
Inceneritore a Pantano d’Arci, perché no
Pressenza - Friday, August 21, 2026Realizzare a Pantano d’Arci uno dei due inceneritori previsti dal Piano dei Rifiuti della nostra Regione è una scelta opportuna?
Alle criticità che questi impianti, anche quelli più moderni, presentano ovunque, vale a dire le ricadute di sostanze nocive sul territorio circostante, si aggiungono altri fattori preoccupanti specifici per l’area in questione. Abbiamo già indicati quelli segnalati da alcune associazioni in un documento di Osservazioni al PAUR ((Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), tra cui il rischio idrogeologico o l’impatto cumulativo che la ricaduta di queste sostanze inquinanti avrebbe su un’area industriale già gravata da una pesante impronta ecologica.
Di recente, l’eruzione dell’Etna – con conseguente ricaduta di abbondante cenere vulcanica e relativa chiusura dell’aeroporto – ha riproposto un’altra questione importante. Nel progetto della struttura che si vuole realizzare a Catania manca una adeguata valutazione degli effetti che la ricaduta di ceneri vulcaniche avrebbe sulla sicurezza e sulla continuità di funzionamento dell’impianto.
“Questa è solo una delle molte e gravi falle di questo assurdo e dispendioso progetto che mette a rischio il territorio e la salute di tutti noi e blocca investimenti verso un sistema di gestione [dei rifiuti] realmente virtuoso ed a minori impatti”, scrive Manuela Leone di Rifiuti Zero Sicilia. E chiede alla Regione di fornire risposte tecniche, pubbliche e verificabili su: filtri e sistema di depurazione fumi nel caso di ricaduta di ceneri, gestione di eventuali blocchi dell’impianto in caso di eruzione, valutazione del rischio combinato di cenere, terremoti e blackout.
Vi sono, tuttavia, altri gravi motivi per cui Pantano d’Arci non può essere considerata la sede più indicata per costruire un impianto di questo tipo. Ad esporli, motivando il proprio punto di vista con precisi riferimenti, è l’Associazione Idrotecnica Italiana – Sezione Sicilia Orientale, di cui è presidente Salvatore Alecci, ingegnere idraulico. L’Associazione, pur non prendendo alcuna posizione di principio nei confronti degli inceneritori (o termovalorizzatori che dir si voglia), ha diffuso un Comunicato Stampa in cui espone serie perplessità sulla scelta della sede.
La prima questione che viene posta è quella della salvaguardia dell’acqua come risorsa. Localizzare l’impianto “sul campo pozzi gestito da Sidra” – leggiamo nel Comunicato – mette a rischio una risorsa idrica, “già disponibile, utile ed utilizzata”, particolarmente importante in una regione a rischio siccità.

Altre questioni individuate sono: la potabilità delle acque, la potenziale perdita di sostanze inquinanti che – attraverso il canale d’Arci – possono arrivare fino al mare, il rischio idraulico, non adeguatamente valutato pur essendo l’area soggetta a frequenti allagamenti. Su ognuna di esse l’Associazione Idrotecnica chiede allo “Ufficio Speciale per la gestione del ciclo dei rifiuti” che vengano fatti adeguati approfondimenti.
Viene preso in considerazione anche l’importante stabilimento industriale STM già sorto in quest’area, che avrà – anch’esso – bisogno di usare l’acqua presente in loco per il proprio funzionamento.
In conclusione, per salvaguardare la risorsa acqua e per valutare i rischi conseguenti alla localizzazione prescelta, l’Associazione chiede che i necessari accertamenti vengano effettuati da soggetti indipendenti e che, nelle more, la Commissione Tecnica Specialistica e l’Autorità di bacino applichino il principio di precauzione e sospendano il parere. O, se necessario, prescrivano la delocalizzazione.