrebbe insegnare al sistema immunitario a riconoscere e colpire eventuali cellule maligne residue.

Il risultato segna un passaggio decisivo per Moderna: è il primo studio di fase tre positivo per una terapia oncologica personalizzata a mRNA. Per la società guidata da Stéphane Bancel rappresenta soprattutto la possibilità di rilanciare la piattaforma resa celebre dalla pandemia, dopo il crollo della domanda di vaccini anti-Covid. Wall Street ha reagito come se la nuova stagione fosse già cominciata: il 19 agosto il titolo ha guadagnato quasi il 177%, passando in una sola seduta da circa 63 a oltre 174 dollari. L’euforia si è però rapidamente scontrata con le prese di profitto e il giorno successivo Moderna ha ceduto il 23,5%, fermandosi a 133,32 dollari. Nonostante la correzione, il valore resta più che doppio rispetto alla vigilia dell’annuncio. La febbre finanziaria riflette la speranza che la stessa piattaforma possa essere applicata ad altre neoplasie. Moderna e Merck stanno, infatti, studiando intismeran anche contro tumori del polmone, del rene e della vescica.

I dati completi, compresi quelli sulla sopravvivenza globale, devono ancora essere pubblicati e sottoposti alle autorità regolatorie. Intismeran resta, quindi, una terapia sperimentale, di cui non sono noti costi e accessibilità. Anche il profilo di sicurezza richiede cautela. I rischi associati ai vaccini anti-Covid non possono essere trasferiti automaticamente a questo trattamento, ma dimostrano che la tecnologia a mRNA non è esente da criticità: nel 2025, la FDA ha aggiornato le avvertenze su miocardite e pericardite, soprattutto tra i giovani maschi. Nello studio oncologico di fase 2b, gli eventi più comuni sono stati affaticamento e dolore nel sito dell’iniezione, entrambi nel 59,6% dei pazienti, e brividi nel 51%, prevalentemente lievi o moderati. Gli effetti immuno-correlati sono comparsi nel 45,2% dei pazienti trattati con intismeran e Keytruda e nel 44% di quelli sottoposti al solo immunoterapico. Una differenza minima, che secondo le aziende non indica un aggravamento del rischio dovuto all’mRNA. Restano gli effetti anche gravi già associati a Keytruda, tra cui pneumonite immunomediata, colite, epatite e disturbi endocrini immunomediati.

Barclays stima per intismeran circa 3 miliardi di dollari di vendite annuali nel melanoma entro il 2035. Una prospettiva ben lontana dalle aspettative incorporate nel balzo del titolo: secondo UBS, la nuova valutazione di Moderna sembrava scontare ricavi annui vicini ai 20 miliardi, un livello giudicato difficilmente realistico. È questa distanza tra aspettative finanziarie ed evidenze disponibili a imporre cautela. Moderna ha già trasformato risultati preliminari in una nuova promessa miliardaria. Dopo la consacrazione dell’mRNA durante la pandemia, anche in oncologia la narrazione del progresso rischia così di precedere la verifica scientifica. Wall Street, intanto, ha già attribuito un prezzo a una rivoluzione ancora tutta da confermare.

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