Inceneritore a Pantano d’Arci, perché no
Realizzare a Pantano d’Arci uno dei due inceneritori previsti dal Piano dei
Rifiuti della nostra Regione è una scelta opportuna?
Alle criticità che questi impianti, anche quelli più moderni, presentano
ovunque, vale a dire le ricadute di sostanze nocive sul territorio circostante,
si aggiungono altri fattori preoccupanti specifici per l’area in questione.
Abbiamo già indicati quelli segnalati da alcune associazioni in un documento di
Osservazioni al PAUR ((Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), tra cui il
rischio idrogeologico o l’impatto cumulativo che la ricaduta di queste sostanze
inquinanti avrebbe su un’area industriale già gravata da una pesante impronta
ecologica.
Di recente, l’eruzione dell’Etna – con conseguente ricaduta di abbondante cenere
vulcanica e relativa chiusura dell’aeroporto – ha riproposto un’altra questione
importante. Nel progetto della struttura che si vuole realizzare a Catania manca
una adeguata valutazione degli effetti che la ricaduta di ceneri vulcaniche
avrebbe sulla sicurezza e sulla continuità di funzionamento dell’impianto.
“Questa è solo una delle molte e gravi falle di questo assurdo e dispendioso
progetto che mette a rischio il territorio e la salute di tutti noi e blocca
investimenti verso un sistema di gestione [dei rifiuti] realmente virtuoso ed a
minori impatti”, scrive Manuela Leone di Rifiuti Zero Sicilia. E chiede alla
Regione di fornire risposte tecniche, pubbliche e verificabili su: filtri e
sistema di depurazione fumi nel caso di ricaduta di ceneri, gestione di
eventuali blocchi dell’impianto in caso di eruzione, valutazione del rischio
combinato di cenere, terremoti e blackout.
Vi sono, tuttavia, altri gravi motivi per cui Pantano d’Arci non può essere
considerata la sede più indicata per costruire un impianto di questo tipo. Ad
esporli, motivando il proprio punto di vista con precisi riferimenti,
è l’Associazione Idrotecnica Italiana – Sezione Sicilia Orientale, di cui è
presidente Salvatore Alecci, ingegnere idraulico. L’Associazione, pur non
prendendo alcuna posizione di principio nei confronti degli inceneritori (o
termovalorizzatori che dir si voglia), ha diffuso un Comunicato Stampa in cui
espone serie perplessità sulla scelta della sede.
La prima questione che viene posta è quella della salvaguardia dell’acqua come
risorsa. Localizzare l’impianto “sul campo pozzi gestito da Sidra” – leggiamo
nel Comunicato – mette a rischio una risorsa idrica, “già disponibile, utile ed
utilizzata”, particolarmente importante in una regione a rischio siccità.
Altre questioni individuate sono: la potabilità delle acque, la potenziale
perdita di sostanze inquinanti che – attraverso il canale d’Arci – possono
arrivare fino al mare, il rischio idraulico, non adeguatamente valutato pur
essendo l’area soggetta a frequenti allagamenti. Su ognuna di esse
l’Associazione Idrotecnica chiede allo “Ufficio Speciale per la gestione del
ciclo dei rifiuti” che vengano fatti adeguati approfondimenti.
Viene preso in considerazione anche l’importante stabilimento industriale STM
già sorto in quest’area, che avrà – anch’esso – bisogno di usare l’acqua
presente in loco per il proprio funzionamento.
In conclusione, per salvaguardare la risorsa acqua e per valutare i rischi
conseguenti alla localizzazione prescelta, l’Associazione chiede che i necessari
accertamenti vengano effettuati da soggetti indipendenti e che, nelle more, la
Commissione Tecnica Specialistica e l’Autorità di bacino applichino il principio
di precauzione e sospendano il parere. O, se necessario, prescrivano
la delocalizzazione.
Leggi e scarica il Comunicato dell’Associazione Idrotecnica
Redazione Sicilia